
Sasha Costanza-Chock (...) è un'attivista, scrittrice e designer statunitense nel campo delle comunicazioni, nota per i suoi studi sul rapporto tra media, tecnologia e giustizia sociale.
È responsabile della ricerca presso One Project, Faculty Associate presso il Berkman Klein Center for Internet & Society dell'Università di Harvard e membro del Comitato Direttivo del Design Justice Network.
Chock si identifica come persona non binaria transfemminile.
Dopo aver conseguito la laurea presso l' Università di Harvard, ha proseguito gli studi con un master all' Università della Pennsylvania e un dottorato di ricerca presso la Annenberg School for Communication and Journalism dell'Università della California del Sud.
Il suo percorso accademico è stato segnato da una costante intersezione tra teoria della comunicazione e impegno civile, che l'ha portata a ricoprire ruoli di ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), all'interno del Center for Civic Media e del MIT Open Documentary Lab.
In seguito è stata docente presso il College of Arts, Media, and Design (CAMD) della Northeastern University, insegnando design e studi sulla comunicazione, prima di assumere la direzione della ricerca presso One Project.
La sua attività di ricerca si concentra sulla progettazione partecipativa, sui movimenti sociali e sulle tecnologie della comunicazione. Ha pubblicato studi su temi quali la design justice, il movimento Occupy Wall Street , i diritti degli immigrati negli Stati Uniti, le politiche della Federal Communications Commission, la campagna CRIS per i diritti di comunicazione e la politica dei media. Parallelamente all'attività accademica, ha contribuito come attivista a progetti di media civici come VozMob, Transmission e Indymedia.
Nel 2014 ha pubblicato per The MIT Press il volume Out of the Shadows, into the Streets! Transmedia Organizing and the Immigrant Rights Movement, nel quale ha introdotto il concetto di «organizzazione transmediale». Analizzando le mobilitazioni per i diritti degli immigrati e il movimento dei DREAMers negli Stati Uniti, l'autrice ha dimostrato come l'attivismo contemporaneo non si limiti all'uso dei social media, ma operi attraverso una narrazione coordinata che attraversa diverse piattaforme e media (digitali, radiofonici, interpersonali), permettendo alle comunità marginalizzate di sfidare le narrazioni egemoniche.
Il suo saggio Design Justice, A.I. and Escape from the Matrix of Domination ha vinto un premio del Journal of Design and Science. Nel successivo libro Design Justice: Community-Led Practices to Build the Worlds We Need (2020) pubblicato da MIT Press, ha criticato l'approccio "universale" del design moderno, sostenendo che esso spesso riproduce involontariamente la "matrice del dominio" (razzismo, patriarcato, abilismo), un concetto formulato dalla sociologa Patricia Hill Collins.
La proposta teorica di Costanza-Chock suggerisce di spostare il baricentro della progettazione dall'utente generico alle comunità che subiscono l'impatto dei sistemi tecnologici, trasformando il designer da "esperto decisionale" a facilitatore di processi partecipativi.
Tali riflessioni l'hanno resa una voce autorevole nel dibattito pubblico su media, tecnologia e attivismo. É intervenuta anche su temi quali le mobilitazioni studentesche dopo la sparatoria alla Stoneman Douglas High School, i processi di sindacalizzazione nel settore tecnologico e le pratiche di doxing dei suprematisti bianchi.
Sasha Costanza-Chock è creatrice del MIT Codesign Studio, membro del consiglio di Allied Media Projects, membro del comitato direttivo del Design Justice Network e direttrice del programma One Project e della ricerca presso l’Algorithmic Justice League.
Nel 2020 Sasha Costanza-Chock è stata inserita nella Brilliant Women in IA Etichs Hall of Fame, lista curata dal Women in IA EtichsTM Collective.
Nel 2019 ha ricevuto il MIT John S.W. Kellett '47 Award per l’impegno nella promozione di un ambiente inclusivo per le persone LGBTQ+ presso il Massachusetts Institute of Technology.
Nel 2021 il volume Design Justice è stata finalista al PROSE Award Engineering & Technology assegnato dalla Association of American Publishers.
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