
Per suolo si hanno due diverse accezioni: pedologica e geografica. Dal punto di vista pedologico-ecologico ovvero inteso non solo come una superficie ma come il composto di quella miscela estremamente variabile di sostanza organica (viva o trasformata) , sostanza minerale, acqua e aria che permette la vita di piante ed animali, in mancanza di questo insieme di componenti non si parla quindi di suolo. Sotto questo aspetto il suolo si trova esclusivamente sul pianeta Terra.
La pedologia è la scienza che studia la composizione, la genesi e le modificazioni del suolo dovute sia ai fattori biotici che abiotici; la chimica del suolo è invece la disciplina che si occupa dello studio e caratterizzazione chimica e chimico-fisica del suolo. Pedosfera - dal greco πέδον, pedon, suolo, terra e sfera quando considerato parte della geosfera, è lo strato superficiale che ricopre la crosta terrestre, derivante dall'alterazione di un substrato roccioso, chiamato roccia madre, per azione chimica, fisica e biologica esercitata da tutti gli agenti superficiali e dagli organismi presenti su di esso, può comprendere sia sedimenti sia regolite.
Si possono identificare tre funzioni principali del suolo:
Il suolo contiene un vasto microbiota che rappresenta tre quarti della biodiversità del pianeta, formato da specie di animali, batteri e funghi nonché le loro interrelazioni ed equilibri. La formazione del suolo (pedogenesi) richiede tempi lunghi, mediamente viene considerato necessario un tempo di 500 anni per produrre 2,5 centimetri di suolo; la variabilità, a seconda dei vari fattori pedogenetici che agiscono in un sito, è però molto elevata. Dati i suoi lunghi tempi di formazione, la sua fornitura di servizi ecosistemici indispensabili alla vita non solo del genere umano, è considerato una risorsa naturale non rinnovabile in rapida diminuzione soprattutto per consumo di suolo antropogenico.
La giornata mondiale del suolo è stata istituita nel 2014 dalla FAO e ricorre il 5 dicembre
La seconda accezione riguarda l'aspetto geografico-urbanistico, ovvero suolo come terreno o superficie supporto per costruzioni, infrastrutture, percorsi, indipendentemente che la sua matrice sia vitale o amorfa, quindi riutilizzabile più volte senza limiti temporali per queste attività.
Il suolo è composto da una parte solida (componente organica e componente minerale o inorganica), una parte liquida e da una parte gassosa. Il processo che porta alla sua formazione è detto pedogenesi.
Durante la sua evoluzione, il suolo si differenzia lungo il suo profilo (la successione verticale degli strati o livelli che formano il profilo) in una serie di orizzonti. I più comuni orizzonti identificabili, ad esempio, sono un orizzonte superficiale organico topsoil (sovrastato talvolta da uno strato di lettiera indecomposta), in cui il contenuto di sostanza organica insieme alle particelle minerali raggiunge una percentuale notevole (es: 5%-10%), un sottostante orizzonte di eluviazione, in cui il processo di percolazione delle acque meteoriche ha eluviato una parte delle particelle minerali fini lasciando come prevalente la componente limosa o sabbiosa, e al fondo l'orizzonte di illuviazione corrispondente, dove le suddette particelle fini (argillose) si sono accumulate.
I processi che originano un suolo sono comunque disparati, ed è possibile una caratterizzazione dei suoli in stretta correlazione ai regimi climatici. Questo non è l'unico tipo di classificazione operabile.
All'interno di un suolo, in funzione delle rocce da cui si origina e del clima dell'area, sono distinguibili dei livelli, indicati come orizzonti pedologici, in cui ciascuno è uno strato ben identificabile distinguibile dagli altri sopra- e sottostanti. Il celebre pedologo russo Vasilij Dokučaev, il primo a fornire una analisi della natura dei suoli, distinse tre orizzonti (più il substrato roccioso):
Classificazioni più moderne possono distinguere ulteriori orizzonti, la FAO nel 2014 ha proposto come riferimento:
Esistono anche orizzonti che manifestano simultaneamente caratteristiche di due orizzonti, chiamati orizzonti di transizione e indicati con le due lettere, es. AB, AC, BC.
Altre classificazioni e suddivisioni più complesse si sono succedute nel tempo.
Con il termine di degradazione dei suoli si intendono dei processi degenerativi che si traducono nella scomparsa di un suolo o nella perdita della sua capacità di fungere da substrato per le comunità biologiche che normalmente vi si sviluppano. La degradazione dei suoli è generalmente accostata a errati utilizzi da parte dell'uomo; tuttavia, esistono dei casi di degradazione del suolo anche in condizioni perfettamente naturali.
Le modalità di degradazione dei suoli possono ricondursi a vari tipi, tra cui i più importanti sono:
Il suolo può essere degradato anche dalla pioggia che porta via tutti i nutrienti che il suolo necessita per poter essere fertile (lisciviazione), gli alberi quindi non possono crescere e può prodursi una deforestazione che a sua volta potrà portare ad una desertificazione.
Il degrado del suolo costa almeno 80 euro ogni anno a ciascun abitante dell'Unione europea. La stessa Unione europea nella relazione del 13.02.2012 al Parlamento Europeo illustra le allarmanti tendenze di degradazione del suolo in Europa.
Il suolo nella sua accezione pedologica inteso non solo come mera superficie esteriore ma come terreno con spessore vitale composto da elementi minerali, organici e una ricca biodiversità, svolge alcune funzioni fondamentali:

Il suolo contiene la più grande varietà specifica di organismi viventi, per la maggior parte ancora sconosciuti, rappresentando l'habitat con più biodiversità.
Esempi di organismi presenti nei suoli: collembola, isopoda, oribatida, anellida, nematodi, tardigradi ecc.
Il Consiglio d'Europa nel 1972 ha redatto questa Carta europea del suolo:
Nell'ambito del Green Deal europeo nel 2024 è stato approvato il Regolamento sul ripristino della natura (2024/1991) Nature restoration law (Nrl), nel quale viene contemplata la protezione dei suoli dalla loro trasformazione.
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