
Simone Amendola (Roma, 1975) è un regista, drammaturgo e sceneggiatore italiano, attivo nel cinema documentario e nel teatro contemporaneo. È autore del documentario Nessun nome nei titoli di coda (2019), finalista ai Nastri d'Argento, e lo spettacolo teatrale L'uomo nel diluvio (2014), vincitore del Premio In-Box. Ha vinto il Premio Ilaria Alpi 2010 con il documentario Alisya nel paese delle meraviglie..
Nato e residente a Roma, è figlio del poeta Luigi Amendola, scomparso nel 1997. Il suo lavoro si concentra prevalentemente sul cinema documentario di carattere sociale e su scritture teatrali contemporanee, con particolare attenzione ai temi della migrazione, della memoria e delle marginalità urbane.
Esordisce come drammaturgo nel 2000 con Porta Furba, testo dedicato al mondo dell'adolescenza romana dei primi anni Novanta, premiato con la pubblicazione in 500 copie dal Premio Oreste Calabresi. Nel 2003 firma il suo esordio nel cinema documentario con Grattachecca e Fighetto, che ottiene una distribuzione festivaliera. Nel 2004 realizza l'opera di video-arte Lampedusa Checkpoint.
Nel 2007 scrive il testo teatrale Nessuno può tenere Baby in un angolo con la collaborazione di Sandro Torella; negli anni successivi il testo è stato portato in scena con Valerio Malorni come interprete, ottenendo recensioni positive su Left e Teatro e Critica. Sempre nel 2007 inizia il lavoro sul suo primo lungometraggio documentario, Quando combattono gli elefanti, uscito nel 2008, prodotto da Sergio Pelone e dedicato in larga parte alla sicurezza sul lavoro nelle ferrovie italiane. Nello stesso anno realizza l'opera di video-arte I'm her, I'm him.
Nel 2010 il documentario Alisya nel paese delle meraviglie, dedicato alle seconde generazioni di immigrati nel quartiere romano di Cinquina, vince il Premio Ilaria Alpi 2010 ed è presentato in oltre cinquanta festival nazionali e internazionali; viene successivamente acquisito e trasmesso da Rai 3 nel 2011.
Nel 2011 realizza con l'artista Ali Assaf l'opera di video-arte Narciso, presentata alla 54ª Esposizione internazionale d'arte di Venezia all'interno del Padiglione dell'Iraq dal titolo Acqua Ferita / Wounded Water.
Nel 2012 dirige il documentario Padrone Bravo, sulla condizione di sfruttamento subita dai lavoratori indiani punjabi nelle campagne della provincia di Latina.
Nel 2014 debutta lo spettacolo teatrale L'uomo nel diluvio, realizzato in sodalizio artistico con Valerio Malorni, finalista al Premio Scenario 2013 e vincitore del Premio In-Box 2014, selezionato tra 320 testi candidati. Lo spettacolo aveva debuttato come studio al Santarcangelo Festival 2013 ed è stato successivamente programmato dal Teatro di Roma, dal Kilowatt Festival e dal Teatro dell'Argine, con una recensione su Minima et Moralia. Nello stesso 2014 riceve la Menzione Speciale della Giuria al Premio Solinas per la sceneggiatura della serie televisiva I Maya.
Nel 2016 il documentario breve Zaza, Kurd, dedicato al ritorno in patria, dopo diciassette anni, di un amico curdo, è presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione MigrArti; dal 2018 è distribuito nelle scuole italiane dal Centro del Corto di Torino.
Nel 2019 esce il lungometraggio documentario Nessun nome nei titoli di coda, dedicato alle comparse di Cinecittà e in particolare alla figura di Antonio Spoletini, reclutatore di volti per Federico Fellini e ultimo di cinque fratelli attivi nel cinema italiano del dopoguerra. Il film è presentato in anteprima alla 14ª Festa del Cinema di Roma e ottiene il patrocinio "Fellini 100" del Ministero della cultura. Nel 2020 viene candidato come finalista ai Nastri d'Argento nella categoria documentari ed entra successivamente nel catalogo di Amazon Prime Video. Per l'opera Amendola riceve un riconoscimento dell'Associazione dei registi e delle registe della Catalogna «per il contributo alla valorizzazione di tutti quelli che fanno del cinema la propria vita». Il critico Paolo Mereghetti del Corriere della Sera include il film nel proprio Dizionario dei film sottolineandone la capacità di «rievocare con nostalgia e affetto un mondo che non esiste più». Tra gli altri ne hanno parlato La Repubblica, la Rivista del Cinematografo e Hot Corn.
Nel 2019 pubblica inoltre Teatro nel diluvio, volume che raccoglie i testi teatrali scritti tra il 1998 e il 2018, edito da Editoria & Spettacolo nella collana Percorsi. Dal 2022 lavora al progetto crossmediale Lettera a Telemaco, tra letteratura, teatro e cinema, attorno alla scrittura del padre, il poeta Luigi Amendola.