| Coniglio di Amami | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Infraclasse | Placentalia |
| Ordine | Lagomorpha |
| Famiglia | Leporidae |
| Genere | Pentalagus Lyon, 1904 |
| Specie | P. furnessi |
| Nomenclatura binomiale | |
| Pentalagus furnessi (Stone, 1900) | |
| Areale | |
Il coniglio di Amami (Pentalagus furnessi (Stone, 1900)), noto anche come coniglio delle Ryūkyū, è una specie di coniglio dal mantello scuro presente esclusivamente ad Amami Ōshima e Tokunoshima, due piccole isole situate tra il Kyūshū meridionale e Okinawa, in Giappone. Spesso definito un «fossile vivente», il coniglio di Amami rappresenta ciò che resta di un antico gruppo di conigli un tempo diffuso sul continente asiatico, dove si estinse, sopravvivendo soltanto sulle due piccole isole giapponesi nelle quali vive ancora oggi.
Il nome generico Pentalagus, coniato da Marcus Ward Lyon Jr., fa riferimento al fatto che il coniglio di Amami possiede cinque molari su ciascun lato della mascella superiore, anziché sei come gli altri Leporidi attuali. L'epiteto specifico furnessi rende omaggio a William Henry Furness III, che per primo rinvenne la specie.
Si ritiene che Pentalagus discenda da Pliopentalagus, genere noto nel Pliocene della Cina e dell'Europa orientale e centrale. È inoltre strettamente imparentato con il genere nordamericano Aztlanolagus, che potrebbe essere sinonimo di Pliopentalagus e che si estinse in un'epoca successiva a circa 30.000 anni fa. È stato proposto che il parente vivente più prossimo del coniglio di Amami sia il coniglio di Bunyoro dell'Africa centrale (Poelagus marjorita). Caso unico tra i conigli, possiede un numero diploide di 46 cromosomi.
Il coniglio di Amami possiede piedi e arti posteriori corti, un corpo piuttosto massiccio e artigli relativamente grandi e ricurvi, utilizzati per scavare e, occasionalmente, per arrampicarsi. Le orecchie sono nettamente più piccole rispetto a quelle della maggior parte degli altri conigli e delle lepri. Il mantello è folto, lanoso e scuro, bruno sul dorso e tendente maggiormente al bruno-rossastro sui fianchi. Gli artigli sono lunghi, massicci e molto robusti, quasi rettilinei nelle zampe anteriori e ricurvi in quelle posteriori. Anche gli occhi sono piccoli rispetto a quelli dei conigli e delle lepri più comuni. Il peso medio è compreso tra 2,5 e 2,8 kg.
L'habitat ideale del coniglio di Amami è costituito da aree di transizione tra foreste mature e giovani. Le fitte foreste mature vengono utilizzate come rifugio e per la disponibilità di Miscanthus durante l'estate e di ghiande durante l'inverno. Le giovani foreste, invece, offrono un'elevata densità di graminacee perenni e altre piante erbacee che vengono consumate in differenti periodi dell'anno. L'habitat più favorevole è quindi costituito da un mosaico nel quale foreste giovani e mature siano facilmente accessibili e non separate da barriere che impediscano agli animali di spostarsi dall'una all'altra.
Sulla base del conteggio delle deiezioni e di indagini condotte presso la popolazione locale, il numero di conigli è stato stimato in 2000-4800 esemplari ad Amami Ōshima e 120-300 a Tokunoshima.
Il coniglio di Amami si nutre di oltre 29 specie di piante, comprendenti 17 specie arbustive e 12 erbacee, delle quali consuma soprattutto germogli, giovani getti e ghiande. Si nutre inoltre di frutti secchi e del cambio di numerose specie vegetali. È stato osservato anche mentre rosicchiava la corteccia dei fusti e dei rami degli arbusti. Durante l'estate si alimenta principalmente di Miscanthus sinensis, mentre in inverno consuma soprattutto le ghiande della pasania. Il coniglio di Amami si nutre anche dei frutti di Balanophora yuwanensis, una pianta da fiore parassita della quale costituisce il principale dispersore dei semi.
Il coniglio di Amami è una specie forestale prevalentemente notturna. Si riproduce due volte all'anno, una tra la fine di marzo e maggio e una tra settembre e dicembre, dando alla luce uno o due piccoli per parto. Durante il giorno la femmina scava nel terreno una tana nella quale nasconde i piccoli. Di notte apre l'ingresso della cavità, dopo essersi assicurata dell'assenza di predatori, tra cui serpenti velenosi, e allatta la prole. Terminato l'allattamento richiude l'ingresso con terra e materiale vegetale, comprimendoli con colpi delle zampe anteriori. Durante il giorno i conigli di Amami dormono in luoghi riparati, come le grotte. Sono inoltre noti per emettere un richiamo simile a quello dei pika.
Prima del 1921, la caccia e la cattura mediante trappole costituivano ulteriori cause di declino della popolazione. Nel 1921 il Giappone dichiarò il coniglio di Amami «monumento naturale», vietandone la caccia. Nel 1963 la tutela venne rafforzata con la classificazione come «monumento naturale speciale», che ne vietò anche la cattura.
La distruzione dell'habitat, dovuta al disboscamento commerciale, alla conversione dei terreni all'agricoltura e all'espansione delle aree residenziali, rappresenta una delle attività più dannose per la distribuzione della specie. Poiché il coniglio di Amami necessita della compresenza di foreste mature e giovani, non prospera né nelle sole foreste mature rimaste indisturbate né esclusivamente nei boschi di recente ricrescita. Sono stati inoltre proposti interventi di trasformazione degli habitat occupati dalla specie per la costruzione di campi da golf e complessi turistici. Tali interventi possono essere legalmente autorizzati, poiché non comportano l'uccisione diretta degli animali, ma modificano l'ambiente in cui vivono, un'attività non vietata dallo status di monumento naturale speciale.
Il coniglio di Amami è inoltre fortemente minacciato dai predatori introdotti, che hanno avuto un ruolo importante nel declino della popolazione. Sull'isola di Amami Ōshima la mangusta minore indiana (Urva auropunctata) venne introdotta nel tentativo di controllare una specie locale di serpente velenoso, ma la sua popolazione aumentò rapidamente. Questa mangusta, insieme ai gatti e ai cani inselvatichiti, esercitò una forte pressione predatoria sul coniglio di Amami. I gatti ferali e le manguste minori indiane si sono dimostrati una minaccia non soltanto per il coniglio di Amami, ma anche per numerose altre specie endemiche minacciate della regione, tra cui la ghiandaia di Amami. Nel settembre 2024 il Ministero dell'Ambiente giapponese ha dichiarato ufficialmente eradicata la mangusta minore indiana dall'isola di Amami Ōshima.
Nel luglio 2008 i ranger addetti alla conservazione della natura ad Amami ottennero una fotografia di un gatto inselvatichito che trasportava la carcassa di un coniglio; resti di ossa e peli della specie erano già stati rinvenuti nelle feci di cani e gatti. L'episodio portò a una discussione su sistemi più efficaci per controllare gli animali domestici. Una parte di Amami Ōshima è compresa nel parco nazionale di Amami Guntō, che offre un'ulteriore protezione alla popolazione. Sono stati intrapresi alcuni tentativi di ripristino dell'habitat, ma il coniglio di Amami necessita di un mosaico di foreste mature e giovani poste a breve distanza tra loro. Quando una giovane foresta ricresce in un'area lontana da un bosco maturo, è quindi improbabile che venga colonizzata dalla specie. Sono inoltre in corso ricerche e programmi di monitoraggio della popolazione, con l'obiettivo almeno di impedirne un ulteriore declino, anche qualora non fosse possibile aumentarne rapidamente la consistenza.
Tra gli interventi di conservazione proposti per il futuro figurano il ripristino dell'habitat e il controllo dei predatori, dal momento che nell'estremità meridionale di Amami Ōshima persiste ancora un buon equilibrio tra foreste mature e giovani. Anche la limitazione delle attività di disboscamento contribuirebbe a mantenere una maggiore superficie forestale a disposizione della specie e a ridurre il disturbo degli ambienti circostanti. L'interruzione della costruzione di strade forestali utilizzate per il taglio del legname e per gli spostamenti contribuirebbe ulteriormente alla protezione del coniglio di Amami. Queste infrastrutture provocano infatti frammentazione delle popolazioni e degli habitat, distruggono gli ambienti più idonei e permettono ai predatori di penetrare più facilmente nelle zone interne delle foreste, dove vive gran parte della popolazione. Un'altra strategia consiste nel controllo delle popolazioni di manguste, cani inselvatichiti e gatti ferali. Oltre all'eradicazione delle specie invasive, è necessario un controllo più efficace degli animali domestici da parte degli abitanti delle isole.
In Giappone, lo zoo Hirakawa di Kagoshima riuscì ad allevare con successo in cattività undici esemplari tra il 1984 e il 1989: quattro nacquero tra la fine di marzo e maggio e sette tra settembre e dicembre. Nel 1990 il Lagomorph Specialist Group dell'Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali propose un piano specifico per la conservazione della specie. Nel 1999 venne istituito ad Amami Ōshima l'Amami Wildlife Conservation Center del Ministero dell'Ambiente. Nel 2004 le autorità giapponesi classificarono il coniglio di Amami come specie minacciata e nel 2005 ripresero il programma di eradicazione della mangusta.
| Controllo di autorità | NDL (EN, JA) 001318496 |
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