Il corpo umano ospita un numero di cellule microbiche dello stesso ordine di grandezza di quello delle cellule umane. Alcuni di questi microrganismi sono commensali, cioè convivono con l'ospite senza danneggiarlo né avvantaggiarlo, altri hanno con esso un rapporto di mutualismo, vantaggioso per entrambi; alcuni microrganismi non patogeni possono invece danneggiare l'ospite attraverso i loro metaboliti, come la trimetilammina, che l'organismo umano ossida a trimetilammina N-ossido, associata all'aterosclerosi. Di molti microrganismi è nota l'utilità per l'ospite, ma il ruolo della maggior parte di essi non è ancora ben compreso; quelli normalmente presenti, che in condizioni normali non causano malattie, sono talvolta detti flora normale o microbiota normale.
Il Progetto microbioma umano ha avviato il sequenziamento del microbiota umano, in particolare di quello della cute, della bocca, del naso, dell'apparato digerente e della vagina, e ha pubblicato i primi risultati nel 2012.
Terminologia
Il termine microbiota indica l'insieme dei microrganismi di un determinato ambiente, mentre microbioma indica, secondo una proposta terminologica del 2015, l'intero habitat, comprendente i microrganismi, i loro genomi e le condizioni ambientali circostanti; altri autori lo limitano all'insieme dei geni e dei genomi del microbiota, che corrisponde però al metagenoma. Nell'uso corrente i due termini sono spesso usati come sinonimi.
I termini tradizionali flora e microflora sono impropri, perché la radice flora si riferisce alle piante; il termine microbiota, più appropriato, si è diffuso solo di recente e non ha ancora sostituito del tutto i precedenti.
Numero di microrganismi
Si stima che il corpo umano contenga circa 38 000 miliardi di cellule batteriche, contro 30-40 000 miliardi di cellule umane; la stima tradizionale, secondo cui le cellule batteriche sarebbero dieci volte più numerose di quelle umane, è stata quindi rivista. Il numero di geni batterici, stimato in circa 2 milioni, è invece circa cento volte superiore a quello dei circa 20 000 geni umani.
Metodi di studio
Schema dello studio del microbiota umano a livello del DNA
Lo studio del microbiota umano consiste essenzialmente nell'identificare i numerosi membri di una comunità microbica eterogenea, che comprende batteri, eucarioti e virus. Si basa soprattutto sull'analisi del DNA, ma anche dell'RNA, delle proteine e dei metaboliti. Gli studi sul DNA si dividono in studi mirati su ampliconi, basati su geni marcatori noti e utili soprattutto per l'identificazione tassonomica, e studi di metagenomicashotgun, che analizzano l'intero patrimonio genetico della comunità e permettono di studiarne anche il potenziale funzionale. Per l'identificazione di batteri e archei si usa soprattutto il gene dell'RNA ribosomiale 16S, per i funghi la regione ITS (internal transcribed spacer). Una difficoltà specifica degli studi sul microbiota umano è evitare di includere nell'analisi il DNA dell'ospite.
Le sequenze ottenute vengono raggruppate in unità tassonomiche operative (OTU) o analizzate con metodi che distinguono anche varianti molto simili, e attribuite a un taxon confrontandole con banche dati di riferimento; le metagenomiche shotgun richiedono l'assemblaggio dei genomi e l'annotazione funzionale dei geni. Per confrontare comunità diverse si usano misure di distanza filogenetica come l'indice UniFrac. I campioni con poca biomassa microbica sono particolarmente esposti alla contaminazione da parte dei reagenti, che può generare risultati falsamente positivi. Oltre alla composizione, la ricerca studia le interazioni ecologiche tra i microrganismi: alcuni risultati indicano che le dinamiche delle comunità microbiche sono simili nei diversi individui.
Una delle principali domande della ricerca è se esista un nucleo di specie condiviso dalla maggior parte delle persone: se esistesse, sarebbe possibile associare determinate composizioni del microbiota a stati di malattia. Il microbiota umano è infatti molto variabile, sia nello stesso individuo sia tra individui diversi.
