| Betlemme comune | |
|---|---|
| بيت لحم | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Cisgiordania |
| Governatorato | Betlemme |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Hanna Samir Hanania dal 7-5-2026 |
| Territorio | |
| Coordinate | 31°42′11″N 35°11′44″E |
| Altitudine | 775 m s.l.m. |
| Superficie | 30 km² |
| Abitanti | 28 591 (2017) |
| Densità | 953,03 ab./km² |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | P150 - P158 |
| Prefisso | 2 |
| Fuso orario | UTC+2 |
| Nome abitanti | betlemiti |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Betlemme (AFI: /beˈtlɛmme/; in arabo بَيْت لَحْم?, Bayt Laḥm; in ebraico בֵּית לֶחֶם?, Beit Leḥem, letteralmente «casa del pane»; in greco antico Βηθλεέμ?, Bēthleém; in latino Bethlehem) è una città della Cisgiordania e il capoluogo dell'omonimo governatorato di Betlemme, nello Stato di Palestina. Situata nelle colline della Giudea, circa 10 km a sud di Gerusalemme, forma un agglomerato urbano con le vicine Beit Jala e Beit Sahour.
Betlemme occupa un posto centrale nella tradizione biblica e, in particolare, nella storia e nella spiritualità del cristianesimo. Nell'Antico Testamento è strettamente associata alla figura di Davide, la cui famiglia proveniva dalla città e che, secondo il Primo libro di Samuele, vi fu unto da Samuele. Per questa ragione nel Vangelo secondo Luca Betlemme è indicata come la «città di Davide» (Luca 2,4).
La fama universale della città è tuttavia legata soprattutto alla Natività di Gesù. Secondo i racconti del Vangelo secondo Matteo e del Vangelo secondo Luca, Gesù nacque a Betlemme di Giudea (Matteo 2,1; Luca 2,1-7). Il legame fra Betlemme, Davide e la nascita del Messia assume inoltre particolare rilievo nella tradizione cristiana attraverso un passo del Libro di Michea, nel quale il profeta si rivolge a «Betlemme di Efrata» annunciando che da essa sarebbe uscito colui destinato a governare Israele (Mi 5,1). Nel Vangelo secondo Matteo il passo viene ripreso nel racconto della visita dei Magi, in relazione alla ricerca del luogo nel quale sarebbe dovuto nascere il Messia (Matteo 2,5-6).
Sul luogo tradizionalmente identificato con la nascita di Gesù sorge la Basilica della Natività, uno dei più antichi e venerati santuari cristiani. La prima basilica fu completata nel 339 sopra la grotta venerata come luogo della Natività; dopo la sua distruzione, l'edificio fu ricostruito nel VI secolo e costituisce il nucleo della chiesa tuttora esistente. Il complesso della Basilica della Natività e la storica via di pellegrinaggio che vi conduce sono stati iscritti nel 2012 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO con la denominazione «Luogo di nascita di Gesù: Chiesa della Natività e via del pellegrinaggio, Betlemme».
La città conserva pertanto un eccezionale valore religioso e simbolico: la Basilica e la grotta della Natività costituiscono da secoli una delle principali mete del pellegrinaggio cristiano e uno dei luoghi più sacri della cristianità. Il sito riveste inoltre un significato religioso anche per l'Islam, nel quale Gesù (ʿĪsā) è riconosciuto come profeta.

Betlemme sorge nella parte centrale dei monti della Giudea, su un territorio prevalentemente collinare posto a circa 772 m sul livello del Mar Mediterraneo. Una precedente fonte del Palestinian National Information Center indicava un'altitudine di circa 775 m.
La città è situata circa 10 km a sud della Città Vecchia di Gerusalemme e occupa la parte settentrionale dell'omonimo governatorato di Betlemme. Il territorio urbano confina a est con Beit Sahour, a ovest con Beit Jala e Al-Doha, a nord con Gerusalemme e Sur Baher e a sud con l'area delle Piscine di Salomone, Al-Khader e Artas. Betlemme, Beit Jala e Beit Sahour formano un agglomerato urbano pressoché continuo.
In termini di distanza geografica, Betlemme si trova inoltre a circa 73 km da Gaza, 75 km da Amman, 59 km da Tel Aviv e 10 km da Gerusalemme.
La posizione elevata lungo la dorsale della Giudea influenza sensibilmente tanto il paesaggio quanto il clima cittadino. Il nucleo storico si sviluppa sulle alture attorno alla Piazza della Mangiatoia e alla Basilica della Natività, mentre l'espansione urbana contemporanea ha progressivamente congiunto Betlemme ai centri vicini.
La Città Vecchia costituisce il nucleo storico dell'abitato e si sviluppa attorno alla Piazza della Mangiatoia, sulla quale si affaccia la Basilica della Natività. La struttura urbana tradizionale è caratterizzata da un insieme di quartieri residenziali storici, detti harat, sviluppatisi nel corso dei secoli e progressivamente riuniti attorno al centro religioso e commerciale della città.
Secondo il Comune di Betlemme, i quartieri storici sono al-Najajreh, al-Farahiyya, al-Tarajmeh, al-Anatreh, al-Hreizat, al-Qawawseh, al-Fawaghreh e il quartiere siriaco. Ciascun quartiere si sviluppò storicamente attorno a gruppi familiari e disponeva tradizionalmente di uno spazio comune nel quale gli uomini delle famiglie residenti si riunivano per discutere questioni riguardanti la comunità.
Il quartiere di al-Najajreh, situato a ovest della Piazza della Mangiatoia, è tradizionalmente collegato a famiglie cristiane che la tradizione locale fa discendere dai Ghassanidi. A nord-ovest della piazza, lungo la storica Via della Stella, si trova al-Farahiyya, la cui popolazione viene tradizionalmente fatta risalire a gruppi cristiani provenienti dall'area di Wadi Musa, a est del Giordano.
Il quartiere di al-Tarajmeh, letteralmente «dei traduttori», si sviluppò invece durante il periodo delle Crociate e deve secondo la tradizione locale il proprio nome a uomini di origine italiana che, stabilitisi a Betlemme e sposatisi con donne arabe cristiane, svolgevano attività di interpretariato per i francescani e per i pellegrini.
Durante il periodo ottomano si svilupparono altri quartieri. Al-Anatreh, immediatamente a sud della Basilica della Natività, fu associato a famiglie provenienti dall'area di Herodion; al-Qawawseh, a sud della Piazza della Mangiatoia, fu fondato da famiglie provenienti da Tuqu'; al-Hreizat, a nord della piazza, da famiglie originarie di Umm Tuba.
Il quartiere di al-Fawaghreh costituisce il nucleo storico musulmano della città. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Comune di Betlemme, fu fondato nel 1780 da musulmani provenienti dal villaggio di Faghur, presso le Piscine di Salomone, che si stabilirono su un'altura a occidente del centro cittadino.
Alla tradizionale articolazione della città appartiene anche la comunità siriaca, insediata al di fuori del nucleo più antico. Parte delle famiglie siriache di Betlemme proveniva dall'area di Midyat, nell'odierna Turchia.
L'assetto della Città Vecchia conserva un tessuto edilizio stratificato, nel quale edifici religiosi, conventi e scuole convivono con abitazioni storiche, vicoli e passaggi coperti. Il patrimonio architettonico presenta testimonianze di epoche differenti, dall'età bizantina e crociata fino ai periodi ottomano e britannico, accanto all'architettura palestinese tradizionale.
Uno degli assi principali del nucleo storico è la Via della Stella, antico percorso di accesso alla Basilica della Natività. Insieme alla Basilica e alla tradizionale via di pellegrinaggio, parte del centro storico è compresa nel sito iscritto nel 2012 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Betlemme presenta un clima mediterraneo, caratterizzato da estati calde e secche e da inverni più freddi e piovosi. L'altitudine mitiga le temperature estive rispetto alle aree più depresse della regione e determina in inverno condizioni relativamente fresche.
Secondo i dati attualmente pubblicati dal Comune di Betlemme, la temperatura media annua è di circa 16,3 °C, mentre l'umidità relativa oscilla generalmente fra il 50 e il 75%. Le precipitazioni medie annue sono indicate in circa 501 mm. Una precedente pubblicazione dello stesso Comune indicava invece una media di circa 700 mm annui; la differenza riflette i differenti dati climatologici utilizzati dalle due pubblicazioni municipali.
La stagione piovosa si concentra prevalentemente fra l'autunno e la primavera, mentre nei mesi estivi le precipitazioni sono scarse. Una precedente serie climatologica municipale indicava temperature medie comprese fra 9 e 18 °C durante l'inverno e fra 26 e 30 °C durante l'estate.
La posizione sulle alture della Giudea espone inoltre la città all'influenza delle brezze provenienti dal Mar Mediterraneo, particolarmente avvertibili nelle ore centrali della giornata. Nei mesi di aprile e maggio e fino alla metà di giugno possono verificarsi episodi di Khamsin, caratterizzati dall'arrivo di masse d'aria calda, secca e carica di polveri provenienti dalle regioni desertiche.
Secondo i dati climatologici storicamente pubblicati dal Comune, l'umidità relativa media annua era stimata attorno al 60%, con i valori maggiori in gennaio e febbraio e quelli minori in maggio. La formazione di rugiada notturna poteva verificarsi fino a circa 180 giorni all'anno.
Il toponimo Betlemme presenta forme strettamente affini nelle diverse lingue semitiche parlate storicamente nella regione. Il nome ebraico in ebraico בֵּית לֶחֶם?, Bêt Leḥem è tradizionalmente interpretato come «casa del pane», dall'unione di bêt («casa») e leḥem («pane»). Tale significato è attestato nella lessicografia biblica moderna ed è divenuto l'interpretazione tradizionale del nome ebraico della città.
La denominazione araba moderna, in arabo بَيْت لَحْم?, Bayt Laḥm, presenta invece letteralmente il significato di «casa della carne», poiché in arabo bayt significa «casa» e laḥm «carne». La differenza semantica fra l'ebraico leḥem e l'arabo laḥm deriva quindi dal diverso significato assunto dalle corrispondenti radici nelle due lingue, pur nella somiglianza delle forme del toponimo.
L'origine più antica del nome non è tuttavia stabilita con certezza. Betlemme potrebbe essere già menzionata nel XIV secolo a.C. nelle lettere di Amarna, in un documento relativo al territorio di Gerusalemme, ma l'identificazione e l'interpretazione del toponimo contenuto nel testo rimangono discusse. Alcuni studiosi hanno proposto per il nome un significato originario riconducibile a un «santuario di Lahm», collegandolo a un'antica divinità semitica associata alla fertilità o al nutrimento; altre interpretazioni preferiscono invece attenersi al significato direttamente attestato dalla forma ebraica, «casa del pane».
Nella Bibbia ebraica la città compare anche con il nome di Efrata o nella forma Betlemme Efrata. Il rapporto fra i due toponimi è attestato in diversi passi biblici, fra i quali il racconto della morte di Rachele (Genesi 35,19) e, soprattutto, la profezia di Michea, che si rivolge a «Betlemme di Efrata» (Mi 5,1). Il nome Efrata è stato tradizionalmente associato all'idea di fertilità o fecondità.
Nel Nuovo Testamento la forma greca Βηθλεέμ (Bēthleém) riproduce il toponimo semitico. Il Vangelo secondo Matteo, nell'indicare la città come luogo della nascita di Gesù, utilizza inoltre l'espressione «Betlemme di Giudea» (Matteo 2,1), distinguendola dall'omonima Betlemme di Galilea. La forma latina Bethlehem, trasmessa dalla tradizione biblica cristiana, è all'origine dell'italiano «Betlemme».
L'area di Betlemme presenta testimonianze di occupazione risalenti almeno al II millennio a.C. L'identificazione più antica del centro abitato è stata tradizionalmente ricondotta alle lettere di Amarna, l'archivio diplomatico egiziano del XIV secolo a.C., nelle quali compare un luogo denominato Bit-Lahmi in una lettera proveniente dall'area di Gerusalemme. L'identificazione di tale località con Betlemme è stata proposta da diversi studiosi, ma non è universalmente accettata.
La continuità fra l'antico toponimo e le successive forme semitiche è stata messa in relazione con la popolazione cananea della regione e con il comune sostrato linguistico semitico, sebbene l'etimologia remota del nome rimanga discussa.
Nella Bibbia ebraica Betlemme, indicata anche in relazione a Efrata, compare ripetutamente nei racconti riguardanti i patriarchi e la storia di Israele. Secondo la Genesi, Rachele morì e fu sepolta lungo la strada per Efrata, identificata nel testo con Betlemme (Genesi 35,19). Nel Libro di Rut la città costituisce lo scenario principale della vicenda di Rut, la moabita che seguì la suocera Noemi a Betlemme e spigolò nei campi di Booz, dal quale discese la famiglia di Davide (Rut 1-4).
Betlemme è infatti legata in modo particolare alla figura di Davide. Secondo il Primo libro di Samuele, egli era figlio di Iesse di Betlemme e fu scelto e unto da Samuele nella città (1 Samuele 16,1-13). La tradizione biblica conservò pertanto uno stretto rapporto fra Betlemme e la Casa di Davide. Nel Secondo libro di Samuele si racconta inoltre che, mentre Davide si trovava in una roccaforte durante il conflitto con i Filistei, tre suoi guerrieri penetrarono nelle linee nemiche per attingere acqua dal pozzo presso la porta di Betlemme (2 Samuele 23,13-17).
Particolare importanza nella successiva tradizione ebraica e cristiana assunse il passo del profeta Michea nel quale «Betlemme di Efrata» viene associata alla provenienza di un futuro governante d'Israele (Mi 5,1). Il testo fu interpretato dalla tradizione cristiana in senso messianico e viene espressamente richiamato nel Vangelo secondo Matteo in relazione alla nascita di Gesù (Matteo 2,5-6).

Il legame di Betlemme con la Natività di Gesù costituisce l'elemento centrale della storia religiosa della città e ne ha determinato per quasi due millenni il ruolo quale meta di pellegrinaggio cristiano. I due Vangeli canonici che contengono un racconto della nascita di Gesù, il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca, collocano entrambi l'evento a Betlemme di Giudea.
Secondo Luca, Maria e Giuseppe, residenti a Nazaret, si recarono a Betlemme in occasione di un censimento perché Giuseppe apparteneva alla casa e alla discendenza di Davide; durante il soggiorno Maria diede alla luce Gesù, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia (Luca 2,1-7). Il racconto prosegue con l'annuncio della nascita ai pastori, ai quali Gesù viene presentato come il Salvatore nato nella «città di Davide» (Luca 2,8-20).
Il racconto di Matteo presenta una struttura differente. Gesù vi nasce a «Betlemme di Giudea» durante il regno di Erode il Grande; nella città giungono successivamente i Magi, dopo aver chiesto a Gerusalemme dove fosse nato il «re dei Giudei» (Matteo 2,1-12). Matteo collega espressamente Betlemme alla profezia di Michea. Dopo la partenza dei Magi, Giuseppe viene avvertito in sogno del pericolo rappresentato da Erode e fugge con Maria e Gesù in Egitto; secondo il racconto evangelico, Erode ordina quindi l'uccisione dei bambini di Betlemme e del territorio circostante di età non superiore ai due anni, episodio noto nella tradizione cristiana come strage degli innocenti. Dopo la morte di Erode, la famiglia ritorna dall'Egitto e si stabilisce a Nazaret (Matteo 2,13-23).
I Vangeli secondo Marco e Giovanni non contengono invece un racconto della Natività. La storicità delle circostanze narrate da Matteo e Luca e, in particolare, il rapporto fra la nascita a Betlemme e la successiva identificazione di Gesù con Nazaret sono oggetto di discussione nella moderna ricerca sul Gesù storico. Alcuni studiosi hanno interpretato la localizzazione betlemita nel quadro della tradizione davidica e della rilettura messianica di Michea.
Nel 2005 l'archeologo Aviram Oshri propose, sulla base della propria interpretazione dei dati archeologici, di identificare il luogo della nascita con Betlemme di Galilea anziché con la città della Giudea. L'ipotesi è stata contestata, fra gli altri, dall'archeologo e biblista Jerome Murphy-O'Connor, che ha sostenuto l'identificazione tradizionale con Betlemme di Giudea.
Indipendentemente dalla discussione moderna sulle narrazioni evangeliche, la venerazione cristiana del luogo è documentata molto precocemente. Intorno alla metà del II secolo Giustino Martire, originario della Palestina, riferiva nel Dialogo con Trifone la tradizione secondo la quale Gesù era nato in una grotta nei pressi di Betlemme. Nel III secolo Origene, nel Contra Celsum, affermava che a Betlemme venivano mostrati la grotta nella quale Gesù era ritenuto nato e il luogo della mangiatoia. L'UNESCO riconosce che il sito sul quale sorge la Basilica della Natività è identificato dalla tradizione cristiana con il luogo della nascita di Gesù almeno dal II secolo.
È stata inoltre avanzata l'ipotesi che la grotta fosse stata precedentemente collegata a un culto di Tammuz o Adone; la ricostruzione resta tuttavia discussa.
Dopo l'incorporazione della Giudea nel mondo romano, la storia della città rimane scarsamente documentata per i primi secoli dell'età imperiale. Una precedente ricostruzione storiografica ha sostenuto che, dopo la rivolta di Bar Kokhba del 132-135, le autorità romane avrebbero insediato sul luogo venerato dai cristiani un culto dedicato ad Adone. La natura e la cronologia di tale culto non sono tuttavia ricostruibili con certezza.
La trasformazione decisiva avvenne nel IV secolo, dopo la legalizzazione del cristianesimo nell'Impero romano. Durante il regno di Costantino I, sul luogo venerato come quello della Natività fu costruita una grande basilica. La tradizione associa l'iniziativa anche al pellegrinaggio in Terra Santa di Elena, madre dell'imperatore. La prima Basilica della Natività fu completata nel 339 e costruita in modo che la sua estremità orientale circondasse la grotta venerata come luogo della nascita di Cristo.
La prima basilica fu gravemente danneggiata o distrutta nel VI secolo. Durante il regno dell'imperatore Giustiniano I venne sostituita da un nuovo edificio, che costituisce sostanzialmente il nucleo della Basilica della Natività tuttora esistente.
Nel 614 gli eserciti dell'Impero sasanide conquistarono la Palestina bizantina. Una tradizione successiva afferma che la Basilica della Natività sarebbe stata risparmiata dalla distruzione perché i Persiani riconobbero, nelle raffigurazioni dei Magi, abiti di foggia persiana. Il racconto, pur largamente diffuso nella tradizione del santuario, non costituisce tuttavia una spiegazione storica accertata della sopravvivenza dell'edificio.
Nel VII secolo Betlemme passò sotto il dominio musulmano insieme al resto della Palestina bizantina. Secondo la tradizione locale, dopo la conquista di Gerusalemme il califfo ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb visitò Betlemme e garantì la tutela della Basilica della Natività e del culto cristiano. La tradizione associa inoltre alla sua visita il luogo sul quale sarebbe sorta successivamente la Moschea di ʿOmar, situata presso la Piazza della Mangiatoia.
Nei secoli successivi Betlemme appartenne ai domini degli Omayyadi, degli Abbasidi e, successivamente, dei Fatimidi. La Basilica continuò a costituire un importante santuario cristiano e meta di pellegrinaggio. Il geografo al-Muqaddasi, che visitò la regione nel X secolo, descrisse la chiesa di Betlemme come un edificio di particolare magnificenza.
Durante il regno del califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, all'inizio dell'XI secolo, numerosi edifici cristiani della regione furono distrutti o danneggiati. La Basilica della Natività sopravvisse alle distruzioni che colpirono altri santuari, fra i quali la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante il regno del successore Ali al-Zahir furono ripristinati i rapporti con l'Impero bizantino.

Nel 1099, durante la prima crociata, Betlemme fu conquistata dai crociati. La città venne fortificata e presso la Basilica della Natività fu insediata una comunità di canonici agostiniani; il periodo crociato determinò inoltre un forte incremento dei rapporti con l'Europa e dei pellegrinaggi occidentali.
Il 24 dicembre 1100 Baldovino I di Gerusalemme fu incoronato re nella Basilica della Natività. Betlemme divenne sede episcopale latina e il santuario fu sottoposto a importanti interventi di restauro e decorazione. Fra il 1165 e il 1169 lavori alla Basilica furono sostenuti congiuntamente dal re Amalrico I di Gerusalemme e dall'imperatore bizantino Manuele I Comneno.
Dopo la vittoria di Saladino sui crociati nel 1187, Betlemme passò sotto il controllo ayyubide. La comunità ecclesiastica latina fu costretta ad abbandonare inizialmente la città, ma nel 1192 ai religiosi latini fu nuovamente consentito di celebrare nella Basilica.
Fra il 1229 e il 1244, in seguito agli accordi conclusi durante la sesta crociata e alle successive tregue, Betlemme tornò temporaneamente sotto il controllo del Regno di Gerusalemme. Nel 1244 la situazione mutò nuovamente in seguito all'invasione corasmia.
Nel 1250 il dominio ayyubide in Egitto fu sostituito da quello dei Mamelucchi. Nel 1263 il sultano Baybars ordinò lo smantellamento delle fortificazioni e delle torri di Betlemme; la Basilica della Natività non venne distrutta. Nel secolo successivo si consolidò la presenza dei francescani: nel 1347 essi acquisirono il possesso della Grotta della Natività e il diritto di officiare e curare parti del santuario.
La sede episcopale latina di Betlemme ebbe nel frattempo una particolare prosecuzione in Europa. Dopo la perdita definitiva della città, il titolo episcopale fu legato a Clamecy, in Borgogna, dove sopravvisse per secoli.


Nel 1517 Betlemme entrò a far parte dell'Impero ottomano. Durante il periodo ottomano la questione del possesso, dell'amministrazione e dei diritti liturgici all'interno della Basilica della Natività fu oggetto di ripetute controversie fra le comunità cristiane, in particolare fra francescani cattolici e greco-ortodossi. Tali controversie finirono per assumere anche una dimensione diplomatica internazionale, per il sostegno accordato alle diverse comunità cristiane dalle potenze europee.
Nel corso dell'età ottomana la città continuò a svilupparsi attorno al santuario e ai pellegrinaggi. I contatti con pellegrini, ecclesiastici e viaggiatori europei ebbero una crescente importanza nell'economia locale e favorirono la produzione e il commercio di oggetti devozionali.
Fra il 1831 e il 1841 la Palestina fu sottoposta al governo egiziano di Muḥammad ʿAlī e di suo figlio Ibrahim Pasha. Nel 1834, durante un periodo di forte instabilità, il quartiere musulmano di Betlemme fu distrutto dalle truppe egiziane in seguito all'uccisione di un uomo vicino a Ibrahim Pasha e la popolazione cittadina venne disarmata.
Nel 1841 il controllo ottomano fu ristabilito. Nel corso del XIX secolo Betlemme conobbe una crescente apertura verso l'esterno e l'insediamento di istituzioni religiose ed educative europee. Le difficoltà economiche, la pressione fiscale e la coscrizione contribuirono inoltre all'emigrazione di numerosi abitanti, soprattutto verso le Americhe.
Dalla seconda metà del XIX secolo diverse congregazioni cristiane europee fondarono nella città conventi, scuole, ospedali e istituzioni assistenziali. A questo periodo appartiene anche la presenza dei Preti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, la cui residenza cittadina è documentata alla fine del secolo.
Il dominio ottomano terminò durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 le forze britanniche occuparono la regione e Betlemme fu successivamente compresa nel Mandato britannico della Palestina, formalmente istituito nel 1922.
Nel 1947, il Piano di partizione della Palestina approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 181 (II) prevedeva che Betlemme, insieme a Gerusalemme e ai territori circostanti, fosse compresa nel Corpus separatum, un'area sottoposta a uno speciale regime internazionale amministrato dalle Nazioni Unite. Il progetto non venne attuato a causa della guerra scoppiata alla fine del mandato britannico.
Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 Betlemme rimase nella parte della Palestina controllata dalle forze arabe e passò sotto amministrazione giordana. Il conflitto provocò un vasto spostamento della popolazione palestinese; numerosi rifugiati provenienti dalle aree divenute parte di Israele si stabilirono nella regione di Betlemme.
Nel 1949 fu istituito lungo la principale strada di Betlemme il campo profughi di Dheisheh, originariamente destinato ad accogliere circa 3 000 rifugiati palestinesi. L'arrivo dei rifugiati modificò profondamente la struttura demografica dell'area.
La Cisgiordania fu formalmente annessa alla Giordania il 24 aprile 1950 e Betlemme rimase sotto amministrazione giordana fino al 1967.

Durante la guerra dei sei giorni, nel giugno 1967, Betlemme e il resto della Cisgiordania furono occupate dalle forze israeliane. La città rimase da allora sottoposta all'occupazione militare israeliana, mentre l'amministrazione locale continuò a essere esercitata dalla municipalità.
La situazione amministrativa mutò con il processo di pace israelo-palestinese. L'Accordo ad interim israelo-palestinese sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza del 1995 stabilì una progressiva redistribuzione delle competenze fra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese.
Il 21 dicembre 1995 le forze israeliane completarono il ridispiegamento da Betlemme previsto dagli accordi. La città divenne parte dell'Area A, nella quale l'Autorità Palestinese esercita, secondo l'assetto previsto dall'accordo ad interim, le competenze civili e di sicurezza interna trasferitele. Tre giorni dopo il ridispiegamento, Betlemme celebrò il Natale sotto la nuova amministrazione palestinese.
Durante la Seconda intifada, iniziata nel 2000, Betlemme fu interessata da scontri, operazioni militari, restrizioni alla circolazione e un forte declino del turismo, settore particolarmente importante per l'economia cittadina.
Nel 2002, durante l'Operazione Scudo Difensivo, le forze israeliane entrarono a Betlemme. Circa 200 palestinesi, fra i quali civili, membri delle forze di sicurezza e militanti armati, si rifugiarono nel complesso della Basilica della Natività, che venne circondato dalle forze israeliane.
L'assedio della Basilica della Natività durò 39 giorni e si concluse il 10 maggio 2002 con un accordo negoziato con mediazione internazionale. Tredici palestinesi ricercati da Israele furono trasferiti inizialmente a Cipro in attesa della loro successiva destinazione in paesi europei, mentre altri ventisei furono trasferiti nella Striscia di Gaza. La fine dell'assedio determinò anche la revoca del coprifuoco imposto a Betlemme e alla vicina Beit Jala.
La crisi provocò una forte reazione internazionale anche per l'eccezionale valore religioso del luogo. Papa Giovanni Paolo II espresse pubblicamente la propria preoccupazione per le operazioni militari attorno ai Luoghi Santi, mentre la Santa Sede intervenne diplomaticamente affinché fossero rispettati la sacralità e il carattere inviolabile della Basilica.
Negli anni successivi alla seconda intifada Betlemme ha continuato a essere uno dei principali centri urbani palestinesi della Cisgiordania e una delle maggiori destinazioni di pellegrinaggio cristiano internazionale. La sua evoluzione urbana e socioeconomica è stata tuttavia fortemente condizionata dal più ampio conflitto israelo-palestinese e dalle restrizioni territoriali e di mobilità presenti nel governatorato.
Parallelamente, il patrimonio cristiano della città è stato oggetto di importanti interventi di conservazione. Nel 2012 l'UNESCO iscrisse il sito «Luogo di nascita di Gesù: Chiesa della Natività e via del pellegrinaggio, Betlemme» nella lista dei Patrimoni dell'umanità, riconoscendo il valore universale della Basilica, della Grotta della Natività e della storica via di pellegrinaggio. Il sito, inizialmente inserito anche nella lista del patrimonio mondiale in pericolo, ne è stato rimosso nel 2019 in seguito ai lavori di restauro della Basilica e all'adozione di misure per la sua conservazione.
I simboli utilizzati dalla municipalità di Betlemme richiamano principalmente l'identità cristiana e il patrimonio storico della città, strettamente legati alla tradizione della Natività di Gesù e alla Basilica della Natività. La municipalità impiega un proprio emblema istituzionale nella comunicazione e nella documentazione ufficiale.
L'emblema della municipalità presenta al centro una rappresentazione stilizzata della Basilica della Natività, sovrastata dalla Stella di Betlemme, elemento che richiama direttamente la tradizione evangelica della nascita di Gesù e il santuario che costituisce il principale monumento religioso della città. La denominazione della municipalità compare nell'emblema in arabo e in inglese.
La scelta di elementi legati alla Natività riflette il ruolo assunto dalla Basilica nell'identità storica di Betlemme: il santuario e la tradizionale via di pellegrinaggio sono iscritti dal 2012 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO con la denominazione «Luogo di nascita di Gesù: Chiesa della Natività e via del pellegrinaggio, Betlemme».
La municipalità utilizza anche rappresentazioni vessillari recanti il proprio emblema; in assenza di una fonte normativa municipale reperibile che ne stabilisca ufficialmente disegno, proporzioni e modalità d'uso, non è tuttavia possibile ricostruire con certezza una bandiera civica formalmente adottata.
La popolazione di Betlemme ha conosciuto profonde trasformazioni fra il XIX e il XXI secolo, determinate dalla crescita naturale, dall'emigrazione, dalle guerre arabo-israeliane e dall'arrivo di rifugiati palestinesi dopo il 1948. Nel corso del Novecento la crescita dell'abitato ha inoltre progressivamente integrato Betlemme con le vicine Beit Jala e Beit Sahour, formando un'unica conurbazione urbana.
| Anno | Abitanti |
|---|---|
| 1867 | 3 000-4 000 |
| 1945 | 8 820 |
| 1961 | 22 450 |
| 1983 | 16 300 |
| 1997 | 21 670 |
| 2004 (stima) | 28 010 |
| 2006 (stima) | 29 930 |
| 2007 | 25 266 |
| 2017 | 28 591 |
Nel 1945, durante il Mandato britannico della Palestina, le statistiche ufficiali registravano 8 820 abitanti. La seconda metà del XX secolo fu caratterizzata da una crescita considerevole e da una contemporanea trasformazione della composizione della popolazione, soprattutto in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1948 e all'arrivo nella regione di migliaia di rifugiati palestinesi.
Al censimento del 1997, il primo condotto dal Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS), la città contava 21 670 abitanti. Di questi, 6 570, pari a circa il 30% della popolazione cittadina, risultavano registrati come rifugiati palestinesi. I vicini campi profughi di Dheisheh, Aida e al-Azza costituiscono tuttavia località statisticamente distinte e le loro popolazioni non devono essere sommate a quella del comune quando si indica la popolazione della città.
La struttura per età rilevata nel 1997 mostrava una popolazione particolarmente giovane: il 27,4% degli abitanti aveva meno di dieci anni, il 20% un'età compresa fra dieci e diciannove anni, il 17,3% fra venti e ventinove, il 17,7% fra trenta e quarantaquattro e il 12,1% fra quarantacinque e sessantaquattro; gli ultrasessantacinquenni costituivano il 5,3%. Il censimento registrò 11 079 uomini e 10 594 donne.
Le successive proiezioni del PCBS stimarono 28 010 abitanti nel 2004 e 29 930 nel 2006. Tali valori erano tuttavia proiezioni demografiche e non risultati censuari. Il censimento del 2007 registrò infatti 25 266 residenti, dei quali 12 753 uomini e 12 513 donne. Furono censite 6 709 unità abitative e 5 211 famiglie, con una dimensione media di circa 4,8 componenti per famiglia.
Il successivo censimento generale, condotto nel dicembre 2017, registrò 28 591 abitanti nella località di Betlemme, dei quali 14 399 uomini e 14 192 donne. Il dato costituisce il più recente risultato censuario ufficiale disponibile per la città. Le serie di proiezioni demografiche del PCBS, costruite sulla base dei risultati censuari, indicano invece per Betlemme 28 963 abitanti nel 2018, 29 593 nel 2019, 30 233 nel 2020 e 30 880 nel 2021.
La popolazione della città deve essere distinta da quella dell'intero governatorato di Betlemme, che comprende numerosi altri centri urbani e rurali e i campi profughi. Al censimento del 2017 il governatorato contava 217 400 abitanti, dei quali circa il 67% risiedeva in località classificate come urbane.
La lingua predominante nella vita quotidiana è l'arabo, parlato nella varietà palestinese locale. L'arabo è utilizzato dall'amministrazione municipale, nelle attività economiche, nelle scuole e nelle comunità religiose.
La lunga funzione di Betlemme quale meta internazionale di pellegrinaggio ha favorito inoltre un'ampia diffusione delle lingue straniere nel settore turistico e religioso. L'inglese è comunemente impiegato nei rapporti con pellegrini e visitatori stranieri e compare, accanto all'arabo, nella comunicazione istituzionale e turistica della municipalità.
Le differenti comunità cristiane mantengono inoltre l'uso liturgico delle rispettive lingue ecclesiastiche. Nella Basilica della Natività e negli altri luoghi di culto della città vengono utilizzati, a seconda della confessione, il greco, il latino, l'armeno e altre lingue liturgiche orientali. La comunità siriaca conserva nella liturgia il siriaco, mentre l'arabo costituisce la lingua d'uso comune dei suoi membri.
La storia religiosa di Betlemme è caratterizzata dalla presenza secolare di comunità cristiane e musulmane. La città riveste un'importanza primaria per il cristianesimo in quanto identificata dalla tradizione evangelica con il luogo della Natività di Gesù e ospita la Basilica della Natività, mentre per i musulmani Gesù (ʿĪsā) è venerato come profeta. Nel centro storico, la Moschea di ʿOmar, situata presso la Piazza della Mangiatoia, costituisce il principale luogo di culto islamico.
La composizione confessionale della popolazione si è modificata profondamente nel corso dei secoli. I registri fiscali ottomani mostrano già nel XVI secolo la presenza di consistenti comunità cristiane e musulmane. Durante il XX secolo il peso percentuale della componente cristiana diminuì considerevolmente, per effetto combinato dei mutamenti demografici regionali, dell'arrivo dei rifugiati palestinesi dopo il 1948 e dell'emigrazione internazionale.
Le statistiche religiose devono tuttavia essere interpretate distinguendo la città dal più vasto governatorato. Il censimento PCBS del 2007 registrò nell'intero governatorato di Betlemme 21 560 cristiani su una popolazione palestinese complessiva di 169 402, accanto a 144 653 musulmani e a piccoli gruppi appartenenti ad altre religioni o la cui religione non era indicata.
Nel 2017, per il governatorato, il PCBS registrò 23 165 cristiani e 188 851 musulmani, oltre a 32 appartenenti ad altre religioni e 143 persone per le quali la religione non risultava dichiarata, per un totale di 212 191 persone comprese nella relativa tabella censuaria. Questi dati non possono essere utilizzati direttamente come percentuali della sola città di Betlemme, poiché comprendono anche località del governatorato con composizioni confessionali differenti.

Betlemme costituisce uno dei principali centri storici del cristianesimo palestinese. La presenza cristiana nella città è documentata fin dai primi secoli dell'era cristiana e si è sviluppata attorno alla venerazione del luogo della nascita di Gesù. Il complesso della Basilica della Natività ospita ancora oggi comunità appartenenti a diverse confessioni, in particolare alla Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme, alla Chiesa cattolica — rappresentata soprattutto dalla Custodia di Terra Santa — e alla Chiesa apostolica armena.
Storicamente la comunità cristiana betlemita è stata articolata anche in gruppi familiari e quartieri. Diverse famiglie cristiane della città hanno conservato tradizioni che ne riconducono le origini a popolazioni arabe cristiane insediatesi nella regione in epoche differenti. Fra i gruppi tradizionalmente ricordati figurano al-Farahiyya, al-Najajreh e al-Anatreh. Le tradizioni locali collegano alcune di queste famiglie ai Ghassanidi e ad altre comunità arabe cristiane provenienti dalla Penisola arabica e dalla Transgiordania. Tali genealogie hanno tuttavia carattere in parte tradizionale e non consentono di ricondurre l'intera popolazione cristiana moderna a una singola origine.
Nel secondo dopoguerra la quota dei cristiani sulla popolazione cittadina diminuì sensibilmente. Una ricostruzione pubblicata da Andrea Pacini stimava che nel 1948 i cristiani costituissero circa l'85% della popolazione di Betlemme. Le stime successive variano considerevolmente a seconda dei confini territoriali e dei criteri utilizzati; una fonte del 2005 stimava i cristiani attorno al 20% della popolazione cittadina. Un'altra ricostruzione indicava una diminuzione da oltre il 75% nel 1947 al 23% nel 1998. Queste percentuali, provenendo da fonti e anni differenti, devono essere considerate stime e non una serie statistica omogenea.
Un ruolo importante nella riduzione relativa della componente cristiana è stato attribuito all'emigrazione. Nel corso del XX secolo numerose famiglie betlemite emigrarono soprattutto verso l'America Latina, l'America del Nord, l'Europa e l'Australia, dando origine a una vasta diaspora. L'emigrazione coinvolse sia cristiani sia musulmani, ma ebbe un'incidenza particolarmente evidente sulla comunità cristiana, numericamente più piccola.
Le cause dell'emigrazione cristiana sono state oggetto di interpretazioni differenti. Studi e testimonianze hanno indicato fra i fattori principali le difficoltà economiche, la disoccupazione e la ricerca di migliori opportunità di istruzione e lavoro, oltre all'instabilità politica e alle limitazioni alla libertà di movimento connesse al conflitto israelo-palestinese. L'allora sindaco Victor Batarseh dichiarò nel 2005 che le difficoltà economiche e la pressione psicologica del conflitto favorivano l'emigrazione di musulmani e cristiani, risultando però più visibili fra questi ultimi in quanto minoranza.
La seconda intifada aggravò la situazione economica della città attraverso il forte ridimensionamento del turismo e dei pellegrinaggi, settori nei quali numerose famiglie cristiane erano tradizionalmente occupate. Una fonte del 2005 stimava che dall'inizio dell'intifada circa il 10% dei cristiani della città fosse emigrato.
Un sondaggio pubblicato nel 2006 rilevò che il 90% dei cristiani intervistati a Betlemme dichiarava di avere amici musulmani; il 73,3% riteneva che l'Autorità Palestinese si impegnasse nella conservazione del patrimonio cristiano della città e il 78% indicava nelle restrizioni alla libertà di movimento imposte da Israele un fattore dell'emigrazione cristiana.
Parallelamente sono state documentate accuse relative a discriminazioni, intimidazioni e controversie sulla proprietà che avrebbero interessato singoli membri della comunità cristiana nelle aree amministrate dall'Autorità Palestinese. Nel periodo successivo alla vittoria elettorale di Hamas del 2006 alcuni residenti cristiani espressero timori riguardo alla sicurezza e all'efficacia delle istituzioni, mentre esponenti palestinesi respinsero l'idea di una politica ufficiale diretta contro la comunità cristiana. Le differenti interpretazioni sulle cause dell'emigrazione cristiana rimangono pertanto oggetto di dibattito e non sono riconducibili a un unico fattore.
La rilevanza istituzionale della comunità cristiana continua a essere riconosciuta nell'amministrazione cittadina. Per consuetudine e secondo il sistema politico locale, la carica di sindaco di Betlemme è riservata a un cristiano; anche una parte dei seggi del consiglio municipale è destinata alla rappresentanza delle comunità cristiane.
La comunità musulmana, presente a Betlemme da molti secoli, costituisce oggi la componente maggioritaria della popolazione cittadina. La sua presenza storica risale almeno alla conquista musulmana della Palestina nel VII secolo e si consolidò durante le successive dominazioni islamiche e ottomana.
Il principale luogo di culto islamico del centro storico è la Moschea di ʿOmar, posta sulla Piazza della Mangiatoia di fronte alla Basilica della Natività. La moschea prende il nome dal califfo ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb, al quale la tradizione locale attribuisce una visita a Betlemme dopo la conquista di Gerusalemme.
All'interno della Città Vecchia la presenza musulmana è storicamente associata in particolare al quartiere di al-Fawaghreh. Secondo la tradizione municipale, esso fu costituito nel XVIII secolo da famiglie provenienti da Faghur, località situata nell'area delle Piscine di Salomone. La crescita della componente musulmana nel XX secolo fu ulteriormente favorita dall'arrivo di rifugiati palestinesi nella regione dopo la guerra del 1948.
La guerra del 1948 modificò profondamente la struttura demografica di Betlemme e dell'area circostante. Migliaia di palestinesi espulsi o fuggiti dalle località passate sotto controllo israeliano raggiunsero il governatorato, dove furono successivamente costituiti campi per i rifugiati.
Nelle immediate vicinanze della città sorgono i campi di Dheisheh, Aida e al-Azza. Essi costituiscono località distinte nelle statistiche del PCBS e non fanno quindi parte della popolazione censuaria della località di Betlemme. Questa distinzione è particolarmente importante nel confrontare le differenti cifre demografiche relative alla città e alla sua area urbana.
Nel censimento del 1997, 6 570 residenti della città di Betlemme risultavano comunque registrati come rifugiati palestinesi. La condizione di rifugiato, infatti, costituisce uno status personale e familiare e non implica necessariamente la residenza all'interno di un campo profughi.
La vita sociale della città è fortemente influenzata dalla compresenza delle tradizioni cristiana e musulmana. Il calendario cittadino è scandito in particolare dalle celebrazioni della Natività, che richiamano pellegrini da tutto il mondo, e dalle principali festività islamiche.
Le celebrazioni natalizie assumono una particolare complessità per la presenza di confessioni che seguono calendari liturgici differenti. La Chiesa cattolica celebra il Natale il 25 dicembre, mentre le comunità ortodosse e armene osservano proprie date e liturgie. Le cerimonie culminano nella Piazza della Mangiatoia e nella Basilica della Natività, con processioni, celebrazioni religiose e la partecipazione delle tradizionali associazioni scout palestinesi cristiane.
La struttura sociale del nucleo storico conserva inoltre traccia dell'antica organizzazione per quartieri e gruppi familiari. I tradizionali harat della Città Vecchia costituivano non soltanto suddivisioni spaziali, ma anche comunità fondate su reti familiari, religiose e di mutuo sostegno. Tale organizzazione ha contribuito alla formazione dell'identità urbana di Betlemme e rimane riconoscibile nella disposizione del centro storico.
La principale ricorrenza pubblica di Betlemme è il Natale, la cui celebrazione assume un carattere particolare per la presenza contemporanea di diverse confessioni cristiane. Le cerimonie si concentrano nella Piazza della Mangiatoia, nella Basilica della Natività e lungo la Via della Stella, tradizionale percorso dei pellegrini.
La diversità confessionale determina la successione di differenti celebrazioni natalizie. I cattolici di rito latino celebrano la Natività il 25 dicembre; le comunità che seguono il calendario giuliano celebrano il Natale nel mese di gennaio, mentre la Chiesa apostolica armena osserva successivamente le proprie celebrazioni della Natività. I rispettivi patriarchi compiono ingressi solenni in città percorrendo la tradizionale via di pellegrinaggio verso la Basilica.
La vigilia del Natale cattolico è caratterizzata dall'ingresso solenne del patriarca latino di Gerusalemme e dalle celebrazioni nella chiesa di Santa Caterina, adiacente alla Basilica della Natività. Le manifestazioni pubbliche comprendono inoltre sfilate di gruppi scout palestinesi, bande musicali e iniziative organizzate nella Piazza della Mangiatoia. La continuità della tradizionale via processionale costituisce uno degli elementi considerati dall'UNESCO nel riconoscimento del valore culturale del sito.
Il calendario culturale comprende inoltre celebrazioni musulmane e manifestazioni civili e folkloristiche. Questa compresenza riflette la composizione storica della società betlemita e il ruolo della città quale centro religioso per comunità differenti.
La cultura di Betlemme è storicamente legata al ruolo della città quale centro religioso e meta di pellegrinaggio cristiano, ma comprende anche tradizioni proprie della società palestinese, sviluppatesi attraverso l'artigianato, la musica, la danza, le consuetudini familiari e l'organizzazione dei quartieri storici. La presenza secolare di comunità cristiane e musulmane e i rapporti mantenuti dalla città con pellegrini e istituzioni straniere hanno contribuito alla formazione di un ambiente culturale caratterizzato dall'incontro fra tradizioni locali e influenze internazionali.
Una parte rilevante del patrimonio culturale cittadino è concentrata nella Città Vecchia, lungo l'asse che dalla Via della Stella conduce alla Piazza della Mangiatoia e alla Basilica della Natività. Nel 2012 la Basilica, la tradizionale via del pellegrinaggio e gli edifici ad esse associati sono stati iscritti nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO con la denominazione «Luogo di nascita di Gesù: Chiesa della Natività e via del pellegrinaggio, Betlemme».
Betlemme costituisce uno dei principali centri d'istruzione della Cisgiordania meridionale. Accanto alle scuole pubbliche operano numerosi istituti privati e confessionali, espressione della presenza storica delle diverse comunità cristiane e degli ordini religiosi nella città.
La principale istituzione universitaria è la Università di Betlemme (Bethlehem University), fondata nel 1973. L'ateneo, di tradizione cattolica, è amministrato dai Fratelli delle scuole cristiane ed è aperto a studenti indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. La sua istituzione fu promossa in seguito alla visita di papa Paolo VI in Terra Santa nel 1964 e rappresentò la prima università stabilita in Cisgiordania.
L'università svolge anche attività di studio e conservazione del patrimonio culturale palestinese. Presso l'ateneo opera il Turathuna – Palestinian Heritage Center, dedicato alla documentazione e alla valorizzazione del patrimonio tradizionale.
Fra le istituzioni dedicate alla conservazione della cultura locale figura il Beituna al-Talhami Museum, museo etnografico dedicato alla vita tradizionale di Betlemme. Ospitato in un edificio storico, conserva oggetti domestici, utensili, arredi, documenti e fotografie attraverso i quali viene ricostruita la vita quotidiana delle famiglie betlemite fra il XIX e il XX secolo.
Il Palestinian Heritage Center è invece dedicato alla conservazione e alla promozione delle arti e delle tradizioni palestinesi. Le sue raccolte comprendono abiti tradizionali, gioielli, mobili e manufatti ricamati e documentano in particolare le differenti espressioni regionali del patrimonio materiale palestinese.
Un ruolo specifico nella tutela del patrimonio urbano è svolto dal Centre for Cultural Heritage Preservation (CCHP), istituzione impegnata nella documentazione, conservazione e riabilitazione degli edifici storici e del patrimonio materiale e immateriale del distretto di Betlemme.
La città ospita numerose istituzioni attive nei campi delle arti figurative, della musica e del teatro. Fra queste figura l'International Center of Bethlehem – Dar Annadwa, istituito nella sua forma contemporanea nel 1995 all'interno di un edificio risalente al 1886. Il centro dispone di spazi espositivi e promuove mostre di artisti palestinesi e internazionali, laboratori artistici, attività corali, danza folkloristica, teatro e corsi di musica e arti figurative.
Fra le altre istituzioni culturali presenti in città figurano il Bethlehem Peace Center, situato presso la Piazza della Mangiatoia, l'Al-Harah Theatre, l'Inad Theatre and Arts Center e sedi dedicate all'insegnamento musicale. A Betlemme è presente anche una sede dell'Edward Said National Conservatory of Music, istituzione palestinese dedicata alla formazione musicale.
Betlemme condivide numerose espressioni del patrimonio culturale immateriale palestinese. Fra queste assume particolare importanza il ricamo tradizionale palestinese (tatreez), storicamente utilizzato soprattutto nella decorazione degli abiti femminili. Disegni, colori e tecniche potevano differire fra le diverse aree della Palestina e costituivano elementi dell'identità locale e familiare. Nel 2021 «l'arte del ricamo in Palestina, pratiche, abilità, conoscenze e rituali» è stata iscritta dall'UNESCO nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.
Un'altra espressione della cultura popolare è la dabkeh, danza collettiva diffusa nella società palestinese ed eseguita durante matrimoni, feste e celebrazioni pubbliche. La danza viene generalmente accompagnata da canto popolare e strumenti tradizionali ed è praticata sia spontaneamente sia da gruppi folkloristici organizzati. Nel 2023 la dabkeh palestinese è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.
Alla tradizione orale palestinese appartiene inoltre la hikaye, forma narrativa praticata tradizionalmente soprattutto dalle donne e trasmessa in ambito familiare. Proclamata originariamente nel 2005, la hikaye è stata iscritta nel 2008 nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.
La produzione artigianale costituisce una componente storica della cultura e dell'economia di Betlemme, sviluppatasi in stretta relazione con i pellegrinaggi cristiani. Particolare diffusione hanno avuto la lavorazione del legno d'ulivo e della madreperla, impiegati per realizzare croci, rosari, presepi, statuette e altri oggetti devozionali destinati ai pellegrini e all'esportazione.
La lavorazione della madreperla divenne una specializzazione caratteristica degli artigiani betlemiti e contribuì alla formazione di botteghe familiari nelle quali le tecniche venivano trasmesse di generazione in generazione. Analogamente, l'intaglio del legno d'ulivo è strettamente associato alla produzione di oggetti raffiguranti episodi e personaggi della tradizione cristiana. Le attività artigianali costituiscono tuttora una delle espressioni più riconoscibili della produzione culturale locale.
Accanto all'artigianato religioso sono diffuse forme della produzione tradizionale palestinese, fra cui ricamo, ceramica, lavorazione del vetro e calligrafia; tali produzioni sono promosse anche dai centri culturali cittadini, che ospitano laboratori e punti di esposizione e vendita delle opere degli artigiani e degli artisti locali.
Il nome di Betlemme ha assunto una diffusione culturale eccezionalmente ampia soprattutto attraverso la tradizione cristiana. I racconti evangelici della Natività, l'Adorazione dei pastori, l'Adorazione dei Magi e la Stella di Betlemme hanno reso la città un riferimento ricorrente nella letteratura, nelle arti figurative, nella musica sacra e nelle rappresentazioni natalizie.
La rappresentazione della città nel presepe costituisce una delle forme più diffuse di tale ricezione culturale. A partire dalla tradizione cristiana medievale, Betlemme e la Grotta della Natività sono state riprodotte in innumerevoli rappresentazioni della nascita di Cristo, spesso reinterpretate secondo l'architettura, il paesaggio e i costumi delle differenti culture nelle quali il presepe si è diffuso.
Il legame fra la città reale e la sua rappresentazione religiosa ha contribuito anche alla continuità dei pellegrinaggi. L'UNESCO sottolinea come Betlemme e la Basilica della Natività siano state destinazioni di pellegrinaggio per gran parte degli ultimi diciassette secoli e come la Via della Stella continui a essere percorsa cerimonialmente durante le celebrazioni natalizie delle differenti comunità cristiane.
L'economia di Betlemme è tradizionalmente caratterizzata dalla stretta relazione fra il ruolo religioso della città, i pellegrinaggi e le attività commerciali e artigianali sviluppatesi al loro servizio. Accanto al turismo operano attività manifatturiere, commerciali e di servizio, mentre l'espansione dell'area urbana ha progressivamente integrato l'economia della città con quelle delle vicine Beit Jala e Beit Sahour.
Il turismo religioso costituisce uno dei settori maggiormente caratterizzanti l'economia cittadina. La Basilica della Natività, la Piazza della Mangiatoia, la Via della Stella e gli altri luoghi legati alla tradizione cristiana richiamano pellegrini e visitatori internazionali e hanno favorito lo sviluppo di alberghi, ristoranti, agenzie turistiche, negozi di souvenir e altre attività connesse all'accoglienza. Secondo la municipalità, il turismo e le attività ad esso collegate costituiscono uno dei principali comparti dell'economia dell'area di Betlemme.
L'andamento del settore è particolarmente sensibile alla situazione politica e alla possibilità di movimento dei pellegrini e dei turisti. Dopo la forte contrazione verificatasi durante la seconda intifada, il turismo aveva conosciuto periodi di ripresa, interrotti dalla pandemia di COVID-19 e successivamente dalla crisi iniziata nell'ottobre 2023.
I dati del Palestinian Central Bureau of Statistics relativi alle strutture alberghiere mostrano l'entità della più recente contrazione. Nel primo semestre del 2023 gli alberghi del governatorato di Betlemme registrarono 221 377 ospiti; nello stesso periodo del 2024 il numero scese a 6 187. Nel primo semestre del 2025 furono registrati 24 034 ospiti, pari al 20% del totale degli ospiti delle strutture alberghiere della Cisgiordania, segnando una ripresa rispetto all'anno precedente ma mantenendosi molto al di sotto dei livelli del 2023. I dati riguardano l'intero governatorato e non esclusivamente il territorio comunale di Betlemme.
Una componente storica dell'economia betlemita è rappresentata dall'artigianato, sviluppatosi in stretta relazione con il pellegrinaggio. Fra le produzioni caratteristiche figurano gli oggetti religiosi in legno d'ulivo e madreperla, quali croci, rosari, presepi, statuette e altri manufatti destinati tradizionalmente ai pellegrini e, successivamente, anche all'esportazione. La municipalità indica la lavorazione del legno d'ulivo e della madreperla fra le specializzazioni artigianali storiche della città.
La produzione avviene tradizionalmente anche in piccoli laboratori familiari situati nel centro storico e nelle aree circostanti. I negozi della Piazza della Mangiatoia, della Via della Stella e delle strade prossime alla Basilica della Natività costituiscono uno dei principali punti di commercializzazione di tali manufatti.
Accanto all'artigianato religioso sono presenti attività nel settore tessile, nella lavorazione della pietra e in altre produzioni manifatturiere. L'area di Betlemme possiede una lunga tradizione nella lavorazione della pietra da costruzione proveniente dalle cave della regione, impiegata sia nell'edilizia locale sia nella produzione destinata ad altri mercati.
Il settore terziario comprende il commercio al dettaglio, la ristorazione, l'ospitalità, i servizi finanziari, l'istruzione e le attività connesse alle numerose istituzioni religiose e culturali presenti in città. Una parte significativa delle attività commerciali del centro storico rimane direttamente collegata ai flussi di visitatori e pellegrini.
La funzione di Betlemme quale centro amministrativo del governatorato e la presenza della Università di Betlemme, di scuole, ospedali, istituzioni religiose e organizzazioni culturali contribuiscono inoltre all'occupazione nel settore dei servizi.
