Serena Cruz (Manila, 20 maggio 1986) è una donna italiana che, a seguito di un provvedimento del Tribunale dei minori di Torino, è stata protagonista di uno fra i più controversi casi di giustizia non penale nella storia dell'Italia repubblicana.
Alla nascita Serena venne abbandonata e poi affidata ad un orfanotrofio di Manila. Il 7 gennaio 1988 Francesco Giubergia, ferroviere di Racconigi, presentatosi all'ambasciata italiana a Manila, consegnò alcuni documenti con i quali riconosceva la paternità su Serena e la iscrisse nel proprio passaporto. Il 13 successivo rientrò a Racconigi con la bambina.
Non essendo stata avviata alcuna pratica di adozione, procedimento ritenuto superfluo da Giubergia, convinto di essere già il padre di Serena, il 23 dello stesso mese la Procura del Tribunale dei minori guidata dal magistrato Graziana Calcagno convocò i Giubergia. In seguito venne richiesto a Giubergia di sottoporsi all'esame del sangue, per verificare la fondatezza della asserita paternità. Nel giorno stabilito egli non si presentò; in seguito i suoi difensori eccepirono l'incompetenza del tribunale a chiedere tale prova, essendo la piccola stata riconosciuta come figlia da entrambi i coniugi. Il tribunale respinse l'eccezione, ma Giubergia non si presentò ugualmente. Il 27 ottobre 1988 il pubblico ministero del tribunale dei minori chiese l'inserimento di Serena in una famiglia affidataria. Il 7 novembre il tribunale accolse la richiesta. Il 17 novembre ai Giubergia, convocati in tribunale, si comunicò che Serena non poteva restare presso di loro. Il 31 gennaio 1989 la corte d'appello di Torino confermò tale deliberazione, pur riconoscendo le possibili conseguenze.
Il successivo 17 marzo Serena venne affidata alle assistenti sociali di una comunità-alloggio. I ricorsi successivamente sporti dai Giubergia vennero respinti e Serena scomparve, per essere adottata dalla famiglia Nigro.
Quando i Giubergia cominciarono a dubitare che Serena sarebbe rimasta con loro, interessarono la stampa del proprio caso, che ebbe immediatamente risonanza enorme. A Racconigi il 7 marzo 1989 tutti gli esercizi commerciali restarono chiusi, la statale venne bloccata e si costituirono comitati "pro Serena Cruz" in vari comuni italiani. Non essendo ancora tutelata la privacy, l'immagine di Serena divenne nota in tutta Italia, che si spaccò letteralmente in due:
La vicenda provocò reazioni fino ai più alti livelli istituzionali: dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga al guardasigilli Giuliano Vassalli; dal ministro degli affari sociali Rosa Russo Jervolino alla presidente della Camera Nilde Iotti. Si ipotizzò anche l'emanazione di un decreto-legge ad personam; intervenne persino il governo filippino a reclamare la piccola che, stante la decisione del tribunale, si trovava in Italia irregolarmente. A questa vicenda Natalia Ginzburg dedicò il suo ultimo scritto. Altre personalità che si interessarono del caso furono Norberto Bobbio, Stefano Rodotà e Vittorino Andreoli.
Il caso fu l'occasione per ridiscutere:
Al compimento della maggiore età Serena Cruz (alla quale, dopo la riadozione, era stato cambiato nome), essendo venuta a conoscenza della propria travagliatissima vicenda, ha deciso di tornare a vivere presso i Giubergia.
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