Remigrazione (dall'inglese remigration, lett. "migrazione indietro"; successivamente dal tedesco Remigration) è un termine con connotazione eufemistica utilizzato per indicare l'espulsione, il ritorno forzato, una pulizia etnica o la deportazione, di persone immigrate o immigrati di seconda generazione o più in generale persone di origini o con discendenze straniere, nel loro paese definito come "etnicamente nativo".
Il lemma, di origine anglosassone come "remigration", viene già attestato dal Oxford English Dictionary nel 1608.
In lingua italiana, viene attestato il verbo “remigrare” già nel XVI, da Giordano Bruno nello Spaccio de la bestia trionfante pubblicato a Londra nel 1584, utilizzo con il significato di “ritornare nel luogo d’origine”. Questo concetto, di origine non chiara, era già attestato precedentemente come reimmigrazione: infatti se ne rinviene traccia già in alcuni testi, tra cui nel 1736 con accezione spiritualistica (come ritorno dell'anima ai corpi, in opposizione alla trasmigrazione), ma anche successivamente nel 1851 legata allo spostamento di popolazioni; nel ventennio fascista essa viene utilizzata in molteplici occasioni con il significato patriottista di "ritorno alla patria".
In generale il significato era quello di movimento migratorio nel verso contrario ad un'emigrazione precedente.
Con l'accezione moderna, il lemma si è verosimilmente diffuso in Francia negli anni 90 negli ambienti di estrema destra, e a partire dall'inizio degli anni 2000 anche negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali; popolarmente viene attribuito soprattutto all'interno del movimento identitario o conservatore di destra. Nel 2023 il neonazista austriaco Martin Sellner pubblicò il libro Remigrazione. Una proposta, contribuendo alla diffusione della parola negli ambienti di estrema destra.
L'attuazione pratica della remigrazione comporterebbe la deportazione in massa dai paesi occidentali di popolazioni minoritarie considerate come "non culturalmente e etnicamente bianche", in particolare immigrati e talvolta compresi coloro che sono nati da essi e/o ne sono discendenti diretti possedendo la cittadinanza, nel loro luogo definito di "origine etnica".
Presentata dai suoi sostenitori come un rimedio all'immigrazione di massa e alla percepita pseudo-islamizzazione dell'Europa e dell'Occidente cristiano in generale, la remigrazione è diventata sempre più una posizione politica integrante dei movimenti, associazioni e partiti politici di estrema destra. Una ricerca del British Institute for Strategic Dialogue condotta nell'aprile 2019, ha mostrato un netto aumento delle conversazioni sulla "remigrazione" su Twitter tra il 2012 e il 2019.

Il termine ha assunto una rilevanza mediatica globale nel gennaio 2024, a seguito della rivelazione di un incontro segreto avvenuto a Potsdam nel novembre 2023, a cui hanno partecipato esponenti del partito Alternative für Deutschland (AfD) e del movimento identitario austriaco. In tale occasione si discusse un "piano generale" di remigrazione che includeva l'espulsione di cittadini tedeschi di origine straniera non considerati "assimilati". L'evento scatenò massicce proteste in tutta la Germania e portò una giuria di linguisti a eleggere Remigration come "brutta parola dell'anno" (Unwort des Jahres) 2023, proprio per il suo uso eufemistico volto a celare l'intento di deportazioni di massa.
In Italia, il termine è entrato nel dibattito politico a partire dal 2024, per iniziativa di alcuni gruppi di estrema destra extraparlamentare e neofascista come CasaPound e la Rete dei Patrioti. Nel 2025 è stato istituito il "Comitato Remigrazione e Riconquista", che ha promosso una conforme proposta di legge di iniziativa popolare.
Il partito Futuro Nazionale utilizza il termine nel proprio programma.
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