Slang LGBT, linguaggio LGBT o slang gay in linguistica si riferisce a un insieme di termini informali e modi di dire adottati soprattutto dalle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer (LGBTQ+) in diverse lingue fin dai primi decenni del XX secolo. Questo tipo di linguaggio ha permesso ai membri della comunità di riconoscersi tra loro e di comunicare in codice, con rapidità e discrezione.
Il gergo LGBTQ+ ha da sempre svolto un ruolo fondamentale nella cultura queer. È nato come strumento di comunicazione segreta, utile a chi doveva evitare di essere scoperto dalla società dominante, spesso ostile o repressiva. Le persone queer sono sempre esistite, ma per molto tempo hanno dovuto mantenere riservata la propria identità e il proprio stile di vita, soprattutto quando l'essere parte della comunità LGBTQ+ era illegale o socialmente condannato.
L'uso di questo gergo serve anche a segnalare la propria identità e a rafforzare la solidarietà all'interno della comunità. Utilizzando parole e espressioni specifiche, le persone LGBTQ+ mostrano agli altri di far parte di un'esperienza condivisa, creando così un senso di appartenenza che spesso è mancato a chi è stato emarginato o rifiutato dalla società.
Inoltre, il gergo LGBTQ+ è un modo per riconquistare il linguaggio e mettere in discussione norme oppressive. Spesso include riferimenti giocosi ad atti sessuali, che rappresentano una dichiarazione di autonomia sessuale e un rifiuto della vergogna imposta dalla società.
A causa delle leggi sulla sodomia e della minaccia di persecuzione dovuta alla criminalizzazione dell'omosessualità, il gergo LGBTQ+ ha funzionato come un argot, ovverosia un linguaggio segreto e un modo per la comunità LGBTQ+ di comunicare pubblicamente tra di loro senza rivelare il proprio orientamento sessuale agli altri. Dall'avvento degli studi queer nelle università, il gergo e l'argot LGBTQ+ sono diventati oggetto di ricerca accademica da parte di studiosi di antropologia linguistica.

Durante i primi settant'anni del XX secolo, una forma specifica di Polari è stata sviluppata da uomini gay e donne lesbiche nei centri urbani del Regno Unito all'interno di comunità LGBTQ+ consolidate. Il Polari è stato presentato nel programma radiofonico della BBC Round the Horne nel 1964, esponendo così il grande pubblico a questo linguaggio segreto. Nonostante alcune differenze, il gergo gay britannico contemporaneo ha adottato molte parole del Polari.
Nelle Filippine, molte persone LGBTQ+ parlano con lo Swardspeak, o "linguaggio gay", che è un uso più esteso del gergo sotto forma di dialetto o stile di parlato. Altri argot sono parlati nell'Africa meridionale (lingua Gayle e IsiNgqumo) e in Indonesia (Bahasa Binan). Più specificamente, in un Paese come la Thailandia, il gergo LGBTQ+ è sempre stato presente nella loro storia a causa della natura religiosa, comportamentale e sociale. Tuttavia, prima che il termine LGBTQ+ venisse introdotto, la comunità thailandese usava i termini "Kathoey" e "Tom". Il termine Kathoey veniva usato per descrivere donne transgender che si vestivano, si comportavano o si sottoponevano a interventi chirurgici per diventare femmine, mentre il termine Tom – così come "ragazze affascinanti" in thailandese – veniva usato per descrivere donne attratte da altre donne. L'omosessualità e la condizione transgender sono sempre esistite nella loro storia, poiché la loro natura comportamentale non si allineava agli ideali eterosessuali.
Nel 2022, gay.it ha pubblicato una guida che illustra e spiega i termini più usati dalla comunità LGBTQ+ italofona. I dizionari specializzati che raccolgono il gergo LGBTQ+ tendono a concentrarsi fortemente su questioni sessuali.
Il gergo è effimero: i termini usati da una generazione possono cadere in disuso nella successiva. Ad esempio, negli anni '60 e '70 del XX secolo, i termini "cottage" (prevalentemente britannico) e "tearoom" (prevalentemente americano) venivano usati per indicare bagni pubblici utilizzati per incontri sessuali. Già nel 1999, questa terminologia era caduta in disuso al punto da risultare largamente sconosciuta alla comunità LGBTQ in generale.
Molti termini originariamente nati come gergo gay sono entrati a far parte del lessico popolare. Per esempio, la parola "drag" è stata resa popolare da Hubert Selby Jr. nel suo libro Ultima uscita per Brooklyn. Secondo l'Oxford English Dictionary, il termine risale alla fine del XIX secolo. Al contrario, parole come banjee, pur essendo ben radicate in una sottocultura gay, non sono mai diventate di uso comune. Si è osservato che le conversazioni tra uomini gay includono più gergo e meno termini comuni riguardo al comportamento sessuale rispetto a quelle tra uomini eterosessuali.
Quella che segue è una lista di termini gergali e/o offensivi per le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).
Anche se molte parole tra le gergali utilizzate nel Giappone moderno sono "prestiti linguistici" dell'inglese americano, rimangono ancora ll'interno della comunità LGBT nipponica parole giapponesi, come, ad esempio, il termine "okoge", che è l'esatta corrispondenza della parola gergale inglese "fag hag"- una "donna i cui amici sono per lo più uomini omosessuali". L'equivalente giapponese di "frocio" è invece okama (il cui significato letterale sarebbe "pentola"/"contenitore").