Il 13 giugno 2012 i National Institutes of Health (NIH) hanno annunciato i primi risultati dello Human Microbiome Project, pubblicati in una serie di articoli su Nature e sulle riviste della Public Library of Science. Da 242 volontari sani statunitensi erano stati raccolti oltre 5000 campioni da 15 siti corporei negli uomini e 18 nelle donne, tra cui bocca, naso, cute, intestino (feci) e vagina; i ricercatori hanno stimato che il microbiota umano comprenda oltre 10 000 specie microbiche, e hanno identificato tra l'81 e il 99% dei generi.
Componenti
Batteri
I batteri popolano la cute e le mucose di varie parti del corpo e fanno parte della normale fisiologia umana; se però il loro numero supera i valori consueti, spesso per un indebolimento del sistema immunitario, o se colonizzano zone normalmente sterili, come il sangue, le basse vie respiratorie o la cavità addominale, possono causare malattie come batteriemia e sepsi, polmonite e peritonite.
Secondo lo Human Microbiome Project, ogni individuo ospita migliaia di tipi di batteri, e ogni distretto corporeo ha una comunità caratteristica: la cute e la vagina presentano una diversità minore della bocca e dell'intestino, che sono i distretti più ricchi. La composizione batterica di uno stesso distretto varia da persona a persona sia per tipo sia per abbondanza dei batteri. Nell'intestino vivono tra 500 e 1000 specie batteriche, appartenenti a pochi phyla: dominano Firmicutes e Bacteroidetes, ma sono presenti anche Proteobacteria, Verrucomicrobia, Actinobacteria, Fusobacteria e Cyanobacteria.
Nella bocca vivono numerose specie di batteri, soprattutto Streptococcus mutans e altri anaerobi, che formano la placca dentale; se non viene rimossa con lo spazzolino, la placca si indurisce formando il tartaro, e gli stessi batteri producono acidi che sciolgono lo smalto dentale, causando la carie. Il microbiota vaginale è composto soprattutto da specie di Lactobacillus, tra cui la più comune è L. iners, seguita da L. crispatus.
Archei
Gli archei sono presenti nell'intestino umano, ma con un numero di specie molto più limitato rispetto ai batteri. Il gruppo dominante è quello dei metanogeni, in particolare Methanobrevibacter smithii e Methanosphaera stadtmanae; la colonizzazione è però variabile, e solo il 50% circa delle persone ospita popolazioni facilmente rilevabili. All'inizio degli anni duemila non si conoscevano esempi certi di archei patogeni, anche se è stata proposta un'associazione tra alcuni metanogeni e la parodontite; la variante a prevalenza di metano della sovracrescita batterica del tenue è causata soprattutto da metanogeni, in particolare M. smithii.
Funghi
Nell'intestino sono presenti funghi, in particolare lieviti. I più studiati sono le specie di Candida, per la loro capacità di diventare patogene nelle persone immunodepresse e talvolta anche in quelle sane. Lieviti sono presenti anche sulla cute, come le specie di Malassezia, che si nutrono delle sostanze grasse secrete dalle ghiandole sebacee.
Virus
I virus, in particolare i batteriofagi, colonizzano vari distretti del corpo, tra cui la cute, l'intestino, i polmoni e il cavo orale. Le comunità virali sono state associate ad alcune malattie e non rispecchiano semplicemente quelle batteriche. Nel 2024 è stata descritta nel microbiota umano una nuova classe di elementi simili ai viroidi, chiamati obelischi.
Amebe
Diverse specie di amebe non patogene vivono come commensali nell'apparato digerente umano, tra cui Endolimax nana, alcune specie del genere Entamoeba (in particolare Entamoeba coli, E. hartmanni ed E. polecki) e Iodamoeba buetschlii.
Distretti corporei
Cute
Uno studio condotto su 20 zone cutanee di dieci persone sane ha individuato 205 generi batterici appartenenti a 19 phyla; la maggior parte delle sequenze apparteneva a quattro phyla: Actinobacteria (51,8%), Firmicutes (24,4%), Proteobacteria (16,5%) e Bacteroidetes (6,3%). Sulla cute sana sono presenti anche numerosi generi di funghi, con alcune differenze tra le zone del corpo; nelle condizioni patologiche alcuni generi tendono a prevalere, come Malassezia nella dermatite atopica e Acremonium nel cuoio capelluto con forfora.
