| Sermo | |
|---|---|
| Creato da | José Soares da Silva nel 2003 |
| Contesto | Lingua latina e Lingue romanze |
| Parlato in | Internazionale |
| Regioni | Internazionale |
| Parlanti | |
| Totale | Non censiti |
| Classifica | Non nelle prime 100 |
| Altre informazioni | |
| Tipo | Lingue flessive |
| Tassonomia | |
| Filogenesi | Lingue pianificate Lingue ausiliarie internazionali Lingue a posteriori Lingue naturalistiche Sermo |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-2 | art
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Il Sermo costituisce il tentativo di José Soares da Silva di ristabilire una continuità del latino volgare come lingua franca semplificata nell'ortografia e nella pronuncia e con regole facili da apprendere.
L'iniziativa, leggibile come una ramificazione del progetto dell'interlingua della IALA, si pone come obiettivo la costruzione di un linguaggio "naturale" comprensibile facilmente dai parlanti lingue romanze per facilitare gli scambi all'interno dell'Unione europea. Ma la maggiore vicinanza al latino e alle specificità delle effettive lingue neolatine lo ravvicina in specifico a lingue come il Romanzo neolatino.
Il nome deriva da sermo vulgaris, il latino imposto ai popoli vinti dai romani. Esistevano due tipi di latino: il latino volgare (sermo vulgaris, rusticus, plebeius) ed il latino classico (sermo litterarius, eruditus, urbanus). Il latino volgare era per lo più parlato; era la lingua usata quotidianamente dagli analfabeti della regione centrale dell'attuale Italia e delle province: soldati, marinai, artigiani, agricoltori, barbieri, schiavi, ecc. Era la lingua colloquiale, viva, soggetta a frequenti alterazioni. Presentava diverse variazioni. Il latino classico invece era la lingua parlata e scritta, pura, artificiale, rigida, era lo strumento letterario usato dai grandi poeti, scrittori, filosofi, retori.
Il sermo non va confuso con l'omonima lingua "sermo" illustrata da Alfred Browne in un articolo dal titolo Sermo, an international language, pubblicato sulla rivista The Office il 12 gennaio 1889.
La Ture de Babel (Genesis 11:1-9)
La grammatica deriva dal latino e dalle lingue neolatine, con prevalenza dello spagnolo e del portoghese.
Essa, per quanto semplificata, lo è forse meno di quanto ci si attenderebbe da una lingua pianificata, perché il suo scopo principale è l'immediata comprensione per chi conosce le lingue romanze, piuttosto che la semplicità.
Il sermo usa le 26 lettere dell'alfabeto latino. Le lettere pronunciate diversamente dall'italiano sono:
In genere la vocale tonica è quella davanti all'ultima consonante, ma vi sono eccezioni.
Gli articoli determinativi sono: lo, (masch. sing.), la (femm. sing.), los (masch. plur.), las (femm. plur.). Si può usare l'elisione (l').
Gli articoli indeterminativi sono: uno (masch. sing.), una (femm. sing.), unos (masch. plur.), unas (femm. plur.).
I sostantivi hanno due generi: maschile e femminile. La forma di base è il maschile, da cui deriva il femminile.
Generalmente il plurale si ottiene aggiungendo una -s, ma vi sono eccezioni.
L'aggettivo concorda con il sostantivo in genere e numero.
L'avverbio deriva dall'aggettivo con l'aggiunta del suffisso -mente: Recente/Recentemente.
Il verbo ha due coniugazioni (-ar, -er), tutte e due coniugabili in due modi diversi, a scelta:
I tempi semplici sono: Infinito, Presente (=Imperativo), Passato (=Imperfetto), Futuro, Condizionale, Participio (passato), Gerundio.
I tempi composti, ottenuti con il verbo ausiliare "avere", sono: Perfetto, Piuccheperfetto, Futuro perfetto, Condizionale perfetto e Gerundio perfetto.
La forma passiva si ottiene con l'ausiliare "essere".