Villaggio sanatoriale Eugenio Morelli

Villaggio sanatoriale Eugenio Morelli
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Divisione 1Lombardia
LocalitàSondalo
IndirizzoVia Zubiani 33
Coordinate46°20′08.05″N 10°19′36.66″E
Informazioni generali
CondizioniItalia
Costruzione1932-1940
Inaugurazione1946
Stilerazionalista
Usoospedale
Realizzazione
Costo19 605 000 lire (previsione iniziale); 88 000 000 lire (1938, esclusi infissi e arredamenti)
ArchitettoMario Loreti
IngegnereRaffaello Mattiangeli
AppaltatoreImpresa Daniele Castiglioni di Milano
CostruttoreImpresa Daniele Castiglioni di Milano
ProprietarioINPS; successivamente ente ospedaliero pubblico
CommittenteCassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS), poi INFPS

Ospedale Morelli (già Villaggio sanatoriale Eugenio Morelli) è un complesso ospedaliero situato a Sondalo, in provincia di Sondrio, sulle pendici del monte Sortenna. Realizzato a partire dal 1932 come grande sanatorio antitubercolare nazionale, nel 1973 è stato trasformato in ente ospedaliero autonomo e continua tuttora, in parte, a svolgere funzioni sanitarie. È considerato uno dei principali esempi di architettura sanatoriale razionalista in Italia e uno dei più estesi interventi di trasformazione del paesaggio alpino del XX secolo.

Storia

I sanatori di Sondalo prima del Villaggio

La vocazione sanitaria di Sondalo precede di alcuni decenni la costruzione del grande Villaggio. Nel 1903 il medico sondalino Ausonio Zubiani inaugurò il sanatorio Pineta di Sortenna, generalmente indicato come il primo sanatorio italiano. Nei decenni successivi sorsero nella stessa area altre strutture, tra cui Abetina e Vallesana, che trasformarono progressivamente Sondalo in un polo della climatoterapia antitubercolare, con effetti significativi anche sull'economia locale.

La politica antitubercolare fascista e la CNAS

La costruzione di una rete sanatoriale nazionale si intensificò con il regime fascista. Il Regio decreto legge 27 ottobre 1927, n. 2055, istituì l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi, le cui prestazioni entrarono in vigore dal 1929, affidando alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS) un ruolo centrale nella pianificazione di dispensari, sanatori e ospedali specializzati. Nel giro di pochi anni la rete nazionale passò dalle 43 strutture del 1923, per circa 8.000 posti letto, alle 425 strutture del 1939, per circa 40.000 posti. La campagna fu presentata dalla propaganda del regime come una "bonifica del popolo", accostandola alle altre campagne di bonifica territoriale promosse in quegli anni.

Figura centrale del programma fu il tisiologo Eugenio Morelli (Teglio, 1881 – Roma, 1960), allievo di Carlo Forlanini a Pavia e consulente medico della CNAS, cui fu affidato il compito di contribuire alla costruzione della rete nazionale di istituti antitubercolari, dalla formazione degli specialisti alla definizione delle tipologie edilizie. Al suo nome fu intitolato il complesso realizzato a Sondalo.

Progettazione e cantiere (1932-1946)

I lavori del Villaggio iniziarono nel 1932. Il progetto, inizialmente previsto su un numero inferiore di edifici, fu ampliato nel corso della costruzione fino a comprendere nove padiglioni principali, con continue revisioni tecniche ed economiche. La documentazione d'archivio attesta il contributo di diverse figure tecniche dell'ufficio della CNAS, tra cui l'ingegnere capo Raffaello Mattiangeli, e dell'impresa costruttrice Castiglioni, rappresentata da Tullio Petech.

L'attribuzione del progetto architettonico non è unanime tra gli studiosi. Una parte della storiografia, a partire dallo studio di Annalisa Trentin del 2005, indica come autore l'architetto Mario Loreti. Davide Del Curto ha tuttavia osservato che la documentazione d'archivio esaminata non consente di attribuire con certezza il progetto a un singolo autore, e propone di considerare una progettazione maturata prevalentemente nell'ambito dell'ufficio tecnico della CNAS, con il coinvolgimento di diverse figure tecniche.

