Prova del nove

In matematica, la prova del nove è un test di controllo, semplice ma non sempre affidabile, per verificare l'esattezza del risultato di un'operazione aritmetica tra numeri interi, attraverso il raffronto delle radici numeriche degli operandi e del risultato.

La prova è basata sulle proprietà congiunte della matematica modulare in modulo 9 (mod 9) e delle proprietà aritmetiche del numero 9 stesso, che permettono una notevole semplificazione del calcolo della congruità, in quanto coincidente con la radice numerica.

La prova del nove solitamente si insegna nella scuola elementare quale scorciatoia per verificare la moltiplicazione tra due numeri, senza dover ripetere interamente l'algoritmo di computo generalmente lungo, ma può essere estesa anche alle altre operazioni addizione, sottrazione e divisione (con opportune precauzioni) comprese quella con resto. La prova del nove non assicura, però, completamente la certezza dell'esito: se è negativo, il risultato dell'operazione sarà senz'altro errato; se è positivo, vi è comunque l'11% di probabilità, 1 su 9, di un falso positivo, cioè che il risultato dell'operazione sia comunque errato nonostante l'esito positivo della prova.

Storia

Anche se non nella forma attuale, la prova del nove era già conosciuta come prova di verifica dei calcoli almeno fin dai primi secoli dopo Cristo; testimonianze riportano la sua conoscenza da parte del vescovo romano Ippolito intorno al III secolo. Il nome latino è abjectio novenaria. È impensabile che i Romani operassero con le cifre come facciamo odiernamente, poiché tali cifre erano allora inesistenti, e i calcoli venivano effettuati non per mezzo di algoritmi sulla carta, ma attraverso supporti fisici diversi, quali sassi, calculus, o particolari strumenti assimilabili ai più recenti abachi; grazie a questi, usando lo stesso sistema su base decimale, era possibile anche allora formulare un procedimento analogo all'attuale per arrivare alla radice numerica, procedimento che invece da noi si produce avendo come stimolo l'immagine grafica delle cifre.

L'impossibilità di una rappresentazione cifrata adatta dei numeri, rendeva comunque impossibile una spiegazione compiuta del perché la prova del nove funzionasse, dimostrazione che invece avevano verosimilmente i matematici indiani, che la utilizzavano almeno fin dal XII secolo, avendo essi in uso un sistema di notazione progenitore del nostro.
La prima spiegazione di cui si ha traccia in occidente, è quella del 1202 data da Leonardo Fibonacci nel suo Liber abbaci, il libro che ha introdotto in Europa le cifre arabe e primi loro algoritmi di calcolo, prendendo a pretesto l'operazione 37 × 37 = 1369:

«...quando si divide un numero in parti e poi si moltiplica ciascuna delle parti per un dato numero, quelle moltiplicazioni, raccolte insieme, sono uguali alla moltiplicazione di tutto il numero diviso per il numero per il quale tutte le parti dello stesso erano state moltiplicate. Quindi, le moltiplicazioni 36 × 37 e 1 × 37, assieme congiunte, uguagliano quella di 37 × 37. Però dalla moltiplicazione di 36 × 37 proviene un numero che è originato da una certa quantità di 9, essendo 36 costituito da 9. Per cui il numero che sorge da 36 × 37, se diviso per 9, non resterà nulla per indivisibile. Ancora, la moltiplicazione di 1 per 37 è uguale alla moltiplicazione di 1 × 36 e di 1 × 1. Ma dalla moltiplicazione di 1 × 36 proviene un numero perfettamente divisibile per 9, mentre la moltiplicazione di 1 × 1 risulta indivisibile per 9. Quindi da 37 × 37 : 9 resta 1, come dalla somma di tutte le cifre che si trovano nel prodotto 1369.»

Tuttavia erano già allora note altre prove alternative alla prova del nove, se non migliori, per valutare l'esattezza dell'operazione, come la prova del sette, dell'undici e così via; se non che, erano alcune di maggiore attendibilità ma più complessa da attuare, in quanto, pur basandosi sui medesimi meccanismi dell'aritmetica modulare, il calcolo della congruenza mod 7 o mod 11 sono molto più complessi ottenere operando sulle cifre, poiché non basati sulla loro semplice somma.

Oggi la locuzione "prova del nove" viene usata comunemente come sinonimo di cartina di tornasole per indicare erroneamente una prova certa, che dovrebbe dimostrare senza alcun dubbio la veridicità di una supposizione. Inoltre, sempre la stessa locuzione, viene usata per indicare una prova di autenticità delle euro banconote.

Procedimento e funzionamento

Fin dalle elementari viene insegnato un modo classico per impostare la prova del nove per le moltiplicazioni, disegnando una croce in cui inserire i valori:

. . . .
. . . .

Non esistono ragioni operative o grafiche, dettate da necessità, per eleggere questo schema a canone, è soltanto una questione di consuetudine.

