
Rachele Guidi (Predappio, 11 aprile 1890 – Forlì, 30 ottobre 1979), indicata in epoca fascista anche come donna Rachele, fu la consorte di Benito Mussolini.
Rachele Guidi nacque l'11 aprile 1890 a Predappio, in località Salto, ultima dei sette figli di Agostino Guidi (1864-1902) e Anna Lombardi (1868-1925). All'età di dodici anni la bambina rimase orfana di padre e si trasferì con la madre a Forlì, dove andò a servizio presso alcune famiglie.
Nel 1905 Alessandro Mussolini, padre di Benito, era rimasto vedovo e aprì un'osteria a Forlì, in via Giove Tonante, insieme alla madre di Rachele, intrattenendo con lei una relazione. Benito, nel frattempo, tornato dalla Svizzera, si trasferì dopo un paio d'anni a Forlì, presso il padre; lì incontrò Rachele, iniziando una relazione con lei. Le famiglie non erano però d'accordo e così nel 1909 Benito comunicò al proprio padre e alla madre di Rachele, impugnando una rivoltella, che, se non avessero acconsentito al loro matrimonio, avrebbe ucciso lei e se stesso.
In seguito Rachele convisse con Mussolini, fin dal gennaio 1910, a Forlì. I due ebbero in questo periodo una figlia, Edda (1910-1995); non essendo coniugati, era considerata illegittima. Fu registrata nell'atto di nascita come figlia di Mussolini e di madre ignota. A Forlì abitarono in un alloggio in piazza XX Settembre, a poca distanza da via Mazzini 5, dove abitava Pietro Nenni con la moglie in attesa della prima figlia.
Benito Mussolini sposò poi Rachele, una prima volta con rito civile il 16 dicembre 1915 (durante una degenza come ferito di guerra all'ospedale di Treviglio) ed una seconda volta a Milano con rito religioso il 28 dicembre 1925, quando era già presidente del Consiglio.
Secondo alcune fonti, non del tutto attendibili, Rachele avrebbe avuto una relazione con Corrado Varoli, amministratore di una villa di Mussolini.
Rachele e Benito, una volta sposati, dopo Edda, ebbero altri quattro figli: Vittorio (1916-1997), Bruno (1918-1941), Romano (1927-2006) e Anna Maria (1929-1968).
Varie fonti concordano nell'affermare che Rachele avesse un temperamento severo e autoritario, a volte anche più del marito: fu per esempio contraria a ogni atto di clemenza nei confronti del genero Galeazzo Ciano, marito della figlia Edda, durante il processo di Verona e peggiorò, per questo, i rapporti con Edda, che la definì «il vero dittatore di casa»; inoltre, negli ultimi mesi del 1943 andava ogni sera a colloquio per due ore con Guido Buffarini Guidi, ministro dell'interno della Repubblica Sociale Italiana, chiedendogli più severità al fine di ristabilire l'ordine interno.
Dopo la fine della guerra e la morte di Mussolini, Rachele Guidi e i figli Romano e Anna Maria furono confinati a Ischia, dove rimasero fino al 1949.
Nel 1957 il governo Zoli, necessitando del sostegno esterno dei deputati del Movimento Sociale Italiano, le riconsegnò i resti del marito (che era stato sepolto in luogo tenuto segreto per evitare commemorazioni fasciste), che venne inumato a Predappio. Dopo questa data, si ritirò a Forlì, in Villa Carpena, ora museo privato. Si occupò di una piccola azienda agricola e aprì un ristorante nei pressi della Rocca delle Caminate.
Nel 1974 le fu riconosciuta una pensione di reversibilità del marito, dopo che la Corte dei conti aveva affermato che la rinuncia allo stipendio da parte di Benito Mussolini come presidente del consiglio non comportava la rinuncia alla pensione. Iniziò a riceverla dal 1975.
Morì il 30 ottobre 1979, all'età di 89 anni, e fu sepolta nella cripta familiare del cimitero di Predappio.
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