| Rosazzo | |
|---|---|
| Disciplinare DOCG | |
| Stato | |
| Regione | |
| Data decreto | 30 novembre 2011 |
| Tipi regolamentati | |
| Fonte: Disciplinare di produzione | |
Il Rosazzo è un vino DOCG prodotto nella provincia di Udine
Parte del territorio dei comuni di San Giovanni al Natisone, Manzano e Corno di Rosazzo, tutti in provincia di Udine
La zona di produzione del "Rosazzo" è compresa nella parte meridionale della DOC "Friuli Colli Orientali". I suoi terreni sono di origine eocenica: marne ed arenarie che, alternandosi, danno luogo al cosiddetto "flysch", localmente chiamato “ponca" (termine friulano per “marna”) e di conseguenza sono del tipo franco limoso argilloso a reazione mediamente alcalina. Hanno un contenuto in calcare totale abbastanza basso mentre il calcare attivo è nella norma.
Questo tipo di terreno, anche a causa di una sua scarsa permeabilità, è soggetto ad erosione superficiale a causa della pioggia. Per evitare frane e smottamenti, i viticoltori debbono ricorrere a costosissimi lavori di consolidamento (terrazzamenti, muretti di sostegno) che richiedono anche una assidua manutenzione.
Dal punto di vista climatico, nel periodo vegetativo (1º aprile - 31 ottobre) si riscontrano valori mediamente più favorevoli rispetto a quelli di altre DOP della provincia.
L'Abbazia di Rosazzo costruita tra il 1068 ed il 1070, è il perno intorno a cui, da sempre, ruota la produzione enologica della zona. In essa sono anche conservati i documenti che ne descrivono l'evoluzione nel corso dei secoli. In uno di questi, datato 20 gennaio 1341, si legge: «Il Patriarca Bertrando minaccia la scomunica ad alcune persone, le quali, dopo aver occupato una selva dell'Abbazia di Rosazzo, non volevano piantare le viti» Nel 1420 questo territorio è inglobato ne' La Serenissima Repubblica di Venezia. Questo è determinante per l'incremento della esportazione e la diffusione del Rosazzo nel mondo. Nel 1483, Marin Sanudo nel suo "Itinerario per la terra ferma" racconta che «...cavalcando per monti si arriva a la Badia di Rosazzo el quale è un castelletto situato sopra un monte... Qui è perfettissimi vini… et, ut dicitur, ivi sono li mior de Italia». Nel 1595 Bacci in “De naturali vinorum historia” ricorda che il Rosazzo era bevuto anche alla mensa imperiale perché i tedeschi lo apprezzavano alla stregua di quanto facessero gli antichi romani per il Falerno. E Gaspari, nel 1976 commenta: «l'allargamento delle zone agrarie collinari si diresse verso le colture che maggiormente potevano trarre profitto dalle particolari condizioni climatiche e pedologiche di questi terreni: i vigneti e i frutteti in coltura promiscua si inserirono prepotentemente nel paesaggio boschivo di queste colline».
Precedentemente all'attuale disciplinare questa DOCG è stata più volte modificata:
| uvaggio | Tocai friulano: minimo 50%; Sauvignon: dal 20% al 30 %; Pinot bianco, Chardonnay: dal 20 al 30%; Ribolla gialla: massimo 10%; altre uve bianche: massimo 5% |
| titolo alcolometrico minimo | 12,00% |
| acidità totale minima | 4,00 g/l. |
| estratto secco minimo | 19,00 g/l |
| resa massima di uva per ettaro | 80 q. |
| resa massima di uva in vino | 70% |
Particolarmente indicato per i piatti di pesce, eccellente con i risotti di verdure, carni bianche e formaggi. Va servito a una temperatura di 14-15 °C.[senza fonte]