La cute costituisce una barriera contro l'invasione dei microrganismi patogeni. I microrganismi cutanei possono essere residenti o transitori, e quelli residenti variano in base al tipo di cute. La maggior parte vive sulle cellule superficiali o in associazione con le ghiandole sebacee e sudoripare, che forniscono acqua, amminoacidi e acidi grassi; i batteri associati alle ghiandole sebacee sono spesso Gram-positivi e possono essere patogeni.
Congiuntiva
Nella congiuntiva è normalmente presente un piccolo numero di batteri e funghi: cocchi Gram-positivi come Staphylococcus e Streptococcus, bacilli e cocchi Gram-negativi come Haemophilus e Neisseria, e funghi dei generi Candida, Aspergillus e Penicillium. Le ghiandole lacrimali mantengono umida la congiuntiva e l'ammiccamento la lubrifica e rimuove i corpi estranei; le lacrime contengono inoltre sostanze battericide come il lisozima, che ostacolano l'insediamento dei microrganismi sull'epitelio.
L'apparato digerente, e in particolare il colon, ospita la parte più consistente del microbiota umano. Il microbiota intestinale si forma alla nascita e raggiunge una composizione simile a quella dell'adulto nei primi anni di vita; la modalità del parto lo influenza: i nati per via vaginale acquisiscono un microbiota simile a quello materno, mentre quelli nati con taglio cesareo ospitano più batteri potenzialmente patogeni, come Escherichia coli e Staphylococcus, e impiegano più tempo a sviluppare un microbiota stabile. Il microbiota intestinale contribuisce alla digestione di componenti della dieta altrimenti indigeribili, producendo per fermentazione della fibra alimentareacidi grassi a catena corta che l'ospite assorbe, alla sintesi di vitamine del gruppo B e della vitamina K e al metabolismo di acidi biliari, steroli e xenobiotici; per l'importanza sistemica dei suoi prodotti è stato paragonato a un organo endocrino. La sua composizione cambia nel tempo con la dieta e lo stato di salute, e le sue alterazioni (disbiosi) sono state associate a numerose malattie infiammatorie e autoimmuni.
Esofago
L'esofago, un tempo ritenuto privo di microbiota, ospita in realtà una comunità microbica varia, nota dagli anni ottanta ma ancora poco studiata, anche per la difficoltà di prelevarne campioni. Vi sono stati individuati batteri dei phyla Firmicutes (Streptococcus, Veillonella, Megasphaera, Granulicatella, Gemella, Clostridium e Bulleidia), Bacteroidetes (Prevotella e Bacteroides), Fusobacteria, Actinobacteria (Rothia e Actinomyces) e Saccharibacteria; la specie più abbondante è Streptococcus mitis. Nell'esofago sano prevalgono i batteri Gram-positivi come Streptococcus.
Cavo orale
La bocca offre ai microrganismi acqua, nutrienti e una temperatura moderata. I microrganismi residenti aderiscono ai denti e alle gengive per resistere al trasporto verso lo stomaco, dove quelli sensibili agli acidi vengono distrutti dall'acido cloridrico. Tra i batteri anaerobi del cavo orale vi sono Actinomyces, Arachnia, Bacteroides, Bifidobacterium, Eubacterium, Fusobacterium, Lactobacillus, Leptotrichia, Peptococcus, Peptostreptococcus, Propionibacterium, Selenomonas, Treponema e Veillonella; tra i funghi più frequenti, Candida, Cladosporium, Aspergillus, Fusarium, Glomus, Alternaria, Penicillium e Cryptococcus.
I batteri si accumulano sui tessuti duri e molli della bocca formando un biofilm, che permette loro di aderire e di proteggersi da fattori ambientali e agenti antimicrobici; la saliva regola la formazione e la crescita del biofilm. In condizioni di equilibrio i microrganismi orali limitano la crescita e l'adesione dei patogeni, mentre l'ospite fornisce loro un ambiente favorevole; cambiamenti come un'alterazione dello stato immunitario o della disponibilità di nutrienti possono trasformare questo rapporto da mutualistico a parassitario, rendendo l'ospite più esposto a malattie orali e sistemiche. La salute orale è stata correlata a malattie sistemiche come il diabete mellito e le malattie cardiovascolari. Le principali malattie orali legate al microbiota sono la carie e la parodontite: la colonizzazione del parodonto da parte di patogeni provoca una risposta immunitaria eccessiva che forma una tasca parodontale, dalla quale i microrganismi possono entrare nel circolo sanguigno. Un'igiene orale costante è il principale mezzo di prevenzione, perché riduce la densità del biofilm, ma può non essere sufficiente; gli antibiotici, inoltre, sono poco efficaci contro i batteri del biofilm.
Vie respiratorie
Come la bocca, le vie respiratorie hanno meccanismi di difesa meccanica: le cellule caliciformi producono muco che intrappola i microrganismi, rimossi poi dalle cellule epiteliali ciliate, e il muco nasale contiene lisozima, ad azione battericida. Le vie respiratorie superiori e inferiori hanno ciascuna un proprio microbiota. Nelle persone con fibrosi cistica si osservano distribuzioni insolite di batteri e funghi, con batteri spesso resistenti agli antibiotici e a crescita lenta, la cui frequenza varia con l'età. Tra i funghi che compongono il micobioma polmonare vi sono Candida, Malassezia, Neosartorya, Saccharomyces e Aspergillus.
Vie urinarie
Anche le vie urinarie sembrano avere un proprio microbiota, un risultato inatteso, dato che gli esami colturali delle urine usati nella diagnosi delle infezioni urinarie spesso non rilevano batteri: i metodi di coltura tradizionali non individuano infatti molti dei microrganismi normalmente presenti. Il sequenziamento genetico viene usato per verificare se il microbiota differisca tra persone sane e persone con disturbi urinari; per studiare il microbiota della vescica, distinto da quello delle vie genitourinarie, l'urina va prelevata direttamente dalla vescica, spesso con un catetere.
Apparato genitale femminile
Il microbiota vaginale svolge un ruolo importante nella protezione dalle infezioni e nel mantenimento della salute vaginale. Nelle donne in età fertile i microrganismi più abbondanti appartengono al genere Lactobacillus, che contrasta i patogeni producendo perossido di idrogeno e acido lattico. La composizione varia nel corso del ciclo mestruale e tra gruppi etnici: i lattobacilli produttori di perossido di idrogeno sono meno frequenti nelle donne afroamericane, nelle quali il pH vaginale è più alto. Anche i rapporti sessuali e gli antibiotici sono stati associati alla perdita di lattobacilli. Le alterazioni del microbiota vaginale sono indice di infezioni come la candidosi o la vaginosi batterica. Candida albicans inibisce la crescita dei lattobacilli, mentre i lattobacilli che producono perossido di idrogeno inibiscono la crescita e la virulenza di C. albicans, sia nella vagina sia nell'intestino. Tra i funghi individuati nella vagina vi sono Candida, Pichia, Eurotium, Alternaria, Rhodotorula e Cladosporium.
Fino a tempi recenti le vie genitali superiori femminili erano considerate sterili; nell'utero di donne sane in età fertile sono stati invece individuati diversi microrganismi, con una composizione molto diversa da quella della vagina e dell'intestino. L'esistenza di un microbiota della placenta, proposta da alcuni studi, è invece controversa: secondo diverse ricerche il cosiddetto microbiota placentare deriverebbe dalla contaminazione dei reagenti, a cui i campioni con poca biomassa sono particolarmente esposti.
Vie biliari
Le vie biliari erano tradizionalmente considerate sterili, e la presenza di microrganismi nella bile era ritenuta un segno di malattia. Dal 2013 alcuni studi hanno indicato che le vie biliari possiedono un proprio microbiota, che le protegge dalla colonizzazione da parte di microrganismi esterni.
Sangue
La presenza di batteri vitali nel sangue può provocare una forte attivazione del sistema immunitario, con quadri che vanno dalla batteriemia lieve alla sepsi; la batteriemia può insorgere spontaneamente o come complicanza di procedure mediche, per esempio dopo un trapianto di fegato. Anche in assenza di microrganismi vivi, frammenti di DNA microbico possono passare nel circolo sanguigno, probabilmente soprattutto dall'intestino in presenza di un'alterata funzione della barriera intestinale, osservata in diverse malattie infiammatorie croniche. Il DNA microbico circolante è stato studiato come possibile marcatore non invasivo di malattie come il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori. L'esistenza e il significato biologico di un vero microbiota del sangue sono però controversi, per i limiti tecnici delle analisi e per l'elevato rischio di contaminazione: uno studio su 9770 persone sane non ha trovato prove di un microbiota del sangue comune, e un'analisi del 2023 ha rilevato errori nell'elaborazione dei dati che invalidano alcuni risultati sul microbiota dei tumori.
