Giurì Robertson

Il Giurì Robertson o Robertson Panel (ufficialmente Scientific Advisory Panel on Unidentified Flying Objects), fu una commissione scientifica convocata dalla CIA nel 1953 per esaminare il fenomeno degli UFO e le sue possibili implicazioni per la sicurezza nazionale statunitense. Il gruppo, presieduto dal fisico Howard Percy Robertson, si riunì dal 14 al 18 gennaio 1953 e prese in esame, tra l'altro, la documentazione del Progetto Blue Book e 75 casi di avvistamenti selezionati dalla United States Air Force (USAF).

La commissione è nota soprattutto per avere raccomandato l'uso dei mass media per screditare le segnalazioni di UFO e ridurre l'interesse del pubblico verso i dischi volanti, coordinando un programma di informazione e debunking attraverso la televisione, il cinema e la stampa divulgativa.

Composizione

Il Panel era costituito da cinque membri effettivi:

Erano membri associati l'astronomo J. Allen Hynek, consulente del Progetto Blue Book, e l'esperto di missili Frederick Durant.

Ai lavori presero parte numerosi esperti ascoltati in qualità di consulenti o testimoni tra cui funzionari della CIA, dell'USAF e della US Navy. Tra questi, il generale William N. Garland, comandante dell'Air Technical Intelligence Center (ATIC), e il capitano Edward J. Ruppelt, responsabile dell'attività dell'ATIC sui fenomeni aerei e del progetto Blue Book, insieme a personale del laboratorio di interpretazione fotografica della US Navy.

Attività

Il Panel esaminò una selezione dei casi ritenuti meglio documentati dall'USAF, tra cui fotografie e pellicole cinematografiche di alcuni avvistamenti, rapporti del cosiddetto Progetto Blue Book e altro materiale raccolto dalle autorità militari. I lavori si svolsero nell'arco di cinque giorni, dal 14 al 18 gennaio 1953, attraverso una serie di sessioni nelle quali furono esaminati i casi e la documentazione presentati dall'USAF e dalle altre autorità interessate. Nelle conclusioni, la commissione affermò di non aver trovato prove di una minaccia diretta alla sicurezza nazionale né elementi che indicassero che gli oggetti osservati fossero manufatti di potenze straniere ostili o fenomeni tali da richiedere una revisione delle conoscenze scientifiche fino ad allora accettate.

Il rapporto sottolineava tuttavia che la continua attenzione riservata agli UFO poteva ostacolare i sistemi di comunicazione e di difesa, provocare falsi allarmi e, secondo i membri del Panel, rendere gli Stati Uniti più vulnerabili a eventuali operazioni di propaganda o guerra psicologica da parte di potenze straniere.

Per tale motivo la commissione raccomandò alle agenzie di sicurezza nazionale di lavorare allo scopo di cancellare dalla percezione del pubblico dell'argomento UFO quell'aura di mistero («aura of mystery») e quello special status che si erano venuti a creare con la complicità dei giornali, predisponendo programmi di informazione e di propaganda volti a ridurre la credulità del pubblico nei confronti del fenomeno, educando in particolare a riconoscere più rapidamente le spiegazioni convenzionali e a respingere le segnalazioni considerate false o prive di fondamento. Nel più ampio resoconto delle riunioni, tali proposte furono descritte più in dettaglio come un programma di training e debunking, in particolare basato sull'impiego dei mass media e sulla presentazione di casi inizialmente ritenuti inspiegabili ma successivamente ricondotti a cause convenzionali.

Secondo una ricostruzione ufficiale della CIA che risale agli anni 90, il Panel suggerì di utilizzare, a questo scopo, i mass media, la pubblicità, associazioni imprenditoriali, scuole e anche la Walt Disney Corporation.

Il rapporto raccomandava inoltre che le autorità prestassero attenzione ai gruppi civili interessati agli UFO, in un contesto segnato dalle preoccupazioni dell'epoca per eventuali attività sovversive e per l'utilizzo del fenomeno da parte di potenze straniere.

Diffusione e declassificazione

L'esistenza del Robertson Panel rimase inizialmente riservata. Nel 1957 l'USAF ottenne dalla CIA una versione non classificata delle conclusioni, nella quale era omesso il coinvolgimento dell'Agenzia. Benché una versione depurata del rapporto fosse circolata in ambito ufficiale nel 1967, la CIA rese disponibile il rapporto completo soltanto nel 1975, in seguito a una richiesta di William Spaulding, del gruppo Ground Saucer Watch. La documentazione del 1975 comprendeva sia il rapporto del Panel sia il più ampio rapporto di Frederick Durant sulle riunioni.

Rapporti con i mezzi di comunicazione

Il rapporto tra le raccomandazioni del Robertson Panel e i mezzi di comunicazione è stato oggetto di successive ricostruzioni giornalistiche e storiografiche. Nel 1966 l'astronomo Thornton Page, già membro del Panel, scrisse a Frederick Durant di aver contribuito a organizzare un programma televisivo della rete CBS riguardante le conclusioni del Robertson Panel («around the Robertson panel conclusions»). Tale dichiarazione è stata successivamente collegata a un documentario televisivo effettivamente trasmesso dalla CBS nel 1966 dal titolo UFO: Friend, Foe or Fantasy?, condotto da Walter Cronkite. La giornalista e autrice Leslie Kean ha indicato questo episodio come un possibile esempio di applicazione delle raccomandazioni del Panel, rilevando come il programma fosse incentrato sul ridimensionamento delle segnalazioni UFO.

Un altro episodio riguarda la serie televisiva Steve Canyon. Secondo il produttore John Ellis, nel 1958 l'USAF intervenne sulla sceneggiatura di un episodio dedicato agli UFO, richiedendo modifiche sostanziali. Nella versione originaria il protagonista difendeva la credibilità dei testimoni e manifestava interesse per la possibilità di un'origine extraterrestre degli avvistamenti; nella versione modificata furono introdotti un atteggiamento maggiormente scettico e l'eliminazione di una sottotrama relativa al recupero di presunti detriti alieni.

Rappresentazione degli UFO nella cultura popolare

Wernher von Braun ed Ernst Stuhlinger nei Walt Disney Studios durante la preparazione di Mars and Beyond (1957), programma della serie Disneyland dedicato all'esplorazione di Marte e alla possibilità di vita extraterrestre. Il cartone combinava divulgazione scientifica, umorismo e speculazione sul futuro dell'esplorazione spaziale, parodiando la fantascienza popolare dell'epoca e rappresentando in forma caricaturale i marziani e altri stereotipi dei pulp magazine fantascientifici.

Parallelamente alle iniziative istituzionali, dagli anni cinquanta gli UFO e i dischi volanti divennero temi ricorrenti della cultura popolare statunitense, sia nella fantascienza sia nella commedia e nella satira. Collezioni e bibliografie storiche documentano la presenza del tema nei fumetti e nelle vignette americane del periodo, compresi materiali pubblicati tra gli anni cinquanta e sessanta.

Un esempio cinematografico è il cortometraggio Flying Saucer Daffy del trio comico I tre marmittoni, distribuito nel 1958: nel film, Joe fotografa accidentalmente un piatto di carta trasportato dal vento, che viene scambiato per un UFO. Moe e Larry si attribuiscono il merito della fotografia e ne sfruttano la notorietà, ma alla fine la fotografia viene rivelata come un falso.

Il motivo del disco volante come oggetto comico si inserì in una più ampia trasformazione della rappresentazione cinematografica degli UFO. Dopo la metà degli anni cinquanta, accanto ai film di fantascienza che trattavano i dischi volanti come una minaccia, il motivo entrò progressivamente anche nel cinema di serie B e, in seguito, nella commedia e nella satira.

Un caso particolarmente noto è Plan 9 from Outer Space, film indipendente di Edward D. Wood Jr., realizzato nel 1956 e distribuito nel 1959. Il film combina fantascienza e horror e presenta dischi volanti e visitatori extraterrestri; la sua successiva reputazione come esempio paradigmatico del cinema di fantascienza a basso costo e come film involontariamente comico contribuì a fare dei suoi dischi volanti e della sua rappresentazione degli alieni elementi ricorrenti dell'immaginario cinematografico sugli UFO.

Interpretazioni successive

Nel libro The Missing Times: News Media Complicity in the UFO Cover-Up del 2000 il giornalista Terry Hansen sostenne una tesi più ampia circa il condizionamento della copertura giornalistica degli UFO da parte dell'apparato di sicurezza statunitense, inserendo il Robertson Panel nel quadro di una politica più generale di gestione dell'informazione sul fenomeno. Hansen ha successivamente illustrato questa interpretazione anche in un'intervista al programma The Paracast.

Robbie Graham e Matthew Alford hanno utilizzato il rapporto tra il Robertson Panel, la dichiarazione di Thornton Page sul programma CBS e il caso Steve Canyon per sostenere che l'influenza governativa sulla rappresentazione televisiva e cinematografica degli UFO costituisca un tema meritevole di ulteriore esame storico. La loro ricostruzione distingue tuttavia il ruolo documentato dell'USAF dai contenuti del rapporto del Panel e dalle interpretazioni successive.

Note

  1. ↑ Abbreviato in inglese Robertson Panel dal nome del suo presidente, il dottor Howard Percy Robertson, fisico del California Institute of Technology.
  2. ↑ Sebbene il rapporto sintetico del Panel fosse datato 17 gennaio 1953. Inoltre, esso contiene una lista del personale con l'intestazione «14–17 January 1953».
  3. 1 2 3 4 (EN) Gerald K. Haines, CIA's Role in the Study of UFOs, 1947–90 (PDF), in Studies in Intelligence, vol. 39, n. 1, 1995.
  4. ↑ (EN) Robbie Graham; Matthew Alford, District 9 is lucky to have avoided a close encounter with the Pentagon, su The Guardian, 4 settembre 2009. URL consultato il 30 settembre 2026.
  5. 1 2 3 4 (EN) Gerald K. Haines, CIA's Role in the Study of UFOs, 1947–90 (PDF), su Central Intelligence Agency. URL consultato il 30 settembre 2026.
  6. ↑ (EN) Official: The CIA Durant Report, 1953, su Patrick Gross. URL consultato il 30 settembre 2026.
  7. 1 2 3 (EN) How the CIA Tried to Quell UFO Panic During the Cold War, su HISTORY, 2019. URL consultato il 30 settembre 2026.
  8. ↑ (EN) Air Force Request to Declassify CIA Material on Unidentified Flying Objects (UFO), su Central Intelligence Agency. URL consultato il 30 settembre 2026.
  9. 1 2 (EN) Robbie Graham; Matthew Alford, District 9 is lucky to have avoided a close encounter with the Pentagon, su The Guardian, 4 settembre 2009. URL consultato il 30 settembre 2026.
  10. ↑ La testimonianza di Ellis è stata riportata da Robbie Graham e Matthew Alford su The Guardian. (EN) Robbie Graham; Matthew Alford, District 9 is lucky to have avoided a close encounter with the Pentagon, su The Guardian, 4 settembre 2009. URL consultato il 30 settembre 2026.
  11. ↑ (EN) Annie Platoff, Eyes on the Red Planet: Human Mars Mission Planning, 1952–1970 (PDF), NASA/CR-2001-208928, Houston, National Aeronautics and Space Administration, 2001.
  12. ↑ (EN) The Three Disney Space Shows That Never Were, su MousePlanet. URL consultato il 30 settembre 2026.
  13. ↑ Il regista Ward Kimball aveva inoltre concepito un quarto programma della serie, dedicato specificamente agli UFO, per il quale aveva preparato materiale animato e che avrebbe dovuto comprendere anche immagini dell'Aeronautica militare statunitense, ma il progetto non venne realizzato. Cfr. (EN) Jim Hill, The "UFOs are real" documentary that Walt Disney Studios almost made, su Jim Hill Media. URL consultato il 30 settembre 2026.
  14. ↑ (EN) Frank Scully papers: UFOs in comics of the day, 1950s and 1960s, su Wyoming History Day. URL consultato il 30 settembre 2026.
  15. ↑ United States Department of Defense, UFOs and Related Subjects: An Annotated Bibliography (PDF), 1968.
  16. ↑ (EN) Flying Saucer Daffy, su The Three Stooges. URL consultato il 30 settembre 2026.
  17. ↑ (EN) Plan 9 from Outer Space, su The Encyclopedia of Science Fiction. URL consultato il 30 settembre 2026.
  18. ↑ (EN) Plan 9 from Outer Space, su AFI Catalog. URL consultato il 30 settembre 2026.
  19. ↑ (EN) Richard Harland Smith, Plan 9 From Outer Space, su Turner Classic Movies, 9 settembre 2006. URL consultato il 30 settembre 2026.
  20. ↑ Rodney F. Hill, Science Fiction and the Cult of Ed Wood: Glen or Glenda?, Bride of the Monster, and Plan 9 from Outer Space, in Science Fiction Double Feature: The Science Fiction Film as Cult Text, Liverpool University Press, 2015, pp. 172–189, DOI:10.5949/liverpool/9781781381830.003.0012.
  21. ↑ Terry Hansen, The Missing Times: News Media Complicity in the UFO Cover-Up, Xlibris, 2000, ISBN 978-0-7388-3611-9.
  22. ↑ (EN) Classic Episode: January 3, 2010 — Independent Journalist Terry Hansen, su iHeart. URL consultato il 30 settembre 2026.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni