
Hone Papita Raukura "Ralph" Hotere, ONZ, nato Hone Papita Raukura Hotere, NZL (Northland (Mitimiti), 11 agosto 1931 – Dunedin, 24 febbraio 2013), è stato un pittore neozelandese. Nacque a Mitimiti, nel Northland, ed è considerato da molti uno degli artisti più importanti della Nuova Zelanda. Nel 1994 gli è stato conferito un dottorato honoris causa dall'Università di Otago e nel 2003 ha ricevuto un Icon Award dalla Arts Foundation of New Zealand.
Durante le onorificenze di Capodanno del 2012, Hotere è stato insignito dell'Ordine della Nuova Zelanda per i servizi resi al suo Paese.
Hotere nacque a Mitimiti, vicino al porto di Hokianga nella regione del Northland, uno dei 15 figli della famiglia. Quando Hotere aveva 9 anni, suo fratello maggiore Jack si arruolò nell’esercito. Jack cadde in battaglia in Italia nel 1943.
Hotere frequentò la scuola secondaria all’Hato Petera College di Auckland, dove studiò dal 1946 al 1949. Dopo una prima formazione artistica presso l’Auckland Teachers’ Training College sotto la guida di J. D. Charlton Edgar, nel 1952 si trasferì a Dunedin, dove studiò alla Dunedin School of Art, parte del King Edward Technical College. Verso la fine degli anni ’50, lavorò come consulente artistico scolastico per il Dipartimento dell’Istruzione nella Baia delle Isole.
Nel 1961 ottenne una borsa di studio della New Zealand Art Societies e si recò in Inghilterra, dove studiò alla Central School of Art and Design di Londra. Tra il 1962 e il 1964 studiò in Francia e viaggiò in Europa, assistendo in quel periodo allo sviluppo dei movimenti della Pop Art e dell’Op Art. I suoi viaggi lo portarono, tra l’altro, al cimitero di guerra in Italia dove era sepolto suo fratello. Questo evento, insieme alla situazione politica europea degli anni ’60, ebbe un profondo effetto sull’opera di Hotere, in particolare nella serie di dipinti Sangro.

Hotere tornò in Nuova Zelanda ed espose a Dunedin nel 1965; vi tornò poi nel 1969 quando divenne Frances Hodgkins Fellow presso l’Università di Otago. Più o meno in quel periodo iniziò a introdurre elementi letterari nelle sue opere. Collaborò con poeti quali Hone Tuwhare e Bill Manhire per realizzare diversi dipinti di grande impatto, e creò altre opere appositamente per la rivista letteraria neozelandese Landfall. Collaborò anche con altri artisti di spicco, in particolare con Bill Culbert. Nel 1969 si trasferì a Carey’s Bay, a Port Chalmers, dove trascorse gran parte della sua vita.
A partire dagli anni ’70, si distinse per l’uso di strumenti e materiali insoliti nella creazione delle sue opere, in particolare per l’impiego di utensili elettrici su lamiera ondulata e acciaio nel contesto dell’arte bidimensionale.
A partire dal 1968 Hotere diede inizio alla serie di opere per cui è forse più conosciuto, i Black Paintings. In queste opere il nero è utilizzato in modo quasi esclusivo. In alcuni lavori, strisce di colore sono disposte su sfondi di un nero intenso, in uno stile che ricorda Barnett Newman. In altri «Black Paintings», croci semplici e nette emergono dall’oscurità, nero su nero. Sebbene minimaliste, le opere, come quelle della maggior parte dei grandi astrattisti, possiedono una poesia suggestiva tutta loro. I semplici segni evocano la trascendenza, la religione o la pace.
I temi dei dipinti neri si sono estesi alle opere successive, in particolare alla colossale Black Phoenix (1984–88), realizzata con i resti carbonizzati di un peschereccio. Questa imponente installazione incorpora la prua dell’imbarcazione affiancata da assi di legno bruciate. Altre assi formano un percorso che conduce alla prua. Su ciascuna asse è stata lasciata scoperta una striscia per rivelare il legno naturale sottostante. Su diverse assi è inciso un proverbio tradizionale maori: Ka hinga atu he tete-kura haramai he tete-kura («Quando una fronda di felce (persona) muore, ne nasce un’altra per prendere il suo posto»). È stata apportata una leggera modifica alla formulazione del proverbio, sostituendo haramai (trasferimento, passaggio) con ara mai (il percorso in avanti), forse a indicare il sentiero liberato dal legno scoperto davanti alla prua bruciata della barca. L’opera misura 5 m per 13 m per 5,5 m. Per visualizzarlarla cliccare sul seguente collegamento.

La politica si è intrecciata con i temi dell’arte di Hotere sin dalle prime fasi della sua carriera. La serie Polaris di Hotere fu una risposta alla minaccia di testate nucleari del 1984 legata al programma Polaris. Quando Aramoana, una zona umida vicino alla sua casa di Port Chalmers, fu proposta come sede di una fonderia di alluminio, Hotere espresse con forza la sua opposizione e realizzò la serie di dipinti Aramoana. Allo stesso modo, realizzò serie di opere di protesta contro una controversa tournée di rugby della Nuova Zelanda nel Sudafrica dell’era dell’apartheid (Black Union Jack) nel 1981, e contro l’affondamento della nave ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior (Black rainbow) nel 1985. Successivamente, le sue reazioni alla politica mediorientale diedero vita a opere quali Jerusalem, Jerusalem e This might be a double cross jack.
Nel 1992 Hotere trasformò la RKS Gallery di Wellington con una mostra che utilizzava chilometri di filo numero 8.
L'attività artistica di Hotere subì un rallentamento a causa di un ictus nel 2001, ma l'artista continuò a creare ed esporre regolarmente fino alla sua morte, avvenuta nel febbraio 2013.
Nel 2001 la Paradise Films, in collaborazione con Creative New Zealand e la New Zealand Film Commission, ha distribuito un documentario sulla vita e l’opera dell’artista, intitolato Hotere. Scritto e diretto da Merata Mita, il documentario ha fatto il suo debutto internazionale al Sundance Film Festival del 2002.
Hotere era di origini māori (Te Aupōuri e Te Rarawa).
Si sposò tre volte; due delle sue mogli erano anch’esse artiste. La sua seconda moglie fu l’artista e poetessa Cilla McQueen, che sposò nel 1973 e con la quale si trasferì a Careys Bay, vicino a Port Chalmers, nel 1974. I due si separarono amichevolmente negli anni ’90. Successivamente, nel febbraio 2002, Hotere sposò Mary McFarlane, un’altra artista di rilievo.
Hotere morì il 24 febbraio 2013, all’età di 81 anni, lasciando la figlia Andrea, tre mokopuna (nipoti) e la sua terza moglie Mary. Fu sepolto a Mitimiti.
L'ex studio di Hotere sorgeva su un terreno situato all'estremità di Observation Point, l'ampia scogliera che domina il terminal container di Port Chalmers. Quando le strutture portuali furono ampliate, una parte della scogliera fu rimossa, compresa l'area in cui si trovava lo studio di Hotere (nonostante le strenue proteste di molti residenti della città). Una parte della scarpata vicina alla zona rimossa è ora un premiato giardino di sculture, l’Hotere Garden Oputae, allestito nel 2005 dallo stesso Hotere e che ospita opere sia sue che di altri noti scultori moderni neozelandesi. Tra gli altri scultori presenti nel giardino figurano Russell Moses, Shona Rapira Davies e Chris Booth.
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