
La signoria fu un regime economico e politico sorto nell'Europa medievale, caratterizzato dall'esercizio del potere da parte dell'aristocrazia terriera sui contadini. La signoria come potere locale nacque in seguito alla disgregazione dell'Impero carolingio e si affermò principalmente tra i secoli X e XI, per poi conoscere una fase di declino e trasformazione; la sua eredità si trascinò fino al XVIII secolo, quando i poteri signorili vennero definitivamente abbattuti dalla Rivoluzione francese.
Non va confusa con la signoria cittadina, ovvero un particolare ordinamento politico che si affermò nelle città comunali italiane dalla fine del XIII secolo.

Con "signoria" si intende l'insieme dei poteri esercitati da grandi proprietari – chiamati appunto signori, o in latino dominus – sulle popolazioni rurali. Questi proprietari terrieri potevano essere laici o ecclesiastici, dunque famiglie nobili o enti religiosi che avevano fortificato le proprie terre e avevano stretto attorno a sé clientele vassallatiche; oppure discendenti di titolari di incarichi pubblici in epoca caroligia, quali conti, marchesi e duchi; infine, semplici proprietari o custodi di castelli e fortificazioni.
I poteri esercitati erano i più vari: spesso erano di natura pubblica, come la potestà di punire e giudicare, ma anche riscuotere tasse e imporre prestazioni d'opera; l'insieme di questi poteri erano definiti bannali, poiché col termine di banno si indicava generalmente il potere di costrizione di origine pubblica. Tuttavia, la capacità di prelevare censi dai contadini dipendenti o l'imposizione di monopoli quali l'uso esclusivo di mulini e forni di proprietà del signore erano caratteristiche comuni a molti proprietari terrieri già prima del XI secolo. Questa forma di signoria, detta domestica se esercitata sulla servitù o fondiaria se coinvolgeva anche i liberi affittuari, era così distinta dalla signoria di banno poiché priva di un'autorità politica riconosciuta e della capacità di esercitare un potere pubblico sul territorio. Nella pratica però non era facile distinguere tra le diverse forme, dato che esazioni, prelievi e prestazioni tendevano a confondersi tra esercizio del potere pubblico e giurisdizione privata.
Inoltre, sugli stessi contadini le dominazioni signorili si sovrapponevano: se infatti i contadini liberi allodieri erano sottoposti all'autorità del signore solamente in quanto questi era titolare del banno, i dipendenti e affittuari dovevano versare un canone per coltivare i campi e prestarsi alle corvées nella riserva signorile. Le signorie si presentavano dunque molto eterogenee al loro interno: il signore, infatti, non poteva pretendere le stesse prestazioni e contributi da tutti i contadini in maniera uguale, e al tempo stesso il dominio fondiario, molto più di quello territoriale, era estremamente frammentato; in sostanza, rimanevano sempre zone dove il controllo di un signore era più forte e altre invece più debole. Poteva accadere così che la stessa persona fosse assoggettata a due diversi signori: il signore territoriale, che governava dal suo castello, e il proprietario fondiario da cui aveva ricevuto le terre in concessione. All'epoca, non si faceva distinzione tra le diverse tipologie e gli uomini del Medioevo non erano consapevoli di essere assoggettati ad un signore "fondiario" piuttosto che ad uno "di banno".
Nonostante l'ordine socio-politico medievale sia comunemente definito col nome di "feudalesimo", la struttura socioeconomica predominante nei secoli centrali del Medioevo fu la signoria, nelle sue diverse forme. La gran parte delle popolazioni rurali europee infatti era soggetta al dominio signorile, mentre le grandi monarchie assumevano un peso decisamente minore. I rapporti vassallatico-beneficiari, che nel mondo franco fungevano da strumento di raccordo tra le aristocrazie, non rappresentarono un elemento determinante nella formazione delle signorie. Non essendoci investiture feudali alla origine del potere dei signori è scorretto definire essi come "feudatari", né tantomeno si può definire "feudo" l'ambito su cui esercitavano il proprio dominio.
Di conseguenza, la commistione tra istituzioni feudali e regimi signorili contribuì a determinare, per l'età post-carolingia, una struttura politica assai intricata, fondata su relazioni sociali asistematiche ma non per questo meno prive di forza. Alla disgregazione dell'Impero carolingio i grandi proprietari terrieri, i potentes, organizzarono proprie forze militari ricorrendo sia al reclutamento all'interno della propria familia servile – le cosiddette masnade domestiche; ma soprattutto creando clientele vassallatiche tramite l'assegnazione di terre a milites (ovvero i cavalieri) che, giurando fedeltà al signore, ne custodiscono le fortezze. Questi milites dunque ricevevano in beneficio la gestione di terreni con annessi i contadini residenti, integrandoli nei propri patrimoni personali. Col tempo prese forma una nuova classe sociale – i bellatores – i cui membri provenivano sia dal ceto signorile che da quei vassalli che detenevano terre e castelli per conto dei propri signori; nonostante permanessero distinzioni in base al prestigio sociale, i suoi componenti erano accomunati dalla comune funzione militare.
Allo stesso tempo si verificò una convergenza tra l'attribuzione di poteri pubblici delle signorie e l'assunzione di caratteri signorili agli incarichi comitali e marchionali. Nel corso del IX e del X secolo, alcune grandi famiglie riuscirono ad appropriarsi ereditariamente delle funzioni pubbliche di età carolingia, creando così potenti dinastie. Legittimate dalla titolarità regia dell'incarico, al contempo queste famiglie aristocratiche furono fortemente influenzate dal modello signorile. Conti, duchi e marchesi infatti concentrarono i propri interessi territoriali sulla base della localizzazione dei propri patrimoni (terre e castelli), tralasciando quelle zone della marca o del comitato che però sfuggivano al loro controllo. Al contempo, estesero i poteri pubblici di cui erano incaricati ai propri possedimenti che ricadevano al di fuori della circoscrizione. Il risultato di questo processo storico, durato almeno due secoli, fu la creazione di nuovi domini territoriali in sostituzione al vecchio ordinamento pubblico di epoca carolingia.
Come già detto le forme di dominazione signorili potevano essere profondamente diverse, contraddistinte da vari attributi e caratteristiche. La medievistica ha provato ad interpretare e categorizzare queste diverse forme elaborando alcuni modelli concettuali: la signoria domestica, la signoria fondiaria e la signoria territoriale o di banno.
La signoria domestica prese forma all'interno delle curtes, laddove i proprietari fondiari incominciarono ad acquisire un forte potere sui propri dipendenti, fossero essi servi o contadini liberi. La pars dominica, ovvero la parte dell'azienda agricola a conduzione diretta e coincidente (almeno in parte) con la residenza signorile e il caput curtis, era quella dove il dominio del proprietario terriero era esercitato in maniera più forte e continuativa. Nella riserva domenicale risiedevano principalmente servi prebendari ma anche quei contadini di condizione libera che si erano consegnati al padrone, e in questo modo venivano integrati nella cosidetta familia o masnada del signore.
Questa forma di dominio, che dagli storici è stata definita "signoria domestica", giunse ad arrogarsi alcune funzioni originariamente spettanti al potere pubblico; di fatto, il proprietario terriero esercitava una forma di giustizia signorile sui suoi dipendenti, sottratti dalle precedenti condizioni giuridiche, livellandosi così le distinzioni tra liberi e servi. Con l'emergere delle signorie territoriali, le signorie domestiche entrarono in contrasto con queste ultime, dato che arrogavano diritti sugli uomini della familia padronale; le rivendicazioni dei proprietari fondiari sulla propria familia aumentarono, conservando e rafforzando la propria autorità su quegli uomini che vivevano a stretto contatto con il padrone. Di converso, i proprietari fondiari persero controllo su quei dipendenti che, vivendo troppo lontano dalla residenza signorile, sfuggivano al loro potere.
Il termine "signoria" nell'Italia medievale poteva indicare anche i governi di stati non monarchici: ad esempio nella Repubblica di Venezia la Serenissima Signoria era il vertice dello stato, con a capo il Doge affiancato da sei consiglieri e tre capi della Quarantia.
A partire dal XIV secolo a Firenze era definita Signoria la massima magistratura comunale, composta dal Gonfaloniere di Giustizia e da otto priori.