SMS Graudenz

SMS Graudenz
Ancona
Foto della nave
Descrizione generale
Tipoincrociatore leggero
ClasseClasse Graudenz
In servizio con Kaiserliche Marine
Regia Marina
Ordineaprile 1912
CostruttoriKaiserliche Werft Kiel
CantiereKiel, Impero tedesco
Impostazione23 ottobre 1912
Varo23 ottobre 1913
Entrata in servizio10 agosto 1914
Radiazione11 marzo 1937
Destino finaleavviato alla demolizione nel 1938
Caratteristiche generali
Dislocamento
  • standard: 4912 t
  • a pieno carico: 6382 t
Lunghezza142,7 m
Larghezza13,8 m
Pescaggio5,75 m
Propulsione2 turbine a vapore; 26 000 hp (19 000 kW)
Velocità27,5 nodi (50,93 km/h)
Autonomia5 500 miglia a 12 nodi (10 190 km a 22,22 km/h)
Equipaggio385
Armamento
Artiglieria12 cannoni da 10,5 cm SK L/45
Siluri2 tubi lanciasiluri da 500 mm
Corazzaturacintura: 60 mm
ponte: 60 mm
torre di comando: 100 mm
Note
Dati tecnici riferiti all'entrata in servizio
dati tratti da
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Lo SMS Graudenz fu un incrociatore leggero della Kaiserliche Marine, entrato in servizio nell'agosto 1914 come prima unità dell'omonima classe.

Immessa nei ranghi della Hochseeflotte pochi giorni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, la nave partecipò alle operazioni belliche del teatro del Mare del Nord prendendo parte a varie azioni tra cui il bombardamento di Scarborough, Hartlepool e Whitby e la battaglia di Dogger Bank; l'incrociatore fu anche distaccato a più riprese nel teatro bellico del mar Baltico, dove prese parte alla battaglia del golfo di Riga.

Dopo la fine della guerra, la nave fu ceduta al Regno d'Italia come bottino di guerra, entrando in servizio nel 1920 con la Regia Marina sotto il nuovo nome di Ancona; dopo una breve stagione priva di eventi significativi, l'obsolescenza dell'unità e la carenza di pezzi di ricambio portarono infine al suo ritiro dal servizio attivo nel 1932. Radiato ufficialmente nel marzo 1937, lo scafo fu infine avviato alla demolizione l'anno successivo.

Storia

Servizio nella Marina tedesca

1914

La nave fu ordinata nell'aprile del 1912 con il nome contrattuale di Ersatz Prinzess Wilhelm (letteralmente "rimpiazzo del Prinzess Wilhelm", essendo prevista come sostituta dell'obsoleto incrociatore SMS Prinzess Wilhelm) e fu impostata presso il cantiere navale Kaiserliche Werft di Kiel il 23 ottobre 1912. L'unità fu varata il 25 ottobre 1913 con il nome di Graudenz in onore dell'omonima città tedesca; il sindaco di Graudenz, il dottor Kühnast, battezzò la nave. La Marina tedesca aveva previsto di mettere in servizio la nave nell'autunno del 1914, ma lo scoppio della prima guerra mondiale alla fine di luglio 1914 portò ad affrettare i lavori e l'incrociatore entrò in servizio il 10 agosto 1914; il Kapitän zur See Karl von Restorff lasciò temporaneamente la sua posizione presso il Marinekabinett per sovrintendere alle prove in mare del nuovo incrociatore.

Il completamento delle prove fu ritardato da difetti nei componenti del motore che dovettero essere sostituiti e dal pesante carico di lavoro del cantiere navale, dovuto all'inizio della guerra. Restorff accelerò i test iniziali della nave completando solo i requisiti minimi indispensabili, compresi i test di velocità che furono eseguiti in modo approssimativo, utilizzando la navigazione stimata e in acque molto basse. Secondo gli storici Dodson e Nottelmann, a causa di queste condizioni i risultati delle prove, durante le quali la nave raggiunse una velocità massima di 27,3 nodi (50,6 km/h), «non possono essere considerati di grande importanza». Ciononostante, il 6 settembre la nave fu dichiarata pronta per il servizio attivo e, due giorni dopo, il Fregattenkapitän Theodor Püllen assunse il comando dell'unità. Restorff, divenuto II Führer der Torpedoboote (ovvero comandante delle torpediniere assegnate alla Forza da ricognizione della flotta tedesca) scelse il Graudenz come sua nave ammiraglia per i primi tre mesi del suo comando.

Il 10 settembre 1914 il Graudenz fu dislocato di stanza nella Baia di Helgoland per svolgere pattugliamenti difensivi locali. Dal 20 al 26 settembre la nave si spostò nel Mar Baltico per svolgere una missione di ricognizione nella parte orientale del bacino, nel tentativo, poi fallito, di individuare le forze russe; in seguito tornò nel Mare del Nord ma non partecipò ad alcuna azione importante durante il mese successivo. La prima importante operazione bellica del Graudenz fu il bombardamento di Yarmouth del 3 novembre 1914, durante il quale fece parte dello schermo di ricognizione per gli incrociatori da battaglia del I. Aufklärungsgruppe del Konteradimiral Franz von Hipper insieme agli incrociatori Kolberg e Strassburg; durante l'operazione il Graudenz ingaggiò brevemente la torpediniera britannica HMS Halcyon, ma nessuna delle due navi fu colpita. Il Graudenz e diverse altre navi della Hochseeflotte furono trasferite temporaneamente di nuovo nel Baltico dal 7 al 17 novembre per effettuare un bombardamento delle posizioni russe a Libau, ma la missione fu annullata e le navi tornarono nel Mare del Nord. Restorff trasferì la sua bandiera dal Graudenz all'incrociatore Stettin il 27 novembre.

La nave partecipò quindi al bombardamento di Scarborough, Hartlepool e Whitby del 15-16 dicembre 1914, guidato ancora una volta dagli incrociatori da battaglia del I. Aufklärungsgruppe. Dopo aver completato il bombardamento delle città i tedeschi iniziarono la ritirata verso le loro basi, con le forze britanniche che si mossero per intercettarli. Gli incrociatori Graudenz, Stralsund, Strassburg e due flottiglie di torpediniere si ritrovarono a navigare in mezzo tra due squadroni britannici ma, nella fitta nebbia che riduceva la visibilità a meno di 3700 metri, le due parti si cannoneggiarono solo brevemente; i tedeschi riuscirono a sfruttare il maltempo per coprire la loro ritirata, e il Graudenz non subì danni nel breve scontro.

Il 25 dicembre, idrovolanti britannici attaccarono la base dei dirigibili "zeppelin" tedeschi di Nordholz. Gli aerei sorvolarono anche la foce del fiume Weser, dove erano ancorati il Graudenz e diverse altre navi: i britannici tentarono quindi di bombardare il Graudenz e lo Stralsund, ma nessuno dei loro attacchi ebbe successo. Più o meno nello stesso periodo, la struttura di comando delle forze di ricognizione della flotta fu riorganizzata e il 26 dicembre il Graudenz divenne la nave di bandiera del Korvettenkapitän Georg Hebbinghaus, comandante del II Gruppo di Ricognizione comprendete anche gli incrociatori Strassburg, Stralsund, SMS Kolberg e SMS Rostock.

1915

Un modellino della nave, esposto nel museo di Grudziądz in Polonia (l'ex città di Graudenz)

Il Graudenz e tre degli incrociatori del suo gruppo uscirono in mare il 3 gennaio 1915 per una ricognizione a ovest del banco di Amrun, senza tuttavia riuscire a individuare alcuna forza britannica. Il Graudenz uscì nuovamente in mare il 24 gennaio per accompagnare una sortita del I. Aufklärungsgruppe in direzione del Dogger Bank; nella successiva battaglia di Dogger Bank i tedeschi si ritirarono con perdite dopo uno scontro con la squadra di incrociatori da battaglia britannici, ma il Graudenz non fu impegnato nella battaglia. La nave fu posta in bacino di carenaggio dal 17 febbraio al 2 marzo per un ciclo di lavori di manutenzione periodica; in seguito si spostò nuovamente nel Baltico dal 17 al 28 marzo, periodo durante il quale bombardò le posizioni russe a Polangen, a nord di Memel nella Prussia orientale. Dopo essere tornato nel Mare del Nord, il Graudenz partecipò alla prima grande operazione di flotta sotto il suo nuovo comandante, l'ammiraglio Hugo von Pohl, il 29 marzo; si trasferì quindi nuovamente nel Baltico per esercitazioni di addestramento dal 30 marzo all'8 aprile. Dopo essere tornata nella Baia di Helgoland, il Graudenz partecipò a un'operazione di posa di mine al largo del Banco Swarte il 17-18 aprile: gli incrociatori Stralsund e Strassburg posarono il campo minato, mentre il Graudenz, il Rostock, l'incrociatore SMS Pillau e diverse torpediniere fornivano copertura.

Il 21 aprile, il Graudenz si unì alla Hochseeflotte per una ricognizione nel Mare del Nord, che si concluse il giorno seguente senza incontrare forze nemiche. Le navi del II Gruppo di Ricognizione posarono un altro campo minato il 17-18 maggio al largo del Dogger Bank; il 25-26 maggio il Graudenz e il resto del gruppo scortarono quindi diversi dragamine a bonificare un campo minato posato da navi britanniche a nord di Borkum. Un'altra operazione di flotta ebbe luogo il 29-30 maggio, anche in questo caso senza incontrare navi britanniche. A giugno, il II Gruppo di Ricognizione si trasferì nel Baltico per svolgere un ciclo di manovre di addestramento e, alla fine del mese, effettuò una pattuglia per ispezionare i pescherecci al largo di Terschelling. Un'altra missione di pattuglia simile ebbe poi luogo all'inizio di luglio al largo di Horns Rev.

Nell'agosto del 1915, il Graudenz fu dislocato nel Mar Baltico per una grande operazione, proseguita dal 2 al 29 agosto, volta a liberare il Golfo di Riga dalle forze navali russe; otto corazzate e tre incrociatori da battaglia della Hochseeflotte furono distaccati per condurre l'operazione, portando agli scontri della battaglia del golfo di Riga. Durante il primo tentativo di penetrare nel Golfo di Riga, il Graudenz e il resto del I Gruppo di Ricognizione fecero parte delle forze di copertura che doveva impedire qualsiasi tentativo di contrattacco russo. Il Graudenz partecipò poi direttamente al secondo attacco, il 16 agosto, guidato dalle corazzate SMS Nassau e SMS Posen: i dragamine bonificarono i campi minati russi entro il 20 agosto, consentendo allo squadrone tedesco di entrare nel Golfo. Quel giorno, il Graudenz coprì l'affondamento di tre navi nel porto di Pernau, ma a quel punto i russi si erano ritirati nello stretto di Moon e la minaccia dei sommergibili e delle mine russe nel Golfo spinse i tedeschi a ritirarsi. Poco dopo essere arrivato a Kiel il 28 agosto, il Graudenz prese a bordo il Korvettenkapitän Friedrich Boedicker, che sostituì Hebbinghaus come comandante del gruppo.

L'8 settembre, il Graudenz e il Pillau furono inviati in soccorso delle torpediniere V1 e G12, che si erano scontrate accidentalmente al largo di Horns Rev; quest'ultima era esplosa e affondata, causando la morte di quarantasette membri dell'equipaggio. L'11 e il 12 settembre, le navi del II Gruppo di Ricognizione effettuarono un'altra operazione di posa mine al largo del Banco di Swarte; come nelle precedenti operazioni simili, lo Stralsund e lo Strassburg posarono le mine mentre le altre navi fornirono copertura. In ottobre, il Graudenz avrebbe dovuto entrare in bacino di carenaggio per essere sottoposto a lavori di manutenzione, quindi il 14 ottobre Boedicker trasferì la sua bandiera sull'incrociatore SMS Regensburg; tuttavia, un'importante operazione di flotta il 23 e 24 ottobre ritardò i piani e il Graudenz dovette prese il mare con il resto delle forze tedesche, navigando in direzione di Esbjerg in Danimarca. Sulla via del ritorno, il Graudenz fu distaccato per recarsi a Kiel dove rimase in cantiere per i previsti lavori di manutenzione dal 26 ottobre al 18 febbraio 1916.

