| Sofonisba morente | |
|---|---|
| Autore | Guercino |
| Data | 1654 circa |
| Tecnica | olio su tela |
| Dimensioni | 97×79 cm |
| Ubicazione | Collezione Mainetti, Roma |
Sofonisba morente è un dipinto a olio su tela (97 × 79 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, realizzato intorno al 1654 e conservato nella Collezione Mainetti a Roma.
Nella Felsina pittrice, Carlo Cesare Malvasia, ripercorrendo la produzione del Guercino relativa all'anno 1654, ricorda «una Sofonisba per l'Eccell. Coreggio Venetiano», testimoniando così l'esecuzione di un dipinto dedicato all'eroina cartaginese per un committente veneziano. Il Libro dei conti registra, alla data del 3 ottobre 1654, un pagamento da parte del gentiluomo veneziano Giovanni Donato Correggio: «Dal Ill.mo Coreggio si e riceuto Ducatoni n.o 120 [...] per pagamento di due, Meze Figure Cioue S: Sebastiano et Sufonisba [...] che Fano Scudi n.o 153 - fano L 612».
In un giudizio scritto del 29 luglio 1996, lo storico dell'arte Denis Mahon propose di identificare il dipinto della Collezione Mainetti con la Sofonisba documentata nel 1654. A sostegno di tale identificazione richiamò la qualità pittorica e i caratteri stilistici dell'opera, compatibili con la produzione del Guercino di quegli anni. Osservò inoltre che la tela sembrava essere stata rifilata lungo i margini inferiore e destro, circostanza che ne avrebbe ridotto le dimensioni rispetto a quelle abitualmente adottate dal pittore per le figure a mezzo busto. L'identificazione fu condivisa anche da Claudio Strinati.
Il 25 gennaio 2007, durante un'asta tenutasi a New York, Sotheby's presentò al lotto 46 un'altra Sofonisba, raffigurata di profilo, con il seno scoperto e una coppa nella mano. Richiamando la testimonianza di Malvasia e la registrazione del Libro dei conti del 1654, la casa d'aste propose di identificare il dipinto con quello eseguito per il veneziano Giovanni Donato Correggio, ipotizzando che costituisse il pendant del San Sebastiano conservato al Museo de Arte de Ponce, a Porto Rico.
A sostegno di questa identificazione, il catalogo sottolineava la maggiore affinità compositiva tra i due dipinti e la differenza di dimensioni tra il San Sebastiano e la Sofonisba della Collezione Mainetti, ritenuta meno convincente come opera di accompagnamento. Anche i caratteri stilistici della tela presentata all'asta apparivano compatibili con una datazione intorno al 1654. Nicholas Turner, dopo aver esaminato direttamente il dipinto, ne confermò l'attribuzione al Guercino, collocandone l'esecuzione negli anni Cinquanta del Seicento.
L'identificazione presenta tuttavia un elemento di incertezza, poiché il Museo de Arte de Ponce propone per il proprio San Sebastiano una datazione intorno al 1640, sensibilmente anteriore al pagamento documentato nel 1654.
Il dipinto raffigura gli ultimi istanti di Sofonisba, figura della storia cartaginese la cui tragica vicenda ha ispirato numerose opere letterarie, tra cui le tragedie di Gian Giorgio Trissino e Vittorio Alfieri. Figlia del condottiero cartaginese Asdrubale Giscone e moglie di Siface, re della Numidia, dopo la sconfitta del marito Sofonisba sposò Massinissa. Quando Scipione l'Africano ne pretese la consegna ai Romani, Massinissa le inviò una coppa di veleno, che la donna scelse di bere per sottrarsi all'umiliazione della prigionia. Il Guercino coglie il momento immediatamente successivo all'assunzione del veleno, quando Sofonisba, ormai consapevole della propria sorte, depone il recipiente.
Sofonisba è raffigurata a mezza figura, riccamente abbigliata secondo la moda seicentesca. Lo sguardo abbassato e l'espressione malinconica rivelano una sofferenza trattenuta, mentre la compostezza dell'atteggiamento conferisce alla scena un'intensa, ma misurata, drammaticità. L'assenza di gesti concitati concentra l'attenzione sulla dimensione psicologica della protagonista, il cui dramma si consuma in un'atmosfera di silenziosa rassegnazione.
Secondo Claudio Strinati, il confronto con l'altra Sofonisba morente conservata nella medesima collezione, appartenente a una fase precedente dell'attività del Guercino, permette di cogliere l'evoluzione del linguaggio pittorico dell'artista. Nella produzione matura, infatti, la rappresentazione dei sentimenti acquista una crescente profondità, affidata non più all'enfasi dell'azione, ma all'intensità espressiva dei personaggi. La figura isolata di Sofonisba, raccolta nella propria sofferenza, diviene così espressione di quella solennità sobria e intimamente partecipe che caratterizza la tarda maniera del pittore.