Frana di Agrigento del 1966

Frana di Agrigento
disastro naturale
TipoFrana
Data19 luglio 1966
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneSicilia (bandiera) Sicilia
Comune Agrigento
Conseguenze
Morti0
Sfollatioltre 7 000

La frana di Agrigento è stato un movimento franoso che nella mattina del 19 luglio 1966 ha investito parte della città di Agrigento, in Sicilia, senza causare vittime ma danneggiando gravemente svariati edifici che furono perlopiù demoliti e provocando lo sfollamento di migliaia di abitanti.

Antefatti

Gli anni '60 furono caratterizzati da un forte boom edilizio durante il quale il territorio di Agrigento fu ampiamente lottizzato ed edificato, nonostante mancasse ancora un piano regolatore. I nuovi edifici tuttavia erano spesso non a norma perché privi di licenza o difformi rispetto al progetto approvato. L'espansione edilizia riguardò soprattutto la località Sottogas, sul versante orientale dell'antico abitato di Agrigento, zona archeologica (come dimostrato dal ritrovamento di una necropoli di età ellenistica) e notoriamente franosa dove sorsero casermoni in cemento armato alti diversi metri che occultavano il magnifico panorama verso il paesaggio circostante della Valle dei Templi. Nacquero così i quartieri lungo gli attuali assi viari di Via Manzoni e Via Dante in maniera disordinata e caotica. La frana di Agrigento è dunque l'esempio più eclatante degli effetti della speculazione edilizia di quel decennio, evento che susciterà uno scandalo di proporzioni nazionali che porterà alla formulazione della cosiddetta "Legge Ponte" (legge 6 agosto 1967, n. 765). La stampa intanto parlava di “sacco di Agrigento“, similmente a quanto accaduto a Palermo.

Frane precedenti

Il Centro Storico di Agrigento ha avuto una storia segnata da crolli e distruzioni causati da eventi bellici, naturali e soprattutto dall'opera umana: in alcuni casi si cominciarono a costruire edifici incuranti della natura argillosa del terreno, in altri i dissesti o i cedimenti stradali furono causati dal collasso degli antichissimi ipogei di Agrigento. Infatti, chi aveva scavato in antico queste gallerie aveva avuto l'accortezza di non edificare nell'area soprastante, con la consapevolezza dell'attitudine franosa del terreno.

Prima del disastro

Storia

Nella mattina del 19 luglio 1966, intorno alle 7:00, furono avvertiti i primi movimenti franosi sulla collina occidentale della città nei quartieri Rabato e dell'Addolarata, con il crearsi delle prime fenditure sulle strade. Grazie all'avvertimento lanciato per tempo dal netturbino Francesco Farruggia, i cittadini poterono mettersi in salvo prima che la frana danneggiasse gravemente gli edifici dei due quartieri trascinandosi fino al centro storico e alla valle dei templi.

Il quotidiano L'Ora, uscito in edizione speciale, commentò:

«Una frana di proporzioni spaventose, un vero terremoto, ha messo in subbuglio questa mattina l'intera città. Una vastissima zona compresa fra il Duomo e il Seminario e l'Istituto Salesiano, la zona della Bibbirria e almeno cinque quartieri fino ai nuovi agglomerati urbani di via Dante, è stata giudicata in imminente pericolo...»

Notevoli i danni nel centro storico, della parte ovest della collina franata: molti piani viari dissestati e danni ai palazzi di recente costruzione, alcuni dei quali precauzionalmente abbattuti. La parte più colpita è la zona sud-ovest del quartiere dell'Addolorata (la cui faglia si è posta in modo trasversale al tracciato delle antiche mura di cinta, non più esistenti, del quartiere Rabato) e il quartiere di S. Michele, nella parte nord-ovest della città antica, dai quali si decreta lo sgombero di oltre 5000 senzatetto: l'evento si verifica tra via Dante, via S. Stefano e la discesa per Porto Empedocle.

Danni architettonici

Tutti i caseggiati e le abitazioni ubicati nella zona, vengono rasi al suolo con la sola eccezione della settecentesca chiesa dell'Addolorata. La demolizione colpisce anche la trecentesca chiesa di S. Michele, ormai irrecuperabile; rimangono gravemente lesionate la cattedrale di San Gerlando, la curia vescovile e la chiesa di S. Alfonso detta anche dell'Itria, edifici che si trovano sulla sommità del ciglio roccioso della collina occidentale. Il Museo diocesano, inaugurato pochi anni prima, viene sgombrato e sarà restaurato.

Non vengono invece interessati da alcun intervento i quartieri di S. Croce, i Cortili Genco, Avvampavalori e il Largo Cubaitari, splendidi esempi di architettura contadina del quartiere Rabato, che si trovano a fianco della faglia. Nel 1980, l'allora sindacalista del SUNIA Calogero Miccichè, è promotore di una battaglia per la salvaguardia di questi edifici grazie alla quale la Soprintendenza di Agrigento sollecita il comune affinché ne inserisca il recupero nel Piano particolareggiato. Il progetto viene approvato ma il Comune, diventato proprietario di tutta l'area abbandonata, non porta avanti il progetto di recupero nonostante i successivi piani approvati nel 1984 e nonostante i 16 miliardi di lire stanziati dall'Assemblea Regionale Siciliana.

Conseguenze

- La zona nella quale si è prodotta la frana era notoriamente in dissesto già da diversi anni.
- Ed è stato quindi imprudente costruire su questa zona nuove abitazioni che con il loro peso hanno inciso notevolmente sulla roccia franosa.
- Secondo gli esperti, la frana potrebbe continuare ancora. Dipenderà dall'intensità delle piogge invernali.
- Le abitazioni che si trovano ai margini della zona franata potranno essere riabitate, in attesa della costruzione di un nuovo quartiere decentrato.

Note

  1. 1 2 3 19 luglio 1966 - 50 anni fa la frana di Agrigento, in Rai News, 19 luglio 2016. URL consultato il 30 settembre 2020.
  2. 1 2 3 Michele Pantaleone, Antimafia: occasione mancata, Torino, Einaudi, 1969, pagg. 47-68.
  3. 1 2 3 4 Sarno Tognotti, Dieci costruttori da colpire e sono tutti democristiani (PDF), in L'Unità, 2 novembre 1966. URL consultato il 6 novembre 2023.
  4. ↑ Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana, Valle dei Templi di Agrigento (PDF), su www2.regione.sicilia.it, 17 giugno 2022. URL consultato il 20 novembre 2023.
  5. ↑ Visitare Agrigento, su La Valle dei Templi. URL consultato il 20 novembre 2023.
  6. ↑ LEGGE 6 agosto 1967, n. 765 - Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150. (GU Serie Generale n.218 del 31-08-1967), su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 20 novembre 2023.
  7. ↑ AGRIGENTO VALLE DEGLI SCEMPI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 24 febbraio 1996. URL consultato il 23 novembre 2023.
  8. 1 2 Camera dei deputati, La frana di Agrigento del 19 luglio 1966. Atti e documenti, su Documentazione parlamentare, 17 giugno 2022. URL consultato il 20 novembre 2023.
  9. ↑ Durante la seconda guerra mondiale, ai primi di luglio del 1943, prima dello sbarco degli alleati, l'aviazione anglo-americana bombardò la città, sia da mare che dal cielo distruggendo moltissime abitazioni (7500 vani) e danneggiando gran parte del Centro storico.
  10. ↑ Negli archivi del Comune di Agrigento non vi è traccia di documenti su questa frana, ma alcune immagini sono state poi pubblicate nel libro di Calogero Micicchè Agrigento frana, insieme a documenti storici risalenti fino al 1864 che riguardano quartieri ed edifici del centro storico della città
  11. ↑ Il Farruggia diede per primo l'allarme in Via Dante, consentendo a centinaia di persone di mettersi in salvo

Bibliografia

Voci correlate

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