Sibilla Cimmeria

Sibilla Cimmeria
AutoreGuercino
Data1638-1639
Tecnicaolio su tela
Dimensioni150×90 cm
Ubicazioneignota (già presso la Galerie Canesso)

Sibilla Cimmeria è un dipinto a olio su tela (150 × 90 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, realizzato tra il 1638 e il 1639 e di ubicazione attuale ignota.

Storia

La realizzazione della Sibilla Cimmeria è documentata nel Libro dei conti del Guercino. Alla data del 12 gennaio compare infatti la seguente annotazione: «Il dì 12 Gennaro. Dal sig. Ludovico Mastri di Bologna si è ricevuto ducatoni 55 per una mezza figura di una Sibilla Cimeria, che fanno in tutto 74 scudi e mezzo».

Nella Felsina pittrice, sotto l'anno 1639, Carlo Cesare Malvasia ricorda una Sibilla dipinta dal Guercino per il bolognese Ludovico Ratta, confrontandola con un'analoga composizione del Domenichino. Lo storico descrive infatti l'opera come «Una Sibila al sig, Lodovico Ratta Bolognese, più risoluta, bizzarra, e ben tenta, parmi della compagna del Domenichino, che volendo forzare il colorito, esorbitò, e diede in crudo».

Secondo Denis Mahon, è probabile che Malvasia avesse formulato il suo giudizio dopo aver visto le due Sibille esposte una accanto all'altra nella collezione Ratta. Lo studioso ipotizza pertanto che Ludovico Mastri avesse commissionato la Sibilla Cimmeria per conto di Ludovico Ratta oppure che, pur avendola commissionata per sé, avesse sperato di vendergliela affinché facesse pendant con la Sibilla del Domenichino.

Il giudizio del Malvasia sulla Sibilla del Domenichino è ripetuto con gli stessi termini più o meno nella vita del Domenichino: «Una Sibilla mezza figura, ma cruda assai, in casa de’Signori Ratta».

L'inventario dei beni di Ludovico Ratta del 1683 documenta la presenza nella collezione di due Sibille, attribuite rispettivamente al Guercino e al Domenichino. Alla voce 7 è registrata «Una Sibilla mezza figura del naturale con Corn.e Intag.ta dorata, traf.ta di mano del Sig.r Guerzino da Cento L. 300», mentre alla voce 11 compare «Un altro v'è una sibilla di mezza figura del naturale con Corn.e Intag.ta dorata, traf.ta di mano del Sig.r Dominichini L 600». La presenza delle due opere nella raccolta Ratta costituisce un riscontro documentario al confronto formulato da Malvasia nella Felsina pittrice.

La copia della Sibilla Cimmeria, attribuita a Cesare Gennari, non compare nell'inventario Ratta del 1683, mentre è documentata in quello del 1707. Considerando che il pittore morì nel 1688, è stata proposta per la sua esecuzione una datazione compresa tra il 1683 e il 1688.

Successivamente si persero le tracce delle due versioni della Sibilla Cimmeria. Nel 1984 ne riemerse una, che fu acquistata dal Credito Emiliano e pubblicata da Salerno come opera autografa del Guercino. L'attribuzione al Guercino fu successivamente condivisa da Mahon e da Stone.

Nel 2002 comparve sul mercato antiquario una seconda versione della Sibilla Cimmeria, presentata dalla Galerie Canesso di Parigi e considerata opera autografa del Guercino. Il dipinto fu illustrato in una pubblicazione curata dalla studiosa francese Valérie Damian. Anche Denis Mahon, che in precedenza aveva sostenuto l'autografia della versione conservata a Reggio Emilia, rivide il proprio giudizio, riconoscendo nella tela parigina l'originale del Guercino e in quella del Credito Emiliano una copia di bottega.

La questione attributiva fu successivamente approfondita da Tommaso Mozzati, che, attraverso l'esame dell'inventario Ratta del 1707, identificò la versione conservata dal Credito Emiliano con la «Copia d'altra Sibilla del Guercino» registrata nel documento, attribuendone l'esecuzione a Cesare Gennari. Lo studioso riconobbe invece nell'esemplare presentato dalla Galerie Canesso l'originale dipinto dal Guercino per la famiglia Ratta nel 1638-1639. Tale ricostruzione attributiva è stata successivamente accolta anche da Pasquale Stenta.

Nonostante la diversa attribuzione proposta da Mozzati e accolta da Stenta, il Credito Emiliano continua a presentare il dipinto conservato nella propria collezione come opera autografa del Guercino. Nella scheda pubblicata sul sito ufficiale della banca, la Sibilla Cimmeria è infatti attribuita a Giovanni Francesco Barbieri e datata al 1638.

Descrizione e stile

Il dipinto raffigura la Sibilla Cimmeria a mezza figura, con il busto leggermente ruotato e il volto sollevato verso destra, in atteggiamento ispirato. La profetessa trattiene tra le mani un cartiglio recante un'iscrizione latina che ne permette l'identificazione. Indossa un'ampia veste rossa, dalla quale emerge una manica di tessuto chiaro attraversata da strisce azzurre, mentre un mantello scuro le ricopre il capo e le spalle. La figura si staglia contro uno sfondo prevalentemente ombroso, nel quale si distinguono, sulla sinistra, un paesaggio e, sulla destra, un elemento architettonico.

Nella scheda dedicata alla versione conservata a Reggio Emilia, il Credito Emiliano colloca il dipinto nella fase di progressivo avvicinamento del Guercino al classicismo, caratterizzata dal passaggio da una pittura di intenso colorito e ampia stesura a una gamma cromatica più delicata. L'accentuato contrasto tra il fondo scuro e le zone illuminate mette in risalto la luminosità degli incarnati e la consistenza serica delle stoffe.

Il confronto tra le due versioni della Sibilla Cimmeria assume particolare rilievo nell'analisi di Tommaso Mozzati. Lo studioso individua nell'esemplare già presso la Galerie Canesso una qualità pittorica superiore, riconoscibile nella vivacità del colore, nella resa del paesaggio e dei particolari anatomici, specialmente il volto e le mani della donna, nonché nella freschezza e nella libertà del disegno. Tali caratteristiche costituiscono, secondo Mozzati, elementi a favore dell'autografia del Guercino, rispetto alla versione del Credito Emiliano, attribuita a Cesare Gennari.

La stretta somiglianza tra le due composizioni trova riscontro nell'attività di Cesare Gennari come copista del Guercino. Pasquale Stenta sottolinea infatti la capacità del pittore di riprodurre fedelmente la maniera dello zio, tanto da rendere talvolta problematica la distinzione tra gli originali e le copie di bottega.

Note

  1. ↑ Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato da Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649 e proseguito dai familiari fino al 1666.
  2. ↑ Ghelfi, 1997, p. 95, n. 188
  3. ↑ Malvasia, 1678, vol. II, p. 371
  4. ↑ Malvasia, 1841, vol. II, p. 264
  5. 1 2 Mahon, 1991, p. 228, n. 82
  6. ↑ Malvasia, 1678, vol. II, p. 343
  7. ↑ Malvasia, 1841, vol. II, p. 244
  8. ↑ Morselli, 1998, p. 405, inventario n. 71, voci 7 e 11
  9. 1 2 Mozzati, 2010, pp. 225-227 e 238, voci 49, 50 e 56
  10. ↑ Salerno, 1988, p. 263, n. 178
  11. ↑ Stone, 1991, p. 176, n. 158
  12. ↑ Mozzati, 2010, pp. 224 e 246, nota 18
  13. 1 2 Stenta, 2019
  14. ↑ Credem
  15. ↑ Credem
  16. ↑ Credem
  17. ↑ Mozzati, 2010, p. 224

Bibliografia

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