
Robin Hood's Death (it. "La morte di Robin Hood"), nota anche come Robin Hoode his Death, è una ballata dedicata all'eroe popolare Robin Hood in lingua inglese del primo periodo moderno. È conservata in forma frammentaria e risale al più tardi al XVII secolo, ma potrebbe essere stata composta prima, il che la rende una delle più antiche storie esistenti sul personaggio di Robin Hood. Una seconda versione, più completa ma di epoca successiva, risale alla metà del XVIII secolo ed è scritta in inglese moderno. Entrambe le versioni furono pubblicate da Francis James Child (1825 – 1896) nella sua raccolta di ballate popolari (“Child Ballads”), ove sono riportate come ballata n. 120.
La versione più antica della ballata (cd. versione “A”) fu rinvenuta dal vescovo Thomas Percy (1729 – 1811) in un anonimo manoscritto in folio (cd. “Percy Folio”) ed inserita nella sua raccolta Reliques of Ancient English Poetry, pubblicata nel 1765. Il Percy Folio risaliva al XVII sec., ma conteneva ballate anche molto più antiche. Quella sulla morte di Robin Hood era intitolata “Robin Hoode his Death”. Di essa si erano salvate ventisette stanze su probabili cinquanta, in quanto da ogni foglio era stata strappata mezza pagina.
La seconda versione della ballata (cd. versione “B”) fu pubblicata in The English Archer nel 1768. Il titolo era: Robin Hood’s death and burial: shewing how he was taken ill, and how he went to his cousin at Kirkley Hall, who let him blood, which was the cause of his death (it. “La morte e la sepoltura di Robin Hood: come si ammalò e come andò dalla cugina a Kirkley Hall, che gli fece un salasso, che fu la causa della sua morte”). Esistono diverse varianti di questa versione successiva, ma le differenze sono minime.
Lo schema metrico in entrambe le versioni è quello standard delle ballate: ABCB, che fa rimare la seconda e la quarta riga di ogni strofa.
Robin Hood desidera recarsi a Kirklees per sottoporsi ad un salasso (una pratica medica comune nel Medioevo). Will Scarlet, uno dei suoi uomini, lo avverte che un “good yeoman” (presumibilmente Roger il Rosso, personaggio che appare più avanti) si aggira per la zona con cattive intenzioni, lo invita quindi a portare con sé una scorta di arcieri della banda, ma il fuorilegge rifiuta e accetta di farsi accompagnare dal solo Little John, il più fidato dei compagni. Sulla via, i due si imbattono in una donna anziana, che maledice Robin Hood. Il verbo inglese qui usato (“to ban”) potrebbe anche indicare, più che un’invettiva, un presagio di sventura e quindi un lamento. Robin Hood le chiede la ragione del gesto. La sezione successiva del testo è andata persa.
Quando il testo riparte, Robin Hood sta rassicurando qualcuno (non si comprende se si tratta della donna di cui sopra o di qualcun altro) che lo ha avvertito di un pericolo mortale che incombe su di lui. Il fuorilegge si reca presso la priora del monastero di Kirklees, sua cugina, e le chiede di praticargli il salasso, offrendole in cambio l’enorme cifra di venti sterline. Ma la priora lo tradisce e, apertegli le vene, fa in modo che lui perda una quantità di sangue letale. Il testo si interrompe di nuovo.
Quando il testo riprende, Roger di Doncaster, detto Roger il Rosso, è penetrato nella camera di Robin Hood e, profittando della sua debolezza, lo ferisce con la spada. Il fuorilegge, pur morente, riesce a restituire il colpo al nemico, squarciandogli il collo. Little John accorre, ma l’unica cosa che può fare per l’amico è amministrare rapidamente il sacramento dell’estrema unzione. Robin Hood lo ammonisce altresì a non dare fuoco al monastero per vendicarsi della cugina, non volendo macchiarsi di atti di sangue prima di arrivare al cospetto del Creatore. Gli chiede invece di depositarlo nella tomba con la spada alla testa, le frecce ai piedi, l’arco di tasso al suo fianco e una stecca di misurazione .
La trama della versione del 1768 è pressoché la stessa di quella del Percy Folio. Qui tuttavia Robin Hood va al monastero di Kirklees da solo, senza portare con sé neppure Little John, e non incontra nessuno sul percorso. Manca anche il personaggio di Roger il Rosso. L’assassinio di Robin Hood è interamente compiuto dalla priora, che non solo lo lascia dissanguare, ma sbarra pure la porta della sua camera per impedirgli la fuga. Robin Hood rimane intrappolato per un giorno intero, prima che Little John, avendo sentito l’amico suonare flebilmente per tre volte il proprio corno, riesca finalmente a sfondare la porta della camera e raggiungerlo, ma troppo tardi per salvarlo. Pure qui Little John vorrebbe vendicarlo bruciando il monastero, ma Robin Hood glielo vieta, affermando di non aver mai fatto del male ad una donna e di non volerlo fare neppure ora. Infine il fuorilegge scaglia un’ultima freccia verso il cielo e chiede a Little John di essere sepolto dove essa cadrà.
Il racconto della versione A coincide con quello, più sintetico, che conclude la più estesa ballata A Gest of Robyn Hode. È quindi probabile che l’autore della ballata più recente conoscesse quella più antica e ne abbia tratto ispirazione, ma non è chiaro se sia stata composta prima Robin Hood’s Death oppure A Gest of Robyn Hode. Quest’ultima, rispetto a Robin Hood’s Death, specifica che Roger il Rosso sia un cavaliere o ex-cavaliere (viene chiamato “Syr Roger of Donkesly”) e che lui e la priora di Kirklees siano amanti, ma non fornisce chiarimenti sul movente del loro delitto, forse spiegato invece nella parte perduta del Percy Folio.
Doncaster, da dove Roger il Rosso proviene, è una cittadina vicino a Barnsdale, dove le prime ballate collocavano le avventure di Robin Hood. J. W. Walker, un antiquario, trovò prove dell'esistenza di due uomini di nome Roger of Doncaster vissuti nel '300 in vecchi documenti medievali, ma è impossibile sapere se uno di loro fosse collegato alla storia.
Nella più tarda ballata Robin Hood and the Valiant Knight (pubblicata come ballata n. 153 delle Child Ballads), Robin Hood, dopo aver sostenuto assieme alla sua banda un feroce combattimento contro un cavaliere di nome Sir William, si sottopone ad un salasso praticato da un monaco, processo che gli costa la vita (non è però chiaro se si tratti di un omicidio doloso oppure di un errore). Anche in A true tale of Robin Hood (ballata n. 154 delle Child Ballads) il fuorilegge, ammalato di febbre, chiede ad un monaco di praticargli un salasso, e questi ne approfitta per assassinarlo.
In Robin Hood’s Death compaiono diversi temi ricorrenti in altre ballate sul personaggio. L’audacia del protagonista, che respinge i moniti alla prudenza dei compagni e si avventura incontro al pericolo accompagnato dal solo Little John oppure da nessuno, si ritrova anche in Robin Hood and the Monk .
Analogamente, diverse ballate sono intrise di uno spiccato sentimento anticlericale. Sebbene infatti l’allegra brigata di Robin Hood conti almeno un frate tra i suoi membri e lo stesso capobanda sia molto devoto, gli esponenti del clero che appaiono nelle loro storie, come appunto la priora di Kirklees, sono generalmente figure infide e avide.
Il motivo di suonare tre volte il corno per richiamare Little John, presente nella versione B, è utilizzato in situazioni di grave necessità anche in altre storie, come Robin Hood and the Curtal Friar e Robin Hood and the Shepherd.
Non è noto se la storia di Robin che scaglia una freccia finale, parte celebre della saga di Robin Hood, abbia origine dalla versione B o provenga da qualche altra leggenda perduta. È probabile che sia collegata ad un monumento chiamato “tomba di Robin Hood”, sita a Kirklees, ma non è noto se la ballata volesse celebrarla oppure, più antica, ne abbia ispirato la costruzione .
A Robin Hood’s Death è liberamente ispirato il finale del film Robin e Marian, del 1976. Qui l’ormai anziano Robin Hood (interpretato da Sean Connery), dopo un ultimo mortale scontro con il suo vecchio nemico, lo sceriffo di Nottingham, si rifugia in un convento e si rimette alle cure di Lady Marian (interpretata da Audrey Hepburn), sua ex-amante, frattanto fattasi monaca. Mentre l’uomo vaneggia di compiere altre impossibili imprese eroiche, Marian gli somministra una medicina e poco dopo ne prende a sua volta. Robin Hood si rende conto di essere stato avvelenato, ma comprende che il tradimento di Marian era motivato dall’amore, in quanto la donna voleva risparmiagli un’esistenza ormai svuotata di significato, in quanto lui non avrebbe più potuto essere l’eroe che era un tempo.