| Falso Boccaccio | |
|---|---|
| Titolo originale | Falso Boccaccio |
| Autore | anonimo |
| Periodo | XIV secolo |
| Genere | apparato esegetico |
| Sottogenere | commento trecentesco alla Commedia |
| Lingua originale | italiano (volgare fiorentino) |
Falso Boccaccio è la denominazione moderna di un commento anonimo trecentesco in volgare alla "Commedia" di Dante Alighieri, tramandato da una tradizione manoscritta complessa e in passato attribuito erroneamente a Giovanni Boccaccio. La critica novecentesca e contemporanea ha definitivamente escluso la paternità boccacciana sulla base di argomenti linguistici, stilistici e dottrinali.
L’opera rientra nella galassia dei commenti trecenteschi fiorentini, affini alle “Chiose fiorentine” per struttura espositiva, taglio scolastico e orientamento divulgativo.
La denominazione “Falso Boccaccio” si fonda sulla trasmissione manoscritta: alcuni codici attribuiscono l’opera a Giovanni Boccaccio, probabilmente per contiguità materiale con testi autentici del Certaldese o per glosse spurie inserite in fasi successive della copia.
Il sintagma “Pseudo Boccaccio” segue la tradizione filologica che designa un’opera erroneamente attribuita a un autore illustre. In repertori come il “Dizionario dei commentatori danteschi” e il “Censimento dei commenti danteschi” le due denominazioni sono considerate equivalenti come etichetta critica.
L’opera è anonima: nessun codice tramanda un nome d’autore. L’attribuzione boccacciana è rifiutata dalla critica moderna per ragioni filologico-linguistiche e dottrinali, in particolare per la distanza dal sistema esegetico delle autentiche “Esposizioni sopra la Comedia”.
La datazione comunemente adottata si colloca nel terzo quarto del XIV secolo, intorno al 1370–1375, sulla base di criteri linguistici, storico-culturali e del confronto con altri commenti coevi di area fiorentina.
La tradizione del commento è complessa e stratificata. Le ricognizioni di Mazzanti e il riesame aggiornato di Spinelli censiscono almeno quattordici codici contenenti il commento in forma continua, cui si aggiungono sei frammenti e un nuovo testimone individuato da Massimiliano Corrado.
Sulla base degli studi di Mazzanti e di Spinelli risultano:
Sei frammenti tramandano porzioni del commento: Bologna, BU, ms. 591; Harvard, Houghton Library, Ital. 54; Firenze, BML, Plut. 42.15; København, Kongelige Bibliotek, ms. 436; Prato, Roncioniana, Q III 12; Wellesley College, ms. 900.
Massimiliano Corrado ha individuato un ulteriore testimone oxoniense: Oxford, Bodleian Library, D’Orville 552, che tramanda il Falso Boccaccio (forma breve) per l’“Inferno”, associato all’"Ottimo commento" per “Purgatorio” e “Paradiso”.
I codici elencati risultano registrati anche nei database catalografici moderni (Manus OnLine, Mirabile, OPAC SBN), confermando l’allineamento tra repertori filologici e descrizioni di biblioteca.
Il commento offre una parafrasi continua del testo dantesco, con spiegazioni lessicali, chiarimenti storici e dottrinali, esempi morali e riferimenti al patrimonio cronachistico cittadino. L’orizzonte dottrinale è di livello medio: emergono conoscenze scolastiche di base, riferimenti alla tradizione biblica e patristica e l’uso di compilazioni enciclopediche latine di ampia circolazione.
La lingua è un volgare fiorentino tardo-trecentesco, con tratti colloquiali, latinismi integrati e un evidente fine didattico, condiviso con altri commenti coevi come l’Anonimo fiorentino.
Il confronto con le autentiche opere esegetiche di Boccaccio (soprattutto le “Esposizioni sopra la Comedia”) ha permesso di escludere la paternità del Falso Boccaccio: differenze nell’impianto, nella profondità dottrinale, nella gestione dell’allegoria e nel metodo di esegesi.
Nel contesto dei commenti trecenteschi, l’opera è strettamente correlata all’Ottimo commento, alle Chiose fiorentine e all’Anonimo fiorentino, con i quali condivide approcci didattici, strumenti interpretativi e vocabolario tecnico.
Nel quadro delle glosse brevi coeve è spesso richiamato anche il complesso delle Chiose veronesi, legato all’ambiente veneto-lombardo del XIV secolo.
La prima edizione a stampa del commento fu curata da Lord George John Warren Vernon nel 1846, sulla base del Riccardiano 1028.
La voce di Mazzoni nella “Enciclopedia Dantesca” (1970) ha fornito una prima sintesi autorevole della tradizione e della natura del commento.
Nel XXI secolo la sistemazione più ampia è offerta dal “Dizionario dei commentatori danteschi” e dal “Censimento dei commenti danteschi”, mentre gli studi di Spinelli e Corrado hanno aggiornato la ricognizione codicologica e preparato il terreno per future edizioni critiche.