| Pineta di Sortenna | |
|---|---|
| Altri nomi | Primo Sanatorio Italiano; Sanatorio di Pineta di Sortenna |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Sondalo |
| Indirizzo | Località Pineta di Sortenna |
| Coordinate | 46°20′10.21″N 10°20′05.39″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | in uso |
| Costruzione | 1902-1903 |
| Inaugurazione | 18 ottobre 1903 |
| Stile | Liberty |
| Uso | Centro spirituale |
| Realizzazione | |
| Costo | 650.000 Lire |
| Architetto | Giuseppe Ramponi |
| Ingegnere | Achille Manfredini |
| Committente | Ausonio Zubiani |
Pineta di Sortenna, noto anche come Primo Sanatorio Italiano o Sanatorio di Pineta di Sortenna, è un sanatorio antitubercolare situato sul versante di Sortenna, sopra l'abitato di Sondalo, in Alta Valtellina, provincia di Sondrio. Costruito tra il 1902 e il 1903 su iniziativa del medico Ausonio Zubiani, è generalmente considerato il primo sanatorio italiano concepito secondo i moderni criteri della climatoterapia dell'epoca, e costituisce il punto di partenza della successiva formazione della rete sanatoriale di Sondalo, culminata negli anni trenta con la costruzione del Villaggio Morelli.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la tubercolosi, allora comunemente indicata come "mal sottile" o "tisi", rappresentava una delle principali emergenze sanitarie europee, legata a condizioni di povertà, sovraffollamento urbano e scarsa igiene. In assenza di una terapia farmacologica efficace, la medicina dell'epoca puntava sul rafforzamento delle condizioni generali del malato attraverso riposo, alimentazione, aria pura e esposizione al sole: nacque così la cosiddetta climatoterapia, che valorizzava in particolare le località alpine come ambienti favorevoli al recupero dell'organismo, sul modello di analoghe esperienze già diffuse in Svizzera e in altri paesi europei.
La nascita della Pineta di Sortenna è legata alla figura del medico valtellinese Ausonio Zubiani, sostenitore di una concezione scientifica e sociale della lotta alla tubercolosi, già espressa nel 1898 nel volume La cura razionale dei tisici ed i sanatorii. Zubiani individuò nel versante di Sortenna, sopra Sondalo, un sito che univa isolamento dai centri abitati, esposizione favorevole al sole e presenza di un bosco di pini, ritenuti elementi ideali per un sanatorio alpino. I lavori, che compresero anche la realizzazione di una nuova strada di accesso al sito, iniziarono nel 1902 e il sanatorio entrò in funzione il 5 ottobre 1903. Le spese di acquisto dell'area e costruzione della strada e del fabbricato e di arredo ammontarono a circa 650.000 Lire.
Il progetto architettonico fu attribuito all'architetto Giuseppe Ramponi, mentre la consulenza tecnico-sanitaria e gli impianti speciali furono curati dall'ingegnere Achille Manfredini, che firmò anche la relazione pubblicata nel fascicolo di ottobre 1904 della rivista L'Edilizia Moderna. La stessa vicenda costruttiva fu documentata anche da un estratto del Monitore Tecnico, pubblicato lo stesso anno. La collaborazione tra le due figure evidenzia il carattere multidisciplinare del progetto, nel quale le indicazioni mediche di Zubiani furono tradotte in soluzioni architettoniche e impiantistiche.
Fin dalle origini il sanatorio fu destinato principalmente a una clientela agiata, in grado di sostenere i costi di un soggiorno prolungato, come emerge da una guida commerciale del 1913 che pubblicizzava la struttura come "Primo Sanatorio Italiano" rivolto ai "tubercolosi agiati". Questa caratteristica distingueva la Pineta dalle successive strutture a carattere più marcatamente assistenziale sorte in Valtellina, come il sanatorio di Prasomaso.
Il successo della Pineta di Sortenna favorì lo sviluppo di Sondalo come polo della lotta antitubercolare in Valtellina, con la successiva nascita di altre strutture, tra cui il sanatorio di Prasomaso. Il passaggio decisivo si ebbe negli anni trenta con la costruzione del Villaggio sanatoriale Eugenio Morelli, un complesso di dimensioni molto più ampie e concepito secondo criteri architettonici e organizzativi più moderni. La Pineta di Sortenna resta tuttavia il primo episodio di questa vicenda, e la sua storia costituisce la premessa della successiva identità sanitaria della cittadina.
La Pineta di Sortenna si distingue dal modello ospedaliero tradizionale per un impianto aperto verso il paesaggio, più vicino, per alcuni aspetti, all'architettura alberghiera alpina, con ambienti di soggiorno, verande e terrazze destinati alla permanenza prolungata dei degenti. La distribuzione degli spazi rifletteva direttamente le esigenze della cura sanatoriale: le camere costituivano gli ambienti della degenza individuale, mentre verande e terrazze fungevano da estensione degli spazi interni, utilizzabili per il riposo e le cure all'aria aperta.
L'orientamento dell'edificio e la disposizione delle aperture furono studiati per massimizzare l'esposizione alla luce solare e favorire la ventilazione naturale, in coerenza con i principi della climatoterapia, mentre la pineta circostante contribuiva a definire il microclima nel quale la struttura venne inserita. Questo rapporto stretto tra edificio, bosco e paesaggio è considerato dagli studi architettonici un tratto originale dell'architettura sanatoriale delle origini in Italia.
La funzione della Pineta di Sortenna era la cura della tubercolosi attraverso il metodo sanatoriale, basato su riposo, alimentazione, aria pura ed esposizione alla luce, in un'epoca priva di terapie farmacologiche efficaci. La vita quotidiana dei pazienti era scandita da orari regolari e da un'alternanza di riposo e attività leggere, tra cui le passeggiate nei percorsi ricavati nella pineta.
Nel corso del Novecento la medicina antitubercolare si trasformò progressivamente, introducendo nuove pratiche come il pneumotorace artificiale sviluppato a partire dagli studi di Carlo Forlanini. La svolta più significativa arrivò nel secondo dopoguerra con la diffusione dei farmaci antitubercolari: un articolo clinico del 1952 documenta l'impiego dell'isonicotilidrazina proprio presso il Sanatorio di Pineta di Sortenna, a testimonianza del passaggio della struttura dalla climatoterapia tradizionale alla moderna terapia farmacologica.
Il progressivo miglioramento delle terapie antitubercolari determinò, nel secondo dopoguerra, la crisi generale del modello sanatoriale, che coinvolse anche la Pineta di Sortenna, mentre la funzione sanitaria di Sondalo si spostava progressivamente sul più grande complesso del Villaggio Morelli.