Il cantiere fu rallentato dallo scoppio della seconda guerra mondiale: la principale fase costruttiva si concluse attorno al 1940, mentre il completamento funzionale e l'apertura ai ricoverati risalgono al secondo dopoguerra. Uno studio dedicato alle infrastrutture tecniche del complesso — reti idriche, fognarie, energetiche e di trasporto, inclusa una teleferica — copre l'intero arco 1932-1946.

Il "più grande sanatorio d'Europa"

Il Villaggio Morelli viene comunemente descritto come il più grande sanatorio d'Europa per capacità ricettiva. Secondo Menini, le dimensioni straordinarie del complesso furono in parte legate alla retorica propagandistica del regime fascista, volta a ottenere primati in vari settori; i progetti originari prevedevano dieci padiglioni tipo, di cui solo otto furono realizzati. L'ampliamento del progetto era riconducibile a una diretta volontà di Benito Mussolini di superare per dimensioni un analogo sanatorio in costruzione in Francia.

Apertura e attività sanatoriale

Nel secondo dopoguerra il Villaggio entrò a pieno regime, diventando uno dei maggiori centri italiani per la cura della tubercolosi, con una capacità complessiva dell'ordine delle migliaia di posti letto; una fonte del 1963 descrive singoli padiglioni capaci di ospitare circa 300-390 pazienti. La cura si basava sui principi classici della sanatorietà (riposo, aria, alimentazione controllata, soggiorno prolungato sulle verande), affiancati da tecniche più propriamente chirurgiche legate all'eredità di Forlanini, come lo pneumotorace artificiale e la toracoplastica.

I primi pazienti accolti, tuttavia, furono in larga parte reduci dai campi di concentramento nazisti, rientrati in Italia al termine della Seconda guerra mondiale in condizioni fisiche particolarmente precarie. La loro presa in carico fu affidata all’ACISP, che intervenne per far fronte alla drammatica insufficienza dei posti letto disponibile negli ospedali italiani nel periodo della ricostruzione.

La crisi del modello sanatoriale e la trasformazione in ospedale

La diffusione, a partire dagli anni quaranta, della terapia antibiotica contro la tubercolosi (in particolare la streptomicina) rese progressivamente superfluo il modello del lungo ricovero climatico, accorciando drasticamente le degenze e rendendo obsoleto gran parte del patrimonio edilizio sanatoriale italiano. All'inizio degli anni settanta l'INPS avviò la dismissione del sistema sanatoriale nazionale e nel 1971 il Villaggio Morelli rischiò la chiusura definitiva; la mobilitazione dei lavoratori e della popolazione locale contribuì a evitarne la dismissione integrale. Nel 1973 il complesso fu trasformato in ente ospedaliero autonomo.

L'ospedale contemporaneo

Una parte del complesso continua tuttora a svolgere attività ospedaliera nell'ambito dell'organizzazione sanitaria regionale lombarda, come Presidio Ospedaliero Morelli dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale della Valtellina e dell'Alto Lario. Nel marzo 2020, all'inizio della pandemia di COVID-19, un'interrogazione parlamentare alla Camera dei deputati richiamò l'attenzione del Governo sulla possibilità di recuperare funzionalmente i padiglioni storici dell'ospedale allora dismessi, per farne unità di terapia intensiva dedicate al contrasto dell'epidemia.

Architettura e paesaggio

Un insediamento urbano sul versante alpino

Il complesso occupa circa 34 ettari sul versante sopra l'abitato di Sondalo e comprende nove padiglioni immersi in un'area boscosa, collegati da strade, tornanti e viadotti che seguono la morfologia del terreno. Per questa ragione il Villaggio è stato descritto dalla storiografia come una vera e propria "città di fondazione alpina", un insediamento costruito quasi interamente ex novo e dotato di una propria autonomia infrastrutturale, oltre che come episodio di paesaggio culturale di rilievo.

I padiglioni

I padiglioni di degenza riprendono il modello tipologico elaborato dall'ufficio tecnico della CNAS, con i reparti organizzati intorno a una spina centrale e affacciati verso il lato più favorevole all'esposizione solare; le camere comunicavano direttamente con ampie verande destinate alla cosiddetta cura a sdraio. Pur condividendo caratteristiche tipologiche comuni, ciascun padiglione occupa una posizione specifica del pendio, in un rapporto particolare con la viabilità e con gli spazi verdi circostanti.

Linguaggio architettonico

Il Villaggio Morelli è generalmente considerato una delle massime espressioni dell'architettura razionalista in Valtellina, per l'uso di forme geometriche essenziali, la riduzione dell'ornamento e le ampie superfici finestrate e terrazzate. La critica ha individuato nel complesso riferimenti eterogenei, dal razionalismo lombardo alle esperienze sanatoriali europee, fino a elementi riconducibili al Novecentismo e al Novocomum di Giuseppe Terragni.

Il parco

Il verde del Villaggio non è un elemento accessorio, ma fu progettato insieme agli edifici come parte integrante della cura, poiché la terapia sanatoriale attribuiva grande importanza al soggiorno e alla passeggiata all'aperto. Il parco si estende su circa 34 ettari, comprende 23 giardini e 15 viali percorribili a piedi, ed è organizzato in una zona settentrionale a bosco di conifere e in un settore meridionale con giardini terrazzati ricavati dallo scavo del versante. Il rapporto fra padiglioni, boschi, giardini e percorsi costituisce uno dei principali caratteri distintivi dell'insediamento, ed è stato oggetto di studi specifici sulla sua progettazione e sulla sua attuale conservazione.

Rilevanza botanica

Il parco ospita circa una trentina di essenze arboree diverse, in parte non autoctone, introdotte insieme all'impianto originario del Villaggio. La specie più rappresentativa è il cedro, presente nelle due varietà Cedrus atlantica (cedro dell'Atlante) e Cedrus deodara (cedro dell'Himalaya): il loro attecchimento e sviluppo a oltre 1.000 metri di quota è considerato un caso raro per un impianto artificiale di conifere non autoctone a queste altitudini. Lungo i viali e i camminamenti utilizzati per le passeggiate dei degenti furono inoltre piantumati tigli, olmi, aceri, diverse varietà di Prunus e alcuni esemplari di Ginkgo, mentre edera, glicine e rose ornano da decenni muraglioni e arcate del sistema viario interno.

Infrastrutture tecniche

La realizzazione di un insediamento ospedaliero di queste dimensioni a circa 1.000 metri di quota richiese la costruzione contestuale di reti tecniche autonome per l'approvvigionamento idrico, l'energia, la fognatura e i trasporti, inclusa una teleferica di servizio, documentate dall'archivio del cantiere per il periodo 1932-1946.

Tutela e valorizzazione

Il Piano Territoriale Regionale d'Area della Media e Alta Valtellina ha individuato tra i propri obiettivi la valorizzazione paesistica e culturale dell'intero complesso, inteso come insieme di edifici, spazi aperti e viabilità di accesso, nel quadro più ampio della rifunzionalizzazione dell'ex sanatorio.

Il complesso è catalogato dal sistema informativo dei beni culturali della Lombardia (SIRBeC), che ne cataloga singolarmente i padiglioni nell'ambito della scheda dedicata all'intero complesso ospedaliero.

Museo dei sanatori

Una parte della memoria storica del Villaggio è conservata nel Museo dei Sanatori, allestito nell'edificio dell'ex accettazione dei pazienti, che raccoglie fotografie, documenti, strumenti medici e oggetti della vita quotidiana dei ricoverati.