Il microbiota umano influisce sulla risposta immunitaria dell'ospite, e studi metagenomici ed epidemiologici ne indicano un ruolo nella prevenzione di numerose malattie. Le terapie basate sul microbiota, ancora in fase iniziale, hanno dato risultati promettenti soprattutto nel trattamento delle infezioni da Clostridioides difficile resistenti ai farmaci.
Infezione da Clostridioides difficile
L'infezione da C. difficile è associata a una disbiosi intestinale causata in genere dagli antibiotici, che eliminano i batteri intestinali benefici che normalmente impediscono ai patogeni di prendere il sopravvento. Il trapianto di microbiota fecale, in cui il paziente riceve il materiale fecale di un donatore sano per ripristinare un microbiota intestinale normale, è efficace nell'85-90% circa dei casi che non rispondono agli antibiotici o che recidivano dopo la terapia, e la maggior parte dei pazienti guarisce con un solo trattamento.
Tumori
Benché i tumori dipendano in genere dalla genetica dell'ospite e da fattori ambientali, i microrganismi sono coinvolti in circa il 20% dei tumori umani. Il microbiota può influire sulla cancerogenesi in tre modi principali: alterando l'equilibrio tra proliferazione e morte delle cellule tumorali, regolando la funzione del sistema immunitario e influenzando il metabolismo di fattori prodotti dall'ospite, di alimenti e di farmaci. I tumori che insorgono nelle superfici di confine, come la cute, l'orofaringe e le vie respiratorie, digestive e urogenitali, ospitano un microbiota, ma la presenza di microrganismi nel tumore non dimostra di per sé un'associazione o un rapporto causale: i microrganismi possono semplicemente trovare favorevoli la tensione di ossigeno o i nutrienti del tumore. Dei circa 1030 microrganismi della Terra, dieci sono classificati come cancerogeni per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Tra questi, Helicobacter pylori aumenta il rischio di tumore dello stomaco perché provoca un'infiammazione cronica dello stomaco. Il ruolo del microbiota è studiato in particolare nel tumore del colon-retto.
Malattie infiammatorie croniche intestinali e sindrome dell'intestino irritabile
Le due principali malattie infiammatorie croniche intestinali, la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn, presentano una disbiosi caratterizzata da una minore diversità del microbiota intestinale, correlata a difetti dei geni dell'ospite che modificano la risposta immunitaria innata. Nella sindrome dell'intestino irritabile e in altri disturbi funzionali come il gonfiore addominale sono state osservate una riduzione di batteri benefici come Bifidobacterium e Lactobacillus e un aumento di batteri potenzialmente dannosi come Bacteroides e Proteobacteria; queste alterazioni possono contribuire all'aumento della permeabilità intestinale, all'ipersensibilità viscerale, alle alterazioni della motilità e all'attivazione del sistema immunitario.
Asse intestino-cute
Un rapporto tra microbiota intestinale e salute della cute è stato ipotizzato da tempo: già all'inizio del XX secolo il lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) veniva promosso commercialmente, per via orale, come cura dell'acne. Nei pazienti con psoriasi è stata osservata una riduzione di S. cerevisiae nell'intestino, che si risolve dopo il trattamento con dimetilfumarato; alterazioni del microbiota intestinale correlate all'attività della malattia sono state rilevate anche nell'idrosadenite suppurativa. Nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, inoltre, la riduzione del batterio antinfiammatorio Faecalibacterium prausnitzii si osserva anche nella psoriasi. Queste osservazioni hanno portato all'ipotesi di un asse intestino-cute bidirezionale, mediato dal microbiota, che potrebbe offrire nuove strategie terapeutiche.
Infezione da HIV
L'HIV riduce l'integrità della barriera epiteliale intestinale agendo sulle giunzioni strette; il conseguente passaggio di microrganismi e prodotti microbici attraverso l'epitelio contribuirebbe all'aumento dell'infiammazione osservato nelle persone con HIV. Anche il microbiota vaginale influisce sull'infettività del virus: il rischio di infezione e di trasmissione è maggiore nelle donne con vaginosi batterica, per l'aumento delle citochine pro-infiammatorie e dei linfociti T CD4+ che esprimono il recettore CCR5 nella vagina, mentre livelli elevati di lattobacilli, che favoriscono un ambiente antinfiammatorio, la riducono.
Modulazione e trasmissione
Interventi basati sul microbiota per modificare l'ecologia intestinale e il sistema immunitario
Il microbiota umano, in particolare quello della cute e dell'intestino, può essere modificato dall'igiene, dai probiotici, dai prebiotici, dai sinbiotici, dalla fototerapia, dal trapianto di microbiota fecale o cutaneo, dagli antibiotici, dall'esercizio fisico, dalla dieta, dall'allattamento al seno e dall'invecchiamento. Il microbiota si trasmette inoltre tra madre e figli e tra persone che vivono nella stessa casa. La migrazione può modificarlo rapidamente: negli immigrati thailandesi negli Stati Uniti e negli immigrati latinoamericani è stata osservata una perdita di diversità, maggiore nelle persone obese e nei figli degli immigrati.
Il termine probiotico significa «in favore della vita». Secondo la definizione di consenso dell'International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP), i probiotici sono «microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute all'ospite». L'Organizzazione mondiale della sanità ha proposto una definizione analoga: «un probiotico è un microorganismo vivente che, ingerito in quantità sufficiente, produce effetti benefici sulla salute di colui che li assume».
Un prebiotico è un alimento non digeribile che ha effetti benefici sulla salute stimolando selettivamente la crescita o l'attività di uno specifico (o di un numero ristretto) gruppo di batteri del colon. La definizione di prebiotico secondo l'ISAPP è: «substrato che viene utilizzato selettivamente dai microrganismi dell'ospite conferendo un beneficio per la salute».
Sinbiotici
L'uso congiunto di probiotici e prebiotici porta allo sviluppo di alimenti definiti "sinbiotici". I prodotti sinbiotici possono essere composti ad esempio da un lattobacillo probiotico e da sostanze prebiotiche che favoriscono nello specifico la proliferazione di bifidobatteri, in modo da assicurare un'azione sia nell'intestino tenue (lattobacillo) sia nel colon (prebiotico). La definizione di sinbiotico secondo l'ISAPP è: «una miscela composta da microrganismi vivi e substrato/i selettivamente utilizzati dai microrganismi ospiti che conferiscono un beneficio per la salute all'ospite».
I cinque meccanismi d'azione postulati per l'azione dei postbiotici
Nel 2019 l'ISAPP ha definito il postbiotico come una «preparazione di microrganismi inanimati e/o dei loro componenti che conferisce un beneficio per la salute all'ospite». I postbiotici efficaci devono contenere cellule microbiche inattivate o componenti cellulari, con o senza metaboliti, che contribuiscono ai benefici per la salute osservati. Prima di questa definizione, nella letteratura scientifica erano stati usati diversi termini, sinonimi tra loro, per indicare microrganismi inattivati o uccisi, tra cui paraprobiotici, parapsicobiotici, probiotici fantasma, metabiotici, probiotici tindalizzati e lisati batterici.
Longevità, morte e applicazioni forensi
Le persone che superano i cento anni (centenari) hanno un microbiota intestinale caratteristico, ricco di microrganismi in grado di sintetizzare nuovi acidi biliari secondari, tra cui diverse isoforme dell'acido litocolico che potrebbero contribuire a un invecchiamento in buona salute.
Con la morte, il microbiota del corpo vivente si disgrega e viene sostituito da una diversa comunità di microrganismi, il necrobioma, che partecipa attivamente alla decomposizione del corpo; i suoi cambiamenti prevedibili nel tempo potrebbero aiutare a stabilire l'ora del decesso. In ambito forense si studia anche il cosiddetto sessoma, cioè l'insieme dei microrganismi trasferiti sui genitali durante un rapporto sessuale con penetrazione, che potrebbe aiutare a identificare l'autore di una violenza sessuale in assenza di DNA umano maschile.
123(EN) Kenneth Todar, The Normal Bacterial Flora of Humans, in Todar's Online Textbook of Bacteriology, 2012. URL consultato il 26 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2017).
↑(EN) S.M. Collins, A role for the gut microbiota in IBS, in Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, vol.11, n.8, 2014, pp.497-505.
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