1916–1918

Il Graudenz tornò in servizio attivo nel Mare del Nord il 19 febbraio 1916; il giorno seguente, Boedicker riportò la sua insegna sulla nave. L'incrociatore salpò nuovamente per un'operazione di flotta che durò dal 5 al 7 marzo. Il 25 marzo, le navi appoggio idrovolanti britanniche lanciarono un raid aereo sulla base degli zeppelin di Tondern, e il Graudenz guidò una sortita del II Gruppo di Ricognizione per cercare di intercettare le unità nemiche prima che si ritirassero; i tedeschi tornarono tuttavia in porto il giorno seguente senza essere riusciti a localizzare le navi britanniche. Il 28 marzo, Boedicker sostituì temporaneamente Hipper al comando del I. Aufklärungsgruppe, e il Kapitän zur See Ludwig von Reuter assunse il comando temporaneo del II Gruppo di Ricognizione a bordo del Graudenz. Le navi dell'unità presero parte a una manovra di pattugliamento della flotta verso Horns Rev il 21-22 aprile, ma durante il viaggio di ritorno, intorno alle 00:25 del 22 aprile, il Graudenz urtò una mina a sud-ovest del faro galleggiante del banco di Amrun: lo scoppio della mina causò danni significativi e la nave rimase immobilizzata. Reuter si trasferì sul Pillau e la torpediniera S51 prese a rimorchio il Graudenz; l'incrociatore SMS Frauenlob subentrò poi nel rimorchio per il viaggio di ritorno a Wilhelmshaven, dove il Graudenz fu messo in bacino di carenaggio per riparazioni estese. Di conseguenza, la nave non fu disponibile per l'operazione di flotta che portò alla battaglia dello Jutland tra il 31 maggio e il 1° giugno 1916.

Il 13 settembre 1916, il Graudenz fu finalmente pronto per tornare in servizio, riprendendo il suo ruolo di ammiraglia del II Gruppo di Ricognizione e nave di bandiera del suo nuovo comandante, il Kommodore Andreas Michelsen, che salì a bordo della nave il 5 ottobre. L'incrociatore prese il mare il 18 ottobre durante un'operazione della flotta tedesca che portò a una breve azione contro il nemico il giorno seguente, durante la quale un sommergibile britannico silurò l'incrociatore SMS München. Il Graudenz salpò nuovamente il 22 ottobre per scortare una sortita del I Squadrone da battaglia; due giorni dopo, accompagnò invece una pattuglia di torpediniere nel Mare del Nord occidentale.

Il 4 gennaio 1917, il Graudenz si trasferì nel Baltico per esercitazioni che durarono fino al 16 gennaio; partecipò poi a una missione di pattugliamento verso Hoofden il 29-30 gennaio, ma il resto del 1917 fu trascorso svolgendo pattugliamenti difensivi locali nella Baia di Helgoland, interrotti solo da periodi di addestramento nel Baltico dal 21 al 31 marzo e dal 28 luglio al 9 agosto. Durante questo periodo il Kapitän zur See Hans Eberius, nuovo II Führer der Torpedoboote, scelse il Graudenz come sua nuova nave ammiraglia, ruolo mantenuto fino alla fine della guerra. Il Graudenz salpò nuovamente tra il 10 e il 13 marzo 1918, in compagnia degli incrociatori SMS Emden, Frankfurt, SMS Bremse e di diciassette torpediniere per effettuare una scorreria volta a intercettare navi nemiche nello Skagerrak e nel Kattegat, tra Danimarca e Norvegia; sette imbarcazioni furono catturate durante l'operazione. Il Graudenz coprì un'altra incursione simile, condotta dalle navi della II Flottiglia di Torpediniere, il 13 aprile, spingendosi a nord fino ad Hanstholm in Danimarca. la mattina del 23 aprile il Graudenz prese parte a una sortita in massa del I. Aufklärungsgruppe di Hipper, volta a intercettare uno scaglione della Grand Fleet britannica distaccato per scortare i convogli tra la Gran Bretagna e la Norvegia; l'operazione tuttavia non portò ad alcun contatto con il nemico e i tedeschi tronarono alla base quella sera stessa.

Il 31 luglio 1918, il Graudenz si unì a una grande operazione di flotta per bonificare i campi minati britannici che bloccavano l'accesso tedesco al Mare del Nord; in seguito partecipò ad esercitazioni di addestramento nel Baltico più tardi quello stesso anno e, dal 6 settembre al 16 ottobre, fu in bacino di carenaggio a Wilhelmshaven per la sua manutenzione periodica. Il Graudenz avrebbe dovuto partecipare a un attacco finale e decisivo della Hochseeflotte previsto per la fine di ottobre 1918, volto ad attirare in battaglia la Grand Fleet britannica tramite un'incursione nelle acque dell'estuario del Tamigi e nelle Fiandre, ma l'operazione fu cancellata dopo lo scoppio, il 29 ottobre, di violenti disordini tra gli equipaggi della flotta tedesca. Il 9 novembre il Graudenz salpò in risposta a segnalazioni di navi da guerra britanniche nella Baia di Helgoland, segnalazioni che tuttavia si rivelarono false.

Dopo la guerra

In seguito alla resa della Germania con l'armistizio di Compiègne dell'11 novembre 1918, il Graudenz rimase in servizio attivo nelle acque tedesche, a differenza della maggior parte delle altre navi della Hochseeflotte che furono internate a Scapa Flow o disarmate e ormeggiate nei porti tedeschi; anche quando i disordini della "Rivoluzione di novembre" si diffusero a partire dagli equipaggi della flotta, la ciurma del Graudenz rimase fedele alla struttura di comando della Marina. Poco dopo la fine della guerra, la maggior parte dei comandi navali tedeschi esistenti fu abolita e, il 10 gennaio 1919, le unità navali rimaste in Germania, tra cui il Graudenz, furono subordinate all'unica struttura rimasta, il Befehlshaber der Sicherung der Nordsee (BSN - Comando per la Sicurezza del Mare del Nord); delle navi assegnate all'unità, solo il Graudenz e l'incrociatore Regensburg furono autorizzati dalla commissione di controllo armistiziale a tenere i cannoni a bordo.

Le attività della nave nell'immediato dopoguerra non sono chiare, poiché sono sopravvissuti pochi documenti di quel periodo. Il 2 gennaio 1919, la nave salpò da Wilhelmshaven per prestare soccorso alla torpediniera T190, che si trovava in difficoltà. Il 20 febbraio, invece, il Graudenz rimorchiò gli U-Boot U-21, U-25, U-38, U-71, U-118, U-136, U-140, UC-40 e UC-60 verso l'internamento in Gran Bretagna; gli U-Boot erano in cattive condizioni di manutenzione, e l'U-21 e l'UC-40 affondarono durante il viaggio. A giugno l'ultimo capitano tedesco della nave, il Korvettenkapitän Bernhard Bobsien, assunse il comando del Graudenz; il suo incarico fu tuttavia di breve durata, visto che, dopo l'autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow il 19 giugno, gli Alleati chiesero che il Graudenz e altre navi ancora in Germania fossero loro consegnate in sostituzione delle navi perdute. I tedeschi proposero in sostituzione di completare per conto degli Alleati cinque incrociatori della classe Cöln ancora in costruzione, ma alla fine lo scambio fu proibito da un altro punto del trattato di Versailles, che impose la demolizione di tutte le navi in costruzione in Germania. Nel frattempo, il Graudenz avrebbe dovuto essere radiata dal registro navale tedesco il 5 novembre per ottemperare alle richieste degli Alleati, ma la carenza di carbone e altri problemi ne ritardarono la dismissione fino al 10 marzo 1920, data in cui fu ufficialmente rimosso dai ranghi di ciò che rimaneva della flotta tedesca.

Servizio nella Marina italiana

Dopo la radiazione il Graudenz fu consegnato agli Alleati come bottino di guerra, salpando il 28 maggio 1920 per raggiungere il porto di Cherbourg in Francia; il 1º giugno seguente la nave fu trasferita sotto il controllo del Regno d'Italia, entrando ufficialmente in servizio con la Regia Marina sotto il nuovo nome di Ancona. L'unità fu sottoposta a lavori di revisione a partire dal 1921 fino al 1924, durante i quali le caldaie originarie furono parzialmente sostituite con sei modelli alimentati a olio combustibile; le restanti sei caldaie furono modificate per consentire la combustione di carbone o olio combustibile. La sua capacità di stoccaggio del carbone fu ridotta da 1280 a 900 tonnellate, mentre la capacità di bunkeraggio dell'olio combustibile fu corrispondentemente aumentata da 375 a 1520 tonnellate. Il suo cannone sovrapposto da 15 cm fu spostato a centro nave, ma nel 1926 fu riportato indietro per liberare spazio per una piattaforma per ospitare un idrovolante da ricognizione: inizialmente un Macchi M.7, che fu poi sostituito da un CANT 25AR.

L'Ancona entrò ufficialmente in squadra nella Regia Marina il 6 maggio 1925. La nave fu poi ampiamente modificata tra il 1928 e il 1929, periodo durante il quale venne installata una catapulta fissa a prua; le modifiche richiesero una prua più lunga per ospitare la catapulta, quindi venne installata una nuova prua a clipper. Nel 1929 l'Ancona si unì agli altri due incrociatori ex-tedeschi ceduti all'Italia, il Bari (ex SMS Pillau) e il Taranto (ex SMS Strassburg), e al cacciatorpediniere ex-tedesco Premuda per formare la Divisione Esploratori del 1° Squadrone, con base a La Spezia; gli italiani ebbero però difficoltà a mantenere le navi ex-tedesche, e l'Ancona, che non era in condizioni particolarmente buone, fu quindi ormeggiato a Taranto dopo la sua ultima crociera nell'agosto del 1932.

L'Ancona servì in seguito come fonte di pezzi di ricambio per mantenere in servizio gli incrociatori Bari e Taranto. All'inizio del 1936, la Regia Marina prese in considerazione l'idea di ricostruire l'Ancona come unità per il servizio nell'impero coloniale italiano, come era già accaduto per il Bari e il Taranto: il progetto prevedeva la rimozione delle caldaie di poppa e la sostituzione di quelle rimanenti con nuove unità a olio combustibile, i cui gas sarebbero stati convogliati in un unico grande fumaiolo; sarebbero inoltre stati installati tre cannoni antiaerei da 76 mm. Il progetto non andò in porto a causa degli elevati costi stimati per la ricostruzione, ma in aprile venne presa in considerazione un'altra proposta per convertire la nave in una batteria antiaerea galleggiante: in questo caso, sarebbero state rimosse sei delle caldaie, consentendole di raggiungere una velocità massima di 21 nodi (39 km/h), e sarebbe stata rimossa anche la sovrastruttura di poppa, al fine di fornire spazio per ventisei cannoni da 100 mm in affusti binati e un sistema di controllo del tiro. Il costo della conversione si rivelò ancora una volta eccessivo, così come quello per un terza progetto che avrebbe previsto l'installazione di un nuovo sistema di propulsione per il suo utilizzo come nave di scorta. Poiché la nave non aveva più alcuna utilità, fu radiata dal registro navale italiano l'11 marzo 1937 e venduta per la demolizione, venendo smantellata nel 1938.

Note

  1. ↑ Gröner, pp. 109–110.
  2. 1 2 3 Dodson & Nottelmann, p. 151.
  3. ↑ Campbell & Sieche, pp. 140, 161.
  4. 1 2 Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, pp. 244–245.
  5. 1 2 3 4 Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, p. 245.
  6. ↑ Wyllie & Wren, p. 128.
  7. ↑ Tarrant, p. 31.
  8. ↑ Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, pp. 245-246.
  9. ↑ Tarrant, pp. 34–36.
  10. ↑ Scheer, pp. 80–85.
  11. 1 2 Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, p. 246.
  12. ↑ Halpern, pp. 197–198.
  13. ↑ Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, pp. 246–247.
  14. 1 2 3 4 Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, p. 247.
  15. ↑ Campbell, p. 23.
  16. ↑ Massie, p. 684.
  17. ↑ Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, pp. 247-248.
  18. 1 2 3 4 Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, p. 248.
  19. ↑ Massie, pp. 747–748.
  20. ↑ Woodward, pp. 115–116.
  21. ↑ Tarrant, pp. 282–282.
  22. ↑ Dodson & Cant, p. 14.
  23. ↑ Dodson & Cant, p. 18.
  24. ↑ Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, pp. 244, 248–249.
  25. ↑ Dodson & Cant, p. 36.
  26. ↑ Hildebrand, Röhr, & Steinmetz, p 249.
  27. ↑ Dodson & Cant, p. 45.
  28. ↑ Gröner, p. 109.
  29. ↑ Brescia, p. 105.
  30. ↑ Fraccaroli, p. 264.
  31. ↑ Dodson 2017, p. 153.
  32. ↑ Brescia, pp. 74, 105.
  33. ↑ Dodson 2017, pp. 153–154.
  34. ↑ Dodson 2017, p. 154.

Bibliografia

Voci correlate

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