
Nelle leggende di Roma antica e poi del Medioevo, un succubo o una succuba, (dal latino succuba, "amante") è un demone di aspetto femminile che seduceva gli uomini, specialmente monaci, per avere rapporti sessuali e renderli soggetti sottoposti alla volontà del succubo stesso.
Secondo quanto narra la leggenda, i succubi aggredivano gli uomini con lo scopo di alimentarsi della loro energia, spesso provocandone la morte. Secondo versioni modificate, spingevano gli uomini al peccato con le loro tentazioni erotiche. Questa diceria fu anche una spiegazione medievale per giustificare le soventi eiaculazioni notturne che accadevano agli adolescenti.
Secondo il Malleus Maleficarum («Martello delle streghe»), le succubi giacevano con gli uomini, fino a sfinirli, per poterne raccogliere il seme, di cui poi gli incubi si sarebbero serviti per fecondare le donne: «Nel compiere l'atto sessuale i demoni maschi sono Incubi e le femmine Succubi, e questo è giudizio comune di tutti i filosofi di tutti i tempi ed è comprovato dall'esperienza delle nazioni». La tradizione demonologica sosteneva che i demoni pur avendo il potere «che è nei fianchi, e il suo vigore nei muscoli del ventre», non potessero procreare gli uomini per mancanza del seme. La finalità ultima di questa pratica non è mai stata chiarita. Si supponeva però che le creature così concepite fossero più sensibili alle influenze del demonio.
Nel Malleus, nella parte del trattato in cui si affronta la questione procreativa, gli autori sostengono:
Secondo la tradizione demonologica, le succubi apparirebbero agli uomini sotto forma di giovani donne di enorme bellezza, capaci di ineguagliabili arti seduttive ed erotiche derivanti dalla loro natura diabolica.
Nella terminologia moderna con "succube" si intende qualcuno sottomesso o asservito a qualcun altro, proprio come erano le vittime nei confronti dei succubi in alcuni miti.
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