| Pieve Vergonte comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Maria Grazia Medali (lista civica) dal 26-5-2014 |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°00′21″N 8°16′09″E |
| Altitudine | 232 m s.l.m. |
| Superficie | 41,67 km² |
| Abitanti | 2 379 (31-5-2026) |
| Densità | 57,09 ab./km² |
| Frazioni | Pieve capoluogo, Loro, Rumianca, Megolo, Fomarco |
| Comuni confinanti | Anzola d'Ossola, Calasca-Castiglione, Massiola, Piedimulera, Premosello-Chiovenda, Valstrona, Vogogna |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 28886 |
| Prefisso | 0324 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 103054 |
| Cod. catastale | G658 |
| Targa | VB |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 490 GG |
| Nome abitanti | pievesi |
| Patrono | santi Vincenzo ed Anastasio |
| Giorno festivo | 22 gennaio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Pieve Vergonte (La Pieu in dialetto ossolano, anticamente detta Virgonto, Vergunto, Vergonto, Vergunti, Vergonte, Pietra Santa) è un comune italiano di 2 379 abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte.
Pieve Vergonte si trova in bassa Ossola, lungo il corso del Toce, ai piedi della Valle Anzasca.
Sono presenti sul territorio comunale vari corsi d'acqua: torrente Marmazza (il più importante corso d'acqua di Pieve Vergonte), rio San Rocco, rio Santa Maria, rio Toietti, rio della Fontana, rio Valletta, rio della Vallaccia, rio detto Lanca, rio detto Rialetto, rio Arsa, rio del Castello, rio della Chiesa, rio detto Inferno, rio Togni e rio Mot Branchis. Il rio della Taverna e il rio Fornate sboccano invece nella Valle Anzasca.
Il lago Sant'Anna, in frazione Loro, è legato alla Società Pescatori Sant'Anna, fondata nel 1964 per la pesca alla trota.
I corsi d'acqua iscritti al registro delle acque pubbliche sono: rivo Valle dell'Inferno, rivo di Megolo, torrente Arsa, rivo Vallaccia, torrente Marmazza, torrente Anza.
La zona del Nord Italia dove sorge l'odierna Pieve Vergonte era nota ai Romani come Gallia Traspadana, a indicare quel territorio della Gallia Cisalpina compreso tra le Alpi e il fiume Po, i cui antichi abitanti erano considerati Galli. La popolazione più rilevante della zona erano gli Insubri, da cui la denominazione di Insubria, mentre nelle terre dell'odierno comune di Pieve Vergonte sembra fossero stanziati gli Agoni, di cui rimane traccia nel nome del fiume Agogna e della città di Vogogna.
Circa un secolo dopo, i Romani furono minacciati di perdere le loro conquiste nelle Gallie da un'invasione dei Cimbri, che calarono in Italia insieme agli alleati Teutoni. I consoli Gaio Mario e Quinto Lutazio Catulo furono inviati alla guida di un grosso esercito per fermarli allo sbocco delle Alpi: Mario si diresse verso la Provenza, mentre Catulo si portò in Ossola, risalendo l'Atisone (oggi Toce) e fortificandosi in due castelli che, come racconta Plutarco nella Vita di Mario, non dovrebbero essere stati molto distanti dall'antica Vergunto — villaggio posto dove sorge l'odierna Pieve Vergonte — e da Vogogna, posti uno al di qua e l'altro al di là dell'Atisone.
Il numero elevato degli invasori Cimbri costrinse i Romani a ritirarsi, lasciando solo un piccolo presidio nelle fortificazioni, che fu però sconfitto con facilità. I Cimbri, percorrendo le valli fino alla pianura tra la Sesia e il Ticino e attraversando il territorio di Borgomanero, si scontrarono con i Romani nelle campagne del Vercellese, al di qua della Sesia. La Battaglia dei Campi Raudii del 101 a.C. (653 a.U.c.), avvenuta presso l'attuale Peltrengo, nel comune di Casalino, fu particolarmente sanguinosa e segnò la fine dell'invasione dei Cimbri.
L'antica via del Sempione fu tracciata nel contiguo territorio di Vogogna ed edificata a est del fiume Atisone, diretta verso Cardezza, Beura, Masera, Montecrestese, fino al Ponte Maglio con cui passa sulla riva opposta, proseguendo verso Crevola, entrando nella valle Deveria e proseguendo per Iselle ad Algabio e Sempione. Una lapide romana, posta a Vogogna, indica il restauro della strada nel 196, sotto l'imperatore Settimio Severo, con un testo gravemente danneggiato in cui si legge:
Nella seconda linea dell'iscrizione sono citati Gaio Domizio Destro e Publio Fusco, consoli nell'anno 196 (948 a.U.c.).
Dopo il licenziamento di Belisario, generale dell'Impero romano, in guerra per i Bizantini contro i Goti, Narsete comandò la spedizione dell'anno 551 contro i Goti, con l'aiuto di molti mercenari germanici, tra cui 2 500 guerrieri Longobardi, i futuri invasori d'Italia. Il dominio degli Ostrogoti in Italia, incluso il territorio di Pieve Vergonte, terminò con la sconfitta militare del re Totila, che si scontrò con Narsete a Busta Gallorum, presso Tagina (Gualdo Tadino), nel luglio del 552, venendo sconfitto e morendo nella fuga. Prova dell'Ossola gotica, che includeva Pieve Vergonte, sono i ripostigli di monete greco-gotiche di Finero (Verbania, Repertorio 4980), un tesoro di monete d'oro e gioielli, mentre i ripostigli di Masera (Domodossola, Repertorio 5010) sono di solo argento e già di origine longobarda. I Longobardi, guidati dal re Alboino, passarono in Italia nel 569. Racconta Paolo Diacono nella Historia Langobardorum:
Nell'autunno del 569 Alboino conquistò Milano, dove venne proclamato re d'Italia dal suo popolo (dominus Italiae), mentre Pavia resistette fino al 571, quando cadde sotto il dominio longobardo insieme a Vergunto (Pieve Vergonte). Nel 584, di fronte alla concreta minaccia di un'invasione dei Franchi, i Longobardi promossero il re Autari e il suo successore Agilulfo (590-616).
Liutprando, re dei Longobardi, successore del padre Ansprando (salì al trono nel 712), era di fede cattolica e si dimostrò costruttore e restauratore di chiese a Pavia e altrove: fondò il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro intorno all'anno 728, cui donò un podere, detto Coro Vergonto, con il diritto di pescare nel fiume Atosa (Toce), diritto poi riconfermato da Corrado il Salico nel 1033. Il dominio longobardo d'Italia e di Pieve Vergonte terminò con re Desiderio, proclamato successore alla morte del re Astolfo, senza eredi, nel 756, per intervento di papa Stefano II.
Nell'anno 918 Vergunto e le terre vicine, inclusi i diritti di pesca e caccia, risultano proprietà del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, come si evince da diplomi imperiali che confermano precedenti donazioni fatte dal re longobardo Liutprando nell'VIII secolo e da successivi imperatori. Il diploma che ne dà certezza è di re Berengario, in cui si legge:
Nell'anno 1004 Enrico II, re di Germania dal 1002, scese in Italia, dove Arduino d'Ivrea si era fatto incoronare re, e lo costrinse alla fuga cingendosi egli stesso della corona reale d'Italia a Pavia. A seguito di scontri tra italiani e tedeschi, Enrico II dovette abbandonare Roma e, passando per la Toscana e la Lombardia, ritornare in Germania. Durante questo viaggio dispensò ampi favori e privilegi alle chiese e specialmente ai vescovi di Novara e Vercelli. L'imperatore ricompensò il vescovo Pietro di Novara per la costante fedeltà dimostratagli e per i danni subiti durante il dominio di Arduino, accordandogli un piccolo contado nella Valle dell'Ossola. Pieve Vergonte venne così trasferita sotto la giurisdizione della Chiesa:
Questo il testo del documento, conservato nell'Archivio Capitolare di Santa Maria in Novara (Novara, Archivio Storico Diocesano, A.C. N, 27).
