| Portici comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Claudio Teodonno (PD) dal 25-5-2026 |
| Territorio | |
| Coordinate | 40°49′11″N 14°20′28″E |
| Altitudine | 29 m s.l.m. |
| Superficie | 4,52 km² |
| Abitanti | 51 062 (31-5-2026) |
| Densità | 11 296,9 ab./km² |
| Frazioni | Bellavista |
| Comuni confinanti | Ercolano, Napoli, San Giorgio a Cremano |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 80055 |
| Prefisso | 081 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 063059 |
| Cod. catastale | G902 |
| Targa | NA |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona C, 1 028 GG |
| Nome abitanti | porticesi |
| Patrono | san Ciro |
| Giorno festivo | 31 gennaio e prima domenica di maggio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Pòrtici (Puórtece in napoletano, /ˈpwortət͡ʃə/ o /ˈpwortəʃə/) è un comune italiano di 51 062 abitanti della città metropolitana di Napoli, in Campania. È il secondo per densità di popolazione in Italia, dopo Casavatore.
Portici si trova alle pendici del versante occidentale del Vesuvio, lungo la costa del Golfo di Napoli. Il territorio comunale, esteso per circa 4,5 km², è compreso tra il vulcano e il mare e si sviluppa in leggera pendenza verso la costa. A nord confina con San Giorgio a Cremano e con Napoli, a sud e a est con Ercolano, mentre a ovest si affaccia sul Mar Tirreno, dove si trova il bacino del porto del Granatello.
Dal punto di vista altimetrico, la città presenta un dislivello complessivo di 126 metri: si passa infatti dalla quota minima di 0 metri della linea costiera fino ad un massimo di 126 metri sopra il livello del mare nella zona più interna a monte. L'altitudine ufficiale del comune — calcolata convenzionalmente presso la sede del Municipio — è di 29 m s.l.m.
Il territorio comunale di Portici è costituito da materiali prodotti dalle diverse fasi eruttive del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Le rocce laviche sono presenti soprattutto nella parte orientale e sud-orientale del territorio, lungo il confine con Ercolano, e in una fascia settentrionale compresa tra la zona a monte dell'Autostrada A3 e via Dalbono; in queste aree affiorano in superficie o sono ricoperte da sottili strati di terreno e materiali piroclastici.
I depositi piroclastici sciolti sono invece più diffusi nella parte centrale del territorio, fino alla costa compresa tra il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa e il Granatello. Sono costituiti principalmente da sabbie, ceneri e lapilli e presentano generalmente spessori compresi tra 15 e 20 metri o superiori. Tra questi depositi si trovano materiali legati alle eruzioni del 79 d.C. e del 1631: la prima produsse nell'area una grande massa di fango, ricca di materiali vulcanici e sedimenti, che formò depositi con spessori anche superiori a 10 metri; a quella del 1631 sono invece attribuiti depositi prodotti da nubi ardenti, nubi di cenere e lahar.
La sismicità del territorio è legata sia ai terremoti dell'Appennino meridionale sia all'attività del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Portici ha risentito nel corso della storia di diversi terremoti, tra cui il terremoto dell'Irpinia del 1980, i cui effetti furono registrati anche nel territorio comunale.
Portici è interamente compresa nella zona rossa del Vesuvio, individuata dal Dipartimento della Protezione Civile per le aree maggiormente esposte agli effetti di una possibile eruzione, in particolare ai flussi piroclastici. Il territorio è stato interessato dagli effetti di diverse eruzioni del Vesuvio, tra cui quelle del 1631 e del 1944, durante la quale la città fu ricoperta dalle ceneri vulcaniche.
Il clima di Portici è caratterizzato da temperature miti e da una marcata variabilità delle precipitazioni nel corso dell'anno. La temperatura media è di 15,70 °C, mentre la precipitazione cumulata nei giorni piovosi raggiunge 796,68 mm. Si registrano mediamente 57,87 giorni estivi e 39,03 notti tropicali all'anno, mentre i giorni con gelo sono 7,23.
