| Paulo Innocenti | |||||||||||||
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| Calcio | |||||||||||||
| Ruolo | Allenatore (ex difensore) | ||||||||||||
| Termine carriera | 1937 - giocatore 1945 - allenatore | ||||||||||||
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| 1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato. Il simbolo → indica un trasferimento in prestito. | |||||||||||||
Paulo Innocenti – noto anche come Paolo Innocenti – (Rio Grande do Sul, 11 marzo 1902 – Napoli, 13 luglio 1983) è stato un allenatore di calcio e calciatore brasiliano naturalizzato italiano, di ruolo difensore.
Il soprannome di Pippone, con cui era noto presso i tifosi, derivava dal suo naso.
Emigrato in Italia nel 1915 con i genitori di origini bolognesi che rientravano in Italia, giocò una stagione col Virtus Bologna, e poi dal 1924 al 1926 giocò per il Bologna dove vinse uno scudetto nella stagione 1924-1925, cui dette il contributo con 12 presenze, in un'epoca in cui non erano consentite sostituzioni.
Nel 1926 giunse a Napoli per svolgervi il servizio militare; ingaggiato dalla locale squadra ne fu esentato; giocò quindi sino al 1937 con il Napoli, collezionandovi 213 presenze, compresa la prima partita disputata dall'appena costituita squadra, la sconfitta casalinga del 3 ottobre 1926 contro l'Inter per 3-0 e ne segnò anche il primo gol della storia, il 17 ottobre 1926, in Genoa-Napoli 4-1. Con la maglia dei partenopei, che fu la sua ultima squadra come calciatore, restò per dieci stagioni, passando dall'era della presidenza di Giorgio Ascarelli a quella del comandante Achille Lauro, in cui la società si piazzò al terzo posto in classifica finale nei campionati 1932-1933 e 1933-1934, risultato che sarebbe stato eguagliato solo nel campionato 1965-1966.
In un'epoca in cui la nazionale poteva contare nel suo ruolo su giocatori come Luigi Allemandi ed Umberto Caligaris debuttò il 12 aprile 1931 in Lussemburgo-Italia B (0-3) in una gara in cui aveva come compagni di reparto difensivo i compagni di squadra nel Napoli Cavanna e Vincenzi, mentre in attacco c'erano Mihalich e Vojak, anche loro compagni di squadra nel Napoli; in gara, secondo il Littoriale, fornì un'ottima prova senza sbagliare un'occasione intendendosi benissimo con il portiere e sventando pure un tentativo di andare a segno degli avversari. In totale collezionò quattro presenze senza segnare reti.
Nel 1942-1943 subentrò ad Antonio Vojak sulla panchina del Napoli, conducendo la squadra al terzo posto in Serie B; rimase comunque, dopo la fine della carriera, a lavorare per la società partenopea, diventando uomo di fiducia di Achille Lauro ed aprendo un'attività commerciale a Napoli, un bar in pieno centro diventato popolare presso i tifosi; nel capoluogo vi restò sino alla morte, avvenuta per infarto, constatata dall'amico, compagno di squadra e collega per molti anni Athos Zontini.