Pittura colta è un movimento artistico italiano teorizzato agli inizi degli anni ottanta dal critico d'arte Italo Mussa nell'ambito del postmodernismo come contraltare alla transavanguardia.
Con pittura colta s'intende un ritorno alla pittura in chiave postmodernista che, rifiutando ogni facile sperimentalismo, si propone un rigore sia nella ricerca della forma che nelle tecniche di esecuzione. Inoltre i motivi di ispirazione delle arti figurative sono rivolti alla citazione e al recupero di suggestioni letterarie, storiche, archeologiche con esiti che possono raggiungere valenze surreali o metafisiche.
Negli stessi anni Maurizio Calvesi parlava di "anacronismo" (termine coniato in origine dall'artista Franco Piruca) e il critico Italo Tomassoni di "ipermanierismo" per indicare fenomeni simili a quelli individuati da Italo Mussa. Nel 1986 Giuseppe Gatt avrebbe parlato invece di "nuova maniera italiana".
L'Anacronismo (dal greco aná, contro, e chrónos, tempo), sebbene strettamente affine alla Pittura colta, venne strutturato da Maurizio Calvesi non come un nostalgico o passatista ritorno all'antico, bensì come una riflessione propriamente concettuale sulla memoria e sul tempo ciclico.
Gli artisti anacronisti rifiutavano l'idea modernista di un progresso lineare e distruttivo dell'arte, considerando la storia della pittura como un palinsesto aperto in cui passato e presente convivono contemporaneamente, consentendo il recupero del "mestiere" artigianale in contrapposizione alla smaterializzazione dell'arte concettuale degli anni 1970.
La linea critica dell'Anacronismo e del citazionismo colto trovò la sua definitiva consacrazione internazionale in occasione della XLI Biennale di Venezia del 1984, incentrata sulla macro-tematica "Arte e Arti. Attualità e Storia".
In questa rassegna, Calvesi curò la mostra collettiva "Arte allo specchio" presso il Padiglione Centrale dei Giardini, volta a evidenziare come il confronto speculare con la storia fosse una costante del Novecento. Per generare questo cortocircuito temporale, il curatore accostò le opere dei maestri storici (come Giorgio de Chirico, Marcel Duchamp, Pablo Picasso) e della Pop Art ai nuovi esponenti della figurazione italiana. L'opera manifesto dell'esposizione fu il monumentale dipinto a olio Guardarsi in uno specchio (1984) di Carlo Maria Mariani, eseguito emulando l'impeccabile perizia tecnica del Neoclassicismo settecentesco.
Della corrente della pittura colta e delle sei declinazioni critiche (Anacronismo e Ipermanierismo) hanno fatto parte i pittori: