| Talakhamani | |
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| Re di Nubia | |
| In carica | 435-431 a.C. |
| Incoronazione | 435 a.C. |
| Predecessore | Malewiebamani |
| Successore | Amanineteyerike |
| Nascita | V secolo a.C. |
| Morte | Meroe, ca 431 a.C. |
| Sepoltura | piramide (Nu. 16) |
| Luogo di sepoltura | Nuri |
Talakhamani (V secolo a.C. – Meroe, 431 a.C. circa) è stato un sovrano del regno di Kush, che regnò per quasi cinque anni nella seconda metà del V secolo a.C..
Questo sovrano è conosciuto soltanto per il suo nome personale, ossia Talakhamani, mentre non sono noti né il suo nome del trono, né il suo nome Horo, cosa quest'ultima abbastanza consueta, poiché i nomi Horo dei re di Nubia non vengono solitamente menzionati in questo periodo.
La filiazione di Talakhamani è sconosciuta, tuttavia, sebbene la cronologia e i rapporti di parentela tra i sovrani di Nubia in questo periodo rimangano incerti, in base alla posizione relativa delle loro piramidi, Dunham e Laming Macadam considerano Talakhamani un figlio più giovane di Nasakhma, che regnò dal 468 al 463 a.C., e quindi un possibile fratello minore di Malewiebamani, che regnò prima di lui per quasi trent'anni. Secondo un'altra più recente ipotesi, invece, Talakhamani potrebbe essere stato figlio di Malewiebamani e non suo fratello, come discusso soprattutto negli studi sulla successione napatea, dato che la sequenza dinastica e il modo in cui Amanineteyerike succedette a Talakhamani possono essere interpretati in più modi.
Non si hanno ulteriori informazioni sul suo regno, che è comunque il primo per il quale esistono prove storiche che la capitale politica fosse già Meroe, con Napata che manteneva il ruolo di centro religioso dei Kush, durante il quale l'Egitto rimase saldamente integrato nell'Impero persiano.
È noto che Talakhamani morì a Meroe, e che gli succedette il nipote e comandante dell'esercito, il quarantunenne Amanineteyerike, che regnò per 25 anni e prese in moglie e regina sua figlia, Atasamale, forse concepita da Talakhamani con Ajrasan, già vedova di Malewiebamani.
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| Talakhamani in geroglifici |
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Le attestazioni di Talakhamani sono piuttosto scarse e provengono soprattutto dal contesto funerario, ma il suo nome compare anche in almeno una testimonianza esterna alla sua tomba. La sua sepoltura è identificata con la piramide Nu. 16 della necropoli di Nuri, attribuita a Talakhamani grazie a una stele funeraria in granito trovata ancora in situ nella nicchia della parete occidentale della cappella. La stele, oggi conservata al Museum of Fine Arts di Boston, è in parte deteriorata ma mostra il sovrano nell'atto di fare offerte a Osiride, accompagnato da altre due divinità, sotto un disco solare alato, e conserva dieci righe di testo geroglifico con il suo nome. Dalla stessa sepoltura proviene anche una guaina o fascia cilindrica in elettro dorato, alta circa 11,8 cm e oggi custodita al Museum of Fine Arts di Boston, la quale però, a differenza di altri oggetti analoghi napatei, è completamente priva di decorazioni e iscrizioni ed è attribuita a Talakhamani solamente sulla base dal fatto che fu rinvenuta sul pavimento della camera A della sua tomba.
L'attestazione esterna alla sepoltura è costituita dalla menzione di Talakhamani nella grande iscrizione relativa ad Amanineteyerike rinvenuta nel sito archeologico di Kawa ed oggi nota come Kawa IX. In essa Talakhamani appare come il predecessore diretto del nuovo sovrano ed è in essa che viene menzionato il fatto che il sovrano morì nel suo palazzo a Meroe, dove si trovava anche il suo futuro successore Amanineteyerike prima di partire verso Napata per essere incoronato.
Talakhamani fu sepolto in una piramide che aveva preparato per sé nella necropoli reale di Nuri, oggi nota come piramide Nuri 16, che fu oggetto di scavo nel 1917 sotto l'egida di una spedizione congiunta dell'Università di Harvard e del Museum of Fine Arts di Boston. La costruzione è realizzata in muratura di arenaria, con uno zoccolo basamentale, e circondata da un muretto di cinta dello spessore di due blocchi, anch'esso in arenaria. Troppo danneggiato perché ne possa essere valutata l'altezza originale, l'edificio copre una superficie quadrata di circa 12,15 m per lato.
Adiacente alla piramide si trova una piccola cappella in muratura di arenaria rimasta incompleta e priva sia di pilone, sia di decorazioni o iscrizioni, sulla cui parete occidentale è presente una nicchia nella quale è stata ritrovata la già citata stele funeraria in granito, di forma irregolare, incisa piuttosto sommariamente e in parte deteriorata, recante una scena in cui si vede il sovrano nell'atto di fare offerte a Osiride.
La piramide fu costruita sopra tre camere sotterranee disposte sullo stesso livello a cui si accedeva in successione da un pianerottolo ancora parzialmente bloccato da un tappo di muratura, semidistrutto dai saccheggiatori, e raggiungibile tramite una rampa di 47 gradini. Un dato interessante è rappresentato dalla sproporzione fra la piccola sovrastruttura di 12,15 m di lato e il sistema sotterraneo relativamente articolato; ciò, collegato all'incompletezza della cappella e al fatto che la già citata guaina cilindrica rinvenuta nella tomba non fosse decorata, ha fatto pensare alla possibilità di una morte improvvisa del sovrano che he imposto una sepoltura in una tomba non ancora ultimata.