A questi fatti d'Italia si aggiunge la storia di Pieve Vergonte: il 12 luglio 1006, nel castello dell'Isola di San Giulio, Pietro III, vescovo di Novara, concesse a tale Grimaldo, per ventinove anni, la metà di quattro masserie poste nel territorio di Anzola, appartenenti ai beni della chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte, per il canone d'affitto annuo di cento libbre di formaggio. Nel 1006 le quattro masserie e i sei coloni erano dunque di pertinenza della chiesa pievana di Vergonte, sebbene amministrate dal vescovo, che secondo una formula in uso a quel tempo ne godeva i beni ma provvedeva ai bisogni della chiesa in proporzione ai frutti: un legame già forte nel 1006, ma che risaliva a un'epoca precedente e univa Anzola all'antichissima pieve di San Vincenzo di Vergonte. I sei fattori della chiesa di Vergonte (Domenico, Lupo, Martino, Domenico, Giovanni Battista e Albino), che nel 1006 lavoravano le quattro masserie di cui si componeva la terra di Anzola, discendevano probabilmente dai primi coloni insediati dalla pieve di Vergonte o dal Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che risulta aver posseduto in quei tempi terre e peschiere in altri luoghi della valle. I coloni vivevano dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come rivela il canone stabilito in formaggio — cento libbre — da versare ogni anno nei giorni precedenti o successivi alla festa di Sant'Andrea (30 novembre), scadenza posticipata rispetto a quella di San Martino (11 novembre), tradizionalmente fissata come termine dell'annata agraria.
Il 20 settembre 1301, Francesco Scaciga della Silva scrive nella sua Storia di Val d'Ossola:
Il 9 febbraio 1348 il villaggio di Pietrasanta, nato in seguito alla distruzione dell'antica Vergunto e antecedente alla creazione di Pieve Vergonte, venne distrutto da una piena del torrente Anza. In quel tempo Pietrasanta era capitale della Bassa Ossola e sede ordinaria del tribunale per tutto il distretto. Scrive ancora Francesco Scaciga della Silva:
Pieve Vergonte era ancora il resto dell'antichissimo borgo di Vergonte, subissato da una terribile irruzione del torrente Marmazza verso il V secolo. Ancora Scaciga della Silva riporta:
Al di sopra della frazione di Megolo vi era un piccolo castello, che servì come luogo di segnalazione sul contegno del nemico al tempo delle fazioni Ferraris, dell'Ossola Inferiore, e Spilorcia, dell'Ossola Superiore.
Rumianca venne compresa nella Signoria di Vogogna e divenne feudo di un ramo della famiglia Borromeo, proprietaria del porto di barche tramite il quale si attraversava il Toce.
Nel 1421 Filippo Maria Visconti (Milano, 1392 - ivi, 1447), duca di Milano, figlio di Gian Galeazzo e di Caterina Visconti, volle assicurare gli sbocchi occupando, con l'aiuto di Carmagnola, Genova, le valli di Domodossola — inclusa Pieve Vergonte — e Bellinzona, minacciate dagli Svizzeri tedeschi. Nel 1422 al piano di Arbedo venne combattuta una battaglia che vide la vittoria delle milizie di Filippo Maria Visconti, comandate da Carmagnola, sugli Svizzeri; di conseguenza il confine svizzero ritornò allo spartiacque alpino.
Il 20 gennaio 1490 avvenne la separazione della Chiesa di San Gottardo di Castiglione, in Valle Anzasca, dalla chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte e la sua erezione in parrocchia:
Nel 1525, a seguito della battaglia di Pavia tra l'esercito di Francia guidato da re Francesco I e l'esercito del Sacro Romano Impero guidato da Carlo V, le regioni del Nord Italia, incluso il Ducato di Milano, l'Ossola e Pieve Vergonte, vennero trasferite alla Casa d'Asburgo. Nel 1555, successivamente all'abdicazione di Carlo V, l'Impero venne diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, passò sotto l'amministrazione del re di Spagna Filippo II, e spagnola rimase per i successivi 159 anni.
La Pace di Augusta venne conclusa il 25 settembre 1555 tra l'imperatore Carlo V e i principi tedeschi, ponendo fine alle trentennali guerre di religione in Germania: sancì il diritto dei principi di scegliere secondo coscienza la confessione religiosa, con l'obbligo per i loro sudditi di adottare la stessa religione (cuius regio, eius religio, «di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione»). Pieve Vergonte, sotto il dominio di un re cattolico, rimase per diritto terra di fede cattolica.
A seguito della Guerra di successione spagnola (1701-1714), conclusasi con il trattato di pace di Utrecht (1713) e in specifico con il trattato di Rastatt (1714), il re di Spagna Filippo V si vide costretto a cedere il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, lo Stato dei Presidi e gran parte del Ducato di Milano all'imperatore Carlo VI: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, seguì il destino politico del Ducato di Milano, passando sotto amministrazione austriaca.
A seguito della guerra di Successione austriaca (1740-1748) e dei relativi trattato di Worms (1743) e trattato di Aquisgrana (1748), che posero fine al conflitto, il Regno di Sardegna acquisì tra i numerosi territori anche quello dell'Ossola, incluso Pieve Vergonte, grazie a un'alleanza militare, su iniziativa inglese, tra il Regno d'Inghilterra, l'Imperatrice del Sacro Romano Impero e il Re di Sardegna, che spostò il confine sul lago Maggiore e lungo il fiume Ticino fino al suo ingresso nel fiume Po. Dopo ventinove anni di governo austriaco, Pieve Vergonte passò dunque alle terre di Casa Savoia, di cui seguì i destini fino alla sua caduta.
Nel 1775 re Vittorio Amedeo III approvò, con patente del 6 giugno, il nuovo regolamento per le amministrazioni comunali. La comunità di Vogogna venne considerata troppo estesa, per cui l'antico comune di Vogogna, costituito originariamente da dieci terre, venne diviso in sei comuni distinti e separati tra loro: Vogogna con Prata; Pallanzeno; Piedimulera; Cimamulera; Fomarco; Rumianca, con le frazioni di Megolo, Loro e Pieve Vergonte.
Nel 1800 Napoleone scese in Italia e con un proclama del 15 ottobre riorganizzò l'alto e il basso novarese nel dipartimento dell'Agogna. Con legge del 2 novembre dello stesso anno, l'Ossola dipendeva amministrativamente dal Compartimento dell'Agogna, suddiviso in diciassette distretti; Vogogna, dichiarata capoluogo del Distretto XIV, conservava ancora la sua antica giurisdizione dell'Ossola Inferiore e della Valle Anzasca, con ventisei comuni, tra cui Fomarco.
Il decreto dell'8 giugno 1805 sull'amministrazione pubblica e sul compartimento territoriale del Regno d'Italia, la cui capitale era Milano, suddivise il Regno in dipartimenti, distretti, cantoni e comuni. Pieve Vergonte, frazione del comune di Rumianca, assieme ai comuni di Pallanzeno, Piedimulera, Cimamulera, Anzino, Valle Anzasca, Fomarco, Anzola, Migiandone, Ornavasso, Mergozzo, Cuzzago e Premosello, faceva parte del Cantone di Vogogna, che ne era il capoluogo.
Nel 1847 Pieve Vergonte era ancora frazione di Rumianca, alla quale facevano capo anche le frazioni di Megolo e Loro. Sempre nel 1847 si scriveva di Rumianca:
Nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, passò sotto l'amministrazione della Provincia di Novara. Nel 1928 vennero definitivamente soppressi il comune di Fomarco e il comune di Rumianca, riuniti in un solo comune con la denominazione "Pieve Vergonte", con una popolazione di 1 916 abitanti; vennero abbandonate le sedi dei comuni soppressi.
Nel corso della seconda guerra mondiale, i territori montani intorno a Pieve Vergonte, come quelli di tutta la Val d'Ossola, furono testimoni di un'importante attività partigiana, in particolare della formazione del comandante Filippo Beltrami, una delle prime sorte nella zona tra il Cusio e l'Ossola, che a fine gennaio 1943 aveva posto la sua base temporanea nel territorio pievese, in località Cortavolo, poco sopra la frazione di Megolo Mezzo.
