| Sofonisba nuda morente | |
|---|---|
| Autore | Guercino |
| Data | 1630 circa |
| Tecnica | olio su tela |
| Dimensioni | 97×79 cm |
| Ubicazione | Collezione Mainetti, Roma |
Sofonisba nuda morente è un dipinto a olio su tela (97 × 79 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, realizzato intorno al 1630 e conservato nella Collezione Mainetti a Roma.
Carlo Cesare Malvasia, nella Felsina pittrice, ricorda tra le opere eseguite dal Guercino nel 1630 «Una Sofonisba per il Panino», riferendosi a una commissione della famiglia Panini, appartenente alla committenza centese e già legata al pittore, che tra il 1615 e il 1617 aveva partecipato alla decorazione della sua residenza.
Il dipinto della Collezione Mainetti è stato identificato con quello ricordato da Malvasia da Stephen Pepper, che ne sostenne l'autografia nel 1996. Tale attribuzione fu successivamente condivisa da Denis Mahon, in un giudizio scritto dell'8 ottobre 1999. Lo studioso, osservando che il pagamento dell'opera non compare nel Libro dei conti del Guercino, avanzò l'ipotesi che la commissione fosse stata saldata anticipatamente, intorno al 1628, e che il dipinto fosse stato consegnato nel 1630, anno indicato da Malvasia.
Anche Claudio Strinati ha accolto l'identificazione proposta dai due studiosi, collocando l'esecuzione della tela tra il 1628 e il 1630.
Il dipinto rappresenta gli ultimi istanti di Sofonisba, figura della storia cartaginese la cui tragica vicenda ha ispirato numerose opere letterarie, tra cui le tragedie di Gian Giorgio Trissino e Vittorio Alfieri. Figlia del condottiero cartaginese Asdrubale Giscone e moglie di Siface, re della Numidia, dopo la sconfitta e la cattura del marito Sofonisba sposò Massinissa. Quando Scipione l'Africano ne reclamò la consegna ai Romani, Massinissa le inviò una coppa di veleno, che la donna scelse di bere per sottrarsi all'umiliazione della prigionia.
Il Guercino raffigura il momento immediatamente successivo all'assunzione del veleno, quando Sofonisba, ormai consapevole della propria sorte, abbandona la coppa vuota e distoglie lo sguardo, mentre porta una mano al ventre, in un gesto che sembra esprimere il sopraggiungere degli effetti della sostanza ingerita.
Sofonisba è raffigurata a torso nudo, parzialmente avvolta in ampi drappi rossi e azzurri, il cui vivace cromatismo risalta contro il fondo scuro. La figura, colta in un atteggiamento solenne e intensamente espressivo, manifesta il proprio turbamento attraverso la gestualità delle mani e la torsione del corpo. L'acconciatura ornata di perle e la ricchezza dei panneggi ne sottolineano la dignità regale, mentre la compostezza dell'atteggiamento conferisce alla rappresentazione una marcata impronta classicista.
Secondo Denis Mahon, la brillantezza dei colori e il vigore dei panneggi costituiscono elementi caratteristici della produzione del Guercino tra il 1628 e il 1630, distinguendo questa versione dalle successive interpretazioni del medesimo soggetto, risalenti alla metà del secolo.
Claudio Strinati ha sottolineato il contrasto tra la sensualità della figura femminile e la monumentalità dello sfondo, dominato da un ampio tendaggio che sembra fondersi con i drappi avvolti intorno al corpo della protagonista. La composizione acquista così una dimensione di solenne teatralità, nella quale la forza espressiva si accompagna alla ricerca di equilibrio formale.
Stephen Pepper ha accostato il dipinto alla Cleopatra giacente conservata a Palazzo Rosso di Genova, riconoscendo nelle due opere affinità nella monumentalità delle figure e nella potenza espressiva della composizione.