Pietro Boifava

Ritratto fotografico di Pietro Boifava (dettaglio)

Pietro Boifava (Serle, 28 luglio 1794 – Serle, 23 ottobre 1879) è stato un presbitero e patriota italiano, tra i protagonisti del Risorgimento bresciano e delle Dieci giornate di Brescia.

Biografia

Nato a Serle da una famiglia contadina relativamente agiata, fu ordinato sacerdote e nominato cappellano con funzioni di coadiutore del paese natale per incarico del comune. In seguito ai contrasti sorti con una parte della popolazione, che coinvolsero anche il parroco don Amabile Mabellini, fu costretto a rinunciare all'incarico. Le autorità, temendo nuovi disordini, gli consentirono tuttavia di rimanere a Serle, imponendogli soltanto di allontanarsi dal paese nei giorni di sabato, domenica e lunedì. Successivamente collaborò con il nuovo parroco don Pietro Baronio, anch'egli vicino agli ideali patriottici.

Allo scoppio dei moti risorgimentali collaborò soprattutto con il medico condotto Pietro Marinoni nel reclutamento di volontari provenienti da Serle. Alla guida di un gruppo armato di schioppi e sciaboletti scese verso Rezzato, intercettando un reparto austriaco in marcia da Verona a Brescia e contribuendo alla cattura di circa duecento soldati croati, sette ufficiali e diversi carri di munizioni. Dopo aver scortato i prigionieri a Brescia gli fu affidata la difesa di Porta Torrelunga e degli spalti cittadini. Partecipò inoltre a un'azione contro gli austriaci accampati a Padenghe sul Garda, conclusasi con la cattura del generale Schönals e di circa cinquecento soldati. Nei giorni successivi percorse Salò, Gargnano e Desenzano del Garda per incitare la popolazione alla rivolta, quindi tornò a Serle, dove raccolse nuovi volontari destinati ai Corpi franchi.

Alla testa dei propri uomini intraprese quindi una spedizione verso il Tirolo, attraversando Bagolino, Idro, Storo, Condino e Tione di Trento, fino a Banale, dove affrontò le truppe austriache. Combatté anche presso Castel Toblino, riuscendo a impegnare il nemico per due giorni consecutivi, prima di ripiegare attraverso Stenico e Tione fino a Brescia. Tornato nel Bresciano, proseguì l'opera di reclutamento e addestramento dei volontari per conto del Comitato segreto d'insurrezione, operando anche in Val Trompia. In questo periodo ricevette l'apprezzamento del patriota Giuseppe Gualla, che ne esaltò le capacità organizzative e militari, descrivendolo tuttavia come un uomo dai modi rozzi e dalla vita estremamente spartana, animato da un profondo fervore religioso e da un deciso sentimento antiaustriaco.

All'inizio delle Dieci giornate di Brescia si trovava già con alcune centinaia di uomini tra i Ronchi, San Gottardo e i Medaglioni, pronto a sostenere l'insurrezione. Durante i combattimenti accolse i primi prigionieri austriaci, tra cui il capitano Poma, nei cui confronti mantenne un comportamento corretto e rispettoso. Presidiò quindi la strada verso Sant'Eufemia della Fonte, catturando altri carri militari e facendo prigionieri un ufficiale e numerosi soldati. Insieme a Tito Speri tentò inoltre di impedire al generale Laval Nugent di ricongiungersi con le truppe asserragliate nel castello. Costretto a ritirarsi per la superiorità numerica dell'esercito imperiale, continuò ad attaccare gli austriaci dalle posizioni al Monte Maddalena, presso San Francesco di Paola e al Rebuffone, prendendo parte ad alcuni dei più duri scontri della rivolta.

Quando la resistenza cittadina divenne ormai impossibile, impedì ai propri uomini di uccidere i prigionieri austriaci detenuti sulla Maddalena. Tentò poi di coprire la ritirata della compagnia Camozzi fino a Urago Mella, sciogliendo infine il proprio reparto nei pressi del santuario della Stella a Cellatica. Con pochi compagni riuscì a rifugiarsi in Svizzera, mentre molti dei suoi uomini furono catturati e successivamente giustiziati dalle autorità austriache.

Rimase in Svizzera fino alla concessione dell'amnistia. Sebbene inizialmente sembrasse escluso dal provvedimento, il capitano Poma intervenne personalmente in suo favore, ricordando il trattamento ricevuto durante la prigionia. Tornato a Serle, fu convocato dal generale Appel e, temendo un nuovo arresto, si diede inizialmente alla fuga. Convinto a presentarsi, si sentì invece riconoscere dallo stesso generale che la vita di numerosi soldati austriaci era stata salvata grazie al suo comportamento durante l'insurrezione.

Negli anni successivi riprese stabilmente il ministero sacerdotale e ricoprì per lungo tempo la carica di sindaco di Serle, impiegando gran parte del proprio patrimonio a beneficio della comunità locale. Dopo la morte ricevette numerosi riconoscimenti pubblici, che gli furono tributati anche da esponenti dell'area anticlericale.

Memoria

Dopo la morte gli furono tributati numerosi riconoscimenti pubblici. I reduci delle guerre d'indipendenza gli dedicarono una lapide sotto il portico del municipio di Serle e una seconda iscrizione fu collocata sulla casa in cui aveva abitato. Un ulteriore monumento commemorativo venne successivamente posto presso le scuole comunali al Rebuffone in ricordo del suo contributo durante le Dieci giornate di Brescia. Nella stessa zona vi è una via a lui dedicata, che dai giardini di via Turati oltre via dei Musei arriva fino ai giardini di Porta Venezia.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 BOIFAVA Pietro (2), su Enciclopedia bresciana. URL consultato il 28 giugno 2026.

Bibliografia

Voci correlate

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