Sonnet 130
Sonnet 130 o My mistress' eyes are nothing like the sun è il centotrentesimo dei Sonnets di William Shakespeare.
Il testo del sonetto in lingua originale
My mistress' eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red, than her lips red:
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damask'd, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound:
I grant I never saw a goddess go,—
My mistress, when she walks, treads on the ground:
- And yet by heaven, I think my love as rare,
- As any she belied with false compare.
Analisi del testo
Il sonetto 130 si divide in due parti principali: le tre quartine, dove l'io descrive le qualità negative della propria donna, e il distico, dove, col meccanismo dell'aprosdóketon (inaspettato), afferma di amarla proprio per la sua rarità e differenze e dei nuclei tematici più precisi:
- prima quartina: spende i suoi pentametri giambici nel raffronto con la donna idealizzata della poesia petrarchista, con cui è messa in confronto la propria dark lady, polemicamente e ironicamente (se bianca è la neve, be', scuri sono i suoi seni). Nel secondo Cinquecento, il modello italiano basato sull'imitazione dei sonetti del Petrarca dilagava nella letteratura inglese: Shakespeare vi si oppone, condannando gli eccessi di fairness delle donne troppo idealizzate e prive d'imperfezioni.
- seconda quartina: l'io porta la propria personale esperienza, spiegando, senza soluzione di continuità, come la sua dark lady sia meno bella degli standard poetici contemporanei.
- terza quartina: pur proseguendo nell'affermazione della bruttezza della propria donna rispetto ai canoni (ma ben so io che la Musica ha un suono più gradito), l'io fa un piccolo riconoscimento dell'amore che comunque prova, preludendo così al riscatto nel distico conclusivo, dove arriverà a dire I think my love as rare, as any she belied with false compare, ossia che il suo amore è raro almeno quanto quello delle donne mentite da false comparazioni, cioè l'amore delle inarrivabili donne petrarchesche.
Note
- ↑ Dalla traduzione di Dario Calimani del v. 3, in Calimani 2009, p.198.
- ↑ Dalla traduzione di Dario Calimani dei vv. 9-10, in Calimani 2009, p.198.
Bibliografia
- Dario Calimani, William Shakespeare: i sonetti della menzogna, Carocci, 2009, pp. 198–202.