| Strada statale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regioni | |
| Dati | |
| Classificazione | Strada statale |
| Inizio | Portogruaro |
| Fine | ex SS 203 presso Rucavà |
| Lunghezza | 154,860 km |
| Provvedimento di istituzione | D.M. 16/11/1959 - G.U. 41 del 18/02/1960 |
| Gestore | Tratte ANAS: nessuna (dal 2001 la gestione del tratto veneto è passata alla Provincia di Venezia e alla Provincia di Belluno che nel 2002 ha a sua volta passato la gestione alla società Veneto Strade; dal 2008 la gestione del tratto friulano è passata alla Friuli Venezia Giulia Strade S.p.A.) |
La ex strada statale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SS 251), ora strada provinciale 251 Zoldo e Cellina (SP 251) in provincia di Venezia, strada regionale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SR 251) in Friuli-Venezia Giulia e strada provinciale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina (SP 251) in provincia di Belluno, è una strada regionale e provinciale italiana che collega il Veneto Orientale al Cadore.
Inizia a Portogruaro, dalla strada statale 14 della Venezia Giulia e, dopo aver attraversato Cinto Caomaggiore, entra in Friuli-Venezia Giulia. Qui tocca le località di Villotta, Azzano Decimo ed entra a Pordenone, dove interseca la strada statale 13 Pontebbana; superato quindi il capoluogo, prosegue verso nord toccando San Martino di Campagna e Montereale Valcellina. Superata quest'ultima, la strada valica un tratto in galleria ed entra nella Valcellina dove attraversa, su un tracciato montano e curvilineo, Barcis, Arcola, Cimolais (dopo il quale valica il passo di sant'Osvaldo), Erto e Casso, e rientra quindi in Veneto, in provincia di Belluno.
La strada si snoda qui nella Val di Zoldo e attraversa le località di Longarone, Forno di Zoldo, Fusine e Mareson. Negli ultimi chilometri tocca Selva di Cadore (dove interseca la ex strada statale 638 del Passo di Giau) per giungere infine a Colle Santa Lucia, dove si immette sulla ex strada statale 203 Agordina.

Ai fini della sicurezza, FVG Strade ha scelto questa strada per sperimentare, nei pressi di Ravedis (Barcis), in un tratto tra due gallerie e sempre esposto all'ombra, uno speciale asfalto antigelo: è presente una stazione meteorologica ed una telecamera che serve per riprendere l'asfalto dopo il passaggio di un veicolo ed osservare gli effetti.
In seguito al decreto legislativo n. 112 del 1998, dal 1º ottobre 2001, la gestione del tratto veneto è passata dall'ANAS alla Regione del Veneto che ha provveduto al trasferimento al demanio della Provincia di Belluno e della Provincia di Venezia; dal 20 dicembre 2002 la gestione del tratto bellunese è passata alla società Veneto Strade.
Dal 1º gennaio 2008 la gestione del tratto friulano è passata alla Regione Friuli-Venezia Giulia, che ha provveduto al trasferimento delle competenze alla società Friuli Venezia Giulia Strade S.p.A..
Durante gli anni ci sono state importanti modifiche per svariati motivi.


Nel 1955 al confine tra i comuni di Longarone e Erto e Casso venne deviato il tracciato a causa della costruzione della Diga del Vajont che ne interrompeva di fatto lo scorrimento. Venne così creata una variante di 6 km, con l'attraversamento della gola del Vajont circa 350 metri prima dello sbarramento (veniva così bypassato il tratto di statale più basso compreso il Ponte del Colomber), con un ponte di cemento armato alto 120 metri. Il ponte fu costruito dalla ditta S.A.C.A.I.M. di Venezia da cui ne prese il nome, su progetto dell'ingegnere Carlo Pradella. Era un ponte costruito con un ardito sistema, molto innovativo per l'epoca, consistente nella tipologia degli archi congiunti. Ovvero per ovviare al problema dell'altezza e del luogo angusto vennero costruiti due semi archi da entrambe le parti della vallata in verticale. Dal peso di 118 tonnellate ciascuno, una volta completati furono calati tramite funi e fatti ruotare su dei perni vino a congiungersi al centro. La strada una volta passata dall'altra parte della vallata con una serie di tornanti e gallerie scavate nella roccia (visibili ancora oggi) raggiungeva la Valle del Vajont all'altezza dello sbarramento e proseguiva per Casso, Erto e la Valcellina.
Nel ottobre del 1963, con il Disastro del Vajont la statale venne cancellata da Erto fino a Longarone. Venne spazzata via completamente la sede stradale, sommerse dalla frana del Monte Toc le due gallerie tra il bivio per Casso e la diga del Vajont. Anche il nuovo ponte S.A.C.A.I.M. appena costruito a valle della diga venne completamente portato via dalla furia delle acque. Per ristabilire un tempestivo collegamento tra Veneto e Friuli, venne costruita l'attuale sede stradale tutta in destra orografica Vajont prolungando la variante del 1955.
A metà degli anni 70 venne proposta una variante della Statale per sostituire il tratto che collega Montereale Valcellina a Barcis, impervio, pericoloso e non più adatto al traffico veicolare (oggi destinato a traffico ciclo-pedonale) e per agevolare i supersiti del Vajont trasferiti nel neonato Comune di Vajont a raggiungere più facilmente i paesi nativi. La variante doveva partire da Ponte Ravedis e dopo un lungo tratto in galleria raggiungere Andreis in località Bosplans e successivamente Barcis.
Venne scelto però per un altro tracciato (quello odierno che si usa tutt'oggi) ossia una poderosa galleria di 3.964 metri (la più lunga del Friuli-Venezia Giulia) che passa sotto il Monte Fara e tramite 3 arditi viadotti raggiunge Barcis in località Ponte Antoi. La variante attuale rientra nel Piano Urbanistico Comprensionale del Vajont.