Le precipitazioni possono essere intense e concentrate: si registrano mediamente 8,97 giorni all'anno con precipitazioni intense e il massimo della precipitazione giornaliera raggiunge 50,16 mm. I periodi asciutti possono protrarsi per oltre 51 giorni consecutivi. La scheda climatica comunale della Regione Campania, elaborata su dati del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) 2024, classifica come alto il pericolo climatico legato alle precipitazioni intense e concentrate e a quelle intense e persistenti, mentre quello associato alla siccità è classificato come medio.
La tesi storiografica accreditata riconduce l'origine del toponimo Portici al sostantivo latino Porticus, in riferimento alle rovine delle strutture porticate di Ercolano (come quelle del Foro, del Ginnasio o del Teatro) rimaste parzialmente affioranti dopo l'eruzione del 79 d.C.
A questa spiegazione si affianca una leggenda locale che lega il territorio al portico di una presunta dimora fatta costruire intorno al 114 a.C. dal patrizio Quinto Ponzio Aquila, da cui trarrebbe origine la sigla Q.P.A. dello stemma cittadino. Secondo la tradizione, l'emblema fu ispirato dal ritrovamento, durante i lavori d'epoca borbonica a Palazzo Mascabruno, di un frammento lapideo raffigurante un'aquila che sovrasta queste tre lettere.
Documenti d'archivio dei secoli X e XI attestano invece la denominazione medievale Porticus ad castanetum ("Portici al castagneto"), a conferma della natura prevalentemente boschiva del territorio fino al Quattrocento.
Nel periodo romano il litorale vesuviano era un'area apprezzata per la bellezza del paesaggio e il clima mite. La storia del territorio subì una svolta drammatica con la celebre eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. La violenta esplosione del vulcano sommerse le vicine città di Ercolano e Pompei sotto una spessa coltre di ceneri, lapilli e fango. Questo imponente deposito di materiale vulcanico modificò radicalmente la linea di costa e la morfologia del terreno, creando il basamento roccioso di tufo e lava su cui, molti secoli più tardi, si sarebbe sviluppato l'abitato di Portici.
Una significativa testimonianza della continuità d'uso abitativo e funerario del territorio vesuviano ben oltre la devastazione del 79 d.C. è rappresentata da una tomba romana del II secolo d.C., rinvenuta in località "Croce del Trio" durante alcuni lavori di scavo svolti nel 1857 a circa quattro metri di profondità. La sepoltura custodeva lo scheletro della defunta con il suo corredo — composto da ampolle in vetro e da una moneta di bronzo di Faustina Minore usata come obolo — e un'iscrizione funeraria dedicata da Titus Flavius Domitus alla consorte Caerinia Restituta.
Dopo un lungo periodo di stasi, il vulcano riprese gradualmente la sua attività attorno al 472 d.C., alternando fasi di riposo a sporadici risvegli nei secoli successivi.
Si può supporre che Portici sia nata come villaggio o area di castagneti, con qualche nucleo di abitazioni nella parte più alta. Nell'anno 728 i Saraceni giunsero dalla Spagna per assediare Napoli. Dopo essere stati respinti, si ritirarono in un luogo chiamato Castagnola o Castenetur, noto anche come "locus qui vocatur Portici".
Prima del XV secolo, Portici non era un centro urbano d'importanza storica, ma un piccolissimo ed essenziale casaletto immerso in una fitta foresta di castagni e querce, luogo di pascolo e di caccia popolato da fauna selvatica (cervi, cinghiali, lepri).
Sebbene il feudalesimo si sia rivelato un sistema opprimente e difficile da sradicare, per molte piccole località ha rappresentato il punto di svolta: l'assegnazione a un personaggio di spicco permetteva infatti a territori quasi sconosciuti di uscire dall'oblio.
È proprio con l'«infeudamento» — ossia l'atto giuridico e politico con cui un sovrano o un signore di rango superiore assegnava un feudo a un vassallo o a un nobile, stabilendo un patto di reciproca fedeltà e dipendenza — che agli inizi del Quattrocento si iniziano a registrare notizie certe e documentate sulla storia di piccoli insediamenti di case rurali (casali) fino ad allora quasi invisibili, immersi in un territorio prevalentemente boschivo e selvaggio.
Pur collocandosi a un livello leggermente inferiore rispetto alla baronia, la castellania garantiva un controllo feudale effettivo e capillare. Il castellano esercitava l'amministrazione della giustizia e la riscossione di tasse e prestazioni d'opera gravose ("angarie"), godendo di una sostanziale impunità di fronte agli abusi commessi sui sudditi. L'infeudamento comportava infatti il totale assoggettamento della popolazione locale, costretta a sostenere il signore con tributi e fatiche.
Il passaggio da oscuro casale a feudo avvenne sotto il regno di Giovanna II di Durazzo, regina di Napoli nota alle cronache dell'epoca tanto per le complesse vicende politiche quanto per gli scandalosi favoritismi di corte. La sovrana ne cedette la castellania ad Antonio Carafa (detto Malizia o, talvolta, Carestia), concessione originata non si sa se da un'opera di valore, da un favoritismo di corte o da un servigio che le fu reso. È da respingere la tesi, basata su documenti ritenuti apocrifi, secondo cui Giovanna avrebbe venduto il feudo per la somma di milleseicento ducati, una cifra irrisoria per il valore di queste terre e di queste spiagge.
Il feudo si estendeva tra il Vesuvio e il Golfo di Napoli, comprendendo oltre al Casale di Portici, Resina, San Giorgio e Cremano (all'epoca separati), e Torre del Greco, quest'ultima sede del castello feudale. Lungo la costa, il territorio andava da "Pietrabianca" (Leucopetra), al confine con San Giovanni a Teduccio e garantiva al castellano il controllo e la tassazione su pesca e approdi. Verso l'interno, il dominio risaliva il vulcano includendo una vasta area boschiva («Porticus ad castanetum»), usata per la caccia e per lo sfruttamento di legname, risorse agricole e pascoli.
Dopo la scomparsa di Antonio Carafa, la guida della Castellania rimase saldamente nelle mani della sua famiglia. A ereditarne il ricco patrimonio fu il figlio Alfonso. La sua successione non fu solo un fatto ereditario privato, ma venne ratificata ufficialmente dal re Alfonso I d'Aragona, detto il Magnanimo, salito al trono del Regno di Napoli nel febbraio del 1435 a seguito della morte della regina Giovanna II, che lo aveva adottato.
Il dominio dei Carafa sul territorio porticese proseguì anche con la generazione successiva. Nel 1458, sotto il regno di Ferdinando I d'Aragona, la concessione del feudo fu trasferita a Carlo Carafa, conte di Rubos. In questi decenni la Castellania non rappresentava soltanto un possedimento prestigioso dal punto di vista politico, ma era soprattutto una riserva economica di enorme valore, capace di garantire entrate continue e abbondanti ai suoi signori. La prosperità di questo feudo derivava principalmente dalla straordinaria ricchezza delle sue risorse naturali. Dai pendii del Vesuvio fino alla costa si estendeva una fitta foresta, teatro di battute di caccia che fruttavano cinghiali, caprioli, lepri, volpi e ogni genere di selvaggina. Parallelamente, il litorale e le acque del territorio — nei pressi di quello che oggi è il porto del Granatello — garantivano una pesca generosa di cefali, triglie e polpi, mentre i campi interni fornivano ottimi raccolti e legname pregiato.
Nel XVI secolo il territorio costiero al confine tra Portici e San Giovanni a Teduccio fu scelto dal segretario del Regno di Napoli, l'umanista Berardino Martirano, per la costruzione della sua residenza di campagna, denominata villa Leucopetra (o Pietrabianca). La dimora, dotata di un celebre ninfeo, di giardini degradanti verso il mare e di un loggiato marmoreo, divenne un importante cenacolo culturale frequentato da intellettuali e artisti dell'epoca, tra cui Angelo di Costanzo e Luigi Tansillo. Il prestigio del sito è testimoniato inoltre dalla visita dell'imperatore Carlo V d'Asburgo: di rientro dalla spedizione di Tunisi e risalendo la Strada Regia delle Calabrie, il sovrano giunse a Portici il 22 novembre 1535. Accolto dalla nobiltà e dai baroni napoletani, sostò tre giorni presso la villa del Martirano prima di fare il suo ingresso trionfale a Napoli.
Con il passare del tempo, gli equilibri politici cambiarono. Nel 1574 la Castellania concluse la sua prima parentesi feudale con i Carafa e ritornò direttamente sotto il controllo della Real Corte. Tuttavia, verso la fine del Seicento, durante l'epoca del vicereame spagnolo, le casse della Corona si ritrovarono in grave affanno. Per raccogliere fondi immediati, il viceré Lodovico della Cerda decise di rimettere in vendita il feudo, cedendolo alla principessa di Stigliano, Maria Toledo di Velasco, vedova Carafa. Nel gennaio del 1697, per volontà di re Carlo II di Spagna, la proprietà passò infine alla baronessa Wolf di Suttemberg, contessa di Berlips.
Nel frattempo, la vita e la geografia del territorio erano state sconvolte da un evento catastrofico. Per secoli il Vesuvio era rimasto in un lungo stato di quiete: il suo cono interno si era ricoperto di vegetazione e gli ampi pascoli fino alla valle dell'Atrio del Cavallo - la grande fossa naturale che separa il Monte Somma dal cono principale del Vesuvio - ospitavano persino i ricoveri dei pastori. Questa apparente tranquillità si spezzò improvvisamente il 16 dicembre 1631, quando il vulcano esplose in una delle eruzioni più devastanti della sua storia. Dalle bocche del monte si riversarono colate di lava e torrenti di fango che travolsero tutto fino al mare. Il bilancio della catastrofe fu di oltre quattromila vittime, seimila capi di bestiame vennero inghiottiti dalle colate e ben dieci miglia quadrate di vegetazione e coltivazioni furono completamente incenerite. Nonostante la vastità della tragedia, la popolazione locale mostrò una straordinaria forza di volontà, ritornando gradualmente ad abitare e coltivare le falde del vulcano non appena la furia degli elementi si fu placata.
L'evento è ricordato da un'epigrafe posta come monito nella parte bassa della città, all'inizio di via Gianturco, una delle strade che scende al mare, introdotta da un verso di Publio Papinio Stazio: «Posteri, posteri vestra res agitur» («O generazioni future, è la vostra sorte che si decide»).
Superata la tragedia del 1631 e nonostante i continui risvegli del vulcano, la vita della comunità riprese con vigore, ma con essa crebbe anche l'insofferenza verso il regime feudale. Nel settembre del 1698 la famiglia Berlips rivendette la Castellania a Mario Loffredo, marchese di Monteforte. Il suo baronato, tuttavia, durò solo pochi mesi: nell'maggio del 1699 le popolazioni locali decisero di ribellarsi alla condizione di servitù e fecero ricorso al Regio Demanio per esercitare il diritto di riscatto. Basandosi su una perizia effettuata nel 1691 dagli agrimensori ed ingegneri reali Gallucci e Ruggiano, il prezzo per l'affrancamento definitivo dal feudo fu fissato nella cifra astronomica di 104.983 ducati (pari a oltre 446.000 lire dell'epoca). I tre casali coinvolti stabilirono di dividere la somma in proporzione all'estensione dei rispettivi territori: Torre del Greco versò 54.450 ducati, Resina 35.533 ducati e Portici contribuì con i suoi 15.000 ducati. Il 14 agosto 1699 venne redatto l'atto ufficiale di affrancamento. Con questo storico documento, i cittadini spezzarono per sempre il giogo feudale che per secoli li aveva legati alla terra come un unico bene vendibile: Portici, Resina e Torre del Greco divennero tre Comuni del tutto liberi e amministrativamente autonomi.
Il periodo feudale fu difficile, specialmente durante il dominio dei fratelli Troise, che ottennero in affitto i feudi vesuviani dalla famiglia Carafa tra il 1671 e il 1674.
Il 22 giugno 1738 vennero celebrate le nozze tra il giovane re Carlo III di Borbone e la principessa quindicenne Maria Amalia Walburga di Sassonia. Dopo l'ingresso trionfale della coppia a Napoli il 2 luglio, i cortigiani fecero a gara per organizzare feste e svaghi in loro onore. Un ricco nobiluomo napoletano della famiglia Cangiano propose ai giovani sposi uno spettacolo insolito: assistere alla tradizionale tonnara tra Castellammare di Stabia e Sorrento. In una mattina di luglio, i sovrani partirono via mare da Napoli per raggiungere il luogo della pesca. La giovane regina rimase affascinata dalla posizione di Portici, dal suo clima mite e dalla vista sul Golfo.
Per soddisfare il desiderio della sovrana di avere una residenza estiva fuori Napoli, Carlo III decise di acquistare i primi immobili e i terreni situati sul suolo porticese, nonostante il parere cauto di alcuni ministri per la vicinanza al Vesuvio.
Per realizzare e decorare la Reggia di Portici vennero chiamati i più celebri architetti e artisti dell'epoca, trasformando la villa in un capolavoro dell'architettura barocca e neoclassica. Durante i lavori di costruzione, dagli scavi iniziarono a riemergere meravigliosi reperti antichi provenienti dalle sepolte Ercolano e Pompei. Per raccogliere ed esporre questi tesori, nel 1758 fu inaugurato all'interno della struttura l'Herculanense Museum. La collezione divenne rapidamente celebre in tutta Europa e attirò viaggiatori e studiosi da ogni parte del mondo.
Attorno alla Reggia, l’aristocrazia e l’alta borghesia napoletana edificarono numerose dimore, dando vita al fenomeno architettonico e paesaggistico noto come le Ville vesuviane del Miglio d'oro, che trasformò il tratto costiero tra Napoli ed Ercolano in un prestigioso asse residenziale.
Nel 1839, Re Ferdinando II di Borbone promosse l'apertura del collegamento ferroviario tra Napoli e Portici, la prima linea ferroviaria italiana e la seconda in Europa. L'opera nacque dalla volontà di stare al passo con le grandi potenze europee, come Gran Bretagna e Francia, dimostrando la capacità di innovazione del Regno delle Due Sicilie. Questa infrastruttura rappresentò uno dei primi concreti interventi del monarca per spingere il proprio Stato verso la modernizzazione tecnologica.
Dopo l’Unità d’Italia, la città ha subito i cambiamenti legati alla crescente industrializzazione del territorio vesuviano. Tuttavia, le esigenze del dopoguerra hanno portato a una rapida urbanizzazione e a un'espansione edilizia, che hanno trasformato l’antico paesaggio agricolo e residenziale in un ambiente urbano ad alta densità di popolazione.
Sono stati fatti anche investimenti nell'istruzione e nella ricerca scientifica, grazie ai quali Portici oggi ospita importanti istituzioni accademiche, tra cui la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II situata dal 1935 nel Palazzo Reale. Questo polo universitario è divenuto un punto di riferimento per gli studi in scienze agrarie e ambientali e ha contribuito a ridefinire l’identità culturale e intellettuale della città.

Durante l'ultima eruzione del Vesuvio del 1944, Portici fu ricoperta da una folta coltre di ceneri vulcaniche che causarono danni ad abitazioni, infrastrutture e terreni agricoli, unitamente a esalazioni di anidride carbonica legate a fenomeni di mofete che resero l’aria irrespirabile negli strati più bassi. Sebbene la città non sia stata interessata direttamente dalle colate laviche — che invasero invece i vicini comuni di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma — il territorio porticese ospitò un consistente numero di sfollati provenienti dalle zone colpite, pur mantenendo gran parte del proprio tessuto edilizio intatto.
Il 23 novembre 1980, il terremoto dell'Irpinia provocò risentimenti sismici e danni materiali anche nel territorio porticese. La città registrò un'intensità macrosismica pari al VI-VII grado della scala Mercalli (MCS). L'evento generò panico tra la popolazione e determinò l'inagibilità di decine di edifici residenziali, rendendo necessario lo sgombero dei residenti e l'allestimento di prime soluzioni abitative provvisorie da parte del Comune. I danni si concentrarono prevalentemente nel centro storico e nell'edilizia d'epoca in muratura, con fessurazioni nelle strutture portanti, dissesti nei solai e il crollo parziale di elementi decorativi e cornicioni. Le lesioni interessarono anche il patrimonio culturale e diverse ville vesuviane.

Lo stemma della Città di Portici raffigura, su uno scudo azzurro, un'aquila bianca ad ali spiegate. Lo scudo è sormontato dalla corona con torri, propria delle città, ed è affiancato da un ramo di quercia e uno di alloro, legati alla base da un nastro con i colori della bandiera italiana. Sotto lo scudo compare la sigla Q.P.A., in lettere dorate, riferita a Quintus Pontius Aquila. Secondo lo Statuto comunale, un'insegna attribuita a questo personaggio fu rinvenuta tra i resti di una villa romana nel territorio porticese, nei pressi di Palazzo Mascabruno, e avrebbe ispirato lo stemma cittadino.
All'interno della Villa Comunale si trova il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, intitolato Allegoria del sacrificio del soldato per la Patria, opera dello scultore porticese Ettore Sannino, realizzata nel 1924 in bronzo, marmo e piperno.
Secondo il censimento della Fondazione Ente Ville Vesuviane, a Portici sono presenti 31 edifici compresi nel sistema delle Ville Vesuviane, dei quali 19 si trovano lungo la fascia costiera, in prossimità dell'antica Strada Regia per le Calabrie, tra il confine con San Giovanni a Teduccio e quello con Ercolano, passando per la Reggia di Portici, nel cosiddetto Miglio d'oro. La scelta del luogo da parte di Carlo di Borbone per la sua residenza estiva favorì la presenza della nobiltà partenopea, che vi fece costruire proprie dimore per la villeggiatura, attratta anche dalla bellezza del paesaggio e dalla salubrità dell'aria.
Nel censimento della Fondazione il termine «Ville Vesuviane» indica il complesso del patrimonio storico-architettonico vesuviano, comprendente edifici di diversa tipologia. A Portici gli immobili censiti sono pertanto distinti, in base alla loro denominazione e tipologia, in palazzi e ville, e sono riportati di seguito in ordine cronologico di costruzione.



Completano il quadro dell'edilizia settecentesca i palazzi situati in corso Giuseppe Garibaldi ai civici 28, 40, 100 e 101-111, unitamente al rudere al civico 316.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2026 risiedevano nel comune, secondo le stime ISTAT, 869 cittadini stranieri, pari all'1,7% della popolazione residente.
Le cittadinanze maggiormente rappresentate al 1º gennaio 2025 erano:
A Portici è radicata una forte devozione verso San Ciro di Alessandria, patrono cittadino. Le celebrazioni principali si tengono ogni anno il 31 gennaio, giorno della memoria liturgica, e la prima domenica di maggio, quando si svolge la solenne processione per le vie della città. La manifestazione prende avvio dalla Basilica di Santa Maria della Natività e San Ciro, che custodisce la statua e le reliquie del santo, e attraversa le principali strade del centro urbano. Vi prendono parte numerosi fedeli, confraternite e rappresentanti delle istituzioni locali, mantenendo vivo un rito documentato da secoli.
Nel territorio è presente la Biblioteca comunale di Portici, istituita nel 1995 e ospitata a Villa Savonarola. La biblioteca è inserita nel Servizio bibliotecario nazionale con codice ISIL IT-NA0241.della catalogazione e gestione del patrimonio librario e della promozione della lettura e di attività culturali.
Nel territorio comunale sono presenti importanti istituzioni di ricerca scientifica. Il Centro Ricerche ENEA di Portici, dell'ENEA, svolge attività di ricerca nei settori delle tecnologie energetiche, delle fonti rinnovabili, della sostenibilità ambientale e dell'efficienza energetica.
Sono inoltre presenti strutture del Consiglio Nazionale delle Ricerche e della Stazione zoologica Anton Dohrn. In particolare, il Turtle Point della Stazione Zoologica, ospitato nell'ex macello comunale, è sede del Centro Ricerche Grandi Vertebrati Marini e dispone di laboratori per la ricerca e di strutture dedicate allo studio, alla conservazione e alla riabilitazione delle tartarughe marine.

Nel territorio comunale sono presenti cinque scuole primarie e cinque scuole secondarie di primo grado, organizzate prevalentemente in istituti comprensivi statali. Per l'istruzione secondaria di secondo grado sono presenti quattro istituti, comprendenti il liceo scientifico Filippo Silvestri, il liceo classico Quinto Orazio Flacco nonché gli istituti di istruzione superiore Carlo Levi e Francesco Saverio Nitti, che comprendono anche percorsi dell'istruzione tecnica e professionale.
Nella Reggia ha sede Il Dipartimento di Agraria dell'Università degli studi di Napoli "Federico II". Nel 1871, la Reggia fu acquistata dall'Amministrazione Provinciale di Napoli per ospitare la Scuola Superiore di Agricoltura, la prima nel sud Italia. La scuola, inizialmente triennale, divenne un Istituto Superiore Agrario nel 1924 e poi Facoltà di Agraria nel 1935; dal 2013 è diventata il Dipartimento di Agraria.
Il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, ubicato fra il quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli, il comune di Portici e di San Giorgio a Cremano, è uno dei principali musei ferroviari d'Europa e rappresenta un'importante testimonianza della storia industriale italiana. Fondato nel 1989, si trova all'interno delle ex Officine Borboniche, create nel 1840 da Ferdinando II di Borbone per la costruzione di locomotive e altri mezzi di trasporto. Il museo ospita una vasta collezione di locomotori a vapore, carrozze storiche e altri veicoli ferroviari, nonché una serie di padiglioni che riflettono l'evoluzione tecnologica delle ferrovie italiane.
Le esposizioni comprendono una replica della storica locomotiva Bayard, che ha trainato il primo convoglio inaugurale della Napoli-Portici nel 1839, e una carrozza del Treno Reale utilizzata per le nozze di Umberto II di Savoia. Oltre alle locomotive e ai carri, il museo ha subito un significativo restauro che ha migliorato gli spazi espositivi e le aree esterne, creando anche nuove esperienze interattive per i visitatori, come l'uso di tecnologie di realtà aumentata.
Massimo Caprara, nato a Portici nel 1922, fu sindaco della città dal 1952 al 1954, prima di diventare deputato per quattro legislature. Giornalista e politico, fu inoltre segretario particolare di Palmiro Togliatti e redattore capo della rivista Rinascita, collaborando successivamente con diverse testate nazionali..
Tra il 2004 e il 2022 nel territorio di Portici sono stati promossi diversi progetti di riqualificazione urbana e territoriale con il sostegno della Regione Campania e della Città Metropolitana di Napoli.
Tali interventi hanno portato, nel biennio 2024–2025, all’apertura di tratti del lungomare e alla realizzazione del "Parco a Mare", migliorando l’accessibilità e la fruibilità del fronte mare.
L'economia di Portici si basa su una combinazione di turismo, commercio e servizi locali. Il settore turistico è trainato principalmente dal patrimonio artistico e architettonico, come il Miglio d'oro, un tratto di strada famoso per le ville settecentesche costruite dall'aristocrazia napoletana. Inoltre, la Reggia di Portici è tra le principali attrazioni turistiche e contribuisce significativamente all'afflusso di visitatori.
A livello agricolo, Portici mantiene una produzione locale legata ai prodotti tipici del territorio vesuviano. Inoltre, la città ospita la Facoltà di Agraria dell’Università Federico II.
Il territorio comunale è attraversato dall'autostrada A3 Napoli-Salerno, con lo svincolo di Portici-Ercolano.
La principale direttrice stradale di attraversamento della città è il corso Giuseppe Garibaldi, che costituisce il proseguimento verso Napoli della strada statale 18 nel tratto compreso tra Pietrarsa e il confine comunale.

La stazione di Portici-Ercolano, gestita da RFI, si trova lungo la linea Napoli-Battipaglia e serve anche il vicino comune di Ercolano.
Lungo la ferrovia Napoli-Pompei-Poggiomarino si trovano le fermate di Portici Bellavista e Portici Via Libertà, servite da treni regionali EAV (Circumvesuviana).
Fra il 1879 e il 1958 la città era inoltre collegata a Napoli mediante la tranvia Napoli-Portici-Torre del Greco che proprio a Portici si diramava, all'incrocio tra corso Garibaldi e via Diaz, per servire le zone di Bellavista e Pugliano, nel comune di Resina.
I collegamenti urbani e interurbani vengono svolti con servizi regolari di autobus operati da EAV e ANM.
Elenco dei sindaci eletti direttamente dai cittadini aventi diritto, in base alla Legge 25 marzo 1993, n. 81
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 21 giugno 1993 | 25 novembre 1995 | Emilio Parrella | lista civica di sinistra | Sindaco | |
| 25 novembre 1995 | 24 giugno 1996 | Paola Basilone | Commissario | ||
| 24 giugno 1996 | 24 febbraio 2000 | Leopoldo Spedaliere | PDS / DS | Sindaco | |
| 24 febbraio 2000 | 1º maggio 2000 | Pietro Troiano | Commissario | ||
| 1º maggio 2000 | 10 settembre 2002 | Leopoldo Spedaliere | DS | Sindaco | |
| 10 settembre 2002 | 14 giugno 2004 | Gioacchino Ferrer Sergio Di Martino Gaetano Piccolella |
Commissione straordinaria |
||
| 14 giugno 2004 | 8 ottobre 2012 | Vincenzo Cuomo | DL / PD | Sindaco | |
| 8 ottobre 2012 | 28 maggio 2013 | Pasquale Manzo | Commissario | ||
| 28 maggio 2013 | 6 luglio 2016 | Nicola Marrone | lista civica di centrosinistra | Sindaco | |
| 6 luglio 2016 | 12 giugno 2017 | Roberto Esposito | Commissario | ||
| 12 giugno 2017 | 21 gennaio 2026 | Vincenzo Cuomo | PD | Sindaco | |
| 21 gennaio 2026 | 25 maggio 2026 | Enrico Caterino | Commissario | ||
| 26 maggio 2026 | in carica | Claudio Teodonno | PD | Sindaco | |
Nel comune di Portici hanno sede diverse associazioni sportive. Tra le squadre calcistiche si annoverano l'Associazione Sportiva Dilettantistica Portici 1906, che milita in Eccellenza Campana, e l'Associazione Sportiva Dilettantistica Atletico Portici 2009, militante in terza categoria. Per l’atletica leggera, sono attive l’ASD Budokan Portici e l'ASD Atletica Leggera Portici. Nel settore della pallacanestro si distinguono lo Sporting Portici, fondato nel 1972 e attualmente in serie C, il Portici 2000, istituito nel 1999 e partecipante al campionato regionale di serie C2, la Virtus Portici, impegnata nel campionato regionale maschile di Promozione, e l'ASD Città Vesuviana; per la pallacanestro femminile, la squadra principale è la Pegaso Portici, che compete in serie B. A Portici è presente anche la Rugby Vesuvio, che partecipa al campionato regionale di serie C. Nel campo della pallavolo è attiva l'ASD Polisportiva Portici. Inoltre, la città ospita l'associazione dilettantistica Club Scherma Portici.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 165453054 · SBN RMLL003864 · LCCN (EN) n82105320 · GND (DE) 4116065-4 · BNF (FR) cb16096626n (data) · J9U (EN, HE) 987007555134005171 |
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