Il 13 febbraio 1944 questa zona fu teatro della battaglia di Megolo, tra il gruppo partigiano di Beltrami e le truppe nazifasciste dell'esercito tedesco e della Repubblica Sociale Italiana, provenienti da Domodossola e Novara, agli ordini del capitano Ernst Simon. Dopo un'azione di sabotaggio alla linea ferroviaria, cui aveva partecipato lo stesso Beltrami, avvenuta la notte del 12 febbraio, la squadra partigiana era rientrata alla base di Cortavolo. Gli automezzi tedeschi e della Repubblica Sociale Italiana arrivarono a Megolo intorno alle sei del mattino del 13 febbraio e occuparono il paese, entrando casa per casa, picchiando uomini e donne sospettati di avere rapporti con i partigiani e prendendo ostaggi tra gli abitanti. Tre partigiani trovati a Megolo furono fucilati sul posto.
Prima che la notizia giungesse al comando partigiano, tedeschi e fascisti della Repubblica Sociale Italiana erano già riusciti a circondare la zona e piazzare le armi pesanti; il comandante Beltrami scelse comunque di resistere a oltranza, e il gruppo si mise in posizione di combattimento. Lo scontro durò tutta la mattina e, alla fine, le truppe tedesche e della Repubblica Sociale Italiana, superiori di numero (60 partigiani contro 150 tra tedeschi e repubblichini) e meglio armate, ebbero la meglio.
Nella giornata, tra scontro e fucilazione, caddero il comandante Filippo Beltrami, il commissario politico Gianni Citterio, il vicecomandante Antonio Di Dio e altri nove partigiani: Carlo Antibo, Giovanni Bressani Bassano, Aldo Carletti, Angelo Clavena, Bartolomeo Creola, Emilio (o Cornelio) Gorla, Paolo Marino, Gaspare Pajetta ed Elio Toninelli. Il resto del gruppo riuscì a ritirarsi sulle montagne.
Nella Resistenza sono anche da ricordare il partigiano pievese Mario Massari, appartenente alla brigata Antonio Di Dio, caduto a ventun anni l'11 ottobre 1944 in uno scontro con militari tedeschi e repubblichini presso Migiandone, nel territorio di Ornavasso, cui il comune di Pieve Vergonte ha dedicato una via, e la pievese Ester Maimeri Paoletti, la "staffetta azzurra", giovane figlia del direttore della Rumianca e nipote dell'architetto Paolo Vietti-Violi, che, spinta dalle efferatezze nazifasciste cui aveva assistito e dalle minacce contro il padre, mantenne i contatti tra i partigiani e la direzione dello stabilimento Rumianca che li aiutava, portando messaggi ai gruppi partigiani operanti in Ossola e nel Cusio, in particolare ai gruppi cattolici.
Il 9 maggio 1945 si registra a Pieve Vergonte la fucilazione, da parte delle forze partigiane, di undici militi della Repubblica Sociale Italiana: Angelo Francesco Canapa (Carrara, 18 ottobre 1925), Angelo Conti (Roma, 11 gennaio 1893), Carlo Di Giovanni (Roma, 25 settembre 1894), Michele Francia (Velletri, 3 settembre 1900), Salvatore Micale (Taviano, 2 dicembre 1919), Dino Cerchi, Giuseppe De Deo (Civitavecchia, 16 dicembre 1910), Vittorio Perlini (Frosinone, 1º gennaio 1902), Giovanni Princigalli, Alfredo Tesoro (Terlizzi, 14 ottobre 1927) e il fratello Giuseppe Tesoro (Terlizzi, 24 agosto 1925). Venne fucilata anche una civile, Amelia Serafini (Macerata, 29 giugno 1901). Tali militi appartenevano alla Brigata Nera Ministeriale, unità portata in Val d'Ossola dopo la rioccupazione del territorio della Repubblica Partigiana nell'ottobre 1944. La Brigata Nera Ministeriale era nata a seguito dell'imminente caduta di Roma nel 1944, per opera di Benito Mussolini e di Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, che militarizzò il partito, trasformando le formazioni provinciali in Brigate Nere. Il 27 agosto 1944 il capo di Stato maggiore delle Brigate Nere, Giovanni Battista Riggio, diffuse una circolare rivolta agli impiegati statali e ministeriali in cui auspicava la loro iscrizione volontaria nelle brigate. Pavolini annunciò poi, il 17 settembre 1944, la costituzione di reparti speciali ministeriali: nacque così la Brigata Nera Autonoma Ministeriale, con sede a Brescia, che ottenne il maggior successo tra i funzionari dei Ministeri delle Finanze e della Cultura Popolare.
