| Cyclocybe cylindracea | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Fungi |
| Divisione | Basidiomycota |
| Sottodivisione | Agaricomycotina |
| Classe | Agaricomycetes |
| Sottoclasse | Agaricomycetidae |
| Ordine | Agaricales |
| Famiglia | Strophariaceae |
| Genere | Cyclocybe |
| Specie | C. cylindracea |
| Nomenclatura binomiale | |
| Cyclocybe cylindracea (DC. Alfredo Vizzini) & (Claudio Angelini), 2014 | |
| Sinonimi | |
| Cyclocybe cylindracea Caratteristiche morfologiche | |
|---|---|
| Cappello | |
| Imenio | |
| Lamelle | |
| Sporata | |
| Velo | |
| Carne | |
| Ecologia | |
| Commestibilità | |
Cyclocybe cylindracea Ex Cyclocybe aegerita (V. Brig.) Vizzini, 2014 (dal greco aigeros = pioppo, per il suo habitat preferenziale), volgarmente conosciuto come piopparello oppure pioppino o peppino, è uno dei più apprezzati funghi commestibili. Si tratta di una specie saprofita/parassita piuttosto adattabile, che si presta molto bene alla coltivazione.

Inizialmente bruno assai scuro e convesso, via via tende a distendersi e il colore si fa più chiaro ma quasi sempre con tonalità appena più scura verso il centro, dove appare appena rilevato (lievissimo umbone). Può arrivare a 14 cm di diametro. Da semisferico a quasi piano, presenta una superficie (cuticola) lievemente corrugata e spesso fessurata per la siccità, mentre con tempo umido si presenta un po' untuoso.
Le lamelle sono fitte e sottili, di colore bianco-beige, poi grigio-brunastro e infine color tabacco per le spore mature.
Assai variabile per diametro e altezza, generalmente slanciato soprattutto negli esemplari giovani, flessuoso, fibroso e compatto.
Persistente, attaccato in alto a formare un colletto inverso membranoso, che si colora di bruno allorché ricoperto dalle spore cadute dalle lamelle.
Bianca e compatta, di colore più scuro sul gambo e alla base di questo.
Microscopia
Brune-rugginose in massa, ovali e bruno chiaro al microscopio.
Su tronchi marcescenti (ma anche vivi fino all'attacco definitivo del fungo) di molte latifoglie, specialmente di pioppo, sambuco, olmo oppure salice, a tempo mite e umido, dalla primavera all'autunno inoltrato.



Eccellente commestibile. Uno dei funghi più apprezzati. Alla cottura sprigiona un profumo intenso, percepibile anche a distanza. Consumare previa cottura ed eliminazione delle parti fibrose dei gambi.
Il fungo pioppino viene coltivato sin dai tempi dei romani, ad esempio Plinio il Vecchio nella propria Naturalis Historia descrive le tecniche di coltivazione, specificando i modi migliori per ottenere tale fungo da tronchi di pioppo tagliato. Nel corso del secolo XX il pioppino è stato intensamente coltivato in Toscana, dove è tuttora presente nella gastronomia regionale.
La specie è piuttosto adattabile e si presta molto bene alla coltivazione su ceppi di latifoglie (es. pioppo o sambuco) parzialmente interrati e umidi; non bisogna però allagare il terreno circostante in quanto un eccesso di acqua può inibire completamente la formazione dei carpofori. Può anche essere fatto crescere su tronchetti di pioppo o substrati a base di paglia di frumento o anche di segatura. La sua crescita è piuttosto lenta. Il fungo viene ampiamente commercializzato ed è anche confezionato per la grande distribuzione.
In Toscana viene anche chiamato fungo d'albero, dal nome usato in queste zone per definire il pioppo.