Il I Congresso sionista si tenne a Basilea, in Svizzera, dal 29 al 31 agosto 1897, per iniziativa di Theodor Herzl. Riunì circa duecento partecipanti provenienti da diciassette paesi e portò alla costituzione dell'Organizzazione sionista e all'approvazione del programma di Basilea, che definì gli obiettivi del movimento.

Il congresso costituì un momento fondamentale nell'organizzazione del sionismo politico, dando alle diverse associazioni aderenti una struttura internazionale e un programma comune.
Nella seconda metà del XIX secolo si erano sviluppati movimenti e associazioni favorevoli all'insediamento ebraico in Palestina, fra cui Hovevei Zion. L'emergere del sionismo moderno si inseriva nel contesto dei nazionalismi europei, delle difficoltà dell'emancipazione ebraica e della persistenza dell'antisemitismo.
Herzl promosse la trasformazione di queste iniziative in un movimento politico internazionale, impegnato a ottenere un riconoscimento diplomatico per il progetto di una sede nazionale ebraica in Palestina, allora parte dell'Impero ottomano.
Il congresso avrebbe dovuto svolgersi a Monaco di Baviera, ma l'opposizione di esponenti della comunità ebraica locale, sia ortodossi sia riformati, indusse gli organizzatori a trasferirlo a Basilea.
I lavori si svolsero nella sala da concerti dello Stadtcasino. Herzl volle conferire all'assemblea un carattere formale, chiedendo ai partecipanti di presentarsi in abito da cerimonia.

Le ricostruzioni indicano circa duecento partecipanti, comprendenti delegati delle associazioni sioniste e invitati individuali. Erano presenti anche sostenitori non ebrei.
Parteciparono diciassette donne, alcune autonomamente e altre accompagnando i delegati. Alle donne non fu riconosciuto il diritto di voto in questa prima edizione; la piena partecipazione fu introdotta al congresso successivo, nel 1898.
Il principale risultato politico fu l'approvazione del programma di Basilea, che indicava come obiettivo del sionismo la creazione di una sede per il popolo ebraico in Palestina garantita dal diritto pubblico.
La formulazione fu discussa da una commissione presieduta da Max Nordau. Il riferimento al diritto pubblico rappresentò una soluzione di compromesso nel confronto sul tipo di riconoscimento giuridico da ricercare.
Per raggiungere l'obiettivo furono individuate quattro direttrici:
Il congresso istituì l'Organizzazione sionista e ne elesse presidente Herzl. Furono costituiti organi direttivi incaricati di condurre l'attività del movimento fra un'assemblea congressuale e l'altra.
L'organizzazione fornì una struttura stabile alle attività politiche e diplomatiche del movimento. I congressi successivi divennero il luogo di confronto fra le diverse correnti sulle strategie da adottare, sull'insediamento in Palestina e sulle questioni culturali e organizzative.
Il congresso riunì gruppi sionisti fino ad allora distinti, stabilendo un programma politico e strumenti comuni di rappresentanza e decisione. I suoi dibattiti affrontarono anche le condizioni economiche e culturali degli ebrei alla fine del XIX secolo, collocando il progetto sionista nel più ampio contesto dei movimenti nazionali dell'epoca.
La costituzione dell'organizzazione e l'approvazione del programma non determinarono un'immediata trasformazione dello status politico della Palestina, ma definirono il quadro entro il quale il movimento avrebbe sviluppato le proprie iniziative successive.
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