
Raffaele Bendandi (Faenza, 17 ottobre 1893 – Faenza, 3 novembre 1979) è stato uno studioso autodidatta che si dedicò allo studio dei fenomeni astronomici, geofisici e sismici, svolgendo osservazioni e ricerche in modo indipendente, realizzando autonomamente i propri strumenti di misura.
Fondò e diresse l’Osservatorio Geofisico di Faenza, svolgendo un’intensa attività di ricerca e divulgazione. Per otto anni fu membro nazionale della Società Sismologica Italiana.
Elaborò una sua personale teoria, priva di qualsiasi riscontro oggettivo, sulla natura dei terremoti e sulle loro presunte cause. I suoi studi e le sue asserite previsioni sono ritenuti dalla comunità scientifica privi di fondamento teorico e di validità empirica. Un'esposizione scientifica verificabile della sua teoria non è stata mai pubblicata.
Raffaele Bendandi pubblicò le sue previsioni principalmente su giornali italiani e stranieri tra i quali Il progresso italo-americano (con diritti esclusivi negli anni Venti) e The Globe (negli anni Sessanta). Ebbe contatti con Il Piccolo, Il Resto del Carlino e La Nazione. Più di venti giornali stranieri pubblicarono le sue previsioni, tra cui: The Hamilton Spectator, Daily News (New York), Los Angeles, La Prensa (Argentina), Le Matin (Francia), The New York Sun (periodico), Chicago Tribune e altri.
La sua popolarità crebbe e si protrasse nel tempo a livello internazionale, tanto che, molti anni dopo, Charles Francis Richter (coautore, assieme al prof. Beno Gutenberg, della Scala Richter) gli dedicò una pagina, sebbene critica, nel suo testo fondamentale Elementary Seismology del 1957.

Nacque a Faenza, nel quartiere tradizionalmente denominato Filanda Vecchia, da un'umile famiglia che non poté permettergli di proseguire gli studi superiori. Dopo le scuole elementari, a 11 anni, frequenta come apprendista il laboratorio dell'orologiaio Ferdinando Frontali. Alla fine del 1905 entrò in Ebanisteria Faentina, alle Case Chiarine, perfezionandosi nel mestiere di intagliatore. Dopo aver frequentato la Scuola di Disegno Sarti, iniziò a creare giocattoli per la ditta FAG di Faenza. Realizzò inoltre intarsi e Madonne in legno per diverse chiese dell’Emilia-Romagna, lasciando tracce soprattutto in alcuni lavori eseguiti nel duomo di Lugo; di molte altre opere si è invece persa testimonianza, mentre secondo alcune fonti alcuni esempi sarebbero ancora conservati nella stessa città.
All'età di 14 anni venne iscritto alla Scuola Comunale Tommaso Minardi di Disegno Industriale e Plastica per gli Artigiani di Faenza. Trascorsi tre anni, regolarmente superati gli esami, ottenne la licenza il primo Agosto 1910. Era già appassionato di astronomia e geofisica, tanto da costruirsi da sé un telescopio. Successivamente, secondo un buono di ordinazione (n. 1230) del 5 maggio 1939, vendette a G. B. Paravia & C. quattro microsismografi completi, destinati alla spedizione oltreoceano.

In seguito al terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 di magnitudo 7.1 si appassionò, a livello amatoriale, allo studio dei terremoti.
Durante la Grande Guerra, servì come osservatore e meccanico in una squadriglia aerea di idrovolanti a Porto Corsini. Terminato il conflitto lavorò dai primi mesi del 1919 negli stabilimenti delle Officine Aeronautiche dell'Ing. Giovanni Battista Caproni situati presso il Campo di aviazione di Taliedo (Milano), al collaudo delle prove statiche nel reparto dei militari specializzati dove si costruivano le ali.
Il 30 marzo 1920 fu nominato membro nazionale della Società Sismologica Italiana quando ricevette il relativo diploma di Socio. Il 13 gennaio 1928 inviò le proprie dimissioni.
Formulò una propria teoria personale, traendo ispirazione dalle passeggiate fatte lungo la battigia, mentre era di guardia durante il servizio militare.
Il suo metodo per la previsione dei terremoti, mai esposto formalmente e mai riconosciuto dalla comunità scientifica per mancanza di prove, si basava sull’ipotesi che, oltre alla Luna e al Sole, responsabili delle maree solide terrestri, anche altri corpi celesti contribuissero a sollecitare i movimenti della crosta terrestre. Quest’ultima, secondo Bendandi, si deformerebbe e pulserebbe con tempi e ritmi dipendenti anche dai pianeti del sistema solare più attrattivi, con un’intensità rappresentata da valori numerici ispirati al modello di Luigi Chionio.
L’editore Vallecchi di Firenze nel 1922 gli offrì 2 milioni di lire (in termini di potere d’acquisto, corrispondenti nel 2026 a circa 60-120 mila euro) per ottenere i diritti di pubblicazione di un saggio, che però Bendandi rifiutò: non riteneva tali teorie ancora abbastanza confermate dalla sperimentazione.
Il 20 dicembre 1923 presso il notaio Domenico Savini di Faenza depositò una sua previsione: il 2 gennaio 1924 si sarebbe verificato un terremoto nel Mar Egeo; nonostante questa previsione si sia rivelata errata, il Corriere della Sera gli dedicò la prima pagina, chiamandolo Colui che prevede i terremoti, contribuendo ad accrescere la sua notorietà anche a livello internazionale.

Attraverso la sua ipotesi tentò di spiegare la presunta catastrofe che avrebbe provocato la scomparsa del continente di Atlantide, presente in un mito platonico. Riteneva che le forze gravitazionali planetarie, sommandosi, avrebbero provocato uno spostamento del polo geografico, con conseguente spostamento del rigonfiamento equatoriale e allagamento di alcune regioni del globo. Nel 1931 Bendandi affidò alla Pontificia Accademia delle Scienze e all'Accademia dei Nuovi Lincei due plichi che, a suo dire, contenevano l'esposizione del metodo da lui scoperto per interpretare il ciclo undecennale del Sole e per prevedere i terremoti. Nello stesso anno pubblicò un primo libro intitolato Un principio fondamentale dell'Universo, in cui descriveva le sue tesi sulla genesi del ciclo undecennale del nostro astro. Nel secondo volume, ultimato nel 1933, pubblicato postumo con il titolo Stelle. Soli dell’infinito, si occupò invece dello studio delle stelle variabili.

Durante il periodo fascista, dapprima fu nominato nel 1927 da Mussolini Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia; successivamente fu diffidato dal pubblicare ulteriori previsioni sui terremoti in Italia. In realtà continuò a farlo, ma per l'estero.
Nel 1928 Bendandi suppose l'esistenza di altri quattro pianeti oltre Nettuno sulla base dei suoi studi dell'attività sismica, ai quali diede, secondo le convenzioni del periodo, i nomi di Rex, Dux, Roma e Italia. Non furono mai fornite prove oggettive della reale esistenza di tali ipotetici pianeti.
Interrogato dopo la catastrofe del Disastro del Vajont del 1963, Bendandi affermò che i sismografi del suo osservatorio e quelli svizzeri avevano registrato un vero evento sismico, escludendo che si trattasse di una semplice frana. I tracciati indicavano onde provenienti dalla profondità, segno che il sisma aveva anticipato la frana superficiale.

Sulla base della sua teoria, Bendandi sostenne di aver predetto il terremoto del Friuli nel 1976.
Per chiarire ufficialmente la fondatezza delle sue ricerche, l’Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"gli inviò una lettera con cui richiedeva la documentazione completa dei suoi studi e delle sue teorie.
Raffaele Bendandi fu trovato morto il 3 novembre 1979 nella sua casa-osservatorio di Faenza.
Per buona parte del Novecento, la comunicazione scientifica è avvenuta spesso attraverso note preliminari, articoli esplorativi e dibattiti progressivi, prima di giungere a sistemazioni teoriche organiche.
Bendandi non diede mai forma unitaria alla propria teoria sui terremoti, come invece fece per le stelle nei due volumi di Un principio fondamentale dell’Universo.
Tra i suoi appunti, tuttavia, figurano un indice e una bibliografia che testimoniano l’intenzione di pubblicare un’opera dedicata al tema.

Fin dagli esordi, decise di non rendere pubblico il nucleo teorico del proprio modello, che sosteneva essere fondato su una formula matematica già presente nella letteratura scientifica.
Ciononostante, altri elementi fondamentali della teoria possono essere ricostruiti attraverso una comunicazione e l’esame delle sue dichiarazioni, dei cosiddetti geogrammi delle forze, delle sue previsioni formulate e dei relativi riscontri (per lo più riferiti a pronostici geograficamente troppo estesi o rivelatisi infondati; soltanto in un caso, caratterizzato da un'elevata definizione spazio-temporale, da una documentazione giornalistica coeva e da due attestazioni provenienti da fonti istituzionali e scientifico-culturali autorevoli dell'area interessata dalle scosse, vide il pieno avverarsi di una previsione sufficientemente circoscritta; nei rimanenti casi in cui il riscontro è stato ritenuto positivo, questi riguardavano comunque un pronostico formulato per aree estremamente estese, come l’intero territorio italiano).
Nel complesso, la teoria di Bendandi, pur modificandosi e semplificandosi nel corso degli anni, mantenne sempre una prevalente impostazione lunare.
Secondo Bendandi "dei tredici movimenti ai quali è soggetta la Terra":
"dieci almeno, è da tutti ammesso, sono prodotti dalle mutevoli e numerose attrazioni esterne, non vi è ragione per escludere a priori che le manifestazioni sismiche non possano rientrare in questa categoria di fenomeni cosmici dipendenti dalla stessa causa".
Bendandi nega il carattere locale del terremoto, sostenendo che considerarlo tale sarebbe assurdo quanto negare che le maree e la caduta di un oggetto siano regolate dalla legge universale della gravitazione.
Con la Comunicazione terza, elaborata intorno al 1940, espone in sei punti la propria teoria dei terremoti:

La teoria di Bendandi nasce sul solco di studi scientifici preliminari autorevoli, ma anche da ipotesi non verificate.
La componente lunare trova ispirazione in precedenti ipotesi lunisolari sviluppate in ambito accademico e della ricerca scientifica, negli studi statistici del Prof. di Matematica Pura e Applicata Alexis Perrey, tra i pionieri della catalogazione sismica e tra i fondatori della sismologia, e nelle ipotesi lunisolari formulate, ma non pienamente sviluppate, da Giulio Grablovitz, tra i più autorevoli sismologi tra Otto e Novecento; due autori entrambe citati da Giovanni Battista Alfano in Sismologia moderna del 1910, assieme a Alessandro Serpieri e al solo menzionato Rudolf Falb, del quale Bendandi pare ne ricalchi le orme come appassionato di astronomia, editore di sé stesso, previsore di terremoti, eventi meteorologici estremi e scoppi di grisou.

Per la componente planetaria occorre considerare che tra la metà del 1700 alla fine del 1800, lo studio delle perturbazioni gravitazionali tra i pianeti del sistema solare costituì l’argomento principale della Meccanica celeste e fu oggetto di studio e d’applicazione da parte dei più eminenti astronomi matematici.
Dopo la scoperta di Nettuno nel 1846, gli astronomi iniziarono a ipotizzare la presenza di un altro pianeta (o più di uno) ancora più lontano. Nettuno stesso era stato scoperto perché "disturbava" l'orbita di Urano. Tuttavia, una volta calcolata l'orbita di Nettuno, gli astronomi notarono che anche Nettuno sembrava subire piccole perturbazioni non spiegabili, suggerendo l'esistenza di un pianeta X o pianeta transnettuniano che ne influenzasse la traiettoria.
All'inizio del XX secolo, l'astronomo americano Percival Lowell dedicò gran parte della sua vita e delle sue risorse a cercare questo corpo celeste. È in questo contesto che nel 1895 l’editore Ulrico Hoepli pubblica l’opera risalente al 1834 “Gravitazione. Spiegazione elementare delle principali perturbazioni nel sistema solare” dell’astronomo reale George Biddell Airy. La teoria delle perturbazioni fu svolta già da Newton da un punto di vista geometrico, ma Airy riesce a trattare l’argomento senza introdurre alcun simbolo algebrico, sorprendendosi di poter dare una spiegazione generale per quasi tutte le disuguaglianze, riconosciute come sensibili nelle opere di astronomia teoretica.
Bendandi può avvicinarsi a uno dei capitoli più complessi e difficili della meccanica celeste grazie ad un testo dall’esposizione semplice ma rigorosa, come quella di altri testi Hoepli presenti nella sua biblioteca.
Bendandi tenne conto anche di studi non accademici, come le ipotesi planetarie del capitano di artiglieria della Marina Julien Delauney che risulta comunque citato da Fernand de Montessus de Ballore secondo il quale sembrò che Delauney avesse previsto nel 1879 l’inizio, per la metà del 1883, un periodo di grandi perturbazioni sismiche, in concomitanza con eventi come il Terremoto di Casamicciola del 1883 Mw 5.8 del 28 luglio (dalle 2 313 vittime) e l’Eruzione del Krakatoa del 1883 (26 000 morti) del 20 maggio, il cui riverbero delle onde atmosferiche fu avvertito in tutto il mondo.
Bendandi iniziò a sviluppare i suoi studi avendo vissuto lo svolgersi di una eccezionale sequenza di terremoti distruttivi intercorsa tra gli anni 1905 e 1920 che, superato il 1915, interessò ogni anno principalmente gli Appennini settentrionali, l’Emilia-Romagna e la Toscana, le sue regioni di appartenenza e di confine.
Per comprendere l’ascesa di Bendandi all’attenzione dell’opinione pubblica, è necessario considerare anche uno degli “anni orribili” del primo Novecento: il 1906. Fu un anno segnato da un’eccezionale concentrazione di catastrofi naturali devastanti, dall’eruzione del Vesuvio (216 morti e circa 35 000 profughi) ai grandi terremoti di magnitudo 8.3 che colpirono le città moderne di San Francisco (circa 3 000 vittime) e Valparaíso (3 882 vittime), eventi che ebbero un profondo impatto sull’opinione pubblica internazionale.
In merito alla possibile relazione tra attività solare e insorgenza dei terremoti, Bendandi si espresse in più occasioni in termini espliciti, escludendo l’esistenza di un nesso causale diretto tra i due fenomeni.
Intervistato nel 1953 dal Prof. Nevio Matteini, storico, giornalista e insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico Alessandro Serpieri di Rimini, dichiarò: "Circa poi le previsioni degli sconvolgimenti meteorologici, elettromagnetici della Terra e fisiopatologici dell'uomo, il campo d'indagini è sempre quello della meccanica celeste; solo che, mentre per i terremoti mi baso sugli elementi geocentrici, qui, faccio uso degli elementi eliocentrici".
Quando rispose ad una lettera di un lettore di Epoca, diretta da Enzo Biagi, del quale Bendandi ricevette una sua lettera nella quale era posto il quesito "che cosa s’intende esattamente per «crisi cosmica?", Bendandi non elencò i terremoti tra i suoi effetti.
In uno scritto dattilografato datato 1960 conservato presso la casa-museo di Faenza, sul nesso tra malanni terrestri e l'attività del Sole, è scritto “Ma quello che al contrario non è conforme al vero, è l’asserire che i terremoti siano prodotti dal Sole e dalla sua attività” e “L’azione del Sole nel meccanismo dei terremoti è quindi soltanto indiretta o secondaria”.
Successivamente al terremoto del Friuli del 1976, a Ravenna e in tutta la Romagna si diffuse rapidamente la voce secondo cui Bendandi avrebbe previsto un terremoto o addirittura un maremoto devastante tra fine maggio e inizio giugno. La notizia generò un forte allarme, con numerose telefonate alle redazioni giornalistiche, a Bendandi stesso e al Comune di Faenza, persino da altre città italiane. Contattato per chiarimenti, Bendandi smentì categoricamente qualsiasi previsione di terremoti o maremoti. Spiegò che l’equivoco sarebbe nato da una sua precedente intervista in cui parlava della ripresa dell’attività solare e delle sue possibili ripercussioni sulla Terra: "E’ chiaro che intendevo per gli organismi umani, per le macchine; non certo che l’attività solare avrebbe provocato dei terremoti. Sarebbe assurdo»"
Tuttavia ad esempio, il primo dicembre 1961 Bendandi su Il Globo firmò l’articolo Il Sole regola le crisi telluriche. Il titolo, verosimilmente attribuibile alla direzione del giornale, risulta però in evidente contrasto con il contenuto del testo. Mentre l’enunciato suggerisce un rapporto diretto e determinante tra attività solare e crisi sismiche, nell’articolo l’autore mantiene un tono molto più prudente, limitandosi ad affermazioni caute come «il Sole non deve ritenersi del tutto estraneo» e «la sua azione non è però del tutto trascurabile».
Nel complesso, negli anni Sessanta, emerge una posizione ambivalente. Da un lato, Bendandi descrive le cause dei terremoti attribuendole ai corpi celesti più attrattivi, dall’altro, in alcuni scritti, soprattutto nei primi anni Sessanta, attribuisce al Sole una funzione regolatrice delle crisi definendole telluriche, facendo così sorgere equivoci: oggi l’aggettivo tellurico è comunemente considerato sinonimo esclusivo di sismico. Tuttavia Bendandi ne faceva un uso più ampio, impiegandolo spesso in sostituzione di terrestre. Comunque sia nelle sue osservazioni gli “effetti tellurici” conseguenti alle crisi solari si limitavano ai fenomeni atmosferici intensi, alle ripercussioni negative sulla salute (in particolare nei soggetti affetti da patologie cardiovascolari), alle perturbazioni magnetiche (ritenute responsabili di anomalie nel traffico aereo) e a un aumento della criminalità.
Raffaele Bendandi si dedicò, parallelamente alla sua attività di ricerca geodinamica, alla progettazione e realizzazione di strumenti scientifici per la rilevazione di fenomeni fisici e geofisici.
L’interesse verso tali strumenti è documentato da contatti con enti civili e militari. In una lettera del 16 ottobre 1937, la Direzione Superiore del Servizio Tecnico delle Armi e Munizioni comunicava l’intenzione di inviare due ufficiali tecnici presso l’osservatorio per esaminare un apparecchio per il rilevamento sismometrico delle artiglierie nemiche, costruito da Bendandi in collaborazione con monsignor Mariani, e per concordare eventuali prove pratiche presso un poligono militare.

Un ulteriore riscontro dell’attività strumentale di Bendandi si trova in una lettera del 16 aprile 1962 della Filotecnica Salmoiraghi S.p.A. di Milano, nella quale l’azienda chiedeva informazioni e un preventivo riguardo a un apparecchio da lui sviluppato per la registrazione delle vibrazioni subite da edifici a seguito del passaggio di automezzi pesanti, indicato come “trepidometro”.

L’impegno di Bendandi nella costruzione di apparecchi di grandi dimensioni è attestato anche dalla stampa dell’epoca: La Stampa del 24 agosto 1939 riferiva che egli si era recato a Torino per la spedizione negli Stati Uniti di un apparecchio del peso di circa 30 quintali.
Le carte intestate dell’Osservatorio Geodinamico, utilizzate per la corrispondenza ufficiale, riportano gli strumenti da lui realizzabili: azimutografi, gravitometri, inclinografi, magnetografi, accelerometri, telescopi magnetici, microsismografi, ortosismografi, apparecchi didattici per la geofisica e l'astronomia, forniture complete per osservatori geodinamici.
Solo anni dopo, grazie soprattutto all'associazione "La Bendandiana", di cui è presidente la Dott.ssa Paola Lagorio, si iniziò a riordinare l'abbondante materiale lasciato da Bendandi. Ricercando tra le sue carte e pubblicazioni, sono state raccolte 103 "previsioni", 61 delle quali riguardanti l'Italia; le ultime pubblicazioni risalgono al 1977. Nei primi mesi del 2011 si è diffusa sul web la falsa notizia, smentita dalla stessa associazione "La Bendandiana", secondo cui Bendandi avrebbe previsto un rovinoso terremoto per la città di Roma l'11 maggio 2011, evento, peraltro, non verificatosi.
La sua teoria "sismologica", da un punto di vista geologico e geofisico, è priva di qualunque riscontro o fondamento oggettivo, ed è in netta contraddizione con le conoscenze scientifiche acquisite in ambito sismologico.
Un approccio sistematico allo studio della metodologia bendandiana venne applicato nel 2012 da Paola Pescerelli Lagorio e Adriano Ballabene per mezzo di un software dedicato.
I principi del suo metodo previsionale sono stati esposti durante l'European Geosciences Union General Assembly 2015 (EGU), a Vienna il 15 aprile 2015.
Il 28 febbraio 2023 la Casa Museo Raffaele Bendandi è entrata nel novero delle «Case e studi delle persone illustri dell'Emilia-Romagna».
La Casa Museo e Osservatorio Geofisico Comunale Raffaele Bendandi di Faenza ospita regolarmente conferenze, incontri e seminari dedicati alla Geofisica, alla Sismologia e alla Divulgazione scientifica, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza scientifica presso il pubblico.
Nel corso degli anni, l’istituzione ha organizzato numerosi eventi con la partecipazione di studiosi ed enti di rilievo nazionale, tra cui:
Attraverso queste iniziative, la Casa Museo Bendandi svolge un ruolo attivo nella diffusione della cultura scientifica e nella valorizzazione della ricerca nel campo delle Scienze della Terra e delle Scienze dello spazio.
La Casa Bendandi fa parte dell’Associazione Nazionale delle Case della Memoria, che riunisce case-museo dedicate a personaggi importanti della cultura, dell’arte, della scienza e della storia, con l’obiettivo di valorizzare la loro vita, le opere e il legame con il territorio.
Casa Bendandi è la sede di riferimento per il coordinamento dell’Emilia-Romagna, guidato dalla presidente Paola Pescerelli Lagorio.
In Emilia-Romagna l’Associazione comprende 19 Case della Memoria, ovvero: Pellegrino Artusi, Francesco Baracca, Raffaele Bendandi, Giuseppe Bertozzi, Giosuè Carducci, Secondo Casadei, Giuseppe Dozza, Enzo Ferrari, Luigi Fioravanti, Tonino Guerra, Giovanni Liverani, Carlo Matteoli, Giorgio Morandi, Luigi Moretti, Giovanni Pascoli, Luciano Pavarotti, Aurelio Saffi, Mario Savini, Giuseppe Turci, Antonio Vietri, Don Giovanni Verità, Giuseppe Verdi (Busseto e Sant’Agata).
L’associazione La Bendandiana nacque nel 1983 per conservare l’opera di Bendandi, promuovere la ricerca scientifica, organizzare attività educative e divulgare la cultura scientifica. L’ente organizza mostre, conferenze, visite guidate e pubblicazioni, collaborando con scuole e musei.
La casa-museo è oggi un centro di studio, divulgazione e memoria della tradizione scientifica faentina. L’associazione ha lo scopo di valorizzare la casa museo come museo scientifico, l’importanza del suo archivio e della biblioteca, mantenere viva l’eredità di Bendandi, valorizzare il suo impegno da autodidatta.
Il Consiglio Scientifico dell’Osservatorio è composto da professori universitari, primi ricercatori e direttori di Ricerca degli enti: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto nazionale di astrofisica (INAF), Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), Organizzazione europea per la ricerca nucleare (CERN), Osservatorio Vesuviano (OV).
L’Osservatorio Sismologico possiede cinque sismografi unici, in gran parte costruiti da Raffaele Bendandi negli anni ’20-’30, fondamentali per lo sviluppo della geofisica applicata e per il riconoscimento scientifico ottenuto dallo studioso. Sono presenti strumenti in grado di registrare terremoti vicini e lontani, anche molto distanti, con sistemi di registrazione precisi su tamburi affumicati e dispositivi elettronici per stabilire l’orario esatto degli eventi. L’osservatorio conserva inoltre importanti strumenti scientifici e storici, tra cui apparecchi meteorologici e un sismografo verticale ricostruito dal Dott. Tiziano Cantalupi (già direttore dell'Osservatorio), capace di distinguere con grande precisione le onde sismiche. Nel complesso, rappresenta un patrimonio scientifico e culturale di grande valore.
La biblioteca contiene oltre 1 700 titoli tra libri specialistici, monografie, articoli e pubblicazioni legate a geofisica, astronomia e sismologia, oltre a bollettini, raccolte di giornali e materiali d’archivio.
Nel 1986 padre Giovanni Lambertini realizzò un originale planetario sotterraneo con materiali semplici e di recupero. Lo spazio riproduce il cielo stellato con effetti fluorescenti ed espone strumenti, documenti e oggetti legati a Bendandi. È un ambiente didattico e suggestivo, pensato per stimolare curiosità scientifica.



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