Il 21 febbraio 1945 risulta la fucilazione a Pieve Vergonte, da parte dei partigiani, di due civili, Rosina e Luciana Gavazzi, rispettivamente moglie e figlia di Luciano Gavazzi, medaglia d'oro al valor militare e comandante di battaglione caduto nel 1941 durante la guerra in Africa Orientale.
Il 25 aprile 1945, a guerra non ancora conclusa, i partigiani uccisero tre civili a Pieve Vergonte: il signor Casella e la signora Calvi, entrambi abitanti in Pieve Vergonte, e il signor Bettineschi, abitante in Fomarco. Casella e Calvi vennero temporaneamente sepolti all'Alpe Piana, in Val Toppa, sopra l'abitato di Pieve Vergonte; Bettineschi venne temporaneamente sepolto all'interno di una galleria mineraria all'Alpe Fontano, sempre in Val Toppa.
Lo stemma e il gonfalone del Comune di Pieve Vergonte sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 5 novembre 1981.






Abitanti censiti

Gli abitanti di Pieve Vergonte, fin dall'Ottocento, sono emigrati in terra straniera alla ricerca di migliori condizioni di vita permanenti o di un impiego stagionale, al fine di poter inviare rimesse a sostegno delle famiglie rimaste in paese. Tra i paesi meta di emigrazione figurano Francia, Svizzera, Canada, India, Nigeria, Inghilterra e Stati Uniti.
Nel caso degli Stati Uniti, i nomi degli emigrati possono essere rintracciati negli elenchi degli sbarchi di navi passeggeri conservati nell'archivio di Ellis Island, a New York. Tra il 1890 e il 1924 risultano numerosi, tra questi, gli abitanti dell'ex comune di Fomarco e dell'ex comune di Rumianca (oggi frazioni di Pieve Vergonte): ventisei pievesi risultano emigrati dal comune di Rumianca e cinquanta dal comune di Fomarco. I cognomi degli uomini e delle donne pievesi sono riconducibili a tradizionali famiglie del paese.
Dal comune di Rumianca: Badini (2), Borghini (5), Crosetti (2), Francioli (3), Picchetti (1), Pirone (8), Rovaletti (1), Pirozzini (4). Dal comune di Fomarco: Bargiga (2), Bassi (3), Bellardi (5), Blardone (2), Crosetti (8), Francioli (2), Magonio (1), Panighetti (12), Picchetti (3), Pirazzi (6), Pirone (5), Tomola (3), Vola (2) e Zani (1).
Sant'Orsa è la patrona di Pieve Vergonte e delle valli dell'Ossola. È ritenuta una martire del III secolo, decapitata poco più che bambina durante la persecuzione dell'imperatore romano Decio. Pieve Vergonte ne conserva le spoglie con venerazione nella sua chiesa parrocchiale, considerandola compatrona e protettrice dei bambini, la cui benedizione avviene durante la festa annuale, celebrata con manifestazioni religiose e folcloristiche.
Il nome di Orsa viene menzionato all'interno di un gruppo di martiri orientali di Nicomedia — Luciano, Marciano, Floro, Eraclio — vittime della persecuzione di Decio (249-251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino il 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati. Secondo la tradizione promossa a Pieve Vergonte, la cui parrocchia fu la prima chiesa della vallata dell'Ossola Inferiore, le reliquie della santa sarebbero state trasferite a Roma, presso le catacombe di Priscilla, fin dall'epoca del martirio; vi rimasero fino al 1715, quando, estratte dal loculo che le conteneva, vennero destinate alla venerazione dei fedeli. Attraverso una lunga serie di passaggi, i resti della giovane martire giunsero alla parrocchia di San Vincenzo e Anastasio, in Pieve Vergonte, come dono della famiglia nobile dei Cattaneo di Vogogna, secondo quanto attesta un atto notarile del 4 dicembre 1732. Ottenuta l'autorizzazione del vescovo di Novara Gilberto Borromeo, il corpo della martire venne esposto alla venerazione dei fedeli; nel 1741 fu collocato nell'elegante urna in cui è ancora oggi visibile. Per l'inaugurazione dell'opera, realizzata a Milano da Giovanni Antonio Ferreri, si svolsero solenni festeggiamenti il 23 ottobre 1741, con un grande concorso di devoti da ogni valle dell'Ossola.
Nel 1879 la Sacra Congregazione dei Riti concesse alla parrocchia di Pieve Vergonte l'ufficio e la liturgia propria della messa per la celebrazione della festa annuale, nell'ultima domenica di ottobre: la concessione era motivata dal fatto che le reliquie di Sant'Orsa, recuperate a Roma, erano state ritenute effettivamente appartenenti alla santa martire di Nicomedia citata nelle fonti agiografiche, e quindi validate storicamente. L'urna di Sant'Orsa, sormontata da un angelo con corona e palma, simbolo del martirio, è conservata in uno scurolo sopraelevato che si apre sulla navata destra della chiesa, terminata nella sua forma attuale nel 1898.
Il paese è sede di un'importante e storica industria chimica, sorta tra il 1915 e il 1920 per iniziativa della Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE), che avviò la produzione con un impianto clorosoda destinato in origine a scopi bellici. Nel corso del Novecento lo stabilimento passò sotto il controllo di diverse società, tra cui la SNIA, la Rumianca S.p.A. e il gruppo SIR, per confluire infine, a partire dal 1981, nel gruppo Eni attraverso le sue controllate Anic ed EniChem. Nel corso dei decenni le linee produttive si ampliarono fino a comprendere clorosoda, acido solforico, fertilizzanti azotati e fosfatici, solfuro di carbonio e, dal secondo dopoguerra, il DDT, che rese per anni lo stabilimento uno dei principali poli chimici della Val d'Ossola. Nel 1996 la scoperta di una grave contaminazione da DDT nelle acque e nei pesci del Lago Maggiore portò, nel giro di pochi mesi, alla chiusura definitiva di quella linea produttiva e, più in generale, a un ridimensionamento dell'attività industriale del sito. Ceduto nel 1997 alla società belga Tessenderlo Italia e, nel 2019, al gruppo Esseco, lo stabilimento resta oggi parzialmente attivo nella produzione di cloro-derivati, mentre l'area dismessa è interessata da un imponente e ancora lungo progetto di bonifica ambientale, gestito da Syndial, che riguarda decine di ettari contaminati da mercurio, arsenico e altre sostanze tossiche.
A Pieve Vergonte si produce energia elettrica da fonte idraulica. Il primo produttore è la società Edison, con gli impianti di Battiggio in Valle Anzasca e la centrale idroelettrica di Arsa-Pieve Vergonte, entrambi alimentati con le acque del fiume Anza, per una produzione media complessiva di 95 GWh. Il secondo produttore è la società che controlla la proprietà dello stabilimento industriale e, di conseguenza, gli impianti di Ceppomorelli in Valle Anzasca e di Megolo sul fiume Toce (quest'ultimo sfrutta lo scarico dell'impianto Edison di Pieve Vergonte), per una produzione media complessiva di 90 GWh.
La Val Toppa e il corso del torrente Marmazza sono di notevole valore minerario. Nella cava aurifera dei fratelli Maffiola, presso la Val Toppa, come annotato dal chimico Gaetano Rosina nel 1819, furono rinvenuti giacimenti di pirite. L'estrazione dell'oro dalle miniere della Val Toppa si praticava mediante l'uso del mercurio. A riprova dell'interesse verso l'estrazione del minerale aurifero, la Società per Azioni The Val Toppa Gold Mining venne quotata alla Borsa di Londra nel 1863.
Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Dante Giavina | centro-destra | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Maria Grazia Medali | centro-sinistra | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Maria Grazia Medali | centro-sinistra | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Mariuccia Beccari | lista civica | Sindaco | |
| 13 giugno 2014 | in carica | Maria Grazia Medali | lista civica: Pieve da condividere | Sindaco | |
Pieve Vergonte apparteneva all'ex Comunità montana delle Valli dell'Ossola; ora fa parte dell'unione di comuni delle Valli dell'Ossola.