Publio Sittio

La Numidia in epoca romana

Publius Sittius Nucerinum (Nuceria Alfaterna, ... – Nordafrica, 44 a.C.) è stato un militare e mercenario romano.

Ottenne numerose vittorie in Africa del Nord nello schieramento di Giulio Cesare. Dopo la riorganizzazione territoriale di Cesare divenne governatore della Numidia occidentale.

Publio Sittio Nocerino (in italiano scritto anche Publio Sizio), è stato un avventuriero, un finanziere, e capo di un esercito mercenario romano. La sua famiglia, appartenente alla gens Sittia era originaria di Nuceria Alfaterna. Suo padre aveva preso parte a favore dei romani durante la guerra Marsica. Sittio apparteneva all'élite locale della sua città. Stando alla testimonianza di Cicerone (che si vantava di essere un suo amico), era un valente uomo d'affari.

Biografia

Publio Sittio Nocerino (lat. Publius Sittius Nucerinus), appartenente alla gens Sittia, era originario di Nuceria Alfaterna, in Campania, dove la sua famiglia faceva parte dell’élite municipale. Il padre, omonimo, aveva appoggiato Roma durante la guerra sociale (91‑88 a.C.), traendo verosimilmente vantaggi dalla successiva politica di Lucio Cornelio Silla. Cicerone, che si dichiarava suo amico, definì il patrimonio di Sittio «ornatissimum», a indicare un possesso rilevante di beni e capitali.

La congiura di Catilina

Avviato come uomo d’affari, Sittio operò in Italia e nelle province occidentali, in particolare in Spagna e in Africa, impegnandosi in prestiti, forniture e traffici su larga scala. Operazioni azzardate e crediti difficilmente esigibili lo portarono però all’indebitamento e alla necessità di liquidare le sue proprietà italiane: nel 64 a.C. Publio Cornelio Silla, nipote del dittatore, fu incaricato di curarne la liquidazione e di sistemare i rapporti con i creditori a Roma. In questo contesto Sittio fu sfiorato dalla vicenda della congiura di Catilina. Sallustio riferisce che Catilina contava sull’appoggio armato, tra gli altri, di P. Sittius Nucerinus in Mauretania, mentre nel Pro Sulla Cicerone si sforzò di dimostrare che i movimenti di Sittio non coincidevano con le fasi del complotto e che il suo coinvolgimento era solo sospetto. Una lettera delle Ad familiares (fam. 5, 17) ricapitola, nel 56 a.C., le cause che avevano interessato il Nocerino: l’allontanamento volontario dall’Italia per debiti, il ruolo nel processo a P. Silla, un procedimento relativo a una crisi di approvvigionamento di grano a Roma nel 57 a.C., nel cui contesto Sittio appare legato ai traffici cerealicoli nordafricani.

Il trasferimento in Africa

Stabilitosi definitivamente in Africa, Sittio mise a profitto le sue relazioni con i regni di Mauretania e di Numidia, nonché con la comunità italico‑greca di Cirta, e organizzò un esercito di mercenari e una flotta, facendo del mestiere delle armi il complemento della sua attività economica. Appiano e Cassio Dione ricordano che egli aveva raccolto uomini in Italia e in Spagna, oltre a esuli e avventurieri locali, creando una forza privata in grado di incidere sugli equilibri regionali. Quando Gaio Giulio Cesare sbarcò in Africa per affrontare i pompeiani guidati da Quinto Metello Scipione (47‑46 a.C.), Sittio si trovava dunque già in posizione autonoma nel quadrante mauretano‑numida. Nel corso della campagna si alleò con il re mauretano Bocco II: secondo il Bellum Africanum, mentre l’esercito di Cesare e quello pompeiano si fronteggiavano presso Uzitta, Sittio e Bocco invasero il regno del numida Giuba I, occuparono Cirta e alcune città dei Getuli, costringendo Giuba a rientrare per difendere i propri territori. La manovra contribuì in modo decisivo a scompaginare il fronte anticesariano. Giuba, dopo essersi unito a Scipione e ai pompeiani, fu sconfitto da Cesare a Tapso (46 a.C.) e, fallita ogni possibilità di resistenza, si diede la morte. Nel frattempo Sittio aveva ottenuto successi autonomi: sconfisse il generale numida Saburra, uccidendolo in combattimento, e intercettò gruppi di pompeiani e loro comandanti in fuga verso la Spagna, tra cui Lucio Afranio e Fausto Cornelio Silla. Presso Ippona la sua flotta contribuì all’affondamento delle navi di Scipione, ponendo fine al tentativo di riorganizzare la resistenza oltremare.

L'Africa Nova

Come ricompensa per i servizi resi, Cesare procedette a una profonda ristrutturazione dell’Africa numida: una parte del regno fu incorporata nella provincia dell’Africa Nova, un’altra fu assegnata a Bocco II, mentre l’area cirtense, con Cirta e tre centri satelliti – Rusicade, Milev e Chullu – fu affidata a Sittio e ai suoi uomini. In questo ambito Sittio esercitò poteri di fatto dinastici, distribuendo terre ai suoi mercenari e clienti, organizzando un territorio che le fonti successive descriveranno come una sorta di “stato di Sittio”, integrato ma peculiare rispetto al quadro provinciale ordinario.

La morte

La morte di Cesare (Idi di marzo del 44 a.C.) rese però fragile l’assetto appena creato. Nello stesso anno il principe numida Arabione, figlio di Massinissa II e già rifugiato in Spagna, rientrò in Africa per riconquistare il regno paterno. Dopo aver scacciato Bocco da parte dei suoi domini, Arabione attaccò il territorio controllato da Sittio e riuscì a eliminarlo con uno stratagemma; Cicerone, in una lettera ad Attico, commentò freddamente la notizia, segno di un distacco ormai consumato nei confronti dell’antico amico. Dopo la scomparsa di Sittio, il territorio da lui controllato fu assorbito nell’Africa Nova, ma le colonie dei suoi mercenari conservarono privilegi e strutture peculiari. In età augustea Cirta assunse la qualifica di colonia (Colonia Iulia Iuvenalis Honoris et Virtutis), mentre Rusicade, Milev e Chullu divennero rispettivamente colonia Veneria Rusicade, colonia Sarnensis Milev e colonia Minervia Chullu, con denominazioni che richiamano divinità e toponimi della Campania (Venere, il fiume Sarno, Minerva legata al santuario di Punta Campanella). Le iscrizioni di età imperiale testimoniano una larghissima diffusione del gentilizio Sittius nella regione cirtense e, più in generale, nella Numidia: dopo Iulius, connesso alla concessione di cittadinanza cesariano‑augustea, è il nome più frequente nell’onomastica locale. Gli studi prosopografici hanno mostrato come questi Sittii siano in gran parte discendenti o clienti dei mercenari e coloni insediati nell’età di Sittio e di Cesare, non semplici membri di una famiglia aristocratica unitaria. In età severiana il prestigio del nome è ancora evidente in figure come Quinto Sittio Fausto, notabile ricordato in epigrafe come magistrato e giudice con giurisdizione su Rusicade, Milev e Chullu, espressione della persistenza del “patrimonio sittiano” nelle élite municipali africane.

Fonti antiche

Le principali attestazioni su Publio Sittio e sul suo ruolo nelle guerre civili tardo‑repubblicane si trovano in: Marco Tullio Cicerone, Pro P. Cornelio Sulla, in particolare §§ 56‑58, dove si allude agli affari di Sittio e al suo presunto coinvolgimento nella congiura di Catilina. Id., Ad familiares 5, 17, lettera indirizzata a Sittio nel 56 a.C., con riferimento ai debiti, all’assenza dall’Italia e alle vicende processuali connesse alla crisi del grano del 57 a.C. Gaio Sallustio Crispo, Bellum Catilinae 21, dove si ricordano i propositi di Catilina di servirsi di Sittio in Mauretania a sostegno della rivolta. Bellum Africanum (tradizionalmente incluso nel corpus cesariano), capp. 25, 95‑96, che descrivono le operazioni di Sittio e del re Bocco ai danni di Giuba I e la presa di Cirta, nonché il ruolo della flotta di Sittio contro i pompeiani in fuga. Appiano di Alessandria, Bellorum Civilium 4, 231‑233, sulla formazione dell’esercito di Sittio, sui suoi successi in Africa e sull’assegnazione del territorio cirtense ai suoi mercenari dopo la vittoria di Tapso. Cassio Dione, Historia Romana 43, 3‑9, con notizie sulle campagne africane e cenni al ruolo di Sittio e dei suoi alleati mauretani. Queste testimonianze, integrate dai dati epigrafici provenienti da Cirta e dalle colonie del suo territorio, consentono di ricostruire sia la carriera di Sittio sia la successiva formazione della cosiddetta “confederazione cirtense”.

Eredità

La figura di Publio Sittio ha lasciato tracce durature sia nella toponomastica africana sia nell’onomastica delle popolazioni locali. La riorganizzazione del territorio cirtense voluta da Cesare e completata in età augustea portò alla formazione di un complesso coloniale in cui Cirta e le sue colonie contributae (Rusicade, Milev, Chullu) conservarono memoria dell’origine campana di molti coloni attraverso epiteti come Veneria, Sarnensis e Minervia. Sul piano sociale, la concessione di terre ai mercenari di Sittio e la successiva estensione della cittadinanza romana produssero una straordinaria diffusione del gentilizio Sittius in Numidia: gli studi epigrafici hanno censito centinaia di iscrizioni recanti questo nome, soprattutto nell’area di Cirta e nelle città a essa collegate. Dopo Iulius, Sittius è il nomen più rappresentato nei corpora epigrafici locali, segno del radicamento di una vasta clientela e di una “memoria di gruppo” legata all’avventura militare e coloniale del Nocerino. In età imperiale avanzata, membri della gens Sittia continuano a emergere nelle élite municipali dell’Africa romana: la documentazione epigrafica registra, ad esempio, notabili come Quinto Sittio Fausto, attivo in età severiana come magistrato e prefetto con giurisdizione sulle colonie di Rusicade, Milev e Chullu, a testimonianza della lunga durata del prestigio associato al nome di Sittio nelle strutture civiche regionali.

Onomastica e Sittii d’Africa

Gli studi epigrafici sull’area cirtense e sulle province africane hanno messo in luce la straordinaria diffusione del gentilizio Sittius in età imperiale, soprattutto tra II e III secolo d.C. L’onomastica di Cirta mostra che, dopo il nomen Iulius, associato alle concessioni di cittadinanza di età cesariano‑augustea, Sittius è il nome gentilizio più attestato, con quasi un centinaio di occorrenze censite solo nella città e nel suo territorio immediato. Il fenomeno non può essere spiegato come semplice discendenza diretta da Publio Sittio Nocerino: la massa dei Sittii africani è il risultato di un processo composito che comprende manomissioni su larga scala, concessioni di cittadinanza a mercenari e coloni, nonché l’integrazione di peregrini nella clientela della gens. In diversi casi il nomen compare in associazione con Iulius, a indicare l’incrocio fra la tradizione “sittiana” e il radicarsi di nuove clientele di età augustea. Dal punto di vista geografico, la massima concentrazione di Sittii si registra in Numidia, con particolare densità a Cirta e nelle città della cosiddetta “confederazione cirtense” (Rusicade, Milev, Chullu), ma il nomen è attestato anche in altre regioni dell’Africa romana e, più sporadicamente, in Campania. Una parte significativa delle attestazioni riguarda individui di status modesto, ricordati in iscrizioni funerarie standardizzate, ma non mancano membri della gens che raggiungono il rango equestre o cariche municipali di rilievo. L’analisi dei cognomina mostra tra i Sittii africani una netta prevalenza di nomi latini comuni, indice di una romanizzazione già avanzata delle famiglie portatrici del nomen, mentre i cognomina di probabile origine indigena restano minoritari. La tribù indicata nelle iscrizioni è quasi sempre la Quirina, coerente con l’inquadramento del gruppo nel quadro delle concessioni di cittadinanza tardo‑repubblicane e augustee.

Note

  1. ↑ In termini moderni, una sorta di capitano di ventura
  2. ↑ Cicerone, Pro Sulla oratio, 58.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 A. Pasqualini – P. Garofalo, «P. Sittio Nucerino e i Sittii d’Africa», in L’Africa Romana, atti del convegno, Sassari, 2023.
  4. 1 2 3 4 5 V.A. Sirago, «Collegamento di Africa e Spagna nelle avventure di P. Sittius nocerino», in L’Africa romana IX, 1992, pp. 939‑952.
  5. 1 2 3 F. Santangelo, Roma repubblicana. Una storia in quaranta vite, Roma 2019, pp. 297‑302.
  6. ↑ H.-G. Pflaum, «Onomastique de Cirta», in Limes-Studien, Ble 1959 (ora in Afrique romaine. Scripta varia I), pp. 161‑198.

Bibliografia

Collegamenti esterni