Esempio: 1902 × 1964 = 3 735 528.

Il primo passo è quello di sommare tutte le cifre di ogni operando e del risultato, fino ad ottenere un valore a una sola cifra. Nel caso in cui dalla prima somma si ottenga un valore a più cifre si ripete la procedura fino ad averne una sola, cioè fino ad aver ottenuto la radice numerica del numero; ecco l'esempio sulle stesse cifre:

e poi le si collocano nella croce:

3 2
6

Successivamente si prendono le radici numeriche degli operandi e le si moltiplicano; per la somma e la differenza si usano le medesime operazioni:

2 × 3 = 6

Se pure qui il risultato dovesse avere più cifre, si procede come prima alla loro somma iterativamente, dopo di che si confronta con la radice numerica del risultato.

3 2
6 6
  1. Se i due numeri sono diversi, allora il risultato è senz'altro errato.
  2. Se i due numeri sono uguali, allora il risultato può essere corretto.

In questo caso il risultato è esatto e la prova del nove permette di accelerare la verifica rispetto alla ripetizione integrale dell'algoritmo di moltiplicazione, effettuando i calcoli esclusivamente su valori "bassi", inferiori a 100, il cui computo è reso più spedito dalla conoscenza mnemonica delle tabelline. Va sottolineato però che la prova dà esito positivo per qualunque risultato che differisca dal risultato corretto per un multiplo di 9. Perciò, avrebbe dato ugualmente esito positivo anche a fronte di un risultato palesemente sbagliato come 132 (3 735 528 - 415 004 × 9) o di un risultato come 3 735 519, (3 735 528 - 9), vicino al risultato giusto e quindi un errore che si può commettere per una disattenzione e difficile da individuare, specie su valori elevati dove lo scostamento dal risultato vero risulta molto esiguo.

Da ciò deriva dunque anche la fallibilità intrinseca nella prova del nove, che in via empirica (trascurando valori troppo distanti da quello corretto) può essere stimata in una possibilità su 9 di ottenere un falso positivo, cioè un riscontro affermativo nonostante l'erroneità del risultato. Si può quindi concludere che in ogni caso il risultato deve essere accettato con riserva, in quanto c'è sempre un 11% di possibilità che sia comunque sbagliato.

Dimostrazione del funzionamento

Lo stesso argomento in dettaglio: Radice numerica.

La prova del nove deve il suo funzionamento all'aritmetica modulare e la sua facilità al fatto che proprio il modulo 9 permette di calcolare la congruenza del numero semplicemente sommando le sue cifre fino ad ottenere la radice numerica, anziché operando la divisione per 9 per ogni termine.

Definendo la -esima cifra di un numero, con dovendo appunto rappresentare la cifra, si può riscrivere, grazie al sistema decimale, un numero in formato polinomiale:

mentre rappresenta la somma di tutte le cifre.

Dire che la radice digitale rappresenta modulo 9 la sua congruenza, si scrive:

e significa che rappresenta il resto di diviso per , cioè per qualche ; ma sappiamo che nella prova del nove quindi:

cioè che modulo 9 il numero sia congruo alla somma delle cifre. Per il momento si tralasci che la somma può essere e si cerchi di ricavare la (2) dalla (1):

dalle proprietà della congruenza dell'aritmetica modulare sappiamo che essa è invariante rispetto alla somma e alla moltiplicazione, quindi ad e possiamo sostituire la relativa congruenza modulo 9:

  1. nel caso delle cifre, essendo minori del modulo, tranne che per 9 che è congruo a 0 modulo 9;
  2. per le potenze di , sappiamo che ed essendo questa aritmetica invariabile rispetto alle potenze quindi ogni potenza è congrua a 1.

Si può quindi riscrivere la (3):

cioè

Dalla dimostrazione si può anche capire come mai dalla somma vengono automaticamente tolti i e le cifre che lo danno come somma, in quanto la sua congruenza è e quale elemento neutro nella somma può essere benissimo tralasciato.

Sussiste tuttavia il fatto che la somma della cifre può benissimo essere superiore a ossia un numero a due o più cifre che vengono a loro volta sommate, infatti, anche il risultato delle somme intermedie è comunque un numero per cui vale stessa dimostrazione di prima; quindi anche il risultato delle somme intermedie è congruo alla somma delle cifre delle stesse. Sia ora la somma della cifre della -esima reiterazione:

Questo spiega come mai sussista identità tra la radice numerica e la congruenza modulo 9 di un numero, e perché tale modulo sia stato scelto. Tuttavia dalla dimostrazione si capisce anche perché aggiungendo 9 o un suo multiplo la congruenza non cambia e quindi la prova è fallace:

Ogni numero distante da un multiplo di è ad esso congruo modulo 9 e ha quindi la medesima radice numerica.

Moltiplicazione

Nella disposizione classica, insegnata a scuola per la moltiplicazione, la prova del nove si mostra come segue:

1° fattore 2° fattore
prodotto

La spiegazione del perché il prodotto delle radici numeriche del moltiplicando e del moltiplicatore è uguale a quella del prodotto è la seguente: siano

possiamo impostare la seguente moltiplicazione

(9ka + ra) × (9kb + rb) = 9kc + rc
9²kakb + 9karb + 9kb ra + rarb = 9kc + rc
9(9kakb + karb + kb ra) + rarb = 9kc + rc
rarb ≡ rc mod 9

e si ricava che deve essere uguale al prodotto delle radici numeriche degli operatori aggiungendo a questa dimostrazione un ulteriore operando, per le proprietà algebriche dell'operazione, è possibile verificare che la prova del nove sia valida anche per moltiplicazioni multiple.

Addizione e sottrazione

Senza particolari complicazioni la prova del nove può anche essere eseguita per l'addizione

1° addendo 2° addendo
somma

La spiegazione del perché la somma delle radici numeriche degli addendi sia uguale a quella della somma della operazione è la seguente:

(9ka + ra) + (9kb + rb) = 9kc + rc
9(ka + kb) + [ra + rb] = 9kc + rc

si ricava che deve essere uguale alla somma delle radici numeriche degli addendi aggiungendo a questa dimostrazione un ulteriore addendo, per le proprietà algebriche dell'operazione, è possibile verificare che la prova del nove sia valida anche per addizioni a più addendi.

Con qualche piccolo accorgimento la prova può essere effettuata anche per la sottrazione

minuendo sottraendo
differenza

Se il minuendo è inferiore al sottraendo () si sfocia nei numeri negativi, in questo caso si somma al minuendo (), in quanto come già visto, sommando o sottraendo a un numero o un suo multiplo, la radice numerica non cambia.

La spiegazione del perché la differenza delle radici numeriche tra minuendo e sottraendo sia uguale a quella della differenza dell'operazione è la seguente:

(9ka + ra) - ( 9kb + rb) = 9kc + rc
9(ka - kb) + [ra - rb] = 9kc + rc

si ricava che deve essere uguale alla differenza delle radici numeriche degli operandi unificando le due dimostrazioni risulta, per le proprietà algebriche di sopra, che la prova del nove abbia validità per una qualsiasi somma algebrica.

Divisione

Con qualche stratagemma è possibile adattare la prova del nove anche per la divisione, rimanendo sempre e solo nell'anello degli interi e quindi con eventuale resto.

con resto

vedendo però la divisione come operazione inversa della moltiplicazione la stessa cosa equivalente può anche essere scritta così:

Ne risulta:

divisore quoziente
dividendo

La spiegazione del perché il prodotto delle radici numeriche del quoziente per il divisore, più quella del resto, sia uguale a quella del dividendo è la seguente:

(9ka + ra) × (9kb + rb) + (9kd + rd)= 9kc + rc
9(9kakb + karb + kb ra + kd) + [ra × rb + rd] = 9kc + rc.

Note

  1. 1 2 Le cifre del nostro sistema decimale sono 10, da 0 a 9, ma quelle che possono essere radice numerica sono soltanto 9, in quanto lo 0 è l'elemento neutro della somma, e quindi 0 può essere soltanto radice numerica di se stesso, mentre quelle di tutti gli altri numeri vanno da 1 a 9; inoltre sempre per le proprietà aritmetiche dello zero, operazioni che lo vedono coinvolto non hanno bisogno di essere verificate attraverso questo tipo di prove.
  2. ↑ Cajori, Florian (, 5e) A History of Mathematics, 1991 AMS. ISBN 0-8218-2102-4. p.91
  3. ↑ Vittorio De Petris, Dalla prova del nove ad un criterio generale di divisibilità
  4. ↑
    «... prova del .7. de più ci chiaresci che non quella del .9. sequita per questo la prova del .7. esser men rea di quella del .9. e per conseguente quella del .9. essere più rea." e continua, però, affermando "questa del .7. non si po pigliare se non partendo: e non si piglia infilzando le figure del numero si como facemo per .9.»
  5. ↑ All'estero vengono utilizzati disposizioni diverse delle cifre, oppure non vengono affatto disposte in nessun modello, anche perché il metodo classico contempla soltanto operazioni a due operandi, quando invece la prova può essere estesa anche a addizioni e moltiplicazioni a più operandi.
  6. ↑ 3 735 519 → 3+7+3+5+5+1+9=15 → 1+5 = 6
  7. ↑ Il calcolo della radice numerica può richiedere anche l'iterazione della somma delle cifre svariare volte, ma, come vedremo, questo non inficia minimamente la validità della prova, per la proprietà transitiva dell'aritmetica modulare, che invece viene messa in crisi da un altro fattore sempre insito nella sua spiegazione.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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