| San Giovanni a Teduccio | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | |
| Città | |
| Circoscrizione | Municipalità VI |
| Data istituzione | 2 gennaio 1926 |
| Codice postale | 80146 |
| Superficie | 2,35 km² |
| Abitanti | 23 839 ab. |
| Densità | 10 144,26 ab./km² |
| Nome abitanti | sangiovannesi |
| Patrono | san Giovanni |
| Giorno festivo | 24 giugno san Giovanni Battista |
San Giovanni a Teduccio (in napoletano San Giuanne a Teduccio) è un quartiere dell'area orientale di Napoli, facente parte della Municipalità VI, insieme ai quartieri di Barra e Ponticelli.
Faceva parte della 20ª circoscrizione, divenuta, in occasione delle elezioni amministrative del 28-29 maggio 2006, la 6ª Municipalità. Pur non essendo molto vasto (2,35 km²) ha circa 25.000 abitanti.
San Giovanni a Teduccio confina a nord col quartiere di Barra, ad ovest col quartiere Zona Industriale, ad est coi comuni di San Giorgio a Cremano e Portici, mentre al sud si affaccia sul Mar Tirreno.
Il toponimo del quartiere denominato San Giovanni a Teduccio deriva da storie diverse e separate tra loro.
Secondo alcuni storici presso la contrada Pazzigno vi era la villa di Theodosia, figlia di Teodosio, il grande imperatore romano; infatti, nel corso di alcuni scavi condotti nel rione Pazzigno fu scoperto un complesso architettonico di età tardo imperiale appartenente a Teodosia. In questo complesso fu ritrovata anche una pietra miliare, risalente forse al IV secolo d.C., che serviva per segnare il quarto miglio da Napoli. Su questa pietra è riportata la scritta "DDDNNNASSS BALENTINIANO TIUDOSIO ET ARCADIO BONO REIPUBCE NATE".
Forse questa è solo una leggenda, ma secondo alcuni studiosi nel 390 d.C. Theodosia innalzò nella sua villa una colonna in onore degli imperatori Valentiniano, di suo padre Teodosio e del figlio di quest'ultimo Arcadio. Intorno a questa colonna si sarebbero svolte grandi feste, a cui erano solite partecipare le più importanti famiglie di Napoli e dintorni. Per la notorietà della villa, della colonna e dei festini ivi celebrati col tempo si prese l'abitudine di appellare tutta la zona ad Theodociam, facendo così riferimento alla villa di Teodosia, termine che col tempo si sarebbe poi trasformato in Teduccio. Ora quella colonna è custodita presso la chiesa di San Giovanni Battista.
Ai tempi di Carlo I d'Angiò esisteva un luogo, vicino al casale di San Giovanni a Teduccio, che si chiamava " S. Cesarei ad Susurram, nei pressi della chiesa di Sant'Arcangelo all'Arena. Lo stesso imperatore Valentiniano fece traslare il corpo di san Cesario di Terracina a Roma e da quel momento il martire diventò il santo tutelare degli imperatori romani. Quindi, anche in questa località, il culto di san Cesario sarebbe servito per sostituire e cristianizzare il culto pagano dei Divi Cesari.
La tradizione poi racconta che nel VI secolo d.C. alcuni pescatori, venuti presso la spiaggia di Vigliena, nel tirare la rete avvertirono un peso insolito. Dopo molta fatica emerse dal fondo una statua di marmo raffigurante san Giovanni Battista. Gli uomini la deposero nella barca e si accinsero a vogare verso Pietra Bianca (Leucopetra). Giunti però all'altezza dov'è l'attuale parrocchia centrale, per quanto dessero di remi la barca stentava a muoversi. Tornati a riva la cedettero ad alcuni popolani che erano sulla spiaggia, i quali presa la statua, che ad essi sembrò invece leggerissima, la trasportarono verso terra, edificando poi un'edicola dedicata al santo, che iniziò ben presto ad essere oggetto di forte devozione. Da qui tutta la contrada, col tempo, prese il nome di S. Giovanni a Theodocia, termine che, col passare del tempo e il susseguirsi di lingue e dialetti, divenne l'attuale San Giovanni a Teduccio.
La zona di San Giovanni a Teduccio è stata aggregata alla città di Napoli sotto il fascismo, mentre sino al 1925 era un comune autonomo, sorto sull'antica via delle Calabrie (S.S. 18). È stata anch'essa vittima della speculazione edilizia che si è avuta in città a partire dal secondo dopoguerra, ma a differenza della maggior parte dei quartieri periferici di Napoli, ha conservato parte dei suoi caratteri di paese, come testimonia la zona intorno alla Chiesa Madre di San Giovanni. Lo stemma inizialmente usato dall'allora comune di San Giovanni a Teduccio riportava tre corone, due in alto e una in basso, sullo sfondo di tre monti al naturale e di una riviera. Dopo l'unità d'Italia fu concesso, con regio decreto del 17 maggio 1877, uno stemma avente la seguente blasonatura:
La zona è stata in passato sede della più importante industria conserviera del Mediterraneo, la Cirio e della prima industria ferroviaria in Italia, servendo la tratta Napoli-Portici, col celebre opificio di Pietrarsa. La fabbrica ha cessato la sua attività nel 1975, ma negli anni successivi è stata trasformata in museo ferroviario. Lo sbocco occupazionale della fabbrica non è stato ancora pienamente compensato da altre attività economiche ed infatti la disoccupazione è uno dei maggiori problemi del quartiere.

Tuttavia il comune di Napoli avrebbe avviato una serie di progetti per la rivalutazione della zona come la costruzione di edifici per l'università Federico II e la riqualificazione del porto di Vigliena, ove tuttora si trova il celebre Forte di Vigliena ultimo baluardo della resistenza nella rivoluzione Partenopea del 1799. Il sito, di grande interesse socio-politico-culturale, è in uno stato di totale abbandono, tanto che le istituzioni permettono di costruirci all'interno, difatti nel sito vi sono parecchi interventi abusivi anche da parte di strutture sia pubbliche che private.
Data la sua connotazione operaia, il quartiere è stato anche centro di grande dibattito politico quando è stata chiusa una sezione del P.C.I. tra le più importanti di tutto il Meridione.
Il Rione Villa nasce come complesso residenziale costruito negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo dall'Istituto autonomo per le case popolari (IACP). Gli edifici vengono costruiti un po' alla volta, a blocchi, e consta attualmente di 46 isolati, comprendenti circa 110 scale. I fabbricati sono tutti a tre o quattro piani con un piano rialzato; solo quattro sono i cosiddetti grattacieli, cioè palazzine alte 7 piani con un piano ammezzato.
La zona, prima della costruzione del nuovo rione, era una distesa di terreni a vocazione agricola; a vegliare sui vecchi contadini c'era la statua della Madonna del Carmine, custodita in una piccolissima cappella a lei dedicata. Quando fu costruito il ponte della residenziale quella cappella fu chiusa e inglobata nelle mura del ponte, mentre la statua fu trasferita nella chiesa di San Giuseppe e Madonna di Lourdes, dove ha continuato ad essere esposta per la venerazione dei fedeli.
La zona è stata in passato sede di importanti industrie conserviere del mediterraneo, come la Cirio, Russo, Paudice, Reale; attualmente la Regione Campania ha avviato un progetto per la costruzione di edifici per l'università Federico II. Dopo la nascita dell'Apple Academy all'interno del polo universitario della Federico II, anche la multinazionale Cisco Systems ha fondato una propria Academy.
Sul territorio è presente il laghetto Troisi intitolato a Massimo Troisi, un piccolo bacino artificiale con ingresso principale da viale 2 giugno.

Il quartiere rientra nell'area delle ville vesuviane del Miglio d'oro e ne conserva undici esemplari censiti dall'Ente per le Ville Vesuviane, in gran parte affacciati sul corso San Giovanni a Teduccio:
A febbraio 2017 in viale Due Giugno, presso il cosiddetto Bronx, l'artista partenopeo Jorit ha realizzato il più grande murale al mondo dedicato a Diego Armando Maradona e intitolato "Diego". Come ha dichiarato l'artista, il murale è stato realizzato per portare bellezza all'interno del quartiere e ha richiamato l'attenzione di importanti testate giornalistiche, reti televisive e dello stesso Maradona. L'iniziativa privata di Jorit è stata promossa e sostenuta da INWARD - Osservatorio sulla Creatività Urbana e da raccolte locali.
Nel 2006 furono iniziati i lavori di costruzione dell'università della Federico II, sostituendo l'ex stabilimento Cirio; Il 17 settembre del 2016, dopo 10 anni, fu inaugurata l'università; tuttavia negli anni a seguire verranno inaugurate altre strutture come l'auditorium nel 21 dicembre 2016.
Al limite orientale del quartiere, negli edifici delle ex Officine di Pietrarsa, ha sede il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, museo ferroviario gestito dalla Fondazione FS Italiane e inaugurato il 7 ottobre 1989 in occasione del 150º anniversario delle ferrovie italiane. Il complesso, esteso su circa 36.000 m², si sviluppa tra San Giovanni a Teduccio e i comuni di Portici e San Giorgio a Cremano ed espone locomotive a vapore, elettriche e diesel, automotrici e carrozze storiche.
Dagli anni 2010 il quartiere è utilizzato con continuità come set cinematografico e televisivo, in particolare nelle strade dell'ex area industriale e nel rione di Taverna del Ferro. Vi sono state girate scene di Gomorra e del film L'immortale; nel febbraio 2025 vi si sono svolte le riprese della serie prequel Gomorra - Le origini, diretta da Marco D'Amore, per le quali il corso San Giovanni a Teduccio, corso Nicolangelo Protopisani, via Ferrante Imparato e via Nuova Villa furono riadattati all'aspetto degli anni settanta.
La seconda stagione de L'amica geniale ha ambientato nel quartiere le vicende del "rione nuovo", affiancandolo alla ricostruzione del rione Luzzatti realizzata a Caserta.
Nel maggio 2025 il quartiere ha ospitato inoltre le riprese de La preside, serie di Rai Fiction diretta da Luca Miniero e ispirata alla vicenda della dirigente scolastica Eugenia Carfora; la produzione è giunta dopo che una parte dei residenti aveva criticato l'uso ricorrente del quartiere come ambientazione di racconti di camorra.
A partire dalla prima metà dell'Ottocento la fascia costiera del quartiere, compresa tra Vigliena e Pietrarsa, fu una delle prime aree a vocazione industriale del Mezzogiorno: accanto al reale opificio di Pietrarsa vi sorsero stabilimenti metallurgici, conservieri e manifatturieri, tra cui la fabbrica di conserve Cirio, sulla cui area sorge oggi il polo universitario della Federico II.
Sul litorale, tra il Forte di Vigliena e Pietrarsa, si estende il complesso dell'ex stabilimento metallurgico Corradini: impiantato nel 1872 e rilevato nel 1884 dall'imprenditore di origine svizzera Giacomo Corradini, si specializzò nella lavorazione dei metalli e nella produzione di armamenti; passato nel 1904 alle Officine Meccaniche Milanesi, cessò l'attività nel 1949. Sottoposti nel 1990 a vincolo di interesse storico e culturale, i ruderi costituiscono uno dei principali complessi di archeologia industriale dell'area napoletana e sono oggetto di un programma di recupero promosso dal Comune di Napoli.
Nel quartiere ha inoltre sede, dalla sua fondazione nel 1924 per opera di Carmine Caputo, il Mulino Caputo, azienda molitoria a conduzione familiare le cui farine sono largamente impiegate nella preparazione della pizza napoletana.
Nel quartiere è presente il raccordo E45, che collega la tangenziale all'autostrada A3.
Gli assi viari principali sono il corso San Giovanni a Teduccio, che ricalca il tracciato dell'antica strada regia delle Calabrie, e corso Nicolangelo Protopisani.
A San Giovanni a Teduccio sono presenti la stazione di Napoli San Giovanni-Barra, servita dai servizi metropolitani Trenitalia denominati linea 2 e quella denominata San Giovanni a Teduccio, sulla ferrovia Napoli-Scafati-Poggiomarino e sulla ferrovia Napoli-Ottaviano-Sarno della rete denominata Circumvesuviana.
Il quartiere è servito dai normali bus dell'ANM e da tram di linea della città.
Fra il 1879 e il 1980 il quartiere era inoltre servito da una diramazione della tranvia Napoli-Portici-Torre del Greco che serviva anche il quartiere di Barra.
Tra la fine degli anni venti e la seconda guerra mondiale il quartiere espresse una società calcistica attiva nei campionati federali. Nella stagione 1927-1928 risultava iscritto alla Terza Divisione campana lo S.C. Vesuvio, con sede a San Giovanni a Teduccio; l'anno seguente la stessa squadra compare con la denominazione di U.S.F. Sangiovannese Vesuvio.
Come Sangiovannese la società disputò poi la Seconda Divisione 1937-1938, al termine della quale fu ammessa alle finali per la promozione, e i campionati di Prima Divisione 1938-1939 e 1939-1940, disputati nel girone campano insieme a Casertana, Cavese, Savoia, Salernitana e Stabia.