
Il sonnellino, chiamato anche pisolino o riposino o ancora con il regionalismo pennichella, è un breve periodo di sonno solitamente praticato durante le ore diurne a integrazione del normale riposo notturno.
Tali riposi vengono spesso effettuati per contrastare la sonnolenza durante la veglia o per compensare una carenza di sonno, sia prima che dopo che essa si sia verificata. Si tratta di una forma di sonno bifasico o polifasico; questi ultimi termini indicano regimi che prevedono più periodi di sonno nell'arco della giornata, anziché uno solo. Esistono diverse tipologie di riposo diurno, a seconda dell'obiettivo desiderato o dei vincoli di tempo; da anni la comunità scientifica studia i benefici di questa pratica, analizzando sia i riposi brevi (come quello da 30 minuti) sia quelli più lunghi (da 1 a 2 ore). Sono state condotte ricerche sulle prestazioni relative a un'ampia gamma di processi cognitivi, dimostrando che il riposo diurno apporta svariati benefici di natura cognitiva, fisica e psicosociale.
In italiano la parola attestata più anticamente è sonnellino (XIV secolo), mentre pisolino e riposino sono molto più recenti (XX secolo). In italiano si dice schiacciare un pisolino o schiacciare un sonnellino, ma fare un riposino.

Le pratiche di riposo diurno possono essere classificate in base alla durata; ciascuna offre benefici e aspetti specifici da considerare:

La ricerca suggerisce che brevi e abituali riposini pomeridiani dopo una sessione di apprendimento offrano i maggiori benefici per l'acquisizione di nuove nozioni. Per quanto riguarda il contrasto al calo di attenzione post-prandiale, i benefici in termini di vigilanza non variano in base alla durata del riposo, nemmeno quando questo dura appena 10 minuti. Il riposo pomeridiano migliora la vigilanza nei giovani adulti e negli adolescenti durante le attività svolte nel pomeriggio, influenzandone positivamente l'efficienza. Inoltre, i preadolescenti che riposano regolarmente durante il giorno mostrano una migliore qualità del sonno notturno. Nei bambini più piccoli, il riposo diurno aumenta la sonnolenza, pur migliorando al contempo la capacità di recupero delle informazioni dalla memoria.
Per gli studenti di ogni età, riposare durante l'orario scolastico apporta benefici ai tempi di reazione e al recupero di informazioni dichiarative apprese di recente, soprattutto se il sonno non supera la fase a onde lente (ovvero dura meno di un'ora).
Alcuni studi hanno dimostrato che un riposo di 60-90 minuti può essere più efficace della sola caffeina per le funzioni mnemoniche e cognitive.
Negli adulti, è stata riscontrata un'associazione causale tra l'abitudine di fare un riposino diurno e un volume cerebrale maggiore. Il volume cerebrale tende normalmente a ridursi con l'avanzare dell'età e tale fenomeno è associato tra l'altro alle malattie neurodegenerative. Studi precedenti hanno evidenziato i benefici del riposino diurno per le prestazioni cognitive negli adulti in buona salute.
Il ritmo circadiano influisce sulla crescente necessità di riposini diurni: la sonnolenza aumenta verso metà pomeriggio; pertanto, il momento ideale per concedersi un riposino è il primo pomeriggio. Per gli adulti si raccomandano riposini di 20-30 minuti, mentre i bambini piccoli e gli anziani potrebbero necessitare di periodi di riposo più lunghi. La ricerca ha tuttavia dimostrato che i benefici del riposino dipendono dall'insorgenza del sonno e dalle sue fasi, piuttosto che dall'orario o dalla durata.
È stato dimostrato che, nei casi di narcolessia, l'eccessiva sonnolenza diurna (EDS) può migliorare grazie a riposini programmati. Al di fuori della narcolessia, non è stato dimostrato che i riposini siano benefici per l'eccessiva sonnolenza diurna associata ad altri disturbi del sonno. Nel caso dell'ipersonnia idiopatica, i pazienti avvertono tipicamente inerzia del sonno e non si sentono riposati dopo il riposino.
Per le persone sane che desiderano migliorare le proprie capacità cognitive o il proprio stato emotivo, i riposini programmati possono rivelarsi utili. Tuttavia, un ricorso eccessivo al riposino – specialmente in adulti affetti da altre patologie – può essere associato a esiti negativi; pertanto, tale pratica dovrebbe essere valutata con cautela.
Lo stato di torpore, la ridotta capacità cognitiva e il disorientamento che si avvertono al risveglio sono noti come inerzia del sonno. Tale condizione rallenta l'esecuzione di compiti cognitivi, ma non ne compromette l'accuratezza. In assenza di una precedente privazione del sonno, gli effetti dell'inerzia del sonno raramente superano i 30 minuti.
Una meta-analisi del 2016 ha evidenziato una possibile correlazione tra l'abitudine di fare sonnellini di durata superiore a un'ora e un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, diabete, sindrome metabolica o morte. Non sono stati riscontrati effetti negativi per sonnellini fino a 40 minuti al giorno, mentre è emerso un netto aumento del rischio di malattia per durate superiori. Nonostante la correlazione, non è stato stabilito dallo studio alcun nesso di causalità: il collegamento potrebbe dipendere dal fatto che le persone tendono a fare sonnellini più lunghi proprio in presenza di altri fattori di rischio preesistenti.
L'abitudine di fare sonnellini può inoltre essere un indicatore di deterioramento neurologico, come la demenza, nelle persone anziane, poiché la riduzione della funzionalità cerebrale comporta una maggiore sonnolenza.
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