Vojislav Šešelj

Vojislav Šešelj
Vojislav Šešelj nel 2016

Vice-primo ministro della Serbia
Durata mandato24 marzo 1998 –
24 ottobre 2000
Capo del governoMirko Marjanović
Milomir Minić
PredecessoreDragan Tomić
SuccessoreNebojša Čović

Presidente della Municipalità di Zemun
Durata mandatodicembre 1996 –
aprile 1998
PredecessoreNenad Ribar
SuccessoreStevo Dragišić

Deputato dell'Assemblea nazionale della Serbia
In carica
Inizio mandato25 gennaio 1993

Durata mandato24 ottobre 2000 –
24 febbraio 2003

Durata mandato3 giugno 2016 –
21 giugno 2020

Dati generali
Partito politicoLega dei Comunisti della Bosnia ed Erzegovina
(1971-1981)

Movimento di Libertà Serbo
(1990)

Movimento del Rinnovamento Serbo
(1990)

Movimento Cetnico Serbo
(1990-1991)

Partito Radicale Serbo
(dal 1991)
Titolo di studioBachelor of Laws
Master of Laws
Doctor of Law
UniversitàUniversità di Sarajevo
Università di Belgrado
ProfessioneGiurista
FirmaFirma di Vojislav Šešelj

Vojislav Šešelj (in serbo Војислав Шешељ?; Sarajevo, 11 ottobre 1954) è un politico serbo, fondatore e presidente del Partito Radicale Serbo, condannato nel 2018 per crimini contro l’umanità durante le guerre balcaniche.

Dal 1993 al 1998 e dal 2000 al 2003 è stato eletto deputato dell'Assemblea Nazionale di Serbia. È stato Vice Primo Ministro di Serbia (1998-2000), e nel periodo 1996–1998 è stato sindaco di Zemun. Alle elezioni del 2016 venne rieletto deputato del Parlamento serbo.

Estradato il 24 febbraio 2003 al Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, all'Aja fu sottoposto a processo per crimini di guerra venendo assolto in primo grado nel 2016 e infine condannato nel 2018 a dieci anni di carcere, già scontati, per crimini contro l'umanità.

Biografia

Primi anni

La famiglia Šešelj proviene dalla bassa Erzegovina, dal villaggio di Mareva Ljut nei pressi di Popovo Polje, vicino al villaggio di Zavala. Suo padre si chiamava Nikola e la madre Danica, mentre Vojislav prende il nome dal nonno.

Vojislav nacque nel 1954 in una povera famiglia di Sarajevo. La famiglia viveva nella vecchia stazione ferroviaria, poiché il padre lavorava come conduttore a Sarajevo. Fu battezzato il 25 novembre 1955 nel monastero di Zavala, secondo il rito serbo-ortodosso. Vojislav completò la scuola elementare nel reparto sperimentale, dopo di che si iscrisse al liceo. Si laureò presso la Facoltà di Giurisprudenza di Sarajevo in soli due anni e otto mesi nel 1976 e completando poi un master nel 1977 ("Il concetto marxista del popolo armato"). Conseguì un dottorato di ricerca a Belgrado il 26 novembre 1979, con una tesi dal titolo "L'essenza politica del militarismo e fascismo". All'epoca era il più giovane studente a ricevere un PhD in tutta l'ex-Jugoslavia.

Famiglia

La sua prima moglie fu Vesna Tunić, con la quale ebbe un figlio, Nikola (1984), mentre era in prigione. Poco dopo il divorzio sposò Jadranka, l'attuale moglie, da cui ebbe tre figli: Aleksandar (1993), Mihajlo (1996) e Vladimir (1998).

Carriera politica

Inizi

A soli 17 anni fu ammesso nella Lega dei Comunisti di Jugoslavia, in riconoscimento della straordinaria dedizione al lavoro dopo l'azione di volontariato dopo il terremoto a Banja Luka. In seguito rifiutò l'ideologia comunista, diventando un dissidente e critico del regime comunista jugoslavo.

Agli inizi degli anni ottanta stabilì legami con un gruppo di intellettuali serbi di orientamento pattriotico a Belgrado. Šešelj denunciò pubblicamente Branko Miljuš per plagio, sostenendo che aveva copiato oltre 40 pagine della sua tesi di dottorato. Entrò così in conflitto con le autorità comuniste della Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina e in particolare con gli allora leader della Lega dei comunisti della Bosnia ed Erzegovina Branko Mikulić e Hamdija Pozderac, di cui Miljuš era un protetto. Šešelj fu così espulso dall'Università e poco dopo incarcerato e condannato a 8 anni di galera per "posizioni anarco-liberaliste e nazionaliste" e accusato di "crimine contro-rivoluzionario al fine di mettere in pericolo l'ordine sociale".

Su decisione della Corte suprema di Jugoslavia, la sua pena fu ridotta a sei, poi a quattro e infine a due anni. Trascorse 22 mesi nel carcere di Zenica, di cui più di sei mesi in isolamento. La scarcerazione anticipata nel 1986 fu influenzata da numerose proteste e petizioni di intellettuali provenienti da tutta la Jugoslavia e probabilmente dall'interesse della stampa per il suo caso. Dopo la liberazione fu però espulso dalla Società filosofica croata.

Uscito dal carcere, si trasferì a Belgrado dove iniziò a scrivere e pubblicare libri. Entrò così nell'Associazione degli scrittori di Serbia. Iniziò anche una stretta collaborazione con l'intellettuale monarchico Vuk Drašković (in seguito suo avversario politico), che fece da testimone al battesimo di suo figlio Nikola.

Durante il 1989, Vojislav Šešelj tenne un totale di 97 lezioni ai serbi nella diaspora, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti e in Canada e in piccola parte in Europa Occidentale e Australia. Nello stesso anno, il giorno della festa serba di Vidovdan, fu ordinato vojvoda cetnico per "particolari meriti nella lotta per l'interesse nazionale serbo" dal vojvoda cetnico in esilio Momčilo Đujić.

Dopo il ritorno dagli Stati Uniti, il 23 gennaio 1990 Šešelj fondò il Movimento libertario serbo, mentre il 14 marzo dello stesso anno il suo movimento si unì al Rinnovamento Nazionale Serbo (erede dell'Associazione Sava, prima associazione anticomunista serba). L'unione dei due partiti portò alla creazione del Movimento del Rinnovamento Serbo (SPO).

Nonostante ciò, nel maggio del 1990 i due leader dello SPO, Vuk Drašković e Šešelj, si divisero e Šešelj insieme all'ala destra dello SPO, abbandonò il partito per fondare il Movimento cetnico serbo.

Nell'ottobre del 1990 Šešelj viene arrestato per la seconda volta a causa della tentata distruzione della "Casa dei fiori", tomba di Josip Broz Tito, protestando contro l'insediamento del croato Stjepan Mesić alla presidenza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e per aver reclutato volontari per la difesa della Repubblica Serba di Krajina.

Appena uscito dal carcere il 14 novembre si candidò a presidente della Serbia. Nelle elezioni del 1990 arrivò al quinto posto con 96.277 voti, dopo Slobodan Milošević, Vuk Drašković, Ivan Đurić e Sulejman Ugljanin.

Primi anni novanta

Il 23 febbraio 1991 a Kragujevac viene fondato il Partito Radicale Serbo (di cui Šešelj è eletto presidente), nato dall'unione del Movimento cetnico serbo e dai comitati locali del Partito Radicale Popolare di Tomislav Nikolić.

Nel giugno 1991, nel comune di Rakovica, vennnero ripetute le elezioni per un deputato all'Assemblea Nazionale Serba, Šešelj si candidò e vinse sconfiggendo Goran Karaklajić del Partito Socialista di Serbia e Borislav Pekić del Partito Democratico.

Durante le guerre nella ex-Jugoslavia, Šešelj si caratterizzò per toni radicalmente nazionalisti, auspicando la creazione della "Grande Serbia", lungo la linea Karlobag-Ogulin-Karlovac-Virovitica. Reclutò volontari da mandare in guerra sotto il comando dell'Armata Popolare Jugoslava (JNA). Visitò anche vari luoghi del conflitto: Plitvice, Vukovar, l'Erzegovina e Semberija. A Vukovar fu quasi ucciso da due proiettili. Si adoperò anche sulla questione del Kosovo, chiedendo l'espulsione dei terroristi e degli albanesi giunti dopo la Seconda guerra mondiale.

Nel dicembre 1992, Šešelj riuscì a far cadere il governo federale jugoslavo guidato da Milan Panić e poco dopo nel giugno del 1993 a ottenere le dimissioni del presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia.

Nella sfera pubblica divenne famoso come grande oratore, veloce e tagliente, quasi invincibile nei conflitti politici pubblici. Le sue orazioni erano caratterizzate da "grida, urla e pressioni psicologiche in modo che l'avversario non possa riprendere fiato" tanto che egli non esitava, spesso e volentieri a insultarlo. Šešelj fu coinvolto in scontri con la sicurezza del Parlamento, durante il dibattito nell'Assemblea Federale in occasione della sua espulsione dal Montenegro da parte del regime di Momir Bulatović (dopo il comizio a Herceg-Novi) dopo aver sputato sul presidente del Parlamento Radoman Bozovic. Più tardi fu espulso anche dalla Bosnia ed Erzegovina.

Dall'opposizione a Milošević fino alla Bulldozer Revolution

Finì in prigione per la terza volta dal 29 settembre 1994 al 29 settembre 1995. Alle elezioni locali SRS riuscì a conquistare il comune di Zemun, di cui fu eletto sindaco. Nel 1996 gli fecero visita il leader del Partito Liberal-Democratico di Russia Vladimir Žirinovskij e il presidente del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen, nominato cittadino onorario di Zemun. Per tutto il periodo 1993–1998 Šešelj condusse una politica di ferrea opposizione al regime del Partito Socialista di Serbia (SPS) di Slobodan Milošević.

Alle elezioni presidenziali in Serbia del 21 settembre 1997 Vojislav Šešelj ottenne 1.125.140 voti ed arrivò al ballottaggio, battendo con il 50,61% dei voti validi il rivale Zoran Lilić (SPS), ma la commissione annullò il risultato poiché l'affluenza era stata del 48,88%, ovvero inferiore al quorum necessario del 50%. L'elezione suppletiva tenutasi il 7 dicembre venne vinta da Milan Milutinović (SPS), che sconfisse Šešelj.

Nonostante ciò, in seguito alle elezioni parlamentari del 1997 SPS e SRS si coalizzarono nel "Governo di unità nazionale", di cui Šešelj fu eletto vicepremier. La posizione della Serbia all'inizio del mandato di questo Governo era seria: i rapporti con il governo autonomista del Montenegro, guidato da Milo Djukanović, erano estremamente tesi e, come se non bastasse, la ribellione armata nel Kosovo, dopo il referendum in cui era stata rifiutata la partecipazione di negoziatori internazionali e il collasso dei negoziati a Rambouillet, sfociò nell'intervento della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia il 24 marzo 1999.

L'operazione NATO venne interrotta con la firma dell'accordo di Kumanovo, che istituì un protettorato delle Nazioni Unite e sancì di fatto l'indipendenza del Kosovo dalla Serbia; Šešelj e il SRS si opposero a questa soluzione abbandonando il governo nel 2000.

Il Partito Radicale Serbo registrò un pessimo risultato sia nelle elezioni federali che nelle elezioni parlamentari del 2000, in seguito a cui la Rivoluzione dei bulldozer segnò la fine della presidenza di Milošević.

In seguito all'arresto di Slobodan Milošević e alla sua estradizione all'Aja, Šešelj divenne il punto di riferimento dei nazionalisti serbi, tanto che ottenne l'appoggio dello stesso Milošević in occasione delle elezioni presidenziali del 2002 (anch'esse annullate per via della bassa affluenza), dove ottenne ben il 37% dei voti.

Processo e condanna per crimini contro l'umanità

Nel gennaio 2003 il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) incriminò Vojislav Šešelj per crimini contro l'umanità e violazione delle leggi e delle usanze di guerra in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Vojvodina, accusandolo di "discorsi e dichiarazioni che hanno contribuito alla decisione di commettere questi crimini". Šešelj si consegnò volontariamente il 23 febbraio 2003 e restò in detenzione in attesa di giudizio per quattro anni e mezzo, fino al novembre 2007. In questi anni continuò la sua attività di scrittore, redigendo testi che attaccavano il cattolicesimo (arrivando anche a definire "aiutante del diavolo" l'allora papa Giovanni Paolo II), l'Unione Europea, la giudice Carla Del Ponte. Nel frattempo, nell'autunno del 2005 testimoniò nel processo contro Slobodan Milošević.

Tomislav Nikolić, vicepresidente del SRS, assunse la leadership del partito dopo l'arresto di Šešelj. Anche dopo il suo arresto il SRS rimase relativamente forte (28% dei voti circa).

Il SRS rimase all'opposizione del governo serbo guidato da Vojislav Koštunica e composto dal Partito Democratico di Serbia, da G17 Plus e dal Movimento del Rinnovamento Serbo-Nuova Serbia. Nell'autunno del 2006 il SRS sostenne l'adozione della nuova Costituzione della Serbia.

Ai primi di novembre del 2007 ebbe inizio il processo contro Šešelj. Nel febbraio 2008 la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo causò la caduta del secondo governo Koštunica e nuove elezioni indette per il 11 maggio. A queste elezioni il SRS arrivò al secondo posto, con 78 deputati, rimanendo all'opposizione del governo di Mirko Cvetković.

Nel settembre del 2008 Šešelj e Tomislav Nikolić si scontrarono sulla linea del SRS riguardo all'entrata nell'UE. Per questo motivo Nikolić abbandonò il SRS insieme a 20 deputati per formare il Partito Progressista Serbo (SNS). Šešelj accusò Nikolić di essere stato "spinto da servizi segreti stranieri" a causare la scissione del SRS.

Il 12 ottobre 2014, dopo 11 anni e 8 mesi di processo senza essere ancora arrivato a sentenza in primo grado (caso unico nel diritto internazionale)[senza fonte], Šešelj venne rilasciato temporaneamente per potersi curare, dopo che gli era stato diagnosticato un cancro al fegato. In seguito Šešelj tornò in Serbia e riprese l'attività politica.

Il 31 marzo 2016 la Camera di primo grado III del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia assolse Šešelj da tutti i nove capi d'imputazione. Per otto capi l'assoluzione fu pronunciata a maggioranza, con l'opinione parzialmente dissenziente della giudice Flavia Lattanzi, mentre fu unanime per il capo relativo al saccheggio di beni pubblici o privati.

Nella sua opinione Lattanzi contestò la valutazione delle prove e la motivazione adottate dalla maggioranza, ritenendo provati, tra l'altro, l'attacco diffuso o sistematico contro le popolazioni civili non serbe, l'istigazione alla commissione dei crimini contestati — ad eccezione del saccheggio — e la responsabilità di Šešelj per il discorso pronunciato a Hrtkovci il 6 maggio 1992. Concluse pertanto che egli dovesse essere riconosciuto responsabile per otto capi d'imputazione.

La Procura impugnò la sentenza e, nel proprio atto d'appello, richiamò in più punti l'opinione dissenziente di Lattanzi, anche in relazione alla valutazione delle prove, all'esistenza di un attacco diffuso o sistematico e ai fatti di Hrtkovci.

L'11 aprile 2018 la Camera d'appello del Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali accolse parzialmente l'impugnazione e annullò le assoluzioni relative ai capi 1, 10 e 11. In relazione al discorso pronunciato a Hrtkovci, dichiarò Šešelj colpevole di aver istigato la deportazione, la persecuzione mediante sfollamento forzato e altri atti inumani consistenti nel trasferimento forzato, nonché di aver commesso persecuzione mediante violazione del diritto alla sicurezza. La Camera d'appello stabilì inoltre che i crimini commessi a Hrtkovci facevano parte del più ampio attacco contro le popolazioni civili non serbe in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina. Šešelj fu condannato a dieci anni di reclusione, dichiarati già scontati in considerazione del periodo trascorso in custodia cautelare, per crimini contro l'umanità: incitamento all'odio riguardo ai crimini commessi durante i conflitti in Croazia e Bosnia ed Erzegovina, oltre che per la persecuzione contro la popolazione croata della provincia serba della Vojvodina.

Le elezioni del 2016 e il ritorno in Parlamento

Alle elezioni parlamentari in Serbia del 2016 il SRS riuscì ad entrare nuovamente in parlamento (8,10%; 22 seggi) e Šešelj venne rieletto deputato, carica che ha mantenuto fino al 2020.

Onorificenze

Ordine della Stella dei Karađorđević di primo grado con fusciacca - nastrino per uniforme ordinaria
Ordine della Stella dei Karađorđević di primo grado con fusciacca
immagine del nastrino non ancora presente
Ordine della Repubblica Serba

Pubblicazioni

  1. Il concetto marxista del popolo armato (Марксистички концепт наоружаног народа), 1983.
  2. Accusa contro Josip Broz Tito (Оптужница против Јосипа Броза Тита), 1990.
  3. La fenomenologia del dispotismo balcanico (Феноменологија балканског деспотизма), 1992.
  4. Milošević arresta i radicali (Милошевић хапси радикале), 1994.
  5. Il popolo serbo e il nuovo ordine mondiale (Српски народ и нови светски поредак), 1999.
  6. Un controrivoluzionario nella Bulldozer Revolution (Контрареволуционар у булдожер револуцији), 2001.
  7. L'ideologia del nazionalismo serbo (Идеологија српског национализма), 2002.
  8. L'affare Hrtkovci e la puttana ustascia Nataša Kandić (Афера Хртковци и усташка курва Наташа Кандић), 2003.
  9. Saddam Hussein contro l'aggressione globalista (Садам Хусеин против агресивног глобализма), 2003.
  10. Nelle fauci della puttana Del Ponte (У чељустима курве Дел Понте), 2004.
  11. L'aiutante del diavolo il papa criminale Giovanni Paolo II (Ђаволов шегрт злочиначки римски папа Јован Павле Други), 2005.
  12. L'Unione europea creazione satanista (Европска унија сатанистичка творевина), 2006.

Note

  1. ↑ Accusa dell'ONU, 26 febbraio 2008.
  2. ↑ lastampa.it, http://www.lastampa.it/2016/03/31/esteri/laja-attesa-per-la-sentenza-sullultranazionalista-serbo-seselj-lgSOFiBD6YFH4bvWANzgdM/pagina.html.
  3. 1 2 Agenzia Nova, su agenzianova.com.
  4. ↑ Детињство, su vseselj.com. URL consultato il 15 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2011).
  5. ↑ (EN) Profile: Vojislav Seselj, su news.bbc.co.uk. URL consultato il 29 ottobre 2026.
  6. ↑ Интервју, Алтернативна телевизија Бања Лука, 7. фебруар 2003.
  7. 1 2 3 4 5 Чланак Милоша Васића у Времену, 23.05.1994., su scc.rutgers.edu. URL consultato il 15 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2008).
  8. 1 2 „Шешељ: Каријера претњи и увреда“ Archiviato il 24 gennaio 2010 in Internet Archive. Недељник „Време“, број 476, 19. фебруар 2000.
  9. ↑ "Nasa Borba" - Dr Slobodan Antonic o TV duelu Draskovic - Seselj, su yurope.com. URL consultato il 24. 06. 2010..
  10. 1 2 Copia archiviata, su nin.co.yu. URL consultato il 15 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2008).
  11. ↑ Šešelj pušten iz pritvora Haškog Tribunala | N1 Srbija, su rs.n1info.com. URL consultato il 20 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2015).
  12. 1 2 (EN) Flavia Lattanzi, Partially Dissenting Opinion of Judge Flavia Lattanzi – Amended Version (PDF), su International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia, 31 marzo 2016. URL consultato il 24 agosto 2026.
  13. ↑ (EN) Information on the Partially Dissenting Opinion of Judge Lattanzi in Judgement in the case of Vojislav Šešelj, su International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia, 31 marzo 2016. URL consultato il 24 agosto 2026.
  14. ↑ (EN) Prosecution Appeal Brief (PDF), su International Residual Mechanism for Criminal Tribunals, 18 luglio 2016. URL consultato il 24 agosto 2026.
  15. ↑ (EN) Šešelj, Vojislav (MICT-16-99), su International Residual Mechanism for Criminal Tribunals. URL consultato il 24 agosto 2026.

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