Rocca di Reggiolo

Rocca di Reggiolo
La rocca nel 2025
Ubicazione
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
RegioneEmilia-Romagna
CittàReggiolo
Indirizzopiazza Martiri 1 ‒ Reggiolo (RE)
Coordinate44°55′05.79″N 10°48′10.24″E
Mappa di localizzazione: Italia
Rocca di Reggiolo
Informazioni generali
TipoRocca
Altezza36 m (mastio)
Costruzione1242 (mastio)-XV secolo
Materialelaterizio
Primo proprietarioComune di Reggio
Condizione attualein attesa di restauro
Proprietario attualeComune di Reggiolo
Visitabilesolo dall'esterno
Informazioni militari
EventiTerremoto dell'Emilia del 2012
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La rocca di Reggiolo, detta anche rocca medievale, è una fortificazione situata nel centro storico di Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia. Costruita dal comune di Reggio nella prima metà del XIII secolo per difendere il territorio dalle incursioni dei mantovani, si sviluppò attorno al mastio del 1242 e fu ampliata dai Gonzaga tra il XIV e il XV secolo. Danneggiata dal terremoto dell'Emilia del 2012, è chiusa al pubblico in attesa di restauro.

Storia

Le origini

Nel XIII secolo il territorio di Reggiolo, al confine tra il contado reggiano e quello mantovano, fu conteso a lungo nelle guerre tra Reggio e Mantova. Secondo la storiografia locale, una prima torre in muratura costruita dai reggiani tra il 1213 e il 1220 fu abbattuta dai mantovani nel 1223, quando Reggiolo venne distrutta.

Il nucleo della rocca attuale è il mastio, eretto nel 1242 dal comune di Reggio su un piccolo rilievo artificiale detto mota, oggi non più percepibile per l'innalzamento del piano stradale. La torre era circondata da un muro di cinta lungo circa 40 metri e in origine alto non più di 8 metri: fu il primo elemento della fortificazione del paese.

Sotto i Gonzaga

All'inizio del XIV secolo Reggiolo passò sotto il controllo dei Bonacolsi e poi dei Gonzaga, signori di Mantova. I Gonzaga trasformarono profondamente la rocca nel corso del XIV e del XV secolo: intorno al 1370, per rendere la fortificazione più resistente alle bombarde, la cinta muraria fu innalzata fino a circa 14 metri e dotata di quattro torri angolari alte quasi 20 metri, due delle quali, sul lato sud, sporgenti rispetto alle mura. Sulle facciate è ancora ben leggibile la linea verticale di separazione tra le mura più recenti e le torri.

Nel 1472 i Gonzaga incaricarono l'architetto fiorentino Luca Fancelli, che a Mantova collaborava con Leon Battista Alberti e sovrintendeva ai cantieri della città, di sistemare il cosiddetto "palazzo in rocca", dove furono realizzate tre sale decorate a stucco; di esse rimane soltanto un salone spoglio nella parte est dell'edificio. Nonostante questi lavori, per i loro soggiorni nella zona i Gonzaga preferirono la vicina villa Aurelia, e la rocca non ebbe mai una vera funzione residenziale, conservando il carattere di edificio militare. Alcuni documenti accennano a passaggi sotterranei che collegavano la rocca con Gonzaga e con villa Aurelia, forse realizzati durante gli stessi lavori; secondo il Comune la loro esistenza sarebbe confermata da scavi recenti.

Dal Settecento al Novecento

Nel corso del Settecento furono demolite le mura e le torri del borgo fortificato a nord della rocca. Nel 1827, durante il periodo in cui Reggiolo faceva parte del Ducato di Parma, la duchessa Maria Luigia cedette la rocca al Comune.

Ancora nel secondo dopoguerra l'edificio ospitava abitazioni, una scuola e laboratori artigianali. I principali restauri si svolsero tra il 1976 e il 1978, soprattutto sul mastio, e tra il 1980 e il 1983 sulle altre strutture. Il terremoto del 1985, pur senza causare danni gravissimi, rese la rocca inagibile per circa dieci anni; i lavori avviati nel 1995, tra cui il rifacimento della pavimentazione interna ed esterna, ne permisero la riapertura al pubblico e l'uso per le manifestazioni del paese.

Il terremoto del 2012 e il restauro

Il terremoto dell'Emilia del 2012 danneggiò la struttura e fece crollare molti dei merli; da allora l'interno non è agibile. Nel maggio 2020 la Soprintendenza approvò il progetto preliminare di restauro, stimato in 4 milioni di euro. Nel 2023 il Comune stava predisponendo la documentazione da inviare alla Regione e alla Soprintendenza in vista della gara d'appalto, mentre alla fine del 2025 la Regione Emilia-Romagna ha stanziato 4,5 milioni di euro per l'intervento. Nel maggio 2026 il Comune era in attesa del parere della Soprintendenza sulle ultime integrazioni tecniche e prevedeva di affidare i lavori entro la fine dell'anno, con la conclusione del restauro tra la fine del 2028 e l'inizio del 2029.

Descrizione

Il lato nord, con le torri angolari in linea con le mura

Tipologia

Secondo lo storico Aldo Zagni, il termine più corretto per la fortificazione di Reggiolo è quello di rocca e non di castello: una costruzione con funzione quasi esclusivamente strategica e difensiva, destinata a ospitare una guarnigione numerosa, nella quale gli spazi residenziali sono ridotti al minimo. Ne presenta infatti gli elementi caratteristici: il fossato con la fascia di terreno sgombro antistante le mura, un'alta cortina merlata interrotta da torri, un'ampia corte interna con alloggiamenti in legno e un mastio centrale più alto delle mura.

Lo schema, con un'unica torre centrale circondata da una cinta difensiva, riprende modelli altomedievali e, secondo Zagni, è raro nei castelli e nelle rocche giunti fino a oggi, il che rende quella di Reggiolo un esempio particolarmente significativo di architettura fortificata. Quasi tutti gli assalti e le distruzioni subiti risalgono al XIII e XIV secolo, per cui l'edificio conserva in larga parte i caratteri delle rocche dell'epoca.

Cinta muraria e torri

La cortina, con paramento in laterizio, è interrotta dalle torri angolari. A nord, dove si apriva la porta principale, le torri sono in linea con le mura, hanno un lato obliquo ed erano protette dal fossato, rivolte verso il territorio mantovano; a sud, invece, le due torri d'angolo sporgono dalle mura e permettevano, insieme a una quinta torre centrale posta a difesa della porta, di tenere sotto tiro gli assalitori attraverso numerose feritoie strombate. Tutte le torri sono aperte verso l'interno, per facilitare il movimento di uomini e mezzi, ed erano probabilmente collegate al mastio da passerelle mobili, inserite nei numerosi fori delle murature.

Al centro della facciata sud si apre una stretta porta, sui cui stipiti è ancora visibile la scanalatura della saracinesca. Davanti alla porta sorgeva un'altra opera difensiva, oggi scomparsa, collegata alle due torri laterali: le tracce del suo muro di recinzione, che fungeva da anticamera tra la porta e il ponte levatoio più esterno, sono riconoscibili nei mattoni di colore diverso delle torri angolari. Lungo tutto il perimetro correvano i camminamenti di ronda.

Le aperture nella cortina e nelle torri sono ridotte al minimo, per lo più balestriere e feritoie orientate per il tiro incrociato. Appena sotto la linea dei merli si vedono gli alloggiamenti delle mensole che sostenevano le travi delle caditoie lignee per la difesa piombante, montate soltanto in caso di guerra. Della merlatura originaria restano alcune tracce: era probabilmente piatta durante il dominio della guelfa Reggio e "a coda di rondine" sotto la ghibellina Mantova.

All'interno, l'ampio spazio della piazza d'armi ospitava gli alloggi dei soldati, le stalle, i magazzini delle derrate, alcune case, una chiesa dedicata a santa Maria e la sede del governatore o del vicario.

Il mastio

Il mastio, costruito nel 1242, è la parte più antica della rocca. È alto 36 metri e ha un lato esterno di 11,30 metri; alla base è rinforzato da un barbacane che sporge di circa un metro. I muri, spessi circa 2,30 metri nella parte più bassa, si assottigliano fino a 1,80 metri in alto. Vi si entrava soltanto da una porta sopraelevata, raggiunta con una scala di legno che poteva essere ritirata. All'interno, oltre al piano terra e all'ultimo piano, oggi scoperto ma un tempo coperto da un tetto, si trovano cinque piani, collegati da una scala in marmo ricavata nel muro, con 130 gradini, risalente probabilmente alla fine del Trecento o all'inizio del Quattrocento. Nelle murature sono ancora visibili i fori per i ponteggi usati durante la costruzione.

Zagni descrive il mastio come una "rocca nella rocca", autosufficiente e destinato alla difesa a oltranza: al piano terra non aveva aperture, tranne alcune feritoie, una cisterna garantiva l'acqua e ampi depositi di cereali il cibo per gli assediati; anche la sommità era merlata e attrezzata per la difesa piombante.

Il fossato e il borgo fortificato

All'esterno la rocca era difesa da un profondo fossato, alimentato dalle acque del vicino canale Tagliata, che circondava anche il borgo abitato a nord, chiamato "castello" e cinto da mura. Il borgo era collegato alla rocca da un piccolo ponte levatoio, e il fossato assumeva così la forma di un grande "otto" che racchiudeva e separava il complesso fortificato e quello abitato. Tra il fossato e le mura si estendeva una fascia di terreno sgombro, detta tagliata o circa, larga all'incirca quanto la gittata delle macchine da guerra dell'epoca, che costringeva gli assalitori ad avvicinarsi allo scoperto.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 Rocca medievale e Mastio, su Comune di Reggiolo. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Reggiolo Fortress, su Reggio Emilia Welcome. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  3. ↑ (EN) Reggiolo, su Visit Emilia, Destination Emilia. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  4. ↑ Manuela Catellani, Sisma Emilia: dopo 8 anni Reggiolo potrà restaurare la sua rocca, in Reggionline, 19 maggio 2020. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  5. ↑ Reggiolo, ricostruzione post sisma: il punto su cosa rimane da fare, in Stampa Reggiana, 19 maggio 2023. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  6. ↑ Reggiolo, presentato il bilancio per il 2026: inaugurazioni storiche e nuovi cantieri, in Stampa Reggiana, 31 dicembre 2025. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  7. ↑ Antonio Lecci, Il sisma del 2012. Reggiolo è rinata: investiti 300 milioni su quasi 400 edifici, in il Resto del Carlino, 20 maggio 2026. URL consultato il 31 ottobre 2026.
  8. 1 2 3 4 5 6 Zagni.

Bibliografia

Voci correlate

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