Spada Mindelheim

Spada Mindelheim
Spade Hallstattiane - ill. di Johann Georg Ramsauer, XIX secolo. Esemplare del tipo "Mindelheim" in ferro (secondo reperto da sx)
TipoSpada
Impiego
UtilizzatoriCultura di Hallstatt
Produzione
Date di produzionePeriodo Hallstatt C (800-620 a.C.)
Descrizione
Lunghezza> 80 cm
Tipo di puntacorta, di forma triangolare
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Per spada di Mindelheim o spada tipo Mindelheim (lingua tedesca Mindelheimschwert, spesso anche Hallstattschwert, "lett. Spada di Hallstatt"; lingua inglese Mindelheim Sword) s'intende la spada in ferro iconica della Cultura di Hallstatt, con codolo piatto, lama a forma di foglia e grande pomolo piriforme, a volte riccamente decorato con incisioni ed intarsi. Questa tipologia di spada, la cui destinazione d'uso (arma di cavalleria/carreria o arma cerimoniale) è ancora dibattuta, era certamente arma precipua degli esponenti politici di spicco della comunità hallstattiana.

Ritrovamenti

Nel variegato ecosistema archeologico delle c.d. "Spade hallstattiane", la principale area di distribuzione dei reperti iscritti come spade del tipo "Mindelheim" è compresa tra la Germania meridionale (Baviera e Baden-Württemberg), la Boemia e la stessa Hallstatt, facendone quindi un prodotto hallstattiano fortemente continentale. Il tipo-guida fu rinvenuto nella città bavarese di Mindelheim. Diversi esemplari sono stati ritrovati tra i Paesi Bassi, le rive del Mar Baltico e la Scandinavia, ma nessuno nelle Isole britanniche, ove invece si ritrovano altre tipologie di spade halstattiane come la c.d. "Spada di Gündlingen" che altrove convivono con esemplari Mindelheim. Tutti i ritrovamenti sono avvenuti in contesto sepolcrale o comunque in "tesori". Il numero di reperti porterebbe ad identificare il tipo "Mindelheim" come più raro o comunque elitario rispetto al tipo "Gündlingen": Cowen 1967 reperta 238 Gündlingen contro 27 Mindelheim, definendo una ratio di 10:1.

Storia

La spada Mindelheim ripiegata ritualmente ritrovata nella Tomba del re di Oss – Rijksmuseum van Oudheden

Prendendo a riferimento il sistema cronologico definito ad inizio XX secolo da Paul Reinecke (1872-1958) proprio studiando la Cultura di Hallstatt, le prime spade in ferro apparvero al volgere del "Periodo Hallstatt B" (1050-800 a.C.), frammiste a quelle in bronzo, divenendo più comuni del successivo "Periodo Hallstatt C" (800-620 a.C.), fondamentalmente nel corso del VII secolo a.C., secondo alcuni storici in risposta all'arrivo da oriente di razziatori (pre-Sciti o Cimmeri) già dotati di armi in ferro da cui gli halstattiani dovettero imparare a difendersi. I reperti simbolo di questa diffusione del nuovo metallo furono appunto degli esemplari di spada Mindelheim realizzati in ferro laddove invece le spade del tipo "Gündlingen", sempre tipiche del Periodo Halstatt C, seguitarono ad essere realizzate in bronzo.

La destinazione d'uso della spada Mindelheim è ancora dibattuta. Taluni storici la identificano in un'arma da cavalleria o comunque carreria mentre secondo altri si tratterebbe di armi troppo scomode e pesanti per poter essere qualcosa più che armi cerimoniali o oggetti precipui del corredo funebre. Il grezzo dato di raffronto tra i reperti Mindelheim e quelli Gündlingen, non solo per numeri ma anche per dimensioni e qualità (della lama tanto quanto delle decorazioni), porta tutti i ricercatori a concordare sulla natura elitaria della spada Mindelheim.

Descrizione

Particolare di un'elsa tipo Mindelheim rinvenuta nel sito di Hallstatt con intarsi in avorio e ambra

La spada tipo Mindelheim è sempre arma di grandi dimensioni, con lunghezza complessiva superiore agli 80 cm, dato che ha spinto gli storici a considerarla anzitutto arma adatta a colpire di taglio e quindi atta al combattimento montato.

La sua caratteristica più distintiva è la guardia, dominata da un imponente pomolo piriforme che rende tutto il blocco dell'elsa fungiforme. Il pomolo era spesso riccamente decorato con incisioni ed intarsi, anche di ambra o di corallo rosso, o poteva essere costituito non da metallo (bronzo o ferro) ma da materiali preziosi deperibili quali l'avorio. Non mancano esemplari dalla decorazione a dir poco stravagante, come nel caso della spada rinvenuta nella celebre Tomba del re di Oss nei Paesi Bassi.

La lama Mindelheim riproponeva invece la foggia a foglia tipica della spada a lingua da presa dell'Età del bronzo, più larga nel centro, strutturata su di una spina centrale molto evidente e sviluppata. Una caratteristica peculiare del tipo sono invece i fili della lama terminanti ad aletta e discosti dal forte in prossimità della guardia, come ben evidente nel predetto esemplare della tomba di Oss. La punta, poco pronunciata, ha forma di corto triangolo.

Note

Esplicative
  1. ↑ Esemplari di spade Gündlingen in ferro, pur molto rari, sono stati rinvenuti - v.si van der Vaart-Verschoof 2017, p. 28.
  2. ↑ Descrizione del reperto in Megaw e Megaw 2001, pp. 25 e 29.
Bibliografiche
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  3. 1 2 Wüstemann 2004, pp. 71-72.
  4. 1 2 3 Cowen 1967, p. 391.
  5. 1 2 3 Schauer 1971, p. 215.
  6. 1 2 3 Trageser 1984, p. 51.
  7. 1 2 Pleiner 1993, p. 15.
  8. ↑ Wüstemann 2004, pp. 70 e ss.
  9. ↑ Pleiner 1993, p. 13.
  10. 1 2 van der Vaart-Verschoof 2017, p. 45.
  11. ↑ Cowen 1967, pp. 388-389 e 392.
  12. ↑ Wüstemann 2004, pp. 72-73.
  13. ↑ Colquhoun e Burgess 1988, passim.
  14. 1 2 O'Connor 1980, pp. 240 e ss.
  15. ↑ Cowen 1967, Mappa B.
  16. 1 2 Cowen 1967, p. 380.
  17. ↑ (DE) Paul Reinecke, Zur Chronologie der 2. Hälfte des Bronzealters in Süd- und Norddeutschland, in Korrespondenzbl. D. Deutsch. Ges. F. Anthr., Ethn. U. Urgesch., vol. 33, 1902, pp. 17–22 e 27–32, ISSN 0931-8046 (WC · ACNP).
  18. ↑ (EN) Svend Hansen, The Hillfort of Teleac and Early Iron in Southern Europe, in Svend Hansen e Rüdiger Krause (a cura di), Bronze Age Fortresses in Europe, Verlag Dr. Rudolf Habelt GmbH, Bonn, 2019, p. 204.
  19. ↑ Harding 2007, p. 17.
  20. ↑ Megaw e Megaw 2001, p. 40.
  21. ↑ Cowen 1967, pp. 416-422.
  22. ↑ Wüstemann 2004, p. 75.
  23. ↑ Trageser 1984, p. 44.
  24. ↑ Pleiner 1993, p. 9.
  25. ↑ Megaw e Megaw 2001, pp. 25-29
  26. 1 2 van der Vaart-Verschoof 2017, pp. 58 e 122.

Bibliografia

Studi
Consultazione

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