La relazione Martuscelli è il documento conclusivo dell'indagine ministeriale sulla situazione urbanistica ed edilizia di Agrigento avviata dopo la frana del 19 luglio 1966. La commissione, presieduta da Michele Martuscelli, consegnò il lavoro al ministro dei lavori pubblici Giacomo Mancini l'8 ottobre 1966.
Dopo la frana Mancini dispose due indagini distinte. A Giorgio Grappelli furono affidati gli accertamenti tecnici, mentre Martuscelli, direttore generale dell'urbanistica, guidò l'esame degli aspetti urbanistici e amministrativi. Un precedente era costituito dall'ispezione svolta nel 1964 da Nicola Di Paola e Rosario Barbagallo sulle irregolarità nell'attività edilizia.
La lettera di trasmissione della relazione reca, oltre alla firma di Martuscelli, quelle di Amindore Ambrosetti, Giovanni Astengo, Nicola Di Paola, Giuseppe Guarino, Bruno Molajoli, Angelo Russo e Cesare Valle. I commissari dichiaravano di avere lavorato per due mesi e riconoscevano che il tempo disponibile non aveva consentito di esaurire ogni aspetto dell'indagine. Presentavano tuttavia la documentazione raccolta come una base per ricostruire la successione degli eventi e le condotte amministrative e tecniche.
L'indagine non si limitò agli edifici colpiti dal dissesto. Esaminò la crescita urbana, la formazione degli strumenti di piano e il rilascio delle licenze. La ricostruzione mise in evidenza violazioni dei limiti di altezza e distanza e carenze nei controlli. Il problema edilizio veniva così ricondotto anche al funzionamento delle amministrazioni e non soltanto alle caratteristiche del terreno.
Nella lettera al ministro, la commissione chiedeva una nuova legge urbanistica e, nell'attesa, norme immediatamente applicabili. Le proposte riguardavano la formazione dei piani, la revisione degli indici edificatori e la riduzione delle deroghe ammesse dai regolamenti. L'intervento richiesto superava il caso locale e investiva la disciplina dell'espansione urbana nel resto del Paese.
La relazione fu ripubblicata nel numero 48 della rivista Urbanistica, del dicembre 1966. Il regesto delle opere di Astengo ne registra il titolo Agrigento. Relazione al Ministro, on. Giacomo Mancini e la collocazione alle pagine 31–160.
Nell'editoriale Dopo il 19 luglio, Astengo accostò la vicenda agrigentina alle alluvioni di Firenze e Venezia e ai dissesti del Veneto del novembre 1966. Interpretava questi eventi come problemi che richiedevano una pianificazione territoriale continuativa, non soltanto controlli nell'imminenza dell'emergenza. Il fascicolo riuniva quindi la relazione e altri contributi sull'uso del suolo.
Astengo sosteneva inoltre che l'approvazione di nuove disposizioni non sarebbe bastata senza piani concretamente attuabili. Chiedeva di rivedere quelli inadeguati, coordinarli su scala territoriale e valutarne la compatibilità economica e finanziaria.
La relazione alimentò anche il confronto nell'Assemblea regionale siciliana. Nella seduta del 25 ottobre 1966 furono discusse mozioni e interpellanze che affrontavano sia le responsabilità amministrative sia le conseguenze economiche per la città. La mozione presentata da La Torre e altri deputati chiedeva provvedimenti nei confronti dell'amministrazione comunale e la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria.
Nella stessa discussione, Rubino richiamò la necessità di accertare le responsabilità individuali e di sostenere le attività economiche e la popolazione colpita. Contestò che la controversia fosse ridotta a un'accusa indistinta contro la città o una parte politica.
Il caso di Agrigento contribuì al percorso che portò alla legge 6 agosto 1967, n. 765. Nella ricostruzione di Edoardo Salzano, le richieste di interventi immediati formulate dalla commissione furono riprese nella preparazione del disegno di legge. Lo stesso autore colloca in questo percorso anche le alluvioni del novembre 1966.
La legge intervenne sulla disciplina urbanistica del 1942 con modifiche e integrazioni. Fu promulgata il 6 agosto e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 31 agosto 1967.