Fatti di Bronte

Fatti di Bronte
Data2-10 agosto 1860
LuogoBronte
CausaInsurrezione contro i notabili borbonici (da parte degli insorti)
EsitoRepressione della rivolta da parte dei Garibaldini
Schieramenti
Comandanti
Perdite
5 rivoltosi o presunti tali fucilati in seguito a processo militare a opera dei garibaldini.Sconosciute27 persone tra notabili borbonici, loro famigliari e sostenitori a opera degli insorti
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I fatti di Bronte, noti anche come strage di Bronte o massacro di Bronte, sono un episodio del Risorgimento avvenuto a Bronte, in Sicilia, nell'agosto del 1860, durante la spedizione dei Mille.

In seguito a un'insurrezione popolare nei confronti dei nobili e della borghesia locale, della quale furono vittime sedici membri altolocati della città, le truppe garibaldine, comandate da Nino Bixio, furono chiamate a ristabilire l'autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli, ai quali seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro.

Un fatto analogo era avvenuto il 17 maggio dello stesso anno, a circa 80 km da Bronte, in località Alcara Li Fusi, dove gli insorti avevano massacrato 11 persone con conseguente intervento garibaldino agli ordini del colonnello Interdonato. Il tribunale speciale condannò a morte 26 persone ritenute colpevoli.

Storia

La spedizione dei mille

Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione dei Mille.

Quando l'11 maggio del 1860 il generale Giuseppe Garibaldi sbarcò con i Mille nel porto di Marsala, sapeva benissimo che, per chiudere con successo la sua impresa, gli sarebbe stato assolutamente necessario l'appoggio e la partecipazione attiva dei siciliani. Riteneva che questo sarebbe avvenuto solo se fosse stato accolto non solo come il liberatore dalla tirannide borbonica, ma anche come colui che poteva dare le possibilità di far nascere una nuova società, libera dalla miseria e dalle ingiustizie. Con questo intento, il 2 giugno, aveva emesso un decreto nel quale prometteva soccorso ai bisognosi e la tanto attesa divisione delle terre.

Il malcontento della popolazione e la rivolta contro i notabili della città

Nell'entroterra siciliano si erano dunque accese molte speranze di riscatto sociale, da parte soprattutto della media borghesia e delle classi meno abbienti. A Bronte, sulle pendici dell'Etna, la contrapposizione era forte fra la nobiltà latifondista, tra i quali spiccava la Ducea di Nelson, proprietà terriera della famiglia Nelson del Regno Unito, e la popolazione.

Il 2 agosto il malcontento popolare fu animato da diverse persone provenienti dai paesi limitrofi, tra i quali Calogero Gasparazzo, e scoccò la scintilla dell'insurrezione. Fu così che vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all'archivio comunale. Quindi cominciò una caccia all'uomo che contò sedici morti fra nobili, ufficiali e civili, tra cui anche il barone del paese con la moglie e i figlioletti, il notaio e un prete, prima che la rivolta si placasse.

Nino Bixio arrivò a Bronte dopo un lungo cammino, durante il quale incontrò gente terrorizzata scampata alle stragi e che implorava aiuto, scene che così venivano descritte:

«Case incendiate coi padroni dentro; gente sgozzata per le vie; nei seminari giovanetti trucidati a piè del vecchio Rettore; uno dell'orda è la che lacera coi denti il seno d'una fanciulla uccisa.»

Il processo

«Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri villaggi lo videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva! ma niuno osò muoversi»

All'alba del 10 agosto, i condannati vennero portati nella piazzetta antistante il convento di San Vito e fucilati.

Nell'arte

Letteratura

Nel racconto Libertà inserito tra le Novelle rusticane di Giovanni Verga, viene ripreso il tema della strage, secondo Sciascia in chiave apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi: l'omissione della presenza storica dell'avvocato Lombardo, e soprattutto la trasformazione letteraria del "pazzo del paese" (tra i condannati a morte di Bixio) in "nano", per attenuare la gravità della condanna capitale di un innocente per giunta non in pieno possesso delle sue facoltà mentali.

I fatti di Bronte sono citati anche da Carlo Levi, che ne Le parole sono pietre descrive Bronte nel dopoguerra.

Cinematografia

Note

  1. ↑ Giovanni Interdonato, su Enciclopedia Treccani-Dizionario biografico degli italiani.
  2. ↑ INTERDONATO, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 62, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
  3. ↑ I 150 anni dalla Spedizione dei Mille, su Regione Sicilia. URL consultato il 16 dicembre 2023 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2022).
  4. ↑ L’insurrezione di Alcara del 17 maggio 1860 in un manoscritto coevo inedito (PDF), su societamessinesedistoriapatria.it. URL consultato il 14 dicembre 2025.
  5. ↑ Mario Musumeci, Sergio Toffetti, Da la presa di Roma a Il piccolo garibaldino..., Gangemi 2007, p.111
  6. 1 2 comune.bronte.ct.it, https://web.archive.org/web/20130814105030/http://www.comune.bronte.ct.it/citta/cenni_storici/cenni_storici_fatti1860.htm. URL consultato l'11 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2013).
  7. ↑ Lucy Riall, La rivolta. Bronte 1860, Milano, Editore Laterza, 2012, pp. 183-184.
  8. ↑ it.wikisource.org, https://it.wikisource.org/wiki/Novelle_rusticane/Libertà.
  9. ↑ Leonardo Sciascia, La «mistificazione» di Verga in nome dell'arte e della patria (Corriere della Sera, corriere.it, dall'introduzione del 1963 al libro «Nino Bixio a Bronte di B. Radice»).

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni