Pomerio

Denarius serratus dell'81 a.C. Sul retro il toro e la vacca che tracciano il solco del pomerio.

Il pomerio (in latino pomerium o pomoerium; plurale, pomeria), nell'antica Roma, era il confine sacro e inviolabile che distingueva le città (urbes).

Il recinto sacro delimitava e definiva l'urbs, la città intesa come entità consacrata agli dèi. Solo le città con un pomerium potevano essere definite urbes. Altri insediamenti, gli oppida, centri racchiusi da mura, con scopi esclusivamente civili, amministrativi e difensivi, possono essere considerati mere piazzeforti.

Come tutti i confini intesi dagli antichi Romani, il pomerio non era una linea, ma uno spazio bidimensionale, cioè una striscia di terra.

Il pomerium di Roma è quello più rilevante, ma ogni urbs aveva il suo, incluse le colonie, e la creazione del pomerio rappresentava una sorta di atto di nascita per l'insediamento. Secondo Varrone (De lingua Latina, V, 143), questa tradizione era di origine etrusca e fu adottata in molte città latine, ma questo assunto è discusso dagli storici moderni; secondo alcuni, infatti, questa tradizione era comune a tutta l'Italia centrale, senza essere né specificamente etrusca né specificamente romana.

Etimologia

Gli stessi Romani si sforzarono di individuare la corretta etimologia della parola, pur ammettendo la difficoltà dell'impresa. Quella proposta da Varrone (quod erat post murum, postmoerium dictum, V, 143) rinviava probabilmente ad un pomerio inteso come lo spazio tra le mura difensive e la linea definita dai cippi. Questo assunto è comune alle fonti antiche, generalmente concordi nel legare il termine alle parole moenia o murus, precedute dal prefisso post- o, secondariamente, a pro-. Al di là di quale fosse il prefisso scelto, le fonti antiche non dubitavano della connessione del pomerio alle mura.

A seconda dell'etimologia data alla parola, tuttora molto discussa, questa si può scrivere sia pomerium (resa sostenuta da Theodor Mommsen) sia pomoerium (resa sostenuta da Johan Nicolai Madvig).[senza fonte]

Origine

La fondazione di una città, sia etrusca sia italica (e quindi anche latina), seguiva un meticoloso insieme di riti. Innanzitutto, si provvedeva a conoscere gli auspici, ovvero i messaggi divini basati sul volo e sul canto degli uccelli, la cui interpretazione comunicava le volontà degli dèi; tale compito spettava all'augure. Il tracciato veniva poi segnato con un aratro, trainato da un toro ed una vacca, che scavava il solco seguendo i confini che si volevano dare alla nuova città; il vomere veniva alzato solo laddove si voleva fossero costruite le porte cittadine.

Poiché non era possibile costruire subito le mura di difesa sul primo tracciato, veniva realizzato un secondo solco, parallelo al primo. La striscia di terra compresa tra il primo e il secondo era il pomerium vero e proprio. In quest'area, i sacerdoti confinavano gli spettri, le larve, i demoni delle malattie e gli spiriti della guerra, della fame, delle pestilenze, e tutto ciò che poteva essere ricondotto a situazioni negative per la città e i suoi abitanti.

Nel pomerio non si poteva costruire, abitare, coltivare o passare (le porte erano infatti escluse dal pomerium): era l'area consacrata esclusivamente agli dèi protettori della città, che avrebbero dovuto proteggere il recinto (e di conseguenza anche tutto ciò che si trovava al suo interno). Questa serie di rigide limitazioni suggeriva in molti casi di ricorrere ad un espediente pratico: far coincidere la striscia del pomerium alla base delle mura della città; in tal modo, era più agevole rispettare i divieti; lo spazio urbano poteva essere meglio sfruttato e le mura stesse assumevano una caratteristica di sacralità, pur essendo ben distinte dal pomerium vero e proprio.

Nel punto ove le due strade principali si incontravano formando un angolo retto si scavava altresì una fossa circolare: questo fossato era chiamato mundus. Al suo interno, in un rito dall'alto contenuto simbolico, venivano interrati simboli religiosi che avrebbero dovuto assicurare alla futura città benessere, prosperità, pace e giustizia; in particolare, il fondatore vi gettava una zolla di terra portata seco dal luogo di provenienza e lo stesso facevano, dopo di lui, gli altri patres familias. I riti proseguivano per diversi giorni, in modo da estendere i benefici propri del mundus all'intero territorio della città, consacrandolo agli dèi prescelti.

Il pomerium di Roma

Lo stesso argomento in dettaglio: Roma quadrata.
Il pomerio alla base del Palatino nell'anno della fondazione di Roma (753 a.C.)

Secondo la leggenda, Romolo fondò la città di Roma tracciandone il confine sacro, il pomerio, il 21 aprile 753 a.C. Successivamente, Remo fu ucciso da Romolo perché oltrepassò in armi il solco che questi stava tracciando. Quasi certamente, il solco che Romolo stava tracciando era il secondo e Remo deve aver oltrepassato il primo, macchiandosi quindi di una colpa gravissima: la profanazione del territorio della città. Conoscendo il valore simbolico e il significato del pomerio, questa uccisione assume valenza di esecuzione capitale e giustifica il permanere di questo fatto di sangue legato alla fondazione della città di Roma. Il messaggio diventa forte e rassicurante per gli abitanti della città: sarà punito chiunque attenti alla città e ai suoi abitanti, un monito potente per i nemici.

Tracce dell'antica esistenza di un pomerio sono rimaste nel tracciato urbanistico anche dopo che le mura della città persero la propria funzione.

La tradizione vuole che il pomerio fosse allargato da Servio Tullio (sesto re di Roma). Non tutti gli storici concordano sulla connessione tra l'istituzione del pomerio e la fondazione della città. Alcuni infatti reputano che il pomerio fu istituito solo da Servio Tullio o da qualche altra figura tra Romolo e Servio Tullio. Di certo, la sua eventuale espansione era connessa all'espansione dell'imperium di Roma.

Fu poi ulteriormente allargato da Lucio Cornelio Silla, da Claudio nel 49 d.C. e ancora da Vespasiano nel 75, da Adriano nel 121 e infine da Aureliano.

In particolare, grazie al ritrovamento dei cippi utilizzati per delimitarne il percorso, gli studiosi sono riusciti a ricostruire i confini del nuovo pomerio realizzato da Claudio in seguito alla sua vittoria sui Britanni.

Caratteri

Cippo del pomerium di Claudio. Nell'ultimo rigo (ampliavit terminavitque) appare il digamma inversum (Ⅎ).

Dal punto di vista legale, Roma esisteva solo all'interno del pomerium; tutto ciò che stava oltre era semplicemente territorio appartenente a Roma, extra pomerium.

Non si trattava di mura, piuttosto di un confine legale e religioso, marcato da pietre bianche chiamate cippi pomerii, e non comprendeva tutta l'area metropolitana (il Palatino era all'interno del pomerium, ma il Campidoglio e l'Aventino non lo erano). La Curia Hostilia e la fonte dei Comitia, nel Foro Romano, due luoghi estremamente importanti nel governo della città e del suo Impero, erano situate dentro il pomerium. Il Tempio di Bellona era al di là del pomerium.

Proibizioni rituali escludevano che un sovrano consacrato potesse attraversare il pomerium (Cleopatra, ad esempio, non poté mai entrare nella città di Roma, quando venne a fare visita a Gaio Giulio Cesare).

Ugualmente, era proibito attraversare il pomerio in armi; ai promagistrati e magistrati dotati di imperium era vietato andare in armi oltre questo confine, e cedevano il proprio imperium immediatamente se lo oltrepassavano. Come risultato, un generale in attesa di celebrare il proprio trionfo era obbligato ad attendere fuori dal pomerium fino al momento della celebrazione. Pompeo, per poter celebrare il proprio trionfo in seguito alla vittoria sui pirati nel Mediterraneo orientale, rinunciò a candidarsi al consolato, perché per farlo avrebbe dovuto attraversare il pomerio da privato cittadino.

Per lo stesso motivo i littori non portavano le scuri nei fasci quando si trovavano all'interno del pomerio.

Solo il dittatore poteva esercitare l'imperium, il potere di mettere a morte un cittadino senza processo, entro il pomerium: i 24 littori al suo seguito potevano dunque tenere le scuri innestate nei fasci anche domi.

I Comitia Centuriata, l'assemblea dei cittadini divisi secondo le classi militari, erano tenuti nel Campo Marzio fuori dal pomerium: era infatti l'assemblea delle centurie, dei cittadini armati.

Il Teatro di Pompeo, dove Giulio Cesare venne assassinato con una congiura organizzata da Bruto e Cassio, era fuori dal pomerium e comprendeva una camera senatoriale, dove il Senato poteva riunirsi con la partecipazione di singoli senatori ai quali era vietato attraversare il pomerium e che quindi non avrebbero potuto recarsi alla Curia Hostilia.

Rispettato anche da Costantino I che, nella creazione delle chiese edificate dopo l'Editto di Milano (313), si mantenne sempre lontano dal centro della città, lontano dal pomerium dove eresse solo costruzioni civili.

Alle Vestali era concesso invece di essere sepolte entro il pomerio.

Altri pomeri

A Ostia antica, il percorso delle mura del primitivo castrum del IV secolo a.C. (vie pomeriali) era delimitato all'interno e all'esterno da alcune vie che si sono conservate nella successiva espansione della città.

La tradizione vuole che sia stato lo stesso Costantino, pontifex maximus, a tracciare con la propria lancia il perimetro sacro del pomerium di Costantinopoli, assegnando alla città lo stesso nome sacrale di Roma, probabilmente Flora, e battezzandola ufficialmente Nova Roma.

Tracce rimangono anche nell'attuale toponomastica di alcune città italiane come ad esempio Prato in Toscana, dove la via esterna che corre lungo le mura si chiama appunto via Pomèria, a Benevento in Campania - di origini romane e poi longobarde - dove l'analoga via si chiama via del Pomèrio, a Fiume in Liburnia, o a Pomer di una frazione di Medolino in Istria.

Note

  1. ↑ Il denario su numismatics.org, su numismatics.org.
  2. 1 2 3 4 Pomerio, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. 1 2 Carlà, pp. 600-601.
  4. ↑ Francesco Sini, Urbs: concetto e implicazioni normative nella giurisprudenza, su dirittoestoria.it.
  5. ↑ Carlà, p. 603.
  6. 1 2 Varro, On the Latin Language (XML), su loebclassics.com.
  7. ↑ Carlà, pp. 601-602 e nota 13.
  8. ↑ Carlà, p. 602.
  9. 1 2 3 Giuseppe Lugli, POMERIO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
  10. ↑ Augur, Augurium, in William Smith, A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, London, 1875.
  11. ↑ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, pomerio, in Il Sabatini Coletti - Dizionario della lingua italiana, edizione online su dizionari.corriere.it, 2018.
  12. 1 2 Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 7.
  13. ↑ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.8.
  14. ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 44.
  15. ↑ Carlà, pp. 599-600.
  16. ↑ Tacito, Annales, XII, 24.
  17. ↑ Quando Claudio ampliò il pomerio su Storiearcheostorie, su storiearcheostorie.com.
  18. ↑ Cippo pomeriale su Musei Vaticani, su m.museivaticani.va.
  19. ↑ CIL VI, 01231c
  20. ↑ Vestale in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 172187615 · Thesaurus BNCF 18668 · GND (DE) 1243476710
  Portale Antica Roma: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Antica Roma