Paul Colomb de Batines /pɔl kɔˈlɔ̃ də baˈtin/ (Gap, 14 novembre 1811 – Firenze, 14 gennaio 1855) è stato un bibliografo francese.
Bibliofilo, bibliotecario e bibliografo, oltre che saggista in tali ambiti, Batines è noto soprattutto per la sua Bibliografia dantesca.
Étienne Paul Cyrus Colombe, che in seguito si presentò come Paul Colomb de Batines, adottò il titolo nobiliare di «visconte» legandolo alla località di Batines, presso Gap, in Provenza.
Tale titolo, però, non risulta documentato da alcun riconoscimento ufficiale ed è considerato di fatto autoattribuito.
A conclusione di altri studi sulla questione, parrebbe più «verificabile» che Paul Colomb de Batines discenda da una famiglia della borghesia di Gap, il cui cognome era «Collomb o Colomb» e che può aver avuto un riconoscimento di nobiltà e l'assegnazione della signoria su un luogo chiamato «Bastine» nel sec. XVII; sarebbe invece stato il padre di Paul a ricevere il titolo di visconte nel 1829; nulla invece giustificherebbe né la parentela con i Colomb de Battine né l'uso di un titolo nobiliare «de Batines».
Nel 1829 Batines fu collaboratore del padre nel fondare la Biblioteca di Gap; e ne fu curatore; l'anno successivo ne fuse i depositi con quelli conservati nella Prefettura.
Insieme col padre, provvide la biblioteca di più di 2000 volumi dal proprio patrimonio personale. Nel 1829 diede alle stampe a Gap la sua prima pubblicazione, un regolamento e catalogo provvisorio della biblioteca pubblica della città.
Dopo gli studi di giurisprudenza, quantunque sia incerto se abbiano realmente condotto a una qualifica, che pur egli usò, di avvocato, dopo la morte del padre e il proprio matrimonio, nella sua regione di origine Batines si impegnò in lavori bibliografici su dialetti rurali, storia della stampa e persone degne di memoria del Delfinato e Alte Alpi, con la collaborazione, in alcuni di essi, di Jules Ollivier, bibliofilo e giudice con cui condivideva la passione per gli studi bibliografici e gli archivi storici, letterari e statistici.
Nel 1836 annunciò un progetto relativo alla Bibliografia degli scrittori del Delfinato, da pubblicarsi nel corso dello stesso anno.
Come per i "Mélanges", anche la pubblicazione del "Catalogue des Dauphinois" si sarebbe interrotta alla prima parte, nel 1840, sia per i problemi con le autorità del suo sodale, causati dalle simpatie bonapartiste di quegli, sia dalla morte dello stesso Ollivier, che sino ad allora era riuscito a stabilizzare l'amico e allievo con la propria guida, nel metodo, nella sistematizzazione e nella continuità dei progetti, sia perché la situazione economica di Batines non gli permetteva oltre di finanziare la sua attività.

Batines fu attivo anche nell'editoria e come articolista su Riviste d'interesse letterario e bibliografico: in particolare per la "Revue du Dauphiné", fondata da Ollivier nel 1837, e di cui Batines fu collaboratore saggista e quindi “direttore responsabile della pubblicazione” fino al 1839, quando la Rivista chiuse.
Nel 1837 si trasferì a Parigi, dove si impiegò come libraio e editore del giornale "Le Bibliologue".
Sullo stesso giornale già nel 1833 aveva pubblicato, firmando con le sole iniziali, "Sur une question d'histoire littéraire", il suo primo lavoro sulla bibliografia del delfinato.

Ancora con le sole iniziali aveva firmato, nel 1834, tre articoli sul "Courrier de l'Isère",
del quale trisettimanale scrisse in seguito egli stesso.
Tali suoi articoli, "Recherches bibliographiques sur quelques écrivains de Grenoble qui ont écrit en patois" [Ricerche bibliografiche su alcuni scrittori di Grenoble che hanno scritto in dialetto locale], che erano stati pubblicati nei numeri apparsi nei giorni 8, 10 e 12 luglio 1834, sarebbero stati alla base della sua Bibliografia dei dialetti del Delfinato, pubblicata l'anno successivo.
A Vienne sull'Isère, dove fu nel 1838, poté collaborare alla "Revue de Vienne" finché, deluso per le polemiche, ancora di carattere bibliografico, contro di lui mosse da Vital Berthin sulle pagine della stessa rivista e, vedendo poste in dubbio le proprie competenze, non cessò la propria collaborazione alla testata.

Joseph-Marie Quérard, in una "Notizia biografica" sull'amico Colomb, lo ritrae come «Jeune, ardent, homme de plaisir, imprévoyant» «[Giovane, focoso, ... imprevidente]», tanto che la sua situazione finanziaria fu presto compromessa ed egli da Vienne dovette trasferirsi a Parigi nel 1841, dove l'amore per i libri lo ricondusse all'attività di libraio, e da lì in Italia, ove dovette riparare per una «leggerezza» commessa nei confronti di un collega.
Sul finire del 1839 peraltro per seri problemi finanziari dovette porre in vendita a Lione parte della propria biblioteca, come testimonia il relativo catalogo insieme con la tipologia di libri che la componevano. Analoga testimonianza è reperibile della vendita del 1845.
Quest'ultima partita comprendeva i libri che Batines stesso aveva precedentemente acquistato dagli eredi del libraio Crozet alla morte di questi, nel 1841.
Ai clienti di Crozet Batines si rivolse scrivendo da Parigi nel 1841 una lettera in cui si riprometteva di svolgere sollecitamente le commissioni che gli sarebbero state affidate come successore nella gestione delle vendite, sia di libri rari come nella tradizione di Crozet, sia di volumi che riguardavano la storia locale e i dialetti, al cui studio egli stesso si era dedicato. Batines inoltre incoraggiava autori e editori ad affidargli in deposito opere su tali tematiche, che egli avrebbe pubblicizzato menzionandole in un Bollettino bimestrale della propria libreria altresì redigendo cataloghi di vendita dei libri.
Stabilitosi a Firenze agli inizi degli anni Quaranta del secolo, fu bibliotecario privato e direttore del "Corriere dell'Arno".
Entrò in contatto con l’ambiente degli studiosi e dei bibliofili che ruotavano attorno alle biblioteche toscane. Si dedicò dunque alla compilazione della Bibliografia dantesca, pubblicata in tre volumi tra il 1845 e il 1846.
Nel periodo fiorentino Batines, con l'aiuto di un reagente chimico, riuscì a decifrare una sottoscrizione - oggi non più intelligibile - nel codice “Magliabechiano Cl. VII, 1035”, che lo indusse ad attribuire a Dino Compagni il poemetto didascalico Intelligenza: fu uno dei primi episodi di applicazione della tecnologia all'accertamento filologico di un testo letterario italiano.
A Firenze morì nel 1855 e fu sepolto nel cimitero protestante della città.

A Firenze Batines rivolse le proprie ricerche principalmente a Dante, l'interesse per il quale gli era stato acceso dalle lezioni di Abel-François Villemain all'Università della Sorbona, cui avrebbe dedicato la sua opera principale.
Tale opera, la "Bibliografia dantesca", in tre volumi, rimane una delle fonti di riferimento fondamentali per gli studi danteschi, ricevendo nel corso dei decenni critiche favorevoli in tal senso. Proprio nella Bibliografia dantesca Batines ringraziò uno dei suoi più importanti contatti, Lord George John Vernon, che nel 1845 gli aveva fornito informazioni su manoscritti e stampe antiche della Commedia.
Pubblicata in francese, l'opera fu tradotta in italiano da Giovanni Costantini.
Nel 1888 furono pubblicate "Giunte e correzioni inedite" alla Bibliografia, a nome di Batines ma curate da Guido Biagi, allora bibliotecario della Marucelliana di Firenze, e un "Indice generale" ne era stato edito a Bologna cinque anni prima.
La "Bibliografia dantesca" si distingue in quattro parti:
Nelle sue ricerche sulla tradizione esegetica, Colomb de Batines cita anche il manoscritto fiorentino attribuito in passato a Boccaccio ma dichiarato apocrifo, cioè precisamente quello che la critica moderna chiama "Falso Boccaccio", registrando il testo tra i commenti anonimi trecenteschi e definendolo “attribuito talvolta a Boccaccio, ma manifestamente spurio”, con descrizione del codice e della tradizione.
La curatela di Batines appare insieme con quella di altri studiosi come Silvestro Centofanti e Pietro Fraticelli nella pubblicazione di "Studi inediti su Dante", tra i quali si ritrova il saggio, in forma epistolare, redatto da Batines nello stesso anno: "Del comento su la Divina Comedia appellato l'ottimo e di quello attribuito a Jacopo della Lana. Fatti e congetture scritte al Sig. Seymour Kirkup".
Tale «opuscolo»-lettera, come nota del Beccaro, può essere ritenuto, almeno in parte, un'appendice alla Bibliografia di Batines e come tale fu considerato nella pubblicazione in curatela di Witte, che ne presentava inoltre dei supplementi.
L'opera di Batines è stata gratificata negli anni da recensioni o giudizi critici positivi:
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