Le possibilità di sviluppo economico sono condizionate dalla situazione territoriale della Cisgiordania e dalle limitazioni alla circolazione di persone e merci. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato come la barriera, gli insediamenti israeliani e il sistema di aree e infrastrutture sottoposte a differenti regimi di accesso abbiano ridotto lo spazio disponibile per lo sviluppo del governatorato e frammentato i collegamenti con Gerusalemme e con le altre aree della Cisgiordania.
Betlemme costituisce uno dei principali nodi urbani della Cisgiordania meridionale. La rete stradale la collega direttamente con Beit Jala, Beit Sahour, al-Khader, Hebron e con le altre località del governatorato. Verso nord, la città dista circa 10 km da Gerusalemme, alla quale è storicamente legata da uno dei principali assi viari della regione.
Uno degli assi fondamentali è la strada 60, che attraversa longitudinalmente la Cisgiordania e collega l'area di Betlemme con Gerusalemme a nord e Hebron a sud. I collegamenti palestinesi con le aree settentrionali della Cisgiordania possono inoltre utilizzare l'itinerario attraverso Wadi al-Nar, a est di Gerusalemme.
Il centro urbano presenta problemi di congestione dovuti alla densità edilizia, alla conformazione del centro storico e alla concentrazione del traffico nell'area metropolitana formata con Beit Jala e Beit Sahour. Nel 2021 la municipalità ha presentato una Strategia per il trasporto e la mobilità sostenibile dell'area urbana di Betlemme 2020-2030, elaborata per affrontare problemi quali la congestione stradale, l'organizzazione della mobilità e l'inquinamento prodotto dal traffico.
Il trasporto pubblico urbano e interurbano è assicurato principalmente da autobus, minibus e taxi, che collegano Betlemme con le località circostanti e con gli altri centri palestinesi. La Piazza della Mangiatoia, un tempo utilizzata anche come area di sosta per autobus e automobili, è stata progressivamente riorganizzata come spazio pubblico e pedonale del centro storico.
I collegamenti fra Betlemme e la vicina Gerusalemme sono condizionati dal sistema di accesso fra la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il principale punto di attraversamento nell'area settentrionale della città è il checkpoint 300, noto anche come checkpoint di Betlemme o di Gilo, attraverso il quale transitano i palestinesi della Cisgiordania autorizzati a entrare a Gerusalemme.
La costruzione della barriera israeliana in Cisgiordania e il sistema di checkpoint e permessi hanno modificato profondamente i collegamenti storici fra Betlemme e Gerusalemme. L'OCHA considera tali infrastrutture parte del più ampio sistema di restrizioni alla mobilità che interessa la Cisgiordania e documenta i loro effetti sull'accesso ai luoghi di lavoro, ai servizi, ai mercati e alle altre località palestinesi.
Alla fine del 2025 OCHA censiva complessivamente 925 ostacoli alla circolazione in Cisgiordania, comprendenti checkpoint permanenti e intermittenti, cancelli stradali, blocchi, terrapieni e altre chiusure fisiche. Tali dati riguardano l'intera Cisgiordania e non la sola Betlemme, ma descrivono il sistema nel quale sono inseriti i collegamenti della città.
La frammentazione territoriale ha inciso anche sui collegamenti interni al governatorato. OCHA ha documentato come il tracciato della barriera e altre misure territoriali abbiano progressivamente separato alcune comunità dalle principali reti stradali e dai centri di servizio.
La città non dispone di un aeroporto. Lo scalo internazionale geograficamente più vicino è l'Aeroporto di Tel Aviv-Ben-Gurion, mentre l'accesso dei residenti palestinesi della Cisgiordania agli aeroporti israeliani è subordinato alle disposizioni e alle autorizzazioni vigenti.
Per i viaggi internazionali, una parte dei residenti della Cisgiordania utilizza inoltre l'Aeroporto Internazionale Regina Alia di Amman, raggiungibile attraverso il confine con la Giordania e il Ponte Allenby/Re Hussein.
L'amministrazione locale è esercitata dalla Municipalità di Betlemme (in arabo بلدية بيت لحم?), istituita nel 1872 e considerata una delle più antiche municipalità palestinesi. Il primo consiglio municipale fu presieduto da Mikha'il Abu Saadeh.
La sede municipale si trova nella Piazza della Mangiatoia, di fronte al complesso della Basilica della Natività. Il consiglio municipale è composto da quindici membri. Nel corso della storia contemporanea la modalità di formazione dell'amministrazione cittadina ha risentito dei differenti ordinamenti politici succedutisi nella regione. Dopo le elezioni municipali del 1976, vinte da Elias Freij, non si tennero nuove elezioni locali per circa venticinque anni; dopo l'istituzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, il Ministero del governo locale nominò un nuovo consiglio di quindici membri presieduto da Hanna Nasser. Le elezioni municipali ripresero nel 2005, quando fu eletto sindaco Victor Batarseh.
Nel 2012 Vera Baboun divenne la prima donna a ricoprire la carica di sindaco di Betlemme. Le successive elezioni portarono alla guida della municipalità Anton Salman nel 2017 e Hanna Hanania nel 2022.
Nel corso della consiliatura 2022-2026 si verificarono ulteriori avvicendamenti alla guida della municipalità. Dopo il mandato di Hanania, Anton Salman tornò temporaneamente alla carica e nel maggio 2025 gli succedette Maher Nicola Canawati, entrato in carica il 12 maggio. In seguito alle successive elezioni locali, il nuovo consiglio municipale entrò in carica nel maggio 2026 e, nella seduta del 7 maggio, elesse nuovamente Hanna Samir Hanania sindaco di Betlemme.
La municipalità conserva una cronologia dei propri presidenti a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Per i mandati più antichi le fonti municipali presentano alcune lacune e incongruenze cronologiche; la seguente successione riporta pertanto gli estremi esplicitamente documentati dalla municipalità.
| Sindaco | Mandato |
|---|---|
| Mikha'il Abu Saadeh | 1872 – ? |
| Suleiman Yousef Jasser | 1884 – 1889 |
| Hanna Mansour | 1895 – 1907 |
| Issa Abdallah Morcos al-Kata'a | 1907 – 1911 |
| Hanna Mansour | 1911 – 1915 |
| Saleem Issa Batarseh | 1916 – 1917 |
| Saleh Jeries Giacaman | 1917 – 1921 |
| Mousa Farah Kattan | 1921 – 1925 |
| Hanna Ibrahim Miladeh | 1926 – 1928 |
| Nicola Attallah Shahin | 1928 – 1932 |
| Issa Basil al-Bandak | 1933 – 1938 |
| Hanna Issa al-Qawwas | 1938 – 1946 |
| Issa Basil al-Bandak | 1946 – 1951 |
| Elias Issa al-Bandak | 1951 – 1952 |
| Afif Salim Batarseh | 1952 – 1953 |
| Elias Issa al-Bandak | 1953 – 1957 |
| Ayoub Musallam Musallam | 1958 – 1962 |
| Elias Issa al-Bandak | 1963 – 1972 |
| Elias Mitri Freij | 1972 – 1997 |
| Hanna Jamil Nasser | 1997 – 2005 |
| Victor Hanna Batarseh | 2005 – 2012 |
| Vera George Ghattas Baboun | 2012 – 2017 |
| Anton George Salman | 2017 – 2022 |
| Hanna Samir Hanania | 2022 – 2024 |
| Anton George Salman | 2024 – 2025 |
| Maher Nicola Canawati | 12 maggio 2025 – 2026 |
| Hanna Samir Hanania | dal 7 maggio 2026 |
Fonte principale per la successione storica: Municipalità di Betlemme. Per il periodo 2022-2026 sono utilizzati anche gli aggiornamenti ufficiali del consiglio municipale.
Betlemme ha sviluppato un'estesa rete internazionale di gemellaggi e accordi di cooperazione, legata anche al ruolo della città quale centro religioso e meta internazionale di pellegrinaggio. Nel 2018, in occasione dell'accordo con la città romena di Suceava, la municipalità indicò quest'ultimo come il proprio novantesimo gemellaggio. La rete è particolarmente sviluppata con città italiane, francesi e spagnole.
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