Note

  1. ↑ Attribuzione tradizionale; la documentazione d'archivio studiata da Davide Del Curto non consente di considerare definitivamente accertato il suo ruolo. Il progetto risulta riconducibile all'ufficio tecnico della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali, con un possibile ruolo centrale dell'ingegnere Raffaello Mattiangeli.
  2. ↑ Il nome e la sigla di Mattiangeli compaiono su numerosi elaborati tecnici conservati nell'archivio del Villaggio Morelli; Del Curto ipotizza un suo ruolo centrale nella progettazione e nella supervisione tecnica.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Davide Del Curto, La costruzione della rete sanatoriale italiana, in Il Villaggio Morelli di Sondalo. Identità paesaggistica e patrimonio monumentale, Reggio Emilia, Diabasis, 2011. URL consultato il 25 agosto 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Giacomo Menini, La bellezza inconsapevole. Il Villaggio Morelli di Sondalo e la costruzione del territorio valtellinese, in Luisa Bonesio, Davide Del Curto (a cura di), Il Villaggio Morelli. Identità paesaggistica e patrimonio monumentale, Reggio Emilia, Diabasis, 2011. URL consultato il 25 agosto 2026.
  5. ↑ Antonella Berzero, Paolo Mazzarello, Morelli, Eugenio, su Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 76, Treccani, 2012. URL consultato il 25 agosto 2026.
  6. ↑ Annalisa Trentin, Mario Loreti, i luoghi della cura tra il mare e le Alpi, 2005.
  7. ↑ Davide Del Curto, La costruzione della rete sanatoriale italiana, su ResearchGate. URL consultato il 25 agosto 2026.
  8. 1 2 Davide Del Curto, Francesco Carlo Toso, Technical Systems and Networks for a Modern High Altitude Settlement: The Construction of the Sanatorium Village in Sondalo [1932-1946], 2012. URL consultato il 25 agosto 2026.
  9. 1 2 Giacomo Menini, Un gigante tra le montagne. La costruzione del Villaggio Morelli fra tipizzazione e contesto, in Davide Del Curto (a cura di), Dal mal sottile alla tubercolosi resistente. Un secolo di sanatori in Valtellina, Bellano, Grafiche Rusconi, 2012, pp. 17-23. URL consultato il 25 agosto 2026.
  10. ↑ I. Bormolini, Il Villaggio sanatoriale Morelli: prima parte, in Intorno Tirano, 8 gennaio 2020. URL consultato il 25 agosto 2026.
  11. 1 2 3 Francesco Cossi, Il parco dell'Ospedale Eugenio Morelli di Sondalo (PDF), in Bollettino Storico Alta Valtellina, n. 12, 2009. URL consultato il 25 agosto 2026.
  12. ↑ Giacomo Menini, L'aria pura e i sanatori di Sondalo, in Memorie dell'aria in Alta Valle, 2017, ISBN 9788897897088.
  13. ↑ Davide Del Curto, Un secolo di sanatori in Valtellina. Un'eredità ingombrante tra memoria e patrimonio, 2012. URL consultato il 25 agosto 2026.
  14. ↑ Presidio Ospedaliero Morelli (PDF), su Consiglio regionale della Lombardia. URL consultato il 25 agosto 2026.
  15. ↑ Allegato B ai resoconti dell'Assemblea - Seduta 318 di mercoledì 18 marzo 2020 (interrogazione 5-03767, Del Barba), su Camera dei deputati, XVIII legislatura. URL consultato il 25 agosto 2026.
  16. ↑ Luisa Bonesio, Il Villaggio Sanatoriale di Sondalo come invenzione di un paesaggio culturale, 2010.
  17. 1 2 Il «Villaggio sanatoriale» di Sondalo. Un viaggio tra medicina e architettura, in La Verità, 25 dicembre 2023. URL consultato il 25 agosto 2026.
  18. 1 2 3 4 Paesaggio, su Museo dei Sanatori di Sondalo. URL consultato il 25 agosto 2026.
  19. ↑ Un censimento aggiornato delle alberature del parco, basato sulla documentazione d'archivio dell'ufficio tecnico dell'ospedale — in particolare sull'inventario arboreo del 1946 — è stato condotto in una tesi di laurea magistrale del Politecnico di Milano dedicata specificamente al parco come paesaggio terapeutico, che ne ha ricostruito la vicenda storico-costruttiva e ha individuato le principali criticità di conservazione dell'impianto arboreo attualeVeronica Ferrari, Il parco del villaggio sanatoriale di Sondalo. Studio e rilievo di un paesaggio terapeutico, a cura di Davide Del Curto (relatore), Giacomo Menini (correlatore), Politecnico di Milano, 2014. URL consultato il 25 agosto 2026..
  20. 1 2 Patrimonio e paesaggio: eredità, memoria, valorizzazione, su Museo dei Sanatori di Sondalo. URL consultato il 25 agosto 2026.
  21. ↑ P. Mazzariol, Padiglione 5 dell'Azienda Ospedaliera 'Eugenio Morelli', Via Zubiani, 3 - Sondalo (SO), su Lombardia Beni Culturali, Regione Lombardia, 2001. URL consultato il 25 agosto 2026.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni