Pieve del Tho

Pieve di San Giovanni in Ottavo
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàBrisighella
Indirizzovia Siepi ‒ Brisighella (RA)
Coordinate44°12′51.96″N 11°45′10.29″E
Religionecattolica
TitolareSan Giovanni Battista
Diocesi Faenza-Modigliana
Stile architettonicoRomanico
Inizio costruzioneVIII secolo

La Pieve di San Giovanni Battista in Ottavo, meglio conosciuta come Pieve del Tho, è un edificio religioso di Brisighella, in provincia di Ravenna e Diocesi di Faenza-Modigliana.

Il luogo di culto si trova dopo l'abitato, lungo la Via Faventina, la strada (documentata nell'Itinerarium Antonini) che collega sin dall'Antichità Faenza con Firenze. La parola “Tho” che vuole significare in “Ottavo” è un costrutto tipico della lingua romagnola. È la chiesa più antica della valle. La cripta è una delle cinque tuttora esistenti di epoca romanica in provincia di Ravenna.

Storia

L'edificio di culto, destinato ad essere la «chiesa matrice» della valle del Lamone, fu eretto esattamente ad otto miglia a monte della via Emilia, sulla sinistra del fiume. La prima attestazione della pieve si trova in un documento del 909; esercitò per secoli giurisdizione su un vasto territorio ("piviere"); inoltre conservò la misura esatta della pertica, cui si uniformarono tutti gli abitanti della valle.

L'edificio giunto a noi è frutto di diverse fasi costruttive. La pieve sorse sui ruderi di una villa rustica (lo provano i frammenti di anfore, di dolii per la conservazione di vino e cereali, e di ceramiche da mensa) abitata dal I secolo a.C. fino al V d.C.

La cripta nacque come oratorio in epoca paleocristiana. Sopra di essa fu costruita la pieve (la tradizione vuole che l'edificio di culto sorse sulle rovine di un tempio dedicato a Giove Ammone). Nel XII secolo la chiesa superiore, già ammalorata, dovette subire interventi di restauro.

Nel 1279 un terremoto provocò numerosi danni nella zona di Brisighella. Probabilmente crollò il campanile della pieve, poiché quello attuale, a base quadrata, risulta costruito dopo tale data. La campana fu collocata nel 1532.

L'edificio subì una totale ristrutturazione nella seconda metà del XVI secolo. Il corpo di fabbrica fu allungato di quattro metri e il piano di calpestio fu elevato di circa un metro. Poiché nel 1573 il visitatore apostolico inviato dalla Santa Sede constatò che l'edificio era in ottime condizioni, si deduce che i lavori finirono entro quella data. L'edificio fu prolungato di qualche metro sacrificando parte del sagrato prospiciente la facciata. I lavori portarono la chiesa alle dimensioni attuali (m 26,60 x 13,20).

Durante i lavori di restauro del 1929-31 venne alla luce la cripta: risultò essere di epoca romanica, quindi anteriore al Mille. Fu riscoperta anche una bifora al centro dell'abside.

Negli anni 1953-1964 il pievano, don Pio Lega, fece scavare gli ambienti ipogei afferenti l'edificio.

Tutti i vani sotterranei sono stati riaperti al pubblico nel 2014.

Descrizione

La chiesa è a pianta basilicale, con murature costruite con laterizio, conci di pietra e sasso.
La facciata è movimentata da un piccolo protiro sormontato da un grande oculo.

All'interno è suddivisa in tre navate da due file di dodici colonne di granito o di marmo rosso di Verona, disuguali fra loro in larghezza e in spessore. Le colonne, infatti, sono costituite in larga parte da materiale di reimpiego.

Entrando sulla destra, si nota un capitello corinzio, con foglie di acanto, trasformato in acquasantiera (del I secolo dopo Cristo).
Sulla navata di destra, vicino all’altare dedicato a Sant’Antonio Abate vi è una lapide funeraria in ceramica. Lo storico dell'arte Gaetano Ballardini la considera un reperto di grande valore a causa della rarità nell'impiego di questo materiale nelle iscrizioni funerarie.

Nella navata di sinistra, per chi entra, si possono osservare: una colonna di marmo rosso di Verona che porta incastonata una conchiglia fossile; un crocifisso del XIII secolo; una Madonna in terracotta di scuola toscana del Quattrocento; una ceramica opera di Giannetto Malmerendi e, sull'altare in fondo, una tela della pittrice locale Costanza Lega (XX secolo).

L’altare maggiore, oggi rivolto verso il popolo, conserva una lunetta in arenaria (forse coperchio di sarcofago romano proveniente da Ravenna del VI secolo), di cui sono state date diverse interpretazioni.

Gli affreschi della volta del presbiterio, che rappresentano gli Apostoli con il Cristo, sono databili a prima dell'anno Mille. Quelli ad altezza d'uomo, sempre nel presbiterio, risalgono invece al XV secolo. Al centro del presbiterio è collocato un tabernacolo in arenaria, anch'esso del XV secolo.
La cripta, di forma semicircolare, rappresenta la struttura tipica di ambiente romano.

Note

  1. 1 2 3 Pieve Tho, su 100kmdelpassatore.it. URL consultato il 2 luglio 2026.
  2. 1 2 Brisighella, risplende la cripta di Pieve Tho, su settesere.it, 29 giugno 2014.
  3. 1 2 P. Novara, p. 128.
  4. ↑ P. Novara, p. 127.

Bibliografia

Collegamenti esterni