Profezia biblica o profezia ebraica usualmente indica la predizione di eventi futuri in base all'azione, funzione, o facoltà di un profeta menzionato nella Bibbia. Tali predizioni sono ampiamente distribuite in tutto questo testo sacro, ma quelle più citate sono tratte dal Libro di Ezechiele, Libro di Daniele, Matteo 24, Matteo 25 e Apocalisse di Giovanni. Coloro che credono nella profezia biblica si dedicano allo studio esegetico ed ermeneutico delle Scritture con la convinzione che contengano descrizioni di politica globale, disastri naturali, il futuro di Israele come nazione, l'arrivo del Messia e dell'era messianica, il destino finale dell'uomo.
Alcune profezie della Bibbia sono condizionali, con le condizioni assunte implicitamente o esplicitamente. Alcuni brani profetici sono descritti come enunciati diretti da Dio mentre altri sono espressi come una prospettiva privilegiata dell'autore biblico considerato un profeta. Generalmente si crede che i profeti biblici abbiano ricevuto rivelazioni da Dio, durante le quali o per poi registrarle nei rispettivi scritti.
I profeti della Bibbia ebraica spesso ammoniscono gli Israeliti a pentirsi dei loro peccati e delle idolatrie, con minacce di punizioni o promesse di ricompense. Benedizioni e maledizioni sono attribuite alla divinità e secondo i credenti nella profezia biblica, molte di tali profezie sono viste come realizzate nell'ambito dei passi biblici successivi.
Un secondo tema profetico è quello della venuta di un Messia: i cristiani ritengono che le profezie messianiche si siano adempiute con Gesù Cristo, mentre i seguaci dell'Ebraismo rabbinico attendono ancora l'arrivo del Messia ebraico e altri segni escatologici. La maggior parte dei cristiani credono che molte profezie messianiche saranno realizzate con la seconda venuta di Cristo, sebbene alcuni cristiani (Preterismo completo) credano che tutte le profezie messianiche siano già state completate. L'Ebraismo rabbinico non separa la venuta originale del Messia dall'avvento dell'Era messianica. Per i particolari delle differenze, si veda "cristianesimo ed ebraismo". Un altro tema importante è quello della "fine dei giorni", o "ultimi giorni", particolarmente secondo l'Apocalisse di Giovanni.
Anche se l'uso principale dei termini ebraici e greci per "profezia" nella Bibbia è senza dubbio per la profezia predittiva, non tutte le profezie sono predittive. Alcune possono essere semplicemente commenti ispirati a eventi attuali o lodi ispirate.
Profezia non predittiva può includere:
Profezia predittiva può essere suddivisa in diversi gruppi di profezie correlate che condividono un tema centrale:
Secondo molti insegnamenti dell'Esegesi ebraica per il popolo ebraico valgono soprattutto Benedizioni, bene, bontà, giustizia, come altre Middòt, nonché meriti, onore, pace ed amicizia nell'Era messianica.
Apologeti cristiani indicano qui la "personalità corporativa" che connette Abramo alla nazione ebraica. Il teologo H. Wheeler Robinson scrive:
Ebrei 11:15-16 narra che i patriarchi agognavano la nazione celeste, il che spiega perché Ebrei 11:13 parli della promessa della "patria celeste".

In Esodo 34:10-27 questa viene descritta come un'alleanza, dato che vengono dati dei comandamenti. In Giudici si narra che gli Israeliti disobbedirono al comandamento di non adorare altro dio (Giudici 3:6) e di conseguenza non furono in grado di scacciare i Gebusei (Giosuè 15:63). Gli Israeliti non scacciarono tutte le tribù cananee nel corso della vita di Giosuè. I libri di Giosuè e quello dei Giudici (capitolo 1) citano le città che non riuscivano a sconfiggere. Secondo 2 Samuele, gli Israeliti occuparono Canaan, ma l'occupazione completa ebbe luogo solo quando Davide sconfisse i Gebusei a Gerusalemme e ne fece la capitale del suo impero (2 Samuele 5:6-7)
Dio afferma che la casa, il trono e il regno di Davide e la sua discendenza (chiamati "Egli edificherà una casa al mio nome" nel versetto) dureranno per sempre (2 Samuele 7:12-16, 2 Cronache 13:05, Salmo 89:20-37). 1 Re 9:4-7 e 1 Cronache 28:5 e 7:17 affermano che l'istituzione di Salomone è subordinata alla condizione che Salomone obbedisca i comandamenti di Dio.
Salomone costruì il tempio a Gerusalemme (2 Cronache 2:1;6:7-10) ma non obbedì i comandamenti di Dio (1 Re 11:1-14).
La distruzione del Regno di Giuda da parte di Nabucodonosor II nel 586 p.e.v. concluse la supremazia della Real Casa di Davide.
Alcuni studiosi, tra cui Saul di Cirene, sostengono che Dio abbia promesso a David una dinastia eterna, senza condizioni (1 Re 11:36,15:4, 2 Re 8:19). Ritengono che la promessa condizionale di 1 Re 9:4-7 sembra minare questo patto incondizionato. La maggioranza degli esegeti considerano l'espressione "trono d'Israele" quale riferimento al trono del Regno Unito degli Israeliti. Lo vedono come una condizionalità della promessa dinastica incondizionale fatta alla Casa di Davide in 1 Re 11:36,15:4 e 2 Re 8:19. Asseriscono che la presenza sia della promessa incondizionata che di quella condizionata alla Casa di Davide creerebbe un'intensa dissonanza teologica nel Libro dei Re.
I cristiani credono che la promessa si riferisca a quei discendenti che possano realizzare il ruolo di re, piuttosto che di un regno terreno permanente.
I Libri dei Re e Geremia riportano che a Sedecia furono levati gli occhi dopo che fu portato dal Re di Babilonia e che vi rimase prigioniero fino alla morte (2 Re 25:6-7 e Geremia 52:10-11). Non esiste altra documentazione storica di quello che successe a Sedecia a Babilonia.
Giosia combatté contro gli Egizi sebbene il faraone, Necao II, profetizzasse che Dio lo avrebbe distrutto se lo avesse fatto (2 Cronache 35:21-22) — forse Giosia si stava "opponendo al devoto partito profetico". Giosia fu ucciso in battaglia contro gli Egizi (2 Re 23:29-30). Tuttavia il Regno di Giuda stava attraversando un periodo di pace quando Giosia morì, realizzando quindi la profezia.

Secondo 2 Cronache 28:5-6 "Ma il Signore suo Dio lo (Acaz) mise nelle mani del re degli Aramei, i quali lo vinsero e gli presero un gran numero di prigionieri, che condussero in Damasco. Fu consegnato anche nelle mani del re di Israele, che gli aveva inflitto una grande sconfitta.".
In Isaia 7:9 il profeta dice chiaramente che un presupposto per il compimento della profezia è che Acaz rimanga saldo nella sua fede. Ciò significa che egli debba confidare in Dio e non cercare aiuto militare degli Assiri, che Acaz comunque fece.
Il Libro di Isaia predisse anche che:
Apologeti cristiani affermano che la profezia di Isaia nei capitoli 13 e 21 potrebbe esser stata diretta originariamente contro l'Assiria la cui capitale Ninive fu sgominata nel 612 p.e.v. da un'invasione congiunta di Medi e Babilonesi. Secondo questa spiegazione la profezia fu successivamente aggiornata e indirizzata a Babilonia che non aveva riconosciuto la potenza nascente della Persia. D'altra parte si deve notare che il re persiano Ciro, dopo aver sconfitto la Media nel 550 p.e.v., non trattò i Medi come nazione assoggettata.
La profezia potrebbe risalire al 735 p.e.v. quando Damasco e Israele erano alleate contro Giuda. Tiglatpileser I catturò Damasco nel 732, che alcuni apologeti indicano come la realizzazione di questa profezia, ma la campagna bellica non ridusse mai la città in macerie. La descrizione di Damasco come "cumulo di rovine" è stata intesa come linguaggio figurativo per illustrare il saccheggio della città, la cattura dei suoi abitanti deportati come schiavi a Kir (città non meglio identificata) e la decadenza della città stessa sia economicamente che politicamente negli anni che seguirono l'attacco di Tiglatpileser. Si crede inoltre che la profezia possa avere una realizzazione futura in merito agli sviluppi della "fine del tempo" associati ad Israele. molti gruppi terroristi hanno le loro basi a Damasco e nel 2007 Israele dichiarò che avrebbe distrutto la Siria se questa avesse attaccato usando armi chimiche.
Il passo è consistente con 2 Re 16:9, che afferma che l'Assiria sconfisse la città ed esiliò gli abitanti a Kir.
Alcuni teologi sostengono che la dichiarazione che il "paese di Giuda" sarà il terrore degli Egiziani non è un riferimento ad un grande esercito di giuda che attaccherà l'Egitto, bensì una circonlocuzione per il luogo dove dimora Dio. Asseriscono che sarà Dio ed i suoi piani che causeranno all'Egitto di essere terrorizzato. Continuano dicendo che il secondo messaggio "in quel giorno", dal versetto 18, annuncia l'inizio di un rapporto più profondo tra Dio e l'Egitto, che porta alla conversione dell'Egitto e all'adorazione di Dio (vv. 19-21). Sostengono che l'ultima profezia "in quel giorno" (vv. 23-25) parla di Israele, Assiria ed Egitto come popoli speciali per Dio, e quindi descrivono eventi escatologici.
Tuttavia ci sono molti studiosi che sottolineano che il profeta stesso parla di Ciro e sostengono che Deuteroisaia interpreta l'ingresso vittorioso Ciro a Babilonia nel 539 p.e.v. come prova della missione divina a beneficio d'Israele. L'argomento principale contro gli idoli in questi capitoli è che non possono predire il futuro, mentre Dio annuncia eventi futuri come le previsioni su Ciro.

Geremia profetizzò che:
Durò 68 anni (605 p.e.v.–537 p.e.v.) dalla cattura della terra d'Israele da parte di Babilonia e l'esilio di un piccolo numero di ostaggi tra cui Daniele, Hananiah, Azariah e Mishael (Daniele 1:1-4). Durò 60 anni (597–537 p.e.v.) dalla deportazione dei 10.000 "capi e prodi" (2 Re 24:14) inclusi Ioiachìn e Ezechiele sebbene ci sia una discrepanza col numero di esuli in (Geremia 52:28-30). Durò 49 anni (586–537 p.e.v.) dall'esilio della maggior parte di Giuda (2 Re 25:11) incluso Geremia che fu deportato in Egitto, lasciando indietro solo un'esigua parte della popolazione povera (2 Re 25:12).
Tuttavia alcuni studiosi cristiani cercano di spiegare la cifra in modo differente, affermando che Geremia fornì un numero arrotondato.
Commentari cristiani considerano le forze persiane conquistatrici come un'alleanza tra Persiani e Medi. Un commentario asserisce che l'uso del termine "Medi" è dovuto ad un primo riconoscimento da parte degli ebrei e perché i generali di Ciro apparentemente erano Medi.
La distruzione del Tempio da parte dei romani fece terminare il sistema dei sacrifici. I cristiani asseriscono che questo si riferisce al millennio in cui Cristo regnerà per mille anni, poiché Geremia 33:18 concorda col regno eterno della discendenza di Davide nei vv. 21-22.

Vedi le profezie in Daniele 2, 5, 7, 8, 9:24-27
La frase "abominio della desolazione" si riscontra in tre passi nel Libro di Daniele, tutti nel contesto letterario di visioni apocalittiche.

Tiro era una città fortificata su un'isola con villaggi sulla terraferma, lungo la costa. Questi insediamenti costieri furono distrutti da Nabucodonosor II, ma dopo un assedio di 13 anni, dal 585 al 573 p.e.v., il Re di Tiro fece la pace con Nabucodonosor, andando in esilio e lasciando la città insulare intatta. Alessandro Magno usò le macerie dei villaggi per costruire una rampa verso l'isola, entrò nella città e la saccheggiò senza pietà. La maggior parte dei residenti fu uccisa in battaglia o venduta in schiavitù. Fu rapidamente ripopolata da coloni e cittadini scampati, ed in seguito riacquistò la sua indipendenza. Col tempo Tiro entrò comunque in declino e si ridusse a villaggio. Riecheggiando le parole di Ezechiele, lo storico Philip Myers scrive nel 1889: "La città non si riprese mai più dal colpo. Il sito di quella che una volta era stata una fiorente capitale marittima è ora "spoglia come la cima di una pietra", un luogo dove pochi pescatori stendono le proprie reti ad asciugare. Fonti più antiche si riferiscono spesso a quei luoghi come "villaggio di pescatori". Tuttavia si riprese e crebbe rapidamente nel XX secolo. Le rovine di parte dell'antica Tiro sono un sito protetto e possono esser visitate nella settore meridionale dell'isola mentre la Tiro moderna occupa la parte settentrionale e si estende sulla rampa di Alessandro fino alla terraferma. È oggi la quarta città più grande del Libano, con una popolazione di circa 60.000 abitanti.
Ciò include l'affermazione che Dio renderà l'Egitto così debole che non dominerà mai più le altre nazioni. Il faraone Amasis (che scacciò Nabucodonosor) conquistò anche Cipro, governandola fino al 545 p.e.v. Nonostante fosse una potente nazione in tempi antichi, l'Egitto da allora fu dominato dai Persiani, Greci, Romani, Impero bizantino, Impero ottomano, Britannico e Francese, e ha avuto anche periodi di indipendenza da potenze straniere. Durante il periodo ellenistico, il frazionamento dell'impero di Alessandro Magno pose la Dinastia tolemaica (di origine greco-macedone) come sovrani d'Egitto: i Tolomei poi conquistarono e governarono la Cirenaica (ora Libia nordorientale), la Palestina e Cipro in veri periodi.
C'è un po' 'di incertezza tra gli studiosi moderni per quanto riguarda quando (e da chi) siano state scritte le varie parti del Libro di Ezechiele, rendendo quindi la datazione delle profezie difficile da determinare (cfr. Libro di Ezechiele).
Nabucodonosor invase l'Egitto verso il 568 p.e.v. Tuttavia gli eserciti di Faraone Amasis sconfissero i Babilonesi (sebbene l'autore non abbia elaborato i particolari e non ci siano noti resoconti dettagliati di questa invasione). Erodoto riporta che questo Faraone ebbe un regno lungo e fiorente. Gli Egizi furono conquistati dai Persiani nel 525 p.e.v.
Gesù afferma che Giovanni Battista aveva realizzato la profezia, nonostante l'apparente diniego del Battista in Giovanni 1:21).

La reazione cristiana è varia:
Versetti come Atti 7:4-5 e Ebrei 11:13 indicano che ciò non avvenne durante il tempo di Abramo. Il biblista F. F. Bruce asserisce che ciò si realizzò durante il regno di Davide. Scrive:
Gli studiosi "preteristi" spiegano questo versetto come se si riferisse alla distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 e.v. con la frase "prima che venga il Figlio dell'uomo" che significhi prima del giudizio della nazione d'israele e della città di Gerusalemme per aver rifiutato Gesù come messia. Non accettano l'interpretazione di Matteo 10:23 come riferimento ad una seconda venuta di Gesù perché Gesù parla a suoi discepoli delle città di Israele:
Il commentario della Bibbia Wycliffe dissente da questa opinione:
Secondo Marco 15:42-46, Gesù fu sepolto il venerdì notte e secondo Matteo 28:1-6 e Giovanni 20:1, la tomba di Gesù fu trovata vuota all'alba della domenica. È consuetudine per le nazioni orientali contare parte di un giorno come giorno intero di 24 ore.
Le reazioni cristiane sono state di vario genere:
I Preteristi rispondono che Gesù non voleva significare la sua seconda venuta ma una dimostrazione della sua potenza, quando dice "venire nel suo regno". Secondo questa opinione, ciò venne realizzato dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 e.v. quando alcuni degli Apostoli erano ancora in vita e quindi confermavano la parola di Gesù che solo alcuni non sarebbero morti. Altri sostengono che si riferisca alla Trasfigurazione. Il Commentario Biblico Wycliffe afferma:
La traduzione "voi vedrete" in greco è "ὄψεσθε" [opheste, dall'infinito optomai] che è plurale. Gesù intendeva che gli ebrei, e non solo il Sommo Sacerdote, avrebbero visto la sua venuta.
Gli esegeti cristiani argomentano che il primo canto del gallo semplicemente manca da Matteo, Luca e Giovanni. In Matteo 26:34, Luca 22:34 e Giovanni 13:38, Gesù predice tre dinnieghi di Pietro prima del canto del gallo. Matteo 26:69-75, Luca 22:54-62, Giovanni 18:15-27 riportano la realizzazione di questa profezia. In Marco 14:30, Gesù parla di due canti, e ciò viene confermato in Marco 14:66-72 come adempiuto. I cristiani sostengono che Matteo, Luca e Giovanni rimossero il primo canto del gallo e diminuirono (Luca addirittura l'eliminò) l'uscita parziale di Pietro dopo il primo dinniego (riportato da Marco). Se Marco era l'"interprete di Pietro", ne avrebbe ottenuto informazione diretta e quindi verrebbe considerato una fonte più attendibile.
I Preteristi affermano che questi versetti sono metaforici. Altri sostengono che la distruzione del Tempio nel 70 realizzò la profezia nonostante l'esistenza dell'attuale Muro Occidentale. Il Commentario IVP Bible Background Commentary riporta:
Le parti del muro a cui Gesù si riferisce nel versetto potrebbe non aver incluso il Muro Occidentale. Evidenza archeologica recente attesta che la parte di muro occidentale del Tempio non fu completata fino alla data incerta del 16 d.C o successivamente.
La parte sulle carestie di questo versetto è stata spesso associata al terzo sigillo dell'Apocalisse (Apocalisse 6:5-6) e l'aspetto delle pestilenze e terremoti è stato spesso associato con il quarto sigillo dell'Apocalisse (6:7-8). La presenza del termine "doglie di parto" potrebbe rappresentare tempi migliori in futuro. Gli studiosi testamentari rimarcano che tali eventi sono sempre accaduti sulla terra e quindi il versetto deve riferirsi ad un notevole aumento nella loro intensità.
Esistono inoltre esempi di citazioni erronee o irreperibili, citazioni da profeti riportate dai primi cristiani:
Scrittori cristiani hanno dato varie risposte. Una è che l'uso di Geremia si intende riferito a tutti i libri di profezia. Un'altra è che, anche se Geremia l'avesse detto (come riportato da Matteo), non ne è sopravvissuta traccia. Una terza risposta è che questo era il risultato di un errore di scrittura a causa della differenza di una singola lettera nelle versioni abbreviate dei nomi.
I biblisti cristiani hanno fornito parecchie risposte. Una di queste è che tale profezia non è sopravvissuta ad oggi. Una seconda è che la parola greca nazaret non significa "Nazareno" ma si collega all'ebraico netzer che può essere tradotto con 'ramo'. Una terza possibilità è che il versetto non è un detto profetico ma riflette semplicemente un requisito dell'Antico Testamento dove il Messia deve essere tenuto in disprezzo, (Salmi 22:6-8;69:9-11;19-21, Isaia 53:2-4;7-9); o nel Nuovo Testamento, dove si riporta che i nazareni hanno fama di essere degli inetti (Giovanni 1:46;7:52).
Alcuni studiosi replicano che ciò accade perché il riferimento di Malachia era semplicemente un'introduzione, il che rende il passo molto meno significativo di Isaia 40:3, facendo attribuire il tutto al profeta Isaia. Altre ragioni apportate sono che l'autorità di Isaia era considerata più elevata di Malachia e che il testo di Isaia era meglio conosciuto.

Gli esegeti cristiani sostengono che Paolo parli della sua stessa presenza alla fine del mondo solo ipoteticamente. Indicano come Paolo successivamente affermi che il Giorno del Signore arriverà come un "ladro di notte"(1 Tessalonicesi 5:1-2) che è una frase che Gesù stesso usa (Matteo 24:43-44) esprimendo l'impossibilità di predire la sua seconda venuta (Matteo 24:36).
Ci sono vari tentativi di spiegare il termine "sedersi nel tempio di Dio". Alcuni lo prendono come un attributo divino che l'Uomo iniquo si arroga e quindi non si può stabilire nessuna conclusione di tempo e di luogo. Molti nella prima Chiesa, come Ireneo, Ippolito di Roma, Origene e Cirillo di Gerusalemme, credevano che un vero Terzo tempio sarebbe stato ricostruito dall'Anticristo prima della seconda venuta di Gesù, mentre Girolamo e Giovanni Crisostomo riferivano il Tempio alla Chiesa. Anche alcuni studiosi moderni collegano la frase "tempio di Dio" alla Chiesa, asserendo che Paolo usa tale termine altre cinque volte al di fuori di 2 Tessalonicesi e non la connette ad un tempio in senso letterale.
I Padri della Chiesa come Giovanni Crisostomo, che erano vissuti al tempo degli gnostici, dei marcioniti, degli encratiti, dei manichei — che rifiutavano il matrimonio cristiano e la consumazione della carne perché credevano che tutta la carne provenisse da un principio maligno — asserivano che questo testo si riferisse a tali sette e che quindi si trovavano "negli ultimi giorni". Il teologo protestante John Gill credeva che ciò si riferisse al Codice di diritto canonico della Chiesa cattolica, particolarmente al celibato ecclesiastico e alla Quaresima come promulgati dalla chiesa medievale.
Alcuni studiosi cristiani credono che i vv. 11-14 si riferiscano all'era di salvezza che inizia con la risurrezione di Cristo e si realizza negli ultimi giorni. Quindi pensano che l'affermazione che Paolo fa qui sulla salvezza, sia un'affermazione che possono fare tutti i cristiani e non solo Paolo al suo tempo. Alcuni considerano questo versetto come se indicasse che non ci saranno eventi profetizzati o salvezza prima della venuta di Gesù. Coloro che detengono la convinzione che Paolo abbia in prospettiva una durata più lunga di tempo puntano al suo contesto in Romani 11, che descrive il pentimento di tutto Israele in futuro. Sottolineano inoltre il piano di Paolo di visitare Roma e altri posti in Occidente in Romani 15, come ad indicare che non credesse che il ritorno di Cristo sarebbe stato così presto da doverlo semplicemente aspettare.
La parola "presto" (altre traduzioni usano "tra poco" o "rapidamente") non deve essere compresa nel senso di un futuro prossimo, troppo vicino. Lo studioso norvegese Thorleif Boman spiega che gli Israeliti, a differenza degli europei o altri popoli dell'Occidente, non consideravano il tempo come qualcosa di misurabile o calcolabile secondo il pensiero ebraico, ma come qualcosa di qualitativo:
In questo modo, l'uso di "presto" può significare che questo sarà il prossimo evento significativo che accadrà con certezza.
I seguenti sono i requisiti scritturali dell'Ebraismo a riguardo del Messia, le sue azioni ed il suo regno. Le fonti ebraiche insistono che il Messia realizzerà le profezie completamente, nella loro interezza. Alcuni cristiani sostengono che alcune di tali profezie siano associate con una presunta seconda venuta, mentre gli studiosi ebrei affermano che non esiste il concetto di una seconda venuta nella Bibbia ebraica.

Mentre gli studiosi biblici citano i seguenti passi come profezie che farebbero riferimento alla vita, condizione, e lascito di Gesù, gli esegeti ebraici sostengono che tali passaggi non siano profezie ma traduzioni erronee o interpretazioni sbagliate dei testi ebraici.
. La traduzione ebraica della profezia legge:
I vangeli di Marco, Luca e Giovanni affermano che Gesù inviò i suoi discepoli a prendere un solo animale (Marco 11:1-7, Luca 19:30-35, Giovanni 12:14,15). I critici sostengono che questa sia una contraddizione, ironizzando sull'idea che Gesù possa cavalcare su due animali simultaneamente. Una delle repliche è che il testo riporti che Gesù cavalcava un puledro accompagnato da un'asina, forse sua madre.
Rachele piange i suoi figli, rifiuta d'essere consolata perché non sono più. (La frase "perché [i suoi figli] non sono più" si riferisce alla cattività assira dei figli di Rachele. I versetti successivi descrivono il loro ritorno a Israele.)

Questi passi biblici sono stati interpretati da alcuni studiosi musulmani come riferimenti profetici a Maometto (in arabo ﺍﺑﻮ ﺍﻟﻘﺎﺳﻢ محمد بن عبد الله بن عبد ﺍﻟﻤﻄﻠﺐ ﺍﻟﻬﺎﺷﻤﻲ ?, Abū l-Qāsim Muḥammad ibn ʿAbd Allāh ibn ʿAbd al-Muţţalīb al-Hāshimī). tale affermazione è sempre stata inaccettabile alla maggioranza dei biblisti. Quanto segue sono le interpretazioni di vari brani della Bibbia da parte di studiosi musulmani.
I Bahá'í credono che Bahá'u'lláh sia il ritorno di Cristo "nella gloria del Padre" e che i passi biblici sotto riportati furono adempiuti dalla venuta di Báb e Bahá'u'lláh, le due manifestazioni più recenti di Dio, nel 1844 e 1863 e.v. rispettivamente.
I mormoni credono che i seguenti passi biblici profetizzino o comunque supportino la provenienza del Libro di Mormon:

La profezia biblica viene ritenuta letteralmente vera da varie denominazioni cristiane conservatrici ed i relativi interpreti sostengno questo principio fornendo dettagli delle profezie che sono state realizzate. Secondo questa opinione di solito si afferma che nessuna profezia biblica si è finora dimostrata falsa, né mai succederà che lo sia. È quindi compito dell'interprete trovare un significato che sia vero secondo le parole enunciate. Si disputa inoltre la legittimità dei profeti non biblici e dei parapsicologi. Gli accademici Peter Stoner e Hawley O. Taylor, per esempio, credono che le profezie bibliche siano troppo consistenti e dettagliate per potersi essere realizzate per caso. L'antropologo Arthur C. Custance (1910–1985) sosteneva che la profezia di Ezechiele su Tiro (Ezechiele 26:1-11;29:17-20) fosse alquanto rimarchevole.
Tali problemi interpretativi si collegano all'idea più generale di come certi passi biblici debbano essere letti o interpretati — concetto noto col titolo di Ermeneutica biblica. la profezia biblica è un'area che viene spesso discussa in merito all'apologetica cristiana. Letture ebraiche tradizionali della Bibbia in genere non riflettono la stessa attenzione ai dettagli delle profezie. Maimonide affermava che Mosè fosse il più grande dei profeti e che avesse ricevuto una rivelazione solo diretta. L'analisi della rivelazione a Mosè comprende l'insegnamento della legge e dell'etica più che di profezie predittive. Secondo la Guida dei perplessi di Maimonide, i profeti usarono metafore e analogie e, ad eccezione di Mosè, le loro parole non sono da prendere alla lettera.
Secondo il Talmud, la profezia cessò in Israele dopo la ricostruzione del Secondo Tempio. Tuttavia Maimonide dichiara che un profeta può essere identificato se le sue previsioni si avverano. Alcuni ebrei ortodossi credono che un futuro profeta, forse un nuovo Elia, individuerà il futuro Messia, la corretta posizione del Santo dei Santi e altre questioni essenziali al ripristino del culto ebraico.
Alcuni interpreti sostengono che una profezia possa avere diversi adempimenti. Questa proposizione è offerta dallo studioso inglese Henry Kett (1761 – 1825) nel suo libro History the Interpreter of Prophecy (Storia l'interprete della Profezia) (1799), in cui delinea numerosi adempimenti delle profezie sull'Anticristo, con capitoli sul "potere papale", "Maomettanismo" e l'"Infedeltà" come parti di una lunga serie di adempimenti profetici.
Il vescovo protestante Samuel Horsley (1733–1806) affermò la definizione che "l'applicazione della profezia a qualsiasi di questi avvenimenti possiede tutte le caratteristiche di un'interpretazione vera" (riprodotta da J. W. Burgon nell'Appendice A di Inspiration and Interpretation, 1861). Il teologo australiano Desmond Ford definisce questa credenza chiamandola originalmente il "principio apotelesmatico".
Il teologo metodista Adam Clarke si associò al vescovo anglicano Thomas Newton nell'affermare che l"Abominio della desolazione" fosse una frase proverbiale che poteva includere eventi multipli “sostituiti o al posto di ordinanze di Dio, del Suo culto, della Sua verità, ecc.” Ciò permette di considerare alcuni, o tutti, i seguenti eventi quali adempimenti parziali simultanei di questa profezia:
L'israelista britannico Howard Rand ha scritto: "poiché gli uomini sono stati in grado di vedere uno - e solo uno - adempimento, hanno perso la maggiore portata di questa profezia e la loro comprensione del messaggio completo è stata impedita... Inoltre, a causa delle applicazioni doppie, triple e quadruple di questa profezia ad eventi mondiali, una quantità enorme di storia è coinvolta nella lingua criptogrammica della visione."

Per la maggioranza delle confessioni cristiane, la profezia che Gesù ritornerà in terra (in una seconda venuta) è un'importante dottrina, confermata dalla sua inclusione nel credo niceno. Molte datazioni specifiche di questa previsione sono state dichiarate da individui e da gruppi, anche se molte di queste date sono scadute senza che le occorrenze si avverassero. Una dichiarazione ufficiale della Santa Sede vaticana, emessa nel 1993, asseriva: "siamo già all'ultima ora".
Riferimenti biblici che si afferma siano profezie della fine del mondo includono i seguenti:
e segni in basso sulla terra... prima che giunga il giorno del Signore", giorno grande e tremendo.
Negli anni 1990 venne presentato un nuovo modo di interpretare profeticamente la Bibbia. Proposto dal matematico israeliano Eliyahu Rips, afferma che delle parole e frasi brevi siano nascoste nella Bibbia ebraica come sequenze di "lettere saltate" (ogni 30ª lettera, per esempio). La probabilità matematica che più parole in codice si verifichino all'interno della stessa area della Bibbia è stata calcolata da Rips come enormemente maggiore alla possibilità casuale, sebbene per i matematici con una formazione specifica in analisi statistiche pongano questa cifra a 1:2. Una spiegazione completa di come questo fenomeno si possa verificare naturalmente è stato in seguito pubblicato nel 1999 da Brendan McKay et al., mentre il codice biblico continua ad analizzato e discusso. Il metodo principale che presuntamente porterebbe a decifrare messaggi significativi consiste nell'estrazione di "sequenze di lettere equidistanti", o ELS (dell'inglese Equidistant Letter Sequence). Per ottenere una ELS da un testo, bisogna scegliere un punto d'inizio (in principio, qualsiasi lettera) e saltare un certo numero di lettere, anche prescelto liberamente (ma costante) e può essere negativo (in sequenza all'indietro del testo). In seguito, cominciando dal punto d'inizio, si prelevano "meccanicamente" le lettere dal testo, senza scartarne nessuna e mantenendo costante la spaziatura di prelievo.
Per esempio, se si "estraggono" le lettere in grassetto nel ParagrafoSceltoDannoUnELS - si ottiene la sequenza "P-G-O-L-A-U-S". Il salto scelto è +4. Nella tecnica proposta da Rips e Drosnin gli spazi e la punteggiatura sono palesemente trascurati.
Frequentemente più di un ELS relativo può apparire simultaneamente in una formazione di lettere ELS. Questa si ottiene scrivendo il testo in una griglia regolare, con esattamente lo stesso numero di lettere in ciascuna linea, ed in seguito si sceglie di tagliare un rettangolo nella griglia di lettere.

Nell'esempio sottostante, parte del libro biblico della Genesi (in inglese, la versione di re Giacomo (vv. 26:5–10) viene mostrata con 21 lettere per ogni riga. Gli ELS (tratti dal testo inglese) che codificano "BIBLE" e "CODE" vengono mostrati qui sotto. Di solito raffigura un rettangolo più piccolo, come quello evidenziato nella figura e allora non si notano le lettere mancanti tra righe adiacenti nell'immagine, ma è essenziale che il numero di lettere mancanti sia lo stesso per ogni paio di righe adiacenti.
Sebbene l'esempio sopra riportato sia in lingua inglese, logicamente i codici presenti nella Bibbia si basano soprattutto sulla lingua ebraica. Per ragioni religiose, molti tra gli studiosi ebrei che propugnano queste ricerche utilizzano esclusivamente la Tōrāh.
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