Raddrizzatore

Schema di ponte raddrizzatore detto ponte di Graetz, realizzato con diodi a semiconduttore.

Il raddrizzatore è un dispositivo elettronico capace di trasformare un segnale elettrico alternato in ingresso in uno unidirezionale (sempre positivo o sempre negativo) in uscita. Tale operazione si chiama raddrizzamento.

Il suo funzionamento si basa su quello del diodo, per la sua prerogativa di conduzione fortemente dissimmetrica: nei circuiti alimentati a tensione alternata consente il passaggio della corrente dall'anodo verso il catodo con una caduta di tensione esigua, mentre blocca il passaggio della corrente in senso inverso. Pertanto, con buona approssimazione, si può considerare il diodo una resistenza pressoché nulla nel primo caso e una enorme nel secondo.

Il raddrizzatore è infatti costituito nel caso più semplice da un diodo e in generale da una opportuna combinazione di diodi.

In elettronica e in elettrotecnica trova applicazione pratica come trasformatore di forma d'onda: è infatti usato per trasformare la corrente elettrica da alternata in continua.

Il circuito con 4 diodi, schematizzato a lato, viene chiamato anche ponte raddrizzatore perché uno dei primi circuiti di raddrizzamento della corrente alternata fu il ponte di Graetz, dal nome del fisico tedesco Leo Graetz, che lo sviluppò a fine XIX secolo.

Interpretazione del funzionamento

L'interpretazione del funzionamento è il seguente: in corrispondenza della semionda positiva della corrente che lo attraversa, il diodo funziona come un circuito chiuso, ovvero la polarizzazione è diretta e la caduta di tensione ai suoi capi risulta trascurabile e praticamente indipendente dalla corrente che lo percorre, per cui si può porre . La tensione ai capi del carico risulta pertanto di valore pari a quello della tensione applicata.

ma essendo , si avrà pertanto . Il carico, di resistenza R, viene percorso da una corrente variabile, legata alla tensione variabile, di valore:

in corrispondenza alla semionda negativa il diodo si comporta come un circuito aperto in quanto risulta essere polarizzato inversamente. Si comporta quindi come una resistenza di valore praticamente infinito, pertanto la corrente che percorre il carico risulta nulla: i = 0. Essendo pertanto nulla la caduta di tensione ai capi del carico, = 0, la tensione in ingresso risulta completamente applicata ai capi del diodo. Il valor medio della tensione ai capi della resistenza di carico per questo circuito, indicato anche come raddrizzatore ad una semionda, vale:

Raddrizzatore a singola semionda

Circuito con raddrizzatore a singola semionda

All'uscita di un trasformatore che fornisce un segnale sinusoidale di tensione efficace V sul secondario, viene connesso ad un diodo D in serie alla resistenza di carico R, come in figura. Se il catodo è rivolto verso il carico, il diodo consente il passaggio di corrente nelle sole semionde positive, lasciando a zero il valore della corrente in corrispondenza delle semionde negative.

In questo caso il trasformatore è alimentato continuamente ma, praticamente, eroga corrente al circuito solo per metà tempo. Inoltre, la massima tensione inversa che il diodo deve sopportare è il valore massimo (valore di picco) della tensione, pari a V·√2 per tensioni sinusoidali. La d.d.p. ai capi del carico viene diminuita di Vγ, tensione di soglia del diodo, ossia VR = V - Vγ.

Raddrizzatore a doppia semionda

Circuito con raddrizzatore a doppia semionda con trasformatore a presa centrale

In questo caso il trasformatore è del tipo a presa centrale (dotato cioè di una presa a metà dell'avvolgimento secondario) e deve fornire sul secondario una tensione efficace doppia (2 V). Ai capi del secondario sono connessi due diodi con lo stesso verso e i loro catodi sono uniti. Questo nodo comune è connesso a uno dei capi del carico, mentre l'altro è connesso alla presa centrale, dove è presente una tensione V rispetto a ciascun capo del secondario, come in figura.

In tal modo, mentre un diodo conduce da 0° a 180° del segnale sinusoidale, l'altro conduce da 180° a 360°, fornendo al carico una tensione pulsante unidirezionale a doppia semionda. La d.d.p. ai capi del carico viene diminuita di Vγ, tensione di soglia del diodo, ossia VR = V - Vγ.

Ponte di Graetz

Circuito con raddrizzatore a ponte di Graetz

Adottando quattro diodi disposti in configurazione a ponte di Graetz (dal fisico Leo Graetz) è possibile ottenere un segnale che è la somma di una semionda positiva più la semionda negativa capovolta (doppia semionda). Questa soluzione, molto usata negli alimentatori, rende molto più semplice il successivo filtraggio e livellamento della tensione fino a ottenere una corrente continua, non richiedendo per altro un trasformatore con doppio avvolgimento a presa centrale. Principale svantaggio di questo metodo è di avere una caduta di tensione pari a quella di due diodi in serie, quindi di circa 1,4 volt. Nel raddrizzare con tensioni molto piccole si ha quindi una perdita e una distorsione eccessiva.

Una configurazione simile costituita da sei diodi permette di raddrizzare una tensione trifase impiegando tutte e tre le fasi (anche più di tre in un sistema polifase, usando un numero opportuno di diodi).

Rendimento energetico

Ciascun diodo, quando è attraversato da corrente, presenta una caduta di potenziale ai suoi capi relativamente costante. Per i diodi al silicio questo valore è intorno a 0,7 volt. La potenza dissipata da ciascun diodo è data dalla tensione presente ai suoi capi per la corrente che lo attraversa. Poiché in un ponte raddrizzatore, durante ogni semionda, conducono due diodi, la potenza totale dissipata è pari al doppio di quella dissipata da un singolo diodo.

Esempio: supponendo una caduta di 1 V, con una corrente efficace di 10 A, ciascun diodo dissipa 10 W. Poiché due diodi conducono in ogni istante, la potenza totale continua dissipata è di 20 W, che vanno sottratti alla potenza in entrata per ottenere il valore di potenza erogata in uscita. Si intuisce inoltre che i dispositivi raddrizzatori devono essere generalmente raffreddati per mezzo di alette metalliche ed eventualmente ventilatori, a meno che le correnti non siano limitate a pochi ampere. Nei più grandi apparati di raddrizzamento il raffreddamento è spesso svolto da un circuito idraulico.

Ingegnerizzazione

Ponti raddrizzatori usati in elettronica
Sistema di correnti trifase (nero, marrone e grigio) più un segnale raddrizzato da un ponte trifase (blu).
Schema di raddrizzatore per sistema trifase

Un ponte raddrizzatore può essere realizzato collegando opportunamente diodi semplici, ma esiste in commercio una grande varietà di dispositivi integrati pronti all'uso. La soluzione a diodi singoli è particolarmente indicata per correnti elevate, poiché facilita lo smaltimento del calore.

Il raddrizzatore può ricevere la corrente alternata da un trasformatore riduttore o direttamente dalla rete elettrica. Il segnale pulsante in uscita da un raddrizzatore può essere considerato come la sovrapposizione di una componente pulsante e una componente continua che ne trasla il valore medio. Per questo, per livellare la corrente continua prodotta, si pone all'uscita del raddrizzatore un circuito RC passa basso, che ha lo scopo di limitare la componente pulsante. Spesso la resistenza non è aggiunta, ma costituita dalle resistenze interne dei conduttori, dei diodi e del condensatore.

Per avere un'idea di massima della tensione livellata si usa la formula:

dove Veff è la tensione efficace in entrata al raddrizzatore. Per esempio, da una tensione alternata di valore efficace di 12 V, che sarebbe il 70% del valore di picco pari a 17 V, che è destinato a scendere con l'applicazione di un carico e a cui vanno sottratte le cadute di tensione date dai diodi in conduzione, circa 1,5-2 V in totale.

Sia nel caso di raddrizzatori a una semionda sia a due semionde, i parametri da considerare per la scelta del dispositivo sono:

Raddrizzatore di precisione o superdiodo

Lo stesso argomento in dettaglio: Raddrizzatore di precisione.

Qualora il segnale da raddrizzare abbia una tensione molto bassa, la caduta di tensione del diodo non è trascurabile. Poiché la conduzione ha inizio solamente dopo il superamento del valore di soglia, segnali inferiori vengono del tutto soppressi. Anche oltre la soglia, la caduta di tensione è sottratta al segnale.

Per ovviare a questo inconveniente, negli strumenti di misura e altri dispositivi dove sia richiesta una rettificazione precisa del segnale, si usano diodi inseriti nel circuito di retroazione di un amplificatore operazionale (figura a lato).

In questo circuito l'amplificatore lavora come inseguitore, portando il valore di Vo allo stesso valore di Vi. Perché questa condizione si verifichi occorre che:

dove Vd è la caduta di tensione sul diodo e G è il guadagno dell'amplificatore operazionale. Poiché solitamente G è nell'ordine delle centinaia di migliaia o milioni, la tensione di soglia è ridotta di un equivalente fattore rispetto alla tensione di caduta e quindi l'errore è dato principalmente dagli errori dell'amplificatore operazionale, in particolare causato da sbilanciamento della tensione d'ingresso, dalla velocità e dalla corrente d'ingresso del terminale invertente.

Tecnologie di raddrizzatori

Raddrizzatore all'ossido di rame e selenio. Ciascuna lamella equivale a un diodo.
Raddrizzatore con tubo a vuoto a riscaldamento diretto.

L'evoluzione della tecnica ha determinato l'impiego di diversi tipi di raddrizzatori. Tutti i dispositivi inventati si basano su un fenomeno fisico che consente il passaggio degli elettroni in una sola direzione.

Le principali soluzioni sono qui indicate in ordine cronologico:

Note

  1. ↑ (EN) Paul Horowitz, The art of electronics, 3ª ed., 2015, ISBN 978-0-521-80926-9, OCLC 904400036. URL consultato il 16 giugno 2